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	<title>Cultura e societa</title>
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	<description>Canale Cult di Panorama.it</description>
	<pubDate>Tue, 09 Feb 2010 14:37:10 +0000</pubDate>
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		<title>Sgarbi alla Biennale: sarò un curatore irresponsabile</title>
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		<pubDate>Tue, 09 Feb 2010 14:36:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Headlines]]></category>

		<category><![CDATA[Biennale-di-Venezia]]></category>

		<category><![CDATA[Panorama in edicola]]></category>

		<category><![CDATA[Vittorio-Sgarbi]]></category>

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		<description><![CDATA[Al bando i soliti specialisti e il mito dei contemporanei. Vittorio Sgarbi, neodirettore del Padiglione Italia, farà scegliere gli artisti a una rosa di «spiriti indipendenti». Come Eco, Mieli, Scalfari...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_10635" class="wp-caption alignnone" style="width: 510px"><img class="size-large wp-image-10635" src="http://blog.panorama.it/culturaesocieta/files/2010/02/vittoriosgarbi-large.jpg" alt="Vittorio Sgarbi - Credits: Maggiolini©kikapress.com" width="500" height="333" /><p class="wp-caption-text">Vittorio Sgarbi - Credits: Maggiolini©kikapress.com</p></div>
<p>di <strong>Marco Di Capua</strong></p>
<p><em>«Sarò il primo <strong>curatore antimafia</strong> perché, avendo mille interessi, non ho alcun interesse. Per questo sono disponibile anche a <strong>lasciare la carica di sindaco di Salemi</strong>, dove l’antimafia è peggio della mafia. La mafia dell’arte contemporanea, poi, è quella che suppone che qualcosa sia obbligatorio, e le biennali appaiono una più brutta dell’altra perché sono tutte arbitrarie. La mia si avvarrà della collaborazione dei protagonisti della cultura italiana, di veri padri della patria, e sarà diversa»</em>.</p>
<p>L’intervista che il neodirettore del <strong>Padiglione Italia della Biennale di arti visive del 2011 a Venezia</strong>, <strong>Vittorio Sgarbi</strong>, rilascia a <em>Panorama</em> non è nemmeno cominciata e già senti il fischio delle pallottole.<span id="more-10319"></span></p>
<p>Caro Sgarbi, possiamo precisare meglio? <em>«Premetto: ciò che non ho mai sopportato di <strong>Achille Bonito Oliva</strong> o di <strong>Germano Celant</strong> è che loro, pur conoscendo tanti artisti, si sono concentrati su quattro, cinque nomi a testa, diventandone i mercanti. <strong>Un critico deve vedere tutto</strong>. Perché quello sì e quell’altro no?»</em>. Forse perché, secondo le mode, alcuni sono più contemporanei di altri. <em>«Ma la contemporaneità è un dato cronologico e invece se ne fa una questione ideologica. Un pittore come Piero Guccione non è contemporaneo? E Aurelio Bulzatti? È un mio coetaneo. Quindi? Tutto ciò è grottesco»</em>.</p>
<p>C’è chi sostiene che lei sia soprattutto un esperto di arte antica, poco appassionato all’arte di oggi. <em>«Solo chi conosce tutta la storia dell’arte può davvero intendere il presente. E <strong>tutta l’arte è arte contemporanea</strong>, anche il Cristo morto del Mantegna. E poi io ho scritto molti più saggi su artisti di oggi di <strong>Francesco Bonami</strong>, il quale invoca categorie ridicole come il cosiddetto spirito dei tempi. Io odio quel tipo di arte, e di critica, che pretende di sequestrare il nostro tempo»</em>.</p>
<p>Per toccare proprio il fondo c’è chi propone come <strong>parametro di valutazione la giovinezza</strong>&#8230; <em>«Ecco, appunto, <strong>un’idiozia</strong>: Tiziano a ottant’anni faceva meraviglie, o devo per forza anteporre a un artista di genio benché maturo un ventenne incapace? Io non voglio fare il critico militante, voglio applicare i <strong>metodi classici dello storico dell’arte</strong>. Che intanto ha il desiderio di conoscere. Ho in mente di preparare con <strong>Giorgio Dell’Arti</strong> un Catalogo degli esistenti, una specie di ricognizione su centinaia di artisti italiani»</em>.</p>
<p>Dall’emersione degli esistenti al <strong>riscatto degli esclusi</strong>, di tutta quella schiera di artisti figurativi che lei difende, il passo è breve. <em>«Partiamo da un paradosso. Nel 1981 un formidabile artista visionario come <strong>Luigi Serafini</strong> pubblicò il suo Codex Seraphinianus, attorno al quale, estasiati, si raccolsero con me fior di scrittori come <strong>Italo Calvino</strong> e <strong>Giorgio Manganelli</strong>. Da allora non c’è stata Biennale alla quale non abbia detto: manca Serafini, manca Serafini»</em>. Sembra un mantra. <em>«Ma molto significativo: com’è stato possibile che un artista apprezzato da celebrati intellettuali non sia mai stato seriamente preso in considerazione da questo establishment infetto? È lo stesso conformismo che recentemente ha portato alla direzione del Castello di Rivoli la figlia di <strong>Mario Merz</strong> e uno che è stato il direttore di una fiera, e non un’esperta come <strong>Paola Gribaudo</strong>»</em>.</p>
<p>Torniamo ai nostri amati rifiutati&#8230; <em>«Ne è un esempio Luciano Ventrone: pittore ammirato da <strong>Federico Zeri</strong>, il quale come storico dell’arte era universalmente apprezzato, a patto che si dedicasse solo ai capolavori del passato e non mettesse becco là dove non era autorizzato. Ma insomma, c’è davvero qualcuno che può seriamente dirmi di preferire Jannis Kounellis a Lucien Freud?»</em>.</p>
<p>Allora ci indichi <strong>modello e criterio di selezione per il Padiglione Italia</strong>. <em>«Il <strong>modello</strong> è quello stabilito da <strong>Luigi Carluccio</strong>, il grande critico che in totale controtendenza portò Balthus alla Biennale dell’80. Circa il <strong>criterio</strong>, voglio diventare un curatore irresponsabile, non voglio presentare l’ennesima scuderia di pochi artisti ma <strong>affiderò l’indicazione dei nomi a scrittori e intellettuali di chiara fama</strong>. Insomma saranno alcuni spiriti indipendenti e non i soliti specialisti a funzionare come testimoni. L’autorevolezza di un Arbasino o di un Eco è inferiore a quella di un Bonami?»</em>. Siamo in linea con una certa tradizione italiana. <em>«Esatto. Penso a <strong>Giovanni Testori</strong>, <strong>Giorgio Soavi</strong> e al loro impegno nei confronti della pittura, a <strong>Giovanni Comisso</strong> sodale di <strong>Carlo Guarienti</strong>, al <strong>Fabrizio Clerici</strong> sostenuto da <strong>Leonardo Sciascia e Gesualdo Bufalino</strong>»</em>. Nessuna faziosità allora? <em>«Io magari sono faziosissimo, ma voglio spossessarmi della responsabilità. La scelta sarà fatta da altri. Tanto il mio gusto verrà fuori lo stesso»</em>.</p>
<p><strong>La prossima Biennale coinciderà con il 150° anniversario dell’unità italiana</strong>. <em>«Perciò credo sia doveroso chiedere al ministro <strong>Sandro Bondi</strong>, al presidente della Biennale <strong>Paolo Baratta</strong> e al sindaco di Venezia la restituzione del Padiglione Italia agli artisti italiani. Per valorizzare le regioni, e mobilitare altri musei, così come i nostri istituti di cultura all’estero, che ospitando artisti attivi altrove funzioneranno come le succursali di un grande evento»</em>.</p>
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		<title>Loredana Lecciso: &#8220;Non so se partirò per l&#8217;Isola dei famosi&#8221;</title>
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		<pubDate>Tue, 09 Feb 2010 14:29:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>giulia battafarano</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Fotogallery]]></category>

		<category><![CDATA[Alessandro Rostagno]]></category>

		<category><![CDATA[L'isola dei Famosi]]></category>

		<category><![CDATA[L'Italia sul 2]]></category>

		<category><![CDATA[Loredana Lecciso]]></category>

		<category><![CDATA[televisione]]></category>

		<category><![CDATA[tv]]></category>

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		<description><![CDATA[La showgirl si è sentita offesa da una frase pronunciata durante L'Italia sul 2 e ora è in dubbio la sua partenza per il Nicaragua]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_10619" class="wp-caption alignnone" style="width: 510px"><img src="http://blog.panorama.it/culturaesocieta/files/2010/02/loredanna-lecciso_6-large.jpg" alt="Si è sentita offesa da una frase pronunciata durante L&#39;Italia sul 2 - Credits: Cosima Scavolini/Lapresse" width="500" height="325" class="size-large wp-image-10619" /><p class="wp-caption-text">Si è sentita offesa da una frase pronunciata durante L'Italia sul 2 - Credits: Cosima Scavolini/Lapresse</p></div>
<p>La showgirl si è sentita offesa da una frase pronunciata durante L&#8217;Italia sul 2 e ora è in dubbio la sua partenza per il Nicaragua.<br />
<span id="more-10611"></span><br />
Come quasi tutti i personaggi televisivi in circolazione, anche <strong>Loredana Lecciso</strong> ha deciso di partecipare a un reality show, ma ora la sua presenza alla settima edizione dell&#8217;<em>Isola dei Famosi</em> è a rischio. E il suo forse arriva dopo molti no e a pochissimi giorni dalla partenza del programma prevista per il 24 febbraio.</p>
<p>Tutto inizia qualche giorno fa quando Lory durante un&#8217;intervista si era definita &#8216;la mamma dell&#8217;Isola&#8217;, ricordando a tutti di aver messo al mondo tre figli (due dei quali con l&#8217;ex storico <strong>Al Bano</strong>).<br />
Qualche giorno dopo, durante il programma L&#8217;Italia sul 2, <strong>Alessandro Rostagno</strong> interviene sull&#8217;argomento con, tra le altre, la frase poco felice &#8221;poveri figli ad avere una madre come la Lecciso&#8221;.</p>

<a href='http://blog.panorama.it/culturaesocieta/2010/02/09/loredana-lecciso-non-so-se-partiro-per-lisola-dei-famosi/loredanna-lecciso_1/' title='Loredana Lecciso: &quot;Non so se partirò per l&#039;Isola dei famosi&quot;'><img src="http://blog.panorama.it/culturaesocieta/files/2010/02/loredanna-lecciso_1-thumbnail.jpg" width="120" height="90" class="attachment-thumbnail" alt="" /></a>
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<p>A questo punto la palla torna a Loredana che dichiara: &#8220;Non so se partirò per l&#8217;Isola dei famosi, Raidue non mi ha difesa. Considero la trasmissione <strong>offensiva e lesiva</strong> verso la mia persona e la mia dignità di madre e mi riservo di agire legalmente verso tutti i responsabili. Il programma era registrato e né autori, né capostruttura né altri si sono sentiti di correggere il tiro&#8221;.</p>
<p>Che dire…</p>
]]></content:encoded>
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		<item>
		<title>Grande Fratello: fra minacce di morte e amori, &#8220;tutti contro Mauro&#8221;</title>
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		<pubDate>Tue, 09 Feb 2010 11:56:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>marida caterini</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Apertura#1]]></category>

		<category><![CDATA[NotiziaHome]]></category>

		<category><![CDATA[Alessia-Marcuzzi]]></category>

		<category><![CDATA[Grande Fratello]]></category>

		<category><![CDATA[reality-show]]></category>

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		<description><![CDATA[Mentre i continui scandali portano a conseguenze pericolose per produzione e presentatrice, la casa si coalizza contro il beniamino del pubblico. Che succederà?]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_7359" class="wp-caption alignnone" style="width: 510px"><img class="size-large wp-image-7359" src="http://blog.panorama.it/culturaesocieta/files/2010/01/alessia-marcuzzi-grande-fratello-10-large.jpg" alt="Alessa Marcuzzi - (ANSA/UFFICIO STAMPA ENDEMOL)" width="500" height="410" /><p class="wp-caption-text">Alessa Marcuzzi - (ANSA/UFFICIO STAMPA ENDEMOL)</p></div>
<p>Siamo arrivati alle <strong>minacce di morte</strong>. Una valanga di inquietanti e-mail ha sommerso gli autori del <strong>Grande Fratello</strong> e la conduttrice <a href="http://blog.panorama.it/culturaesocieta/tag/alessia-marcuzzi"><strong>Alessia Marcuzzi</strong></a>, rei di aver mandato in nomination l&#8217;amatissimo <strong>Mauro Manin</strong>. Che, stando al regolamento, avrebbe dovuto essere  immune.</p>
<p><em>&#8220;Sbagliata interpretazione&#8221;</em>, si è affrettata a spiegare una Marcuzzi vestita di rosa confetto. <em>&#8220;L&#8217;immunità è valida solo per la prima nomination, non per le successive&#8221;</em>. Il <strong>caso </strong>è emblematico e preoccupante: dimostra come l&#8217;<strong>insulso mondo televisivo</strong> con i suoi personaggi ancor più insulsi si stia lentamente sostituendo alla <strong>vita reale del paese</strong>.</p>
<p><span id="more-10559"></span>In una confusione di ruoli e di messaggi, il <strong>GF10 </strong>continua a far più male di una battaglia perduta. Ma il pubblico, masochista, non ne vuol sapere di allontanarsi dal buco della serratura. Così per la puntata di ieri sera sono stati <strong>6.384.000 gli spettatori</strong> sintonizzati su <strong>Canale 5</strong>: con uno share del 27,92% il <strong>reality-show </strong>ha avuto la meglio sulla seconda puntata della fiction trasmessa da Raiuno, <em>&#8220;C&#8217;era una volta la città dei matti&#8221;</em>, che si ferma a 5.900.000 spettatori con il 21,05% di share.</p>
<p>Adesso, però diventerà sempre più difficile per il team autorale inventare nuovi argomenti scottanti per mantenere incollati su Canale 5 i tanti fan del reality. Ieri sera, ad esempio, si è rispolverata la love story tra <strong>Carmela </strong>e <strong>George </strong>che compiva 28 anni: i due piccioncini sono stati fatti  fatti incontrare di nuovo, permettendo al <strong><a title="Grande Fratello: intervista a George Leonard, il principe cacciato dalla casa" href="http://blog.panorama.it/culturaesocieta/2010/01/12/grande-fratello-intervista-a-george-leonard-il-principe-cacciato-dalla-casa/">principe</a> </strong>di dissipare le gelosie della fidanzata  (disturbata da una serie di foto che lo ritraevano mentre firmava autografi sul seno di scollaciate ragazze in discoteca).</p>
<div>
<div>
	<div class='democracy'>
		<strong class="poll-question"><a href="http://blog.panorama.it/culturaesocieta/2010/02/09/grande-fratello-fra-minacce-di-morte-e-amori-e-tutti-contro-mauro/">Minacce di morte agli autori del Grande Fratello e ad Alessia Marcuzzi</a>. Cosa ne pensate?</strong>
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					<label for='dem-choice-60'>Sono finte: è solo una mossa pubblicitaria degli autori del programma</label>
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					<label for='dem-choice-61'>Sono vere: sono il frutto dei soliti mitomani a cui non si deve dar peso</label>
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					<label for='dem-choice-62'>Sono vere: è il segno di una società che ha smarrito valori e morale</label>
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		</div>
	</div></div>
</div>
<p>Poi si è passati a costringere (di nuovo) Veronica a scegliere chi rivedere tra <strong>Massimo </strong>e <strong>Sarah</strong>. E la<em> &#8220;coatta&#8221;</em> (come l&#8217;apostrofava <strong>Nicola Pappalepore</strong>, il marchesino uscito la settimana scorsa) decide per la <a href="http://blog.panorama.it/culturaesocieta/2010/02/02/sarah-nile-la-coniglietta-stuzzica-i-concorrenti-del-grande-fratello/">coniglietta Sarah Nile</a>, con  buona pace del <a title="Grande Fratello, il ritorno della bestemmia" href="http://blog.panorama.it/culturaesocieta/2010/01/22/grande-fratello-il-ritorno-della-bestemmia/">&#8220;bestemmiatore&#8221;</a> oramai perdonato e riportato in auge. Gli si consente, infatti di essere presente in studio: non era mai accaduto per chi si era macchiato di una colpa analoga nelle edizioni precedenti. Segno che del <a title="Grande Fratello: intervista a Massimo Scattarella, pitbull domato (ma non troppo)" href="http://blog.panorama.it/culturaesocieta/2010/02/02/grande-fratello-massimo-scattarella-un-pitbull-domato-ma-non-troppo/">&#8220;pentito&#8221; Massimo</a> si ha ancora bisogno nell&#8217;economia dello show.</p>
<p>Mentre le due si sono giurate eterno amore con termini troppo compromettenti, <strong>Alessia</strong> è stata buttata fuori dal televoto che ha invece salvato Mauro. Si è delineata così una vera e propria guerra tra un folto gruppo di reclusi che mira a <strong>sbarazzarsi di Mauro</strong> (che ieri sera è stato infatti rimandato in nomination) e il pubblico che puntualmente lo salva perché lo ama. Questa  volta, però in nomination assieme al salumiere di Treviso sono finiti anche <strong>Gianluca</strong>, <strong>Carmela</strong>, <strong>Carmen</strong>, <strong>Cristina</strong>, <strong>Veronica</strong> e <strong>Mara</strong>. E <strong>Maicol</strong>? Lui, sotto sotto, sta facendo il suo gioco&#8230; E chissà che non ne esca vincitore.</p>
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		<title>Armin Zöggeler: un eroe io? Ma se non so neanche che significa</title>
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		<pubDate>Tue, 09 Feb 2010 11:00:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
		
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		<description><![CDATA[Armin Zöggeler ha appena vinto la Coppa del mondo di slittino e parte per le olimpiadi. Ma non ditegli che è il più bravo. Ecco la (lunga) intervista a Panorama]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-large wp-image-10443" src="http://blog.panorama.it/culturaesocieta/files/2010/02/un-eroe-io-large.gif" alt="Armin Zoeggeller: un eroe io?" width="500" height="352" /></p>
<p>di <strong>Fabrizio Paladini</strong></p>
<p>Una parola è poca e due son troppe per <strong>Armin Zöggeler</strong>. Lui, scommettete qualsiasi cifra, non lo vedrete mai sulla copertina di un rotocalco, a un reality in tv, in una fotografia rubata abbracciato a qualche velina, non saprete mai come fa l’amore o per chi vota.</p>
<p>Lo vedrete invece solo sul podio di qualche grande competizione di slittino con una medaglia al collo come pochi giorni fa, il <strong>30 gennaio</strong>, quando ha vinto la sua <strong>nona Coppa del mondo</strong>, mentre si commuove ascoltando l’inno di Mameli e osservando la sua bandiera che sale più in alto di tutte.<span id="more-10304"></span></p>
<p>Zöggeler è nato a Merano 35 anni fa e vive a Foiana, in provincia di Bolzano. Ha appena ribadito di essere <strong>il più forte del mondo nel suo sport, lo slittino singolo</strong>: <strong>due medaglie d’oro</strong>, <strong>una d’argento</strong> e <strong>una di bronzo in quattro Olimpiadi,</strong> <strong>cinque titoli mondiali, due europei e ora nove Coppe del mondo</strong>. Potrebbe tirarsela, ma non è il tipo. <strong>È l’atleta su cui l’Italia punta</strong> di più <strong>alle prossime olimpiadi di Vancouver</strong> e il 14 febbraio potrebbe regalare l’ennesima gioia.</p>
<p><strong>Perché lo slittino?</strong><br />
Casa mia è in montagna e c’è sempre tanta neve. Da piccolo era l’unico mezzo per andare a scuola. È stato il primo divertimento. Poi è diventato una professione bella e faticosa.</p>
<p><strong>Le piace faticare?</strong><br />
C’è tanto lavoro: quattro, cinque ore tutti i giorni, in palestra, in pista, in bici in montagna. La sera torni a casa e senti il muscolo affaticato e questo è bello.</p>
<p><strong>La concentrazione?</strong><br />
È importante avere buoni nervi e una certa calma. Alla partenza devi esplodere e quello è molto difficile. Devi essere sciolto, molto morbido sulla slitta, devi sentire ogni piccola imperfezione del circuito e non stare lì come una tavola.</p>
<p><strong>Lei parla con la slitta?</strong><br />
È la mia migliore amica, stiamo sempre insieme. Io so cosa voglio da lei e lei sa quello che mi può dare.</p>
<p><strong>Che effetto le fa la velocità?</strong><br />
Il limite è 153 km l’ora. stabilito sulla pista di Vancouver. La velocità mi piace ma se fai errori difficilmente ti vengono perdonati.</p>
<p><strong>Ha mai paura?</strong><br />
Paura è una parola sbagliata. Se hai paura cambia sport. Io dico rispetto. Se hai rispetto stai anche attento.</p>
<p><strong>Con tutto quello che ha vinto, si considera il più bravo?</strong><br />
Può essere che lo sia, ma non mi ci sento. Mi fa piacere che lo dicano gli altri.</p>
<p><strong>Una volta un giornalista le chiese: «Si sente un eroe?». Lei si fece tradurre la parola eroe e non capiva&#8230;</strong><br />
Mi fa piacere che la gente mi conosca, ma eroe non esiste. Sono uno normalissimo, a Foiana mi conoscono da piccolo. Per loro sono Armin. Se entro in un bar non mi chiedono della medaglia o della gara, parliamo dei problemi del paese, delle bestie, degli amici.</p>
<p><strong>Futuro sportivo?</strong><br />
Vado a Vancouver per vincere. Salgo sul podio da quattro Olimpiadi e vorrei la quinta medaglia.</p>
<p><strong>Finito di gareggiare cosa vorrebbe fare?</strong><br />
Mi piacerebbe mettere la mia esperienza al servizio dei bambini che iniziano ad andare sullo slittino.</p>

<a href='http://blog.panorama.it/culturaesocieta/2010/02/09/armin-zoggeler-un-eroe-io-ma-se-non-so-neanche-che-significa/un-eroe-io/' title='Armin Zoeggeller: un eroe io?'><img src="http://blog.panorama.it/culturaesocieta/files/2010/02/un-eroe-io-thumbnail.gif" width="120" height="90" class="attachment-thumbnail" alt="" /></a>
<a href='http://blog.panorama.it/culturaesocieta/2010/02/09/armin-zoggeler-un-eroe-io-ma-se-non-so-neanche-che-significa/zoeggeler-5/' title='Uno sportivo che vince'><img src="http://blog.panorama.it/culturaesocieta/files/2010/02/zoeggeler-5-thumbnail.jpg" width="120" height="90" class="attachment-thumbnail" alt="" /></a>
<a href='http://blog.panorama.it/culturaesocieta/2010/02/09/armin-zoggeler-un-eroe-io-ma-se-non-so-neanche-che-significa/zoeggeler-3/' title='Zöggeler e lo slittino'><img src="http://blog.panorama.it/culturaesocieta/files/2010/02/zoeggeler-3-thumbnail.jpg" width="120" height="90" class="attachment-thumbnail" alt="" /></a>
<a href='http://blog.panorama.it/culturaesocieta/2010/02/09/armin-zoggeler-un-eroe-io-ma-se-non-so-neanche-che-significa/zoeggeler-2/' title='Sullo slittino'><img src="http://blog.panorama.it/culturaesocieta/files/2010/02/zoeggeler-2-thumbnail.jpg" width="120" height="90" class="attachment-thumbnail" alt="" /></a>
<a href='http://blog.panorama.it/culturaesocieta/2010/02/09/armin-zoggeler-un-eroe-io-ma-se-non-so-neanche-che-significa/zoeggeler-4/' title='Sullo slittino'><img src="http://blog.panorama.it/culturaesocieta/files/2010/02/zoeggeler-4-thumbnail.jpg" width="120" height="90" class="attachment-thumbnail" alt="" /></a>
<a href='http://blog.panorama.it/culturaesocieta/2010/02/09/armin-zoggeler-un-eroe-io-ma-se-non-so-neanche-che-significa/zoeggeler-1/' title='Uno sportivo che vince'><img src="http://blog.panorama.it/culturaesocieta/files/2010/02/zoeggeler-1-thumbnail.jpg" width="120" height="90" class="attachment-thumbnail" alt="" /></a>
<a href='http://blog.panorama.it/culturaesocieta/2010/02/09/armin-zoggeler-un-eroe-io-ma-se-non-so-neanche-che-significa/zoeggeler-6/' title='Su un mito italiano, la Ferrari'><img src="http://blog.panorama.it/culturaesocieta/files/2010/02/zoeggeler-6-thumbnail.jpg" width="120" height="90" class="attachment-thumbnail" alt="" /></a>
<a href='http://blog.panorama.it/culturaesocieta/2010/02/09/armin-zoggeler-un-eroe-io-ma-se-non-so-neanche-che-significa/zoeggeler-7/' title='In divisa'><img src="http://blog.panorama.it/culturaesocieta/files/2010/02/zoeggeler-7-thumbnail.jpg" width="120" height="90" class="attachment-thumbnail" alt="" /></a>

<p><strong>Come è stata la sua infanzia?</strong><br />
Animali, campagna, vita da contadino. Un bel tempo, silenzio, pace, profumi. Ho lavorato tanto, nei boschi, ho raccolto la legna, accudito gli animali.</p>
<p><strong>Cosa le hanno insegnato i suoi genitori?</strong><br />
A essere serio, onesto, pulito e con i piedi per terra.</p>
<p><strong>Monica, sua moglie, quando l’ha conosciuta?</strong><br />
Dieci anni fa. È stata la prima storia importante. Dopo due anni è nata Nina e dopo altri due Thomas. Ci siamo sposati dopo, io ero sempre fuori.</p>
<p><strong>Alto Adige: si sente sudtirolese?</strong><br />
Siamo nati qui e ci piace questo posto, però sono e mi sento italiano.</p>
<p><strong>E i separatisti?</strong><br />
Ce lo chiedono sempre e non mi piace entrare in polemica. Le dico però che quando vedo il tricolore e la bandiera che sventola sono contento e mi sento ripagato dei sacrifici che ho fatto.</p>
<p><strong>Piaceri: cibo?</strong><br />
Molto. Mangio prodotti tirolesi e pasta.</p>
<p><strong>Alcol?</strong><br />
Quando fai sport devi limitarlo molto. Però un bel bicchiere a pasto mi piace. Meglio un po’ di birra.</p>
<p><strong>Droghe?</strong><br />
Non so proprio cosa siano, non ho mai fumato nemmeno una sigaretta.</p>
<p><strong>Sesso?</strong><br />
È un piacere della vita.</p>
<p><strong>Esiste il sesso senza amore?</strong><br />
Non ho mai fatto sesso con una donna che non amavo.</p>
<p><strong>Lo slittinista è un po’ matto?</strong><br />
È una passione forte. Si guadagna poco e si rischia molto e allora bisogna veramente amare questo sport.</p>
<p><strong>Dicono che ha una passione per le Ferrari, vero?</strong><br />
Mi piacerebbe molto guidarne una di Formula 1. Luca di Montezemolo mi ha invitato sia a Maranello che a Imola, ho corso tutto il pomeriggio con la 430.</p>
<p><strong>Ballare?</strong><br />
No, sono un pezzo di legno. A 15 anni sono pure andato in discoteca qualche volta ma non era cosa per me.</p>
<p><strong>Mai fatto una follia?</strong><br />
Non mi viene in mente. Forse qualche cosa con i motorini quando ero a scuola, ma niente di preoccupante.</p>
<p><strong>Quando ha vinto la medaglia d’oro a Torino 2006, ha voluto rendere omaggio alla tomba di Gianni Agnelli, perché?</strong><br />
L’Avvocato ha fatto avere a Torino le olimpiadi e in punto di morte ha espresso un desiderio: «Mi piacerebbe che il primo italiano che vincesse una medaglia mi venisse a trovare nella tomba di famiglia». L’ho fatto volentieri.</p>
<p><strong>A lei non piace la popolarità?</strong><br />
Mi fa piacere, ma non mi va di dire più di due parole. Quando sto a casa voglio stare da solo. Leggo i giornali, seguo i telegiornali, mi informo.</p>
<p><strong>Cosa le interessa?</strong><br />
La situazione economica, la crisi, come è potuto succedere, le banche, i fondi.</p>
<p><strong>Lei ha perso soldi?</strong><br />
Avevo investito qualcosa e mi è andata molto male.</p>
<p><strong>La tv come strumento di popolarità la convince?</strong><br />
Il nostro è uno sport poco conosciuto. Se la tv parla di noi, esistiamo, se no non esistiamo. Quindi è importante che si segua lo slittino, cosa piuttosto rara.</p>
<p><strong>Ma un reality lo farebbe?</strong><br />
Nooo, proprio non mi interessa. In Austria mi hanno chiesto di ballare, di andare su un’isola ma non sono fatto per queste cose.</p>
<p><strong>I superguadagni dei calciatori?</strong><br />
Secondo me non è reale. Si allenano poco e guadagnano troppo.</p>
<p><strong>Lei guadagna bene?</strong><br />
Sono un carabiniere e la paga è quella. Poi con i risultati sono arrivati gli sponsor. Non mi manca nulla ma non sarò mai ricco e quando finirò con lo slittino dovrò lavorare ancora. E comunque sono sotto i 100 mila euro lordi l’anno.</p>
<p><strong>Da bambino era povero?</strong><br />
Molto povero.</p>
<p><strong>Cosa desiderava?</strong><br />
Un motorino, un videogioco. Però era impensabile. I miei genitori lavoravano tanto e non potevano comprare queste cose.</p>
<p><strong>C’è doping nello slittino?</strong><br />
È uno sport molto pulito perché in pista devi solo correre con la slitta e la slitta non la puoi dopare.</p>
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		<title>Aldo Busi: mi sa che vado alla Ventura</title>
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		<pubDate>Tue, 09 Feb 2010 09:30:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>roberto.barbolini</dc:creator>
		
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		<category><![CDATA[aldo busi]]></category>

		<category><![CDATA[L'isola dei Famosi]]></category>

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		<category><![CDATA[Simona Ventura]]></category>

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		<description><![CDATA[Ha sempre detto di non voler rincorrere l’audience, ma ora parte per «L’Isola dei famosi». Con un proposito preciso: provocare uno tsunami mediatico. Ce la farà?]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_10418" class="wp-caption alignnone" style="width: 510px"><img class="size-large wp-image-10418" src="http://blog.panorama.it/culturaesocieta/files/2010/02/10033i4p-large.jpg" alt="A Courmayeur, in ritiro con gli altri concorrenti dell'Isola - Credits: Veltroni Walter, oltre la politica: un uomo di spettacolo - Credits: MariaNovellaDeLuca/presstime028©" width="500" height="375" /><p class="wp-caption-text">A Courmayeur, in ritiro con gli altri concorrenti dell&#39;Isola - Credits: ANSA/Angelo Musumarra</p></div>
<p>Come il protagonista d’un romanzo picaresco, ha deciso di andare alla ventura. Anzi: alla <strong>Ventura</strong>, nel senso di <strong>Simona</strong>. Il 18 febbraio partirà per i <strong>Caraibi</strong>, dove vivrà come un Robinson soffrendo la fame e la sete, le intemperie e le punture degli insetti, ma soprattutto la compagnia degli umani: proprio lui, che per misantropia acuta aveva giurato di non uscire più di casa, <a href="http://blog.panorama.it/culturaesocieta/2010/02/03/altro-che-famosi-questanno-va-in-onda-lisola-dei-rifiuti/">parteciperà alla prossima edizione dell’<strong>Isola dei famosi</strong></a>.</p>
<p>Chi non se l’aspettava non conosce <strong>Aldo Busi</strong>: eccentrico, paradossale, imprevedibile. Uno scrittore, tanto per intenderci, che sostiene d’aver smesso di scrivere da sette anni e intanto ha appena pubblicato dalla <strong>Bompiani </strong><em>&#8220;Aaa!&#8221;</em><strong>,</strong> corroborante <strong>trittico di racconti</strong> subito andato in ristampa, che termina con un’esilarante domanda d’assunzione rivolta a Carla Bruni Sarkozy.</p>
<p><span id="more-10285"></span>A convertirlo all’Isola, per sua stessa ammissione, è stata proprio la corrente di simpatia ad alta potenza di chilowatt che s’è instaurata fra <a href="http://blog.panorama.it/culturaesocieta/tag/simona-ventura">Simona</a> e lui, <em>l’«Innominabile»</em>. È questo infatti l’epiteto con cui, nel recente libro, Busi finge di autodenigrarsi per bocca del Casto, un laido personaggio passato direttamente dal seminario agli intrighi della finanza parallela, con la stessa disinvoltura dello scrittore nel trascorrere dall’inaugurale <strong>Seminario sulla gioventù all’Isola di Simona</strong>, nella prospettiva di dimagrire tra frolli lotofagi e circi precarie. Ma soprattutto di recitare se stesso.</p>
<p><em>«Una clausola mi imponeva di non parlare in modo offensivo di politica e di religione. Ho preteso che venisse tolta»</em> ha dichiarato Busi in un’intervista al <em>Corriere della sera</em>, facendo subito presagire agli improvvisati meteorologi dell’Isola incipienti <strong>maremoti polemici e conseguenti picchi dell’audience</strong>.</p>
<p><em>«Ci fa un baffo, lui, a Noi»</em> gli risponde il Casto dalle pagine del libro. <em>«Il suo quid lo consuma giorno per giorno facendo ospitate televisive (…), che lui ne sia consapevole o no, è già stato brevettato e omologato come qualsiasi letterina e meteorina e velina e billionarina con tette e chiappe al vento, è funzionale anche lui come tutti»</em>.</p>
<p>Sembra già l’epitaffio dell’esperienza che Busi si accinge a vivere sull’<strong>Isola dei famosi</strong>. È allora lecito chiedersi da che parte stia davvero l’Innominabile, una volta credutogli sulla parola che i soldi non c’entrano (<em>«Mi pagano pochissimo»</em>). Sarebbe sin troppo facile accusarlo di essere contraddittorio: Busi può sembrare incoerente proprio perché è coerente fino in fondo con se stesso. È un ventriloquo del profondo, che ci parla in stereofonia con la voce del Casto e con quella dell’Innominabile allo stesso tempo; ma è anche un narciso impunito che va oltre la vanità del corpo e a 62 anni decide, lui umanamente così pieno di riserbo, di offrire il simulacro della propria senilità incipiente agli sguardi dei <strong>voyeur televisivi</strong>. E così, <em>«mentre i vecchi tromboni vanno a Fazio»</em>, inteso come Fabio, l’Innominabile si converte all’Isola. A convincerlo, più che Simona, dev’essere stato il Casto: potente alter ego di un’Italia che s’ingozza di reality e preferisce lo zapping alla vita vera.</p>
]]></content:encoded>
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		<item>
		<title>Ornella Muti, dopo bisturi e tinta ecco la nuova immagine</title>
		<link>http://blog.panorama.it/culturaesocieta/2010/02/08/ornella-muti-dopo-bisturi-e-tinta-ecco-la-nuova-immagine/</link>
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		<pubDate>Mon, 08 Feb 2010 17:34:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>giulia battafarano</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Fotogallery]]></category>

		<category><![CDATA[Chiambretti night]]></category>

		<category><![CDATA[fotogallery]]></category>

		<category><![CDATA[Ornella Muti]]></category>

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		<description><![CDATA[Alla soglia dei 55 anni sembra ancora una ragazzina. Merito della chirurgia estetica, del parrucchiere o della serenità affettiva?]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_10527" class="wp-caption alignnone" style="width: 510px"><img src="http://blog.panorama.it/culturaesocieta/files/2010/02/ornella-muti_2-large.jpg" alt="Alla soglia dei 55 anni sembra ancora una ragazzina intrigante - Credits: ANSA" width="500" height="362" class="size-large wp-image-10527" /><p class="wp-caption-text">Alla soglia dei 55 anni sembra ancora una ragazzina intrigante - Credits: ANSA</p></div>
<p>L&#8217;attrice sex symbol di molte generazioni di italiani, alla soglia dei 55 anni sembra ancora una ragazzina. Merito della chirurgia estetica, del parrucchiere o della serenità affettiva?<br />
<span id="more-10522"></span><br />
Gli anni passano per tutti, ma la chirurgia estetica aiuta sempre. Stavolta tocca a <strong>Ornella Muti</strong>, sogno bagnato di milioni di maschi italiani fin dalla sua prima apparizione sugli schermi nel 1970. La somiglianza con la <strong>figlia Naike</strong> è da sempre molto marcata, ma dopo che la Muti, alias Francesca Romana Rivelli, è passata sotto le mani di un luminare della giovinezza è praticamente impossibile distinguerle. </p>
<p>L&#8217;attrice, al momento impegnata a teatro con la pièce <em>L&#8217;ebreo</em>, ha deciso di farsi bionda con l&#8217;assenso e il consiglio del suo nuovo compagno <strong>Fabrice Kerhervé</strong>, di 10 anni più giovane.<br />
Una cosa è sicura, durante la puntata del <em>Chiambretti Night</em> di settimana scorsa la carica erotica della Muti si sarebbe potuta tagliare con un coltello e ogni volta che sullo schermo apparivano immagini relative ai suoi film (soprattutto all&#8217;inizio di carriera) il <strong>povero Piero</strong> era davvero in difficoltà a gestire la situazione. Quegli occhi bucano ancora il cervello degli italiani, non c&#8217;è che dire.</p>

<a href='http://blog.panorama.it/culturaesocieta/2010/02/08/ornella-muti-dopo-bisturi-e-tinta-ecco-la-nuova-immagine/ornella-muti_1/' title='Ornella Muti, dopo bisturi e tinta ecco la nuova immagine'><img src="http://blog.panorama.it/culturaesocieta/files/2010/02/ornella-muti_1-thumbnail.jpg" width="120" height="90" class="attachment-thumbnail" alt="" /></a>
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<a href='http://blog.panorama.it/culturaesocieta/2010/02/08/ornella-muti-dopo-bisturi-e-tinta-ecco-la-nuova-immagine/ornella-muti_12/' title='Ornella Muti, dopo bisturi e tinta ecco la nuova immagine'><img src="http://blog.panorama.it/culturaesocieta/files/2010/02/ornella-muti_12-thumbnail.jpg" width="120" height="90" class="attachment-thumbnail" alt="" /></a>

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		<title>Walter Veltroni: la mia colonna sonora per la politica italiana</title>
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		<pubDate>Mon, 08 Feb 2010 16:09:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>gianni.poglio</dc:creator>
		
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		<description><![CDATA[L'intervista di Panorama all'ex segretario del Pd: «Vi spiego perché, se l’Italia di oggi fosse musica, sarebbe un pezzo jazz di Keith Jarrett».]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-large wp-image-10492" src="http://blog.panorama.it/culturaesocieta/files/2010/02/veltroni1-large.gif" alt="Walter Veltroni: la mia colonna sonora " width="500" height="325" /></p>
<p><em>«Tutta la mia storia personale è scandita da momenti musicali. Alcuni si intrecciano con gli amori, altri con l’impegno politico, altri ancora con la vita e basta»</em>. È un<strong> Walter Veltroni</strong> appassionato quello che accetta di entrare nelle pieghe della sua intensa passione per la musica. Tanto che si appresta a lanciare la versione musicale del suo libro <em>&#8220;Noi&#8221;</em>. Questa l&#8217;intervista.</p>
<p><span id="more-10335"></span><strong>Il 9 febbraio esce il cd, affidato a quattro jazzisti italiani: Stefano Di Battista, Roberto Gatto, Danilo Rea e Dario Rosciglione. Qual è il senso dell’opera?</strong><br />
<em>Scomporre e ricomporre in chiave jazz classici come Una carezza in un pugno o </em><em>Video killed the radio star. Ascoltando quei brani si riconosce la matrice, ma si avverte anche la grande originalità. C’è pure un bellissimo inedito, 2025, ispirato all’ultimo capitolo del libro.</em></p>
<p><strong>A chi si affiderebbe invece se dovesse scegliere una colonna sonora per descrivere il presente della politica italiana?</strong><br />
<em>Punterei sul jazz di Keith Jarrett, perché è una musica destrutturata, perfetta per un tempo destrutturato come questo. Il Paese è smarrito, ha paura, è inquieto, incattivito. C’è timore per il futuro. E questo timore contrasta con le evoluzioni della scienza, che ogni giorno sforna soluzioni per risolvere angosce e malattie che hanno caratterizzato la storia dell’umanità. Per non parlare poi delle evoluzioni nel campo della comunicazione: in trent’anni siamo passati dal telefono di bachelite all’iPhone.</em></p>
<p><strong>Come «inno» del Pd lei aveva puntato su «Mi fido di te» di Jovanotti. Pier Luigi Bersani ha scommesso invece su «Un senso» di Vasco Rossi&#8230;</strong><br />
<em>Jovanotti ha un’intensità che non è facile trovare nella musica italiana. Rifarei quella scelta. Un senso è una bella canzone, ma mi lascia perplesso per via di quel finale&#8230;</em></p>
<p><strong>Si riferisce a quando dice: «Voglio trovare un senso a questa storia anche se questa storia un senso non ce l’ha»?</strong><br />
<em>Esatto! (ride, ndr). Ecco, alla luce di quella frase, non credo sia stata proprio la scelta più azzeccata. Per me il Pd, l’idea di un vero partito democratico, ha un grande senso, è un grande sogno pieno di senso. E poi io preferisco il Vasco Rossi di Sally, una canzone straordinaria.</em></p>
<p><strong>Beatles o Rolling Stones?</strong><br />
<em>Nessun dubbio: Beatles, corrente Paul McCartney. Quella al glucosio, più vicina al diabete. Io i Beatles li ascolto quotidianamente. Per me sono come Mozart o Beethoven. Siamo ai massimi livelli della musica nel tempo moderno.</em></p>
<p><strong>Lei era sindaco di Roma quando Paul McCartney ha suonato al Colosseo. Ha avuto qualche debolezza da fan al momento dell’incontro?</strong><br />
<em>No, mi sono attenuto al mio ruolo e ho evitato di baciargli la mano.</em></p>
<p><strong>Nemmeno un autografo?</strong><br />
<em>Ci ha pensato mia figlia. Sa, in questi casi si portano sempre i figli&#8230; Lo feci anche con Federico Fellini. McCartney è un uomo che ha un bellissimo rapporto con il suo passato. Al contrario di Bob Dylan che va in concerto e storpia tutti i suoi successi. Quando Paul suona Let it be, è la Let it be che i fan vogliono sentire.</em></p>
<p><strong>Pare che McCartney abbia rinunciato a suonare a San Siro per il limite imposto dei 78 decibel.</strong><br />
<em>Io chiederei ai cittadini che si lamentano di tenere le finestre aperte per una sera e di far entrare la meraviglia di Michelle o </em><em>Yesterday nelle loro case. Li capirei se ci fosse in programma uno show degli </em><em>Iron Maiden&#8230;</em></p>
<p><strong>La sua più grande follia per assistere a un concerto è stata&#8230;</strong><br />
<em>Spendere centinaia di dollari per andare a uno spettacolo di Bob Dylan in teatro a New York. Un disastro: finimmo in quart’ultima fila in galleria, sotto un gigantesco bocchettone dell’aria condizionata. Eravamo io, mia moglie e mia figlia con i piedi infilati nello zainetto per il freddo mostruoso.</em></p>
<p><strong>Ne valse la pena?</strong><br />
<em>Assolutamente no. A un certo punto apparve Dylan come un puntino lontano all’orizzonte cantando delle bizzarre canzoni che non erano nemmeno quelle che volevamo ascoltare.</em></p>
<p><strong>Quando va a un concerto, si lascia andare oppure resta impassibile?</strong><br />
<em>Sto fermo per timidezza. Non ci riesco proprio a dimenarmi in pubblico. Però mi emoziono. Quando, a Roma, Simon &amp; Garfunkel attaccarono Bridge over troubled water mentre la luna s’infilava nelle volte del Colosseo, mi sono detto: «Che cosa vuoi di più dalla vita?».</em></p>
<p><strong>Crede che la musica cosiddetta di sinistra abbia un piglio troppo snob?</strong><br />
<em>No. Infatti è stata ed è la musica più popolare. I cantautori culturalmente di sinistra sono riusciti, meglio di quanto abbiano fatto i politici, a trovare le parole giuste per arrivare al cuore delle persone. E, toccando il cuore, hanno ossigenato anche il cervello. Penso a un capolavoro come C’è tempo di Ivano Fossati.</em></p>
<p><strong>Qual è il suo rapporto con iTunes?</strong><br />
<em>Meraviglioso. Considero iTunes una delle più grandi scoperte della storia dell’umanità. Non scaricherei mai un file illegalmente. iTunes mi mette nella condizione ideale, perché compro pagando i diritti d’autore. In più, acquisto da casa con la sensazione di poter scegliere senza alcun limite. Sono sere, notti e centinaia di euro, ma ne vale la pena.</em></p>
<p><strong>Mette insieme anche compilation?</strong><br />
<em>Certo. Ne avevo fatta una, chiamata Noi, che serviva da sottofondo mentre scrivevo il libro. Le mie sono compilation all’insegna della contaminazione totale. Sono anche un appassionato seriale di cover. Lei ne ha scovata qualcuna imperdibile?</em></p>
<p><strong>Sì, «The Thin Ice» dei Pink Floyd ricantata da Ian Anderson dei Jethro Tull.</strong><br />
<em>Ah, fantastica. Questa mi manca.</em></p>
<p><strong>Sveli il suo più grande sogno musicale.</strong><br />
<em>Vedere sullo stesso palco Paul McCartney, Ringo Starr e i figli di John e George: Julian Lennon e Dhani Harrison.</em></p>
<p><strong>Cambiamo tema: la Juventus&#8230;</strong><br />
<em>Diciamo che Tiago e Poulsen non sono l’equivalente di Keith Jarrett nel jazz. Mi manca la Juve, operaia e intellettuale, di Massimo Bonini e Michel Platini.</em></p>
<p><strong>La politica: per quanto ancora resterà in panchina?</strong><br />
<em>Non mi sento in panchina, non ho bisogno dei gradi per fare politica. La mia è stata una scelta eticamente giusta: mi sono dimesso in un Paese dove nessuno si dimette mai da nulla.</em></p>
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		<title>Massimiliano Finazzer Flory: io, assessore per farvi felici</title>
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		<pubDate>Mon, 08 Feb 2010 15:16:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>silvia.grilli</dc:creator>
		
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		<category><![CDATA[Missimiliano Finazzer Flory]]></category>

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		<description><![CDATA[È stato chiamato dalla Moratti come sostituto del vistoso Sgarbi, a Milano. Con una scelta di continuità fra genio ed egocentrismo]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-large wp-image-10486" src="http://blog.panorama.it/culturaesocieta/files/2010/02/finazzer1-large.gif" alt="Finazzer: io assessore per farvi felice" width="500" height="453" /></p>
<p>Alcuni dicono che abbia un cuore grande. Altri che sia un entusiasta. Altri ancora un bizzoso. O un narcisista allo stadio terminale.</p>
<p>Lui è <strong>Massimiliano Finazzer Flory</strong>, nato a Monfalcone, nella Venezia Giulia, il 17 giugno 1964. A vederlo è alto, sottile, elegante, ha gli occhi chiari. Decisamente, è un seduttore. Ha un viso segnato, più di quanto dimostri l’anagrafe, che di solito piace alle donne.</p>
<p>Per esempio a <strong>Letizia Moratti</strong>, sindaco di Milano, è piaciuto molto. Lo ha voluto erede vistoso del supervistoso <strong>Vittorio Sgarbi</strong> come assessore alla Cultura di Milano.</p>
<p><span id="more-10327"></span>Finazzer Flory è un uomo che prova l’urgenza di avere un pubblico. Si è fatto fotografare la notte per le strade della città con indosso un mantello nero, come un<strong> vampiro</strong>. Ha bisogno di un pubblico anche quando mostra il suo spazioso, spettacolare <strong>ufficio a Palazzo Reale</strong> con vista sul Duomo. O durante il nostro incontro, quando gli viene l’illuminazione: <em>«Il vero articolo sarebbe se qualcuno raccontasse quest’intervista»</em>.</p>
<p>Lo sente tutto su di sé il pubblico, quando il 25 gennaio legge con dizione incatenata sette capitoli dei Promessi sposi sul palco del <strong>Teatro alla Scala</strong>, accanto all’autentica scrivania della vera casa di Alessandro Manzoni. Pretende gli applausi quando alla fine delle letture trascina lo storico <strong>Sergio Romano</strong> e l’arpista <strong>Federica Sainaghi</strong>, che erano in scena con lui, a raccogliere il sovrappiù di battimani del bis.</p>
<p>Lo esalta e ci fa le moltiplicazioni, lui, con il suo pubblico: <em>«Abbiamo portato alla Scala, su 2 mila invitati, 1.000 studenti delle scuole medie. Abbiamo bisogno di pubblici nuovi»</em>. E tutto perché per lui, come per ogni istrione, <em>«<strong>fare l’attore mi rende felice</strong>, l’assessore infelice»</em> dice. <em>«Però da assessore mi sento più giusto, perché il mondo infelice va reso felice»</em> aggiunge con ambiziosissime buone intenzioni.</p>
<p>Ha una bella moglie e tre figli. Ha fatto il consulente editoriale e l’autore. Ha esordito a teatro a Ca’ Rezzonico, a Venezia.</p>
<p>Dice che il suo lavoro si configura così: prende testi non concepiti per il teatro, per esempio gli scritti sull’amore e la perdita di <strong>Rainer Maria Rilke</strong>, sulla memoria e l’immaginazione di <strong>Jorge Luis Borges</strong>, sulla ragione e la follia di <strong>Ludwig van Beethoven</strong>. Li integra con un proprio testo biografico, poi li fa accompagnare da musica e danza. Giusto il 14 febbraio sarà a <strong>Parigi</strong>, all’<strong>Auditorium del Petit Palais</strong>, a interpretare un’antologia di testi di Borges.</p>
<p><em>«Però ora il lavoro di attore è marginale in questa mia vita. Ma poi quale vita? Non ne ho più una privata. Almeno questa mia felicità zero come uomo mi viene risarcita dall’umanità che mi dà lavorare per la città» </em>giura.</p>
<p>Se lo si stuzzica dandogli del <strong>narcisista </strong>(d’altronde un attore di solito lo è, altrimenti non si capisce perché farebbe questo lavoro), sostiene che sia più da narcisi fare l’assessore o il politico che l’attore. Perché quest’ultimo deve sottomettersi a un testo. <em>«L’attore è generoso. Io dono parola e tu doni ascolto»</em>.</p>
<p>Se gli si chiede se il sindaco Moratti l’abbia voluto perché <strong>affascinata da lui</strong>, palesa sorpresa. <em>«Dice davvero?»</em> domanda. <em>«Io ero a Parigi, lei mi ha telefonato. Ho accettato. Un’auspicata conseguenza. Amo Milano. Ho fiducia nel sindaco»</em>. Poi aggiunge: <em>«L’attore ha un rapporto erotico con il pubblico, il testo, se stesso. La politica invece è decisamente asessuata, perdi qualsiasi genere e connotazione, perdi il tocco e il tatto»</em>.</p>
<p>Per <strong>Milano </strong>elenca un’idea dietro l’altra. L’inaugurazione in marzo di un museo del costume, dell’immagine, della moda a Palazzo Morando. <em>«Con Gabriella Pascucci, premio Oscar per i costumi, come curatrice e madrina»</em> specifica. L’apertura del primo <strong>museo del fumetto</strong> entro giugno, in un ex deposito dell’Atm (l’Azienda trasporti milanesi) in viale Campania. Il progetto di realizzare un <strong>film su Leonardo da Vinci</strong> prima dell’Expo di Milano nel 2015.<em> «Stiamo lavorando a un insieme di storie, fatti, situazioni con due grandi storici dell’arte e un produttore italoamericano. Un Leonardo del nostro tempo che si ritrova al Pentagono a lambiccarsi su delle macchine per la difesa»</em>. Ha un sogno: fare interpretare da Vinci ad Al Pacino.</p>
<p>Aggiunge che a Milano non si girano film, perché costerebbero troppo. Ma ha organizzato una serie di incontri domenicali con i registi che amano questa città:<strong> Gabriele Salvatores</strong>, Silvio Soldini, Luca Lucini, <strong>Michele Placido</strong>, Tinto Brass, Luca Guadagnino.</p>
<p>Vive a <strong>Milano</strong> dal 1999. Dice che la città ha un’<strong>identità debole. </strong><em>«Ma è bella dentro e questa sua bellezza va offerta democraticamente»</em>. Cita l’esempio della mostra del Capolavoro gratuito, i 190 mila visitatori che hanno fatto la fila per vedere a Palazzo Marino, la sede del comune, il San Giovanni Battista di Leonardo arrivato dal museo del Louvre.</p>
<p>Si esalta per avere portato nel 2009 1 milione e 470 mila visitatori, 470 mila in più dell’anno prima, alle mostre di Palazzo Reale. Promette che troverà il modo di far volare a Milano a prezzi stracciati chi vorrà vedere le rassegne d’arte.</p>
<p>Poi torna su di sé. Spiega che la giacca che indossa gliel’ha fatta confezionare <strong>Luca Cordero di Montezemolo</strong>. Specifica che agli eventi ufficiali però indossa gli abiti di <strong>Giorgio Armani</strong>: «Gli sono grato, perché con la sua moda sa valorizzare la presenza italiana nel mondo». Dice che il suo mandato scadrà nel 2011. Dopo, avrà ancora molte cose da fare. «Da vecchietto sarò un bell’attore» sorride, sicuro.</p>
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		<title>Amanda Seyfried, la bionda che ha sconfitto Avatar</title>
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		<pubDate>Mon, 08 Feb 2010 13:36:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>giulia battafarano</dc:creator>
		
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		<description><![CDATA[Dopo 7 settimane in vetta al box office in Usa, il film di James Cameron viene spodestato dal romantico Dear John e dalla sua protagonista. La rivincita delle bionde?]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_10451" class="wp-caption alignnone" style="width: 510px"><img class="size-large wp-image-10451" src="http://blog.panorama.it/culturaesocieta/files/2010/02/amanda-seyfried_1-large.jpg" alt="Dear John spodesta il film di James Cameron dalla vetta al box office in Usa - Credits: AP Photo/Dan Steinberg/Lapresse" width="500" height="384" /><p class="wp-caption-text">Dear John spodesta il film di James Cameron dalla vetta al box office in Usa - Credits: AP Photo/Dan Steinberg/Lapresse</p></div>
<p>Dopo 7 settimane in vetta al box office in Usa, il capolavoro di James Cameron è stato spodestato. Dal romantico <strong>Dear John</strong>, e dalla sua - biondissima - protagonista.</p>
<p>Porre fine al dominio di <a href="http://blog.panorama.it/culturaesocieta/tag/Avatar" target="_blank">Avatar</a> al botteghino statunitense non è un&#8217;impresa facile. Eppure, dopo ben 7 settimane, c&#8217;è riuscito <em>&#8220;Dear John&#8221;</em>, film romantico che da noi arriverà solo a maggio, e che vede  protagonista <strong>Amanda Seyfried</strong>. La rivincita delle <strong>bionde romantiche</strong> sulle <strong>sexy more di Avatar</strong> <a href="http://blog.panorama.it/culturaesocieta/2010/01/19/michelle-rodriguez-il-lato-sexy-di-avatar/" target="_blank">Michelle Rodriguez</a> e <a href="http://blog.panorama.it/culturaesocieta/2010/01/19/zoe-saldana-neytiri-in-versione-nature/" target="_blank">Zoe Saldana</a>?</p>
<p><span id="more-10447"></span>Iniziare a sfilare a soli 11 anni e recitare a 15 vuol dire avere del talento. Ed evidentemente la biondissima Amanda, classe 1985, di talento ne ha se è riuscita a passare dalla TV al <strong>cinema </strong>in un batter d&#8217;occhio.</p>
<p>Dopo qualche ruolo in soap opera, si aggiudica il ruolo di <em>Karen</em>, l&#8217;amica svampita di Cady (<strong>Lindsay Lohan</strong>) in <em>Mean Girls</em> (2004), per poi tornare in TV con la serie <em>Veronica Mars</em>.</p>

<a href='http://blog.panorama.it/culturaesocieta/2010/02/08/amanda-seyfried-la-bionda-che-ha-sconfitto-avatar/amanda-seyfried_1/' title='Amanda Seyfried, la bionda che ha sconfitto Avatar'><img src="http://blog.panorama.it/culturaesocieta/files/2010/02/amanda-seyfried_1-thumbnail.jpg" width="120" height="90" class="attachment-thumbnail" alt="" /></a>
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<a href='http://blog.panorama.it/culturaesocieta/2010/02/08/amanda-seyfried-la-bionda-che-ha-sconfitto-avatar/amanda-seyfried_9/' title='Amanda Seyfried, la bionda che ha sconfitto Avatar'><img src="http://blog.panorama.it/culturaesocieta/files/2010/02/amanda-seyfried_9-thumbnail.jpg" width="120" height="90" class="attachment-thumbnail" alt="" /></a>
<a href='http://blog.panorama.it/culturaesocieta/2010/02/08/amanda-seyfried-la-bionda-che-ha-sconfitto-avatar/amanda-seyfried_10/' title='Amanda Seyfried, la bionda che ha sconfitto Avatar'><img src="http://blog.panorama.it/culturaesocieta/files/2010/02/amanda-seyfried_10-thumbnail.jpg" width="120" height="90" class="attachment-thumbnail" alt="" /></a>

<p>Ma Amanda è destinata al grande schermo, dove riappare nel 2006 accanto a <strong>Bruce Willis e Justin Timberlake</strong> in <em>Alpha Dog</em> e successivamente nella parte della figlia di <strong>Meryl Streep</strong> in <em>&#8220;<a href="http://blog.panorama.it/culturaesocieta/2008/10/03/unesplosione-di-gioia-al-ritmo-degli-abba-mamma-mia/" target="_blank">Mamma Mia!</a>&#8220;</em>. In questo ruolo dimostra anche di avere ottime doti vocali: insomma bella, brava e pure intonata.</p>
<p>Nel 2008 è con <strong>Megan Fox</strong> nell&#8217;horror <em>&#8220;<a href="http://blog.panorama.it/culturaesocieta/2009/12/11/jennifers-body-le-demoniache-carni-di-megan-fox-e-poco-piu/" target="_blank">Jennifer&#8217;s Body</a>&#8220;</em> e infine diventa protagonista del film strappalacrime <strong>Dear John</strong>, adattamento cinematografico del romanzo <a href="http://blog.panorama.it/libri/2010/02/08/nicholas-sparks-batte-avatar-quando-la-trama-vince-sulla-tecnologia/" target="_blank"><em>Ricordati di guardare la luna</em> </a>di Nicholas Sparks. Che potrebbe essere il suo più grande successo. La pellicola infatti è al vertice della classifica, incassando ai botteghini americani lo scorso weekend 32,4 milioni di dollari nei primi tre giorni di programmazione.</p>
<p>Succederà lo stesso in Italia, quando il film arriverà, a maggio?</p>
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		<title>Uno show sempre uguale a se stesso: Zelig a rischio noia?</title>
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		<pubDate>Mon, 08 Feb 2010 12:03:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>marida caterini</dc:creator>
		
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		<description><![CDATA[Continua a riscuotere un enorme successo di pubblico. Ma la formula, poco rinnovata, rischia di annoiare. Che sia ora di cambiare qualcosa?]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_8211" class="wp-caption alignnone" style="width: 510px"><img class="size-large wp-image-8211" src="http://blog.panorama.it/culturaesocieta/files/2010/01/vanessa-incontrada-zelig_4-large.jpg" alt="Vanessa Incontrada e Claudio Bisio, la coppia di Zelig - Credits: Mep240©kikapress.com" width="500" height="335" /><p class="wp-caption-text">Vanessa Incontrada e Claudio Bisio, la coppia di Zelig - Credits: Mep240©kikapress.com</p></div>
<p>È uno dei pilastri della programmazione di <strong>Canale 5</strong>: con il suo esercito di professionisti e &#8220;artisti allo sbaraglio&#8221;, <strong>Zelig </strong>riesce ancora a catturare un pubblico - di varie fasce di età - sempre più affamato di novità, ma che resta ancora incollato allo schermo dopo anni di programmazione.</p>
<p><span id="more-10421"></span><strong>Vanessa Incontrada</strong> e <strong>Claudio Biso</strong> sono i gran sacerdoti del rito comico che tradizionalmente si  consuma il martedì sera sulla principale rete Mediaset.</p>
<p>Dinanzi ad una vasta platea di spettatori sinceramente divertiti, sfila una processione di personaggi più o meno noti: da <em>Silvano il mago di Milano</em>, a <em>Maurizio Plastico</em> che rilegge a modo suo la Divina Commedia, passando per la pungente satira sociale di Enrico Brignanoe Marco Mazzocca nella parodia del cameriere filippino.</p>
<p>Un susseguirsi di gag, di siparietti, di varie interpretazioni della quotidianeità in cui viviamo. Peccato che a volte, i grandi ospiti rivelino un&#8217;approssimazione di contenuti che non fa onore alla loro dignità professionale.</p>

<a href='http://blog.panorama.it/culturaesocieta/2010/01/20/vanessa-incontrada-splendida-a-zelig/vanessa-incontrada/' title='Lo splendido sorriso'><img src="http://blog.panorama.it/culturaesocieta/files/2010/01/kika1540510-thumbnail.jpg" width="120" height="90" class="attachment-thumbnail" alt="" /></a>
<a href='http://blog.panorama.it/culturaesocieta/2010/01/20/vanessa-incontrada-splendida-a-zelig/vanessa-incontrada-2/' title='Al Festival di Roma'><img src="http://blog.panorama.it/culturaesocieta/files/2010/01/kika1421605-thumbnail.jpg" width="120" height="90" class="attachment-thumbnail" alt="" /></a>
<a href='http://blog.panorama.it/culturaesocieta/2010/01/20/vanessa-incontrada-splendida-a-zelig/vanessa-incontrada-quale-amore_2/' title='Vanessa Incontrada splendida a Zelig'><img src="http://blog.panorama.it/culturaesocieta/files/2010/01/vanessa-incontrada-quale-amore_2-thumbnail.jpg" width="120" height="90" class="attachment-thumbnail" alt="" /></a>
<a href='http://blog.panorama.it/culturaesocieta/2010/01/20/vanessa-incontrada-splendida-a-zelig/vanessa-incontrada-zelig_3/' title='Vanessa Incontrada splendida a Zelig'><img src="http://blog.panorama.it/culturaesocieta/files/2010/01/vanessa-incontrada-zelig_3-thumbnail.jpg" width="120" height="90" class="attachment-thumbnail" alt="" /></a>
<a href='http://blog.panorama.it/culturaesocieta/2010/01/20/vanessa-incontrada-splendida-a-zelig/vanessa-incontrada-zelig_4/' title='Vanessa Incontrada splendida a Zelig'><img src="http://blog.panorama.it/culturaesocieta/files/2010/01/vanessa-incontrada-zelig_4-thumbnail.jpg" width="120" height="90" class="attachment-thumbnail" alt="" /></a>
<a href='http://blog.panorama.it/culturaesocieta/2010/01/20/vanessa-incontrada-splendida-a-zelig/vanessa-incontrada-quale-amore_4/' title='Vanessa Incontrada splendida a Zelig'><img src="http://blog.panorama.it/culturaesocieta/files/2010/01/vanessa-incontrada-quale-amore_4-thumbnail.jpg" width="120" height="90" class="attachment-thumbnail" alt="" /></a>
<a href='http://blog.panorama.it/culturaesocieta/2010/01/20/vanessa-incontrada-splendida-a-zelig/vanessa-incontrada-quale-amore_3/' title='Vanessa Incontrada splendida a Zelig'><img src="http://blog.panorama.it/culturaesocieta/files/2010/01/vanessa-incontrada-quale-amore_3-thumbnail.jpg" width="120" height="90" class="attachment-thumbnail" alt="" /></a>
<a href='http://blog.panorama.it/culturaesocieta/2010/01/20/vanessa-incontrada-splendida-a-zelig/vanessa-incontrada-quale-amore__1/' title='Vanessa Incontrada splendida a Zelig'><img src="http://blog.panorama.it/culturaesocieta/files/2010/01/vanessa-incontrada-quale-amore__1-thumbnail.jpg" width="120" height="90" class="attachment-thumbnail" alt="" /></a>

<p>Un esempio? <strong>Gioele Dix</strong>, visto qualche puntata fa, sembra fossilizzato nei suoi schemi comici a cui aggiunge solo qualche nuova pennellata scarsamente rivitalizzante.</p>
<p>Vanno meglio le novità, invece. In quest&#8217;edizione del 2010, ad esempio, mi piace particolarmente <strong>Paolo Labati</strong>. &#8220;Nuovo&#8221; membro del cast che fa da disturbatore, comparendo all&#8217;improvviso sul palcoscenico mentre i due conduttori intrattengono il pubblico tra un&#8217;esibizione e l&#8217;altra. Interrompe le loro discussioni per chiedere dove si trovino alcune trasmissioni Rai: <em>&#8220;Scusi, dove vado per i provini di Un posto al sole?&#8221;</em> chiede flemmatico il comico. Oppure: <em>&#8220;Dov&#8217;è che si aprono i pacchi di Affari tuoi?&#8221;</em>.</p>
<p>Gradevole anche la comicità di <strong>Teresa Mannino</strong>, giovane siciliana dalla battuta interessante e pungente. Ma non basta a ovviare al problema peggiore di questa attuale edizione: la <strong>prevedibilità</strong>.</p>
<p>La pur brava Incontrada si è imbalsamata nel suo ruolo di <em>&#8220;donzelletta ridens&#8221;</em> che cade sempre nelle medesime gaffe. Certo, ha al suo fianco un mostro del palcoscenico come Claudio Bisio, vero e proprio valore aggiunto in grado di improvvisare, di cambiare marcia al programma.</p>
<p>Il problema è che il pubblico si potrebbe anche stancare, dopo tanti anni. Non sarebbe forse meglio prevenire e dare una ventata di <strong>originalità allo show</strong>? Magari sfruttando di più <strong>Zelig Off</strong>, il laboratorio di nuovi comici in onda in seconda serata su Canale 5, da cui, in ogni edizione, arrivano a Zelig, almeno un paio di giovani di grandi speranze artistiche.</p>
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