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Avrà lo stesso successo del libro da cui è tratto, opera prima dello scrittore di origine afgana Khaled Hosseini? Il cacciatore di aquiloni (The Kite Runner), alla regia di Marc Forster, l’autore del premiatissimo Finding Neverland, ha debuttato il 4 dicembre negli States, con una Premiere tra star. Ma per vederlo in Italia dovremo aspettare fino a febbraio, quando si parlerà anche di Oscar 2008…
La proiezione ufficiale americana in realtà era prevista per alcune settimane fa, il lancio è stato però rimandato per permettere ai produttori di mettere in salvo, portandoli via dall’Afghanistan, i bambini protagonisti della pellicola. Il film, infatti, così come il libro, racconta la storia di amicizia e separazione di Amir, ragazzo afgano pashtun di Kabul, e Hassan, figlio del suo servo hazara. La storia si muove lungo trent’anni, dal periodo precedente all’invasione dei sovietici Afghanistan fino all’avvento dei Talebani, passando tra la violenza al piccolo Hassan da parte di coetanei pashtun a quelle subite da un intero popolo da parte di fanatici “religiosi”.
Proprio per queste atmosfere e soprattutto per la scena di stupro che costituisce il momento cardine della pellicola, i piccoli attori sono stati messi al sicuro per evitare persecuzioni. Il film non uscirà in Afghanistan, ma è probabile che dvd pirata arriveranno anche a Kabul.
Qui il trailer, in inglese, da Youtube:
Intanto dal 5 dicembre su eBay venticinque aquiloni afgani originali, autografati da divi americani come Madonna, Angelina Jolie, Benicio Del Toro e Kate Winslet, sono stati messi in vendita on line, per devolvere il ricavato all’Aro (Afghanistan Relief Organization).
LA GALLERY - LEGGI ANCHE: Hosseini al femminile e i Mille splendidi soli di Kabul
![Afghanistan, Tillia tepe, tomba III<br /> I sec., Oro, 5,8 x 7,3 cm<br /> Museo Nazionale Afgano - MK 04.40.234<br /> [i]© Thierry Ollivier / Museo Guimet[/i]</p> <p>[color=red][b]Afghanistan, i tesori ritrovati.<br /> Collezioni del museo nazionale di Kabul[/b][/color]<br /> Torino, Museo di antichità , fino al 23 settembre<br /> [url=http://www.fondazionearte.it/index.php]www.fondazionearte.it[/url]<br />](http://gallery.panorama.it/albums/upload/fotogiugno/afghanistan-tesori-ritrovati/normal_afghanistan-tesori29.jpg)
di Silvia Tomasi
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“Una mostra che non ci doveva essere” così inizia il video di Valerio Manfredi sulla rassegna Afghanistan - I tesori ritrovati, aperta fino 23 settembre a Torino, al Museo di antichità che si può vedere nel sito www.fondazionearte.it.
Forte è il cortocricuito fra la situazione dell’Afghanistan odierna, scandita da bollettini quotidiani di morte, auto-bombe, kamikaze, scontri fra talebani e soldati delle forze Nato e invece la luce e lo splendore di questi reperti nelle piccole teche di cristallo tenuemente illuminate: vasi aurei e argentei dalle incisioni con motivi geometrici e di animali di duemila anni prima di Cristo, monili dai colori intensi dei turchesi e dell’oro biondo, la trasparenza di fragili animali in vetro soffiato di epoche antichissime sopravissuti miracolosamente. Sì, perché questi gioielli si sono salvati in una vera propria Odissea iniziata vent’anni fa nella Kabul sovietica in preda alla guerra civile. I tesori vengono nascosti a rischio della vita da alcuni funzionari nel caveau della banca centrale. Poi il diluvio di due milioni di morti e i talebani al potere che si accaniscono contro ogni immagine che non sia islamica. Il museo di Kabul devastato e casse anonime in un sotterraneo della banca che contengono la memoria di un Afghanistan che si vuole cancellare. Nel marzo 2001 il tritolo fa saltare le due colossali statue di Budda che vegliavano sulla valle di Bamyan, ma le testimonianze di quella cultura miracolosamente sopravivvono. Nel 2004, con la nuova situazione politica, si apre uno spiraglio per le casse che incominciano a prendere il largo, da quella nazione che già duemila anni prima di Cristo era centro di scambi e commerci lungo le vie della seta.
Bastano i pareri dei visitatori della mostra per capire o cambiare le idee sull’Afghanistan, basta leggerne alcuni. Come questo:: “Dopo aver visto la mostra ho riveduto il mio modo di guardare all’ Afghanistan e alla sua cultura, non immaginavo che ciò che conoscevo di questo paese, in verità solo quello che mostrano i mass-media, fosse un granello di sabbia della sua sconfinata bellezza!”

L’unica voce fuori da coro sembra quella di Gianluca Nicoletti. Che dal microfono di Radio24, stamattina, ha parlato della fiction su Nassiriya (vista ieri da 5.813.000 italiani) senza retorica e con qualche provocazione per niente gratuita. “Non c’è più bisogno di aspettare i libri di storia”, ha detto “le gesta dei soldati italiani vanno subito in tv. Con Raoul Bova eroe sensibile, pacato e buono, contro gli americani goffi che sbraitano come facevano i tedeschi in certi film del dopoguerra”. Come dire: i fatti del novembre 2003 ridotti a un fumettone da italiani brava gente. Un monumento di propaganda dal titolo Per non dimenticare che paradossalmente potrebbe far perdere la complessità di tutta quella vicenda.
Alla proiezione per la stampa, venerdì scorso, una trentina di familiari delle vittime ha chiesto nuovamente la medaglia d’oro al valore per i Carabinieri uccisi. Un riconoscimento che per lo Stato italiano spetta soltanto ai morti in guerra, mentre loro - si afferma - sarebbero morti durante una missione di pace. Contraddizioni. Che fanno specie se affiancate alle sincere parole di Bova a quella stessa presentazione: “Stavo leggendo il copione quando ho visto passare le bare dei ragazzi morti a Nassiriya. Questo mi ha risvegliato, ho capito che ancora si muore per la guerra”.
Pace? Guerra? Secondo qualche commentatore il rispetto per i morti e per il dolore delle loro famiglie consiglia di lasciar da parte le polemiche. Ma è impossibile non farsi domande su che cosa si intenda per guerra e per pace, nel momento in cui si sta per decidere il rifinanziamento di un’altra missione - di pace? - in Afghanistan.