È una miscela di Transformers e Rocky, un mix fra il mondo dei videogiochi e un complicato rapporto padre-figlio, s’intitola Real Steel ed è la prossima novità in Dvd in uscita con Panorama (dal 16 marzo in edicola). Continua
- Mercoledì 14 Marzo 2012
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È una miscela di Transformers e Rocky, un mix fra il mondo dei videogiochi e un complicato rapporto padre-figlio, s’intitola Real Steel ed è la prossima novità in Dvd in uscita con Panorama (dal 16 marzo in edicola). Continua

Anne Hathaway al photo-call dopo la conferenza stampa di Rachel sta per sposarsi, al Festival di Venezia del 2008 - Credits: ANSA
Smessa la tutina di Catwoman, che sfoggerà per l’ultimo capitolo di Batman in sala dal 29 agosto 2012, Anne Hathaway vestirà i panni decisamente più modesti di una povera popolana molto sfortunata, ma dalla voce meravigliosa. La bella attrice americana infatti è stata reclutata dal regista Tom Hooper (già premio Oscar per Il discorso del Re) per entrare nel già superbo cast de I Miserabili, il film tratto dal musical che ha sbancato i botteghini del West End londinese dal 1985 al 2008.

Adriana Lima, Hugh Jackman, Nicky Hilton, David Beckham e Paz Vega
Agosto: tempo di mare, sabbia che si infila nel costume e foto indiscrete che testimoniano se l’inverno ha fatto danni oppure hai saputo tenerti in forma. A maggior ragione se sei una persona famosa e se le tue foto non si limitano a finire su Facebook, ma riempiono le pagine dei tabloid. Oggi arrivano gli scatti di Adriana Lima, Hugh Jackman, Nicky Hilton, David Beckham e Paz Vega. A voi il giudizio.

Hugh Jackman sul red carpet degli Oscar 2011
Oltre a un indiscutibile fascino e a un gran talento nello sfoderare gli artigli nei panni di Wolverine, Hugh Jackman ha altre due doti eccezionali poco note ai più: è un bravissimo ballerino e un ottimo cantante. Non stupisce dunque che il regista Tom Hooper, già premio Oscar per Il discorso del re, abbia pensato di reclutare proprio l’attore australiano per interpretare il ruolo da protagonista nel suo prossimo progetto: l’adattamento cinematografico del celebre musical Les Miserables.
Dopo il successo dei tre film dedicati agli X-Men, il regista Gavin Hood si è concentrato sulla figura di Wolverine, il supereroe della Marvel Comics interpretato da Hugh Jackman. Ecco così lo spin-off X-Men le origini: Wolverine. Continua
Nicole Kidman, nelle vesti severe e abbottonate dell’aristocratica inglese Lady Sarah Ashley, tocca il suolo australiano e già è facile immaginare il prevedibile esito del film. Ad accogliere la nobildonna schizzinosa e turbata dal mondo rude che si trova di fronte, c’è il mandriano scontroso e ovviamente bello interpretato da Hugh Jackman, quello che un po’ tutte le pubblicizzazioni della pellicola si sforzano di far passare come un sex symbol irresistibile, con uno charme alla Clark Gable di Via col vento.
Ma ciò che Australia, che dal 16 gennaio arriva nelle sale italiane, ha più in comune con l’indimenticabile melodramma di Victor Fleming, a cui il regista Baz Luhrmann ha fatto spesso riferimento, è più che altro la lunghezza, seppur anche in questo inferiore. L’autore di Moulin Rouge e Romeo + Giulietta si è “accontentato” di due ore e trentacinque durante le quali i lieto fine si rincorrono, sostenuti da una trama melensa, avida di racchiudere di tutto e di più rischiando perciò di trasmettere niente. In Australia ci sono proprietari di ranch in lotta per vendere bestiame all’esercito, la signora snob londinese che si improvvisa guardiana di vacche e lotta contro il monopolio e la slealtà del re della carne Carney (Bryan Brown), la storia d’amore da romanzo Harmony tra una lei e un lui apparentemente così diversi, la seconda guerra mondiale e il bombardamento giapponese su Darwin, la cultura aborigena e la sua sottomissione. E c’è anche un tema forte, rappresentato dal bambino mezzosangue Nullah (Brandon Walters), quello delle “generazioni rubate”, i figli di donne aborigene e uomini caucasici (spesso frutti di violenze) che fino agli anni ‘70 venivano allontanati dalle madri e affidati a missioni religiose o istituzioni statali perché venissero salvati e privati di ogni traccia di cultura aborigena. Eppure anche questo contenuto potente non riesce a salvare il lungometraggio.
Davanti a un kolossal zoppicante e noioso, quasi ci si dimentica dei bei paesaggi sconfinati australiani. Le riprese principali sono state effettuate nella Strickland House di Vaucluse, nel Nuovo Galles del Sud. Sulle spiagge di Bowen, nel Queensland, è stato invece costruito uno dei set più imponenti del film (da 20mila mq): la città di Darwin negli anni ‘30. Nella remota regione orientale del Kimberley in Australia Occidentale è stata realizzata Faraway Downs, la cadente dimora di Sarah-Kidman all’interno della vasta proprietà situata in un territorio selvaggio e inospitale.
Il trailer da YouTube:
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Di Antonella Piperno
Si palpiterà, certo, per la sorte del piccolo semiaborigeno Nullah. E ci si emozionerà davanti ai selvaggi paesaggi australiani e ai cavalli lanciati al galoppo. Ma c’è da scommettere che il 16 gennaio, quando sugli schermi nostrani arriva il kolossal Australia, storiona d’amore diretta da Baz Luhrmann fra il rude mandriano Hugh Jackman e l’aristocratica inglese Nicole Kidman, alla vigilia della Seconda guerra mondiale, il pubblico femminile si appassionerà soprattutto a un’altra questione cruciale: Jackman è più affascinante con barba incolta, stivali e camicia a scacchi o quando si ripulisce per partecipare, in completo bianco e rasato di fresco, al ballo nel quale si esibisce in un bacio alla Via col vento con Kidman? La risposta come al solito sta nel mezzo: nell’irresistibile barba accennata con la quale l’uomo più sexy del 2008, secondo People, si presenta all’intervista con Panorama a Roma nell’hotel Hassler, in un completo grigio-celeste che impacchetta alla perfezione il suo metro e 90. È un momento d’oro per l’interprete della trilogia X-men, di Scoop e di The Prestige che, avviato a togliere il trono di sex symbol ai vari Brad Pitt e George Clooney, si è appena aggiudicato la conduzione della notte degli Oscar.
È consapevole che la sua interpretazione sarà ricordata soprattutto per la scena iniziale nell’accampamento, quando si lava passandosi la spugna sul torso nudo con fare autocompiaciuto?
Credo piuttosto che qualcuno riderà del mio atteggiamento esagerato da macho. Prima di girarla ero perplesso, ho anche detto a Baz “mi pare un po’ troppo…”, ma lui ha insistito, quella doccia serviva a caratterizzare il personaggio.
A quale sex symbol di film dell’epopea americana si è ispirato?
Il personaggio si rifà un po’ a Clint Eastwood e John Wayne e il bacio con la Kidman è volutamente molto simile a quello di Clark Gable in Via col vento. Tra gli attori di quei tempi, però, il mio preferito resta Gregory Peck per carisma, integrità e dignità.
Considerando che un po’ in tutti i film i registi la costringono a mostrare il torace, come si tiene in forma?
Vado in palestra sei volte a settimana e curo molto l’alimentazione, a 40 anni a queste cose bisogna pensarci. E poi sono convinto che la condizione mentale influisca molto su quella fisica, per questo ogni mattina mi dedico alla meditazione trascendentale.
In una delle scene finali Nicole Kidman le dice: “Andiamo a casa”. E lei risponde: “Non c’è posto più bello”. Dove si sente meglio un australiano che vive a New York?
Se potessi, vivrei nella mia Sydney, ma per me la città in fondo non è così importante. Mi sento a casa quando sono con la mia famiglia, in ogni parte del mondo. Per 10 anni io e mia moglie (l’attrice Deborra-Lee Furness, sono sposati da 12 anni, hanno adottato due bambini, Oscar e Ava, di 8 e 3 anni, di etnie miste, ndr) abbiamo vissuto come zingari, in giro sui vari set. Adesso facciamo base a New York, abbiamo appena traslocato in una nuova casa. Però abbiamo stretto un patto: non stare lontani l’uno dall’altra più di due settimane.
Dunque non si rispecchia nel suo personaggio che sta via da casa con le mandrie anche sei mesi.
Non potrei mai rimanere lontano dalla mia famiglia così a lungo. Detto ciò, mi piacerebbe molto vivere semplicemente e a contatto con la natura come il mandriano di Australia, mettere le mie poche cose in una borsa e dormire sotto le stelle. Se potessi lo farei con la mia famiglia, non sono una persona attaccata alle cose, non mi piace possedere, non ho neanche l’auto, preferisco camminare o andare in metropolitana.
È anche lei sentimentalmente introverso come il mandriano che non riesce a dire “ti amo” alla sua donna?
Tutt’altro. Forse per reazione a mio padre, che è sempre stato molto chiuso, e al fatto che i miei si sono separati quando ero bambino. Sono espansivo e molto attaccato ai miei affetti familiari. Ho detto “ti amo” e addirittura “un giorno o l’altro noi ci sposeremo” a Deborra, poco dopo averla conosciuta sul set della serie tv Correlli. Lei ha otto anni più di me ed era scettica, rideva. Allora ho aggiunto pure: “Prima o poi te ne renderai conto”. Sono anche uno che parla molto con i figli e che cerca di stare con loro il più possibile. Voglio che sentano sempre quanto affetto proviamo, non devono mai dubitare di essere amati. Oscar, il più grande, che è afroamericano e somiglia incredibilmente al piccolo protagonista del film, è stato sempre con me sul set: è stato un momento magico, dormivamo in un caravan a contatto con la natura, abbiamo avuto un rapporto molto esclusivo visto che mia moglie e la sorellina Ava venivano a trovarci solo ogni tanto. Alla fine delle riprese Oscar piangeva, non voleva tornare più in città.
Si aspettava che il film spingesse il primo ministro australiano a chiedere scusa agli aborigeni?
Questo film mi ha fatto sentire orgoglioso del mio Paese, lo considero un po’ magico, ha dato vita a un movimento di riconciliazione. Solo negli anni Settanta l’Australia ha abolito l’allontanamento forzato dalle famiglie dei bambini nati dalle malviste unioni tra bianchi e aborigeni, le cosiddette “generazioni rubate” che venivano affidate alle missioni religiose. Il governo però non si era mai scusato con gli aborigeni “per il dolore e le sofferenze inflitte alle generazioni rubate”. L’ha fatto a febbraio, con queste parole, due mesi dopo la fine delle riprese, il leader Kevin Rudd.
Eroe romantico in “Australia” e “Kate e Leopold”, licantropo in “X-men”, illusionista in “The Prestige”… Qual è il ruolo in cui si sente più a suo agio e che le piacerebbe interpretare adesso?
Mi diverte un po’ tutto. Nel 2009 uscirà X-men le origini - Wolverine, il prequel di X-men che interpreto e produco con la mia Seed Productions. E sono in trattative con Steven Soderbergh per Cleo, il suo musical su Cleopatra girato in tridimensionale. Dovrei essere Antonio. Mi spiace solo di aver studiato tre anni in una scuola di teatro classico senza però aver mai interpretato un ruolo classico. E adesso sono troppo vecchio anche per fare Amleto. Del resto la vita ti porta dove vuole: ho una laurea in giornalismo, eppure non ho mai scritto un articolo.
Hugh Jackman indossa i suoi abiti di scena mentre fa sesso con la moglie. L’attore australiano, che ha adottato due bambini con la compagna Deborra-Lee Furness, per impressionare la sua partner in camera da letto tiene spesso vestiti e accessori dai set dei vari film, inclusi quelli di X-Men, dove interpreta il sexy mutante, Wolverine. Hugh, che è stato eletto “Sexiest Man Alive” dal magazine People, ha infatti rivelato: “È semplice accendere la fantasia di mia moglie. Lei adora l’idea di vedermi arrivare a letto travestito con i più pazzi costumi scenografici. Questo la fa sentire coinvolta in una stravagante relazione sentimentale”. L’attore ha poi aggiunto alcuni particolari sui loro game show: “Una volta interpretavo un prigioniero pieno di tatuaggi. E lei tutta agitata esclamava frasi del tipo: ‘Non toglierti di dosso i tuoi tattoos stanotte’. Ma il travestimento che funziona meglio con Deborra-Lee è quello da agente di borsa”. In ultimo, la coppia ha ammesso di amare i balli provocanti e l’attrice di Sleepwalking chiede spesso al marito di improvvisare stacchetti musicali, come conferma lo stesso Jackman: “Lei impazzisce quando ballo e quindi mi implora sempre così: ‘Dai… fai la tua sexy dance per me!”.
Hugh Jackman- slideshow