
Amy Adams ai Screen Actor’s Guild Awards 2011
Dopo Margot Kidder, Kate Bosworth, Teri Hatcher ed Erica Durance, tocca a una nuova attrice prestare il volto a una delle giornaliste più famose della storia del cinema e dei fumetti.
Il regista Zack Snyder (al cinema in questi giorni con Sucker Punch) ha annunciato ufficialmente chi interpreterà Lois Lane nel suo Superman: Amy Adams.
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Anne Hathaway sul red carpet degli Oscar
Vita dura per le star di Hollywood. Obbligate a vestirsi con abiti magnifici e indossare gioielli da sogno. Fortuna che per queste prestazioni sono pagate. Proprio così: il sito americano UsMagazine.com ha rivelato anche i compensi. Per presentarsi sul red carpet degli Oscar con orecchini e collana Tiffany, la presentatrice della serata Anne Hathaway avrebbe guadagnato 750 mila dollari.
E non è la sola. Gwyneth Paltrow avrebbe preso 500mila dollari da Louis Vuitton per indossare una spilla, un anello e gli orecchini della collezione “L’Ame du Voyage”. Gli agenti delle due attrici hanno smentito le cifre, ma non hanno negato i pagamenti.
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Amy Adams alla premiere di The Fighter a Hollywood
Il mondo di Hollywood è spietato con chi perde la forma fisica perfetta, ma per fortuna c’è chi ha deciso di non ammazzarsi di palestra e diete ferree per perdere peso. Amy Adams ha infatti dichiarato che non ha intenzione di buttare giù in fretta i chili che ha acquistato con la gravidanza.
Parole sagge per una ragazza di 36 anni, che a maggio è diventata mamma per la prima volta dando alla luce una bambina, chiamata con il nome esotico di Aviana Olea.
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Julia Roberts in una scena del film Mangia, prega, ama
Essere attrici non è più abbastanza. Forse è questo il motivo che spinge le donne di spettacolo a cimentarsi nella regia e nella produzione di film.
E’ il caso di Valeria Marini, che in occasione dell’imminente Festival Internazionale del Cinema di Roma sfilerà per la prima volta sul red carpet in veste di produttrice. Il titolo della pellicola è I want to be a soldier e sarà in concorso nella sezione Alice nella città.
La lista delle star che decidono di lavorare dietro le quinte, però, è ben più lunga.
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LA GALLERY DEL FILM
La critica e il pubblico americani lo stanno premiando (uscito negli States il 21 dicembre 2007, al 7 gennaio aveva incassato 52,630,000 dollari). Ma la sua presenza nelle sale fa meno piacere a certo establishment a stelle e strisce. La guerra di Charlie Wilson parla di verità fastidiose, tra storia diventata cinema e cinema che si confonde alla storia. E l’ala conservatrice legata all’età Reagan, soprattutto, non gradisce.
Tratto dall’omonimo libro bestseller del 2003 di George Crile, premiato giornalista che dedicò anni a scavare tra intrighi internazionali, il film (che arriva nelle sale italiane l’8 febbraio) racconta una delle più importanti operazioni segrete americane, condotta da Wilson, deputato di Houston amante della bella vita e delle buone cause, e da un agente della CIA esperto di dure battaglie. Nel dicembre del 1979, l’Unione Sovietica invase l’Afghanistan, un evento che la Cia attendeva. In piena Guerra Fredda. E, ritenendo alquanto “anemica” la reazione americana, Charlie Wilson, spinto dalla cara amica Joanne Herring, sua sostenitrice e talvolta amante, nonché console onorario del Pakistan, decise di rifornire i Mujahideen, gli afgani combattenti per la libertà, delle armi e del denaro necessari per sradicare gli aggressori russi dalla loro terra.
A un cast da Oscar spetta portare queste losche trame sul grande schermo. Tom Hanks (Forrest Gump, Philadelphia) è infatti il libertino e pasionario Wilson, Julia Roberts (Erin Brockovich, Closer) la bionda e ricchissima Herring (sulla scena ha indossato un paio di orecchini con diamanti di 10 carati del valore di 1,5 milioni di dollari e un anello di diamante da quasi 2 milioni di dollari). Per i due attori è la prima volta insieme sul set. Lo smaliziato agente della CIA Gust Avrakotos, che il deputato texano ebbe come alleato, è interpretato da Philip Seymour Hoffman (Capote, La famiglia Savage), candidato ai prossimi Academy Award come miglior attore non protagonista. Per la regia di un altro premio Oscar, Mike Nichols (Closer, Il laureato).
Qui una clip de La guerra di Charlie Wilson in esclusiva per Panorama.it, con la serata di beneficenza organizzata dalla Herring, in cui la milardiaria seduce Wilson per la prima volta e lo recluta per aiutarla nella sua causa a favore dei profughi afgani.

In quegli anni, nonostante Wilson fosse un democratico, era presidente degli Stati Uniti il repubblicano Ronald Reagan. E sono proprio i seguaci di Reagan, oggi, a essere critici verso la pellicola, ritenendo che promuova il “mito” di certa sinistra, quella che vede la CIA dietro all’11 settembre, nonché finanziatrice di Osama Bin Laden e al Qaeda. E il sito di news AlterNet accusa il lungometraggio di diverse inesattezze storico-politiche.
Di sicuro tra i detrattori non c’è invece il protagonista di tutto, il vero Charlie Wilson, che, come aveva già collaborato a lungo con Crile per il suo libro, non ha avuto problema a rivelare dettagli della sua vita anche per il film. Hanks, che è anche produttore di La guerra di Charlie Wilson, ha raccontato: “La cosa sconcertante è stata quando Wilson ha detto: “Non mi importa quel che direte di me. Probabilmente quel che direte sarà vero. L’unica cosa che voglio è che raccontiate la storia con la massima accuratezza e veridicità”. Non gli importava, quindi, di apparire in una vasca da bagno a Las Vegas, circondato da ballerine esotiche… perché l’ha fatto sul serio”.
Wilson, incoraggiato dalla Herring, si convinse definitivamente ad appoggiare la resistenza afgana in seguito a una visita agli ospedali sul confine tra Pakistan e Afghanistan, dopo aver visto profughi, specialmente bambini, con arti mozzati dalle mine che i sovietici lanciavano dagli elicotteri. “L’esercito dell’Unione Sovietica era il più temibile del mondo”, racconta Wilson. “Si pensava che fosse invincibile. Aveva terrorizzato il mondo per cinquant’anni, la grande indomita armata rossa. E questi uomini tribali a piedi nudi, e analfabeti, muniti di fucili 303 Enfield, cercavano di resistergli. Pensavo che fosse nostro compito renderli più sofisticati per riuscire a distruggere i carri armati sovietici e per difendersi contro gli elicotteri. Nessuno credeva che sarebbero riusciti a cacciarli, nessuno tranne me e Gust. Ma ce l’hanno fatta”.

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Se Biancaneve piovesse all’improvviso dal mondo delle favole alla realtà, tra autobus, strade affollate e palazzoni? E se fosse seguita dalla strega cattiva, il principe e tutti i nani al seguito? Ci sarebbe da ridere… Ebbene, qualcosa di simile accade nel nuovo film della Disney Come d’incanto (Enchanted), alla regia di Kevin Lima. I personaggi delle fiabe si ritrovano a Manhattan, età moderna. Favoloso! E c’è da ridere. In una pellicola in cui i cartoni animati si uniscono alle persone in carne ed ossa, tra cartoon e live action.
La principessa Giselle, interpreta nella “versione Manhattan” da Amy Adams (L’amore ha il suo prezzo), è strappata dal suo regno musicale e magico e buttata nel cuore intricato della città americana dalla perfida regina, una stupenda Susan Sarandon. In un mondo dove, con suo shock, non esiste il “per sempre felici e contenti”. E dove le dinamiche delle fiabe sembrano mutare… e inizia a innamorarsi di un avvocato divorzista (Patrick Dempsey, il bel dottore di Grey’s anatomy). E il principe azzurro (James Marsden) a cui era promessa sposa, che sulle sue tracce irrompe ugualmente a Manhattan? Il mondo delle favole può sopravvivere nel mondo reale?
Qui una clip in anteprima con spezzoni del film e la presentazione di regista e attori:
L’uscita della pellicola è prevista per il 7 dicembre. In aria di Natale.