
Franco Branciaroli
Da Franco Branciaroli a Marco Paolini, da Toni Servillo a Giulia Lazzarini, Piero Mazzarella, Antonella Ruggiero. E ancora: Davide Van De Sfroos, Teka P, Patrizia Laquidara, Taranta Power, Ferruccio Soleri, Stefano de Luca, Tonino Guerra, Franco Loi… Una carrellata di cantanti, attori, autori doc. Tutti riuniti a Milano, dal 5 al 9 marzo, per celebrare la cultura del dialetto in “Volgar’Eloquio“, evento interamente dedicato alla cultura del dialetto, per celebrare l’identità, le radici, la tradizione attraverso la musica, il teatro e la poesia.
“‘Volgar’Eloquio’ è un’idea che parte da lontano” spiega Massimo Zanello, assessore alle Culture, Identità e Autonomie della Lombardia, ideatore del progetto. “Abbiamo iniziato con il dare attuazione alla direttiva Unesco sui beni immateriali, che faceva particolarmente riferimento a lingue e idiomi delle varie regioni, attraverso una legge regionale, unica in Italia, rara in Europa. Abbiamo deciso di lavorare su questo tema, ora con questa rassegna sulle tradizioni letterarie”. E hanno voluto portare nei luoghi tipici milanesi il meglio dell’artisticità in tal senso, tra concerti, letture teatrali e di poesie, guardando alla Lombardia ma con citazioni di altre regioni. Ecco così, ad esempio, che l’attore partenopeo Toni Servillo, il 9 marzo alla Basilica di San Marco (alle 21), darà voce a Napoli, città dai mille volti, di disperazione e insieme di vitalità, attraverso le opere di Salvatore Di Giacomo ed Eduardo De Filippo. L’8 marzo, invece, al Teatro Del Verme (ore 21), Marco Paolini, originario di Belluno, proporrà una radiografia agrodolce del Veneto che cambia troppo in fretta attraverso le voci di Zanzotto, Calzavara, Noventa, Pascutto, Marin e Meneghello.
Per un po’ di “lombardicità”, invece, il milanese Franco Branciaroli il 7 marzo (Basilica di San Marco, ore 21) propone quattro secoli di poesia lombarda, da Carlo Maria Maggi a Carlo Porta, Delio Tessa, Franco Loi. “Teatralmente i dialetti hanno una forza che l’italiano non ha, hanno delle intonazioni fisse, mentre l’italiano no, è più una lingua della diplomazia”, dice l’attore e regista teatrale che ai primi di aprile presenterà, partendo da Messina L’Edipo Re. “Alcuni dialetti come il napoletano, ma anche il genovese con Govi, hanno avuto maggiore rappresentazione teatrale ma ciò non vuol dire che gli altri siano meno validi. Il milanese ad esempio è ‘fortissimo’, anche se non ha avuto una tradizione forte come la napoletana”.
Gli fa eco Antonella Ruggero, genovese d’origine, lombarda d’adozione: “Nel dialetto c’è la natura stessa delle persone nate nelle diverse terre, il modo variegato di vedere il mondo, la storia… Attraverso il dialetto si scoprono cose che neanche potevamo immaginare”. L’ex cantante dei Matia Bazar il 9 marzo (ore 14.30) si esibirà per le detenute dell’Istituto Casa Circondariale “San Vittore”, proponendo brani in dialetto lombardo e di altre parte d’Italia, come omaggio alle donne carcerate.
Tutti gli spettacoli e gli eventi di “Volgar’Eloquio” sono a ingresso libero, tranne il concerto di lunedì 9 marzo al Teatro Dal Verme, con Teka P, Patrizia Laquidara e Hotel Rif, Taranta Power, Davide Van De Sfroos (biglietto d’ingresso cinque euro).
Qui il programma completo di “Volgar’Eloquio”.
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La scoperta dell’America? L’ha fatta Marco Goldin. Così si potrà dire dopo il 24 novembre, giorno dell’apertura, al Museo di Santa Giulia a Brescia, della nuova vastissima retrospettiva sulla pittura americana dell’Ottocento, intitolata America! Storie di pittura dal Nuovo Mondo, ideata e organizzata, proprio dall’infaticabile navigatore fra i due mondi Marco Goldin.
Si sprecano gli appellativi per il manager creatore di eventi d’arte spesso anche ferocemente criticati, ma dall’incredibile successo di pubblico e di introiti: da quelli iniziali nel 2000 a Treviso con le prime grandi mostre sugli Impressionisti fino a quello dedicato a Turner e gli impressionisti dello scorso anno a Brescia. Insomma: piaccia o no agli addetti ai lavori, Goldin è una gallina dalle uova d’oro per gli asfittici resoconti delle mostre in Italia e con questa rassegna sull’America certamente saprà rivelare il mistero dell’uovo di Colombo.
“Tira aria veramente buona, direi buonissima per America!” ha affermato in questi giorni Godin perché si prevede che, per l’apertura della mostra, i biglietti prenotati sfioreranno la cifra record di 100 mila.
L’affluenza assume le fattezze di Moby Dick, la balena bianca di Herman Melville, e al Capitano Achab darà la voce Arnoldo Foà, grande vecchio del teatro, che reciterà a Brescia proprio l’epopea del mostro bianco, all’interno dell’intenso carnet di manifestazioni parallele alla mostra, quelle di AmericaPiù. Spettacoli teatrali, letture integrali di testi targati USA, musiche e concerti. Qualsiasi cosa kitsch uno pensi dell’America, qui è sicuro di trovarla, ma trasformata in “camp”, ossia quel cattivo gusto consapevolmente esibito che fa tanto moda. C’è persino la mitica diligenza che Buffalo Bill usava negli spettacoli del suo Wild West Show, facendo rivivere ad un comodo pubblico il brivido dell’assalto dei pellerossa: la carrozza è stata inviata appositamente per la mostra dall’Historical Center di Cody nel Wyoming.
Un assaggio del piatto forte si è già avuto a Brescia per il Columbus Day fra il 12 e il 14 ottobre. A Palazzo della Loggia per tre giorni in anteprima si sono potuti vedere otto quadri che poi saranno in mostra. Alla sera Dan Peterson, proprio l’ex coach del Basket italiano, nella sua veste di connoisseur e studioso dell’arte americana, ha discusso con Goldin delle correnti pittoriche Usa. Non è mancato uno spettacolo di Lanterne Magiche, il concerto e infine la voce di Antonella Ruggero che intonava La canzone del vento, su parole dello stesso Goldin, motivo che dovrebbe diventare il refrain di tutta la mostra. Nel frattempo in varie città del centro e nord Italia Goldin tiene presentazioni, per pubblicizzare la mostra che hanno i toni, la scansione dello spettacolo teatrale.
Da novembre sarà la voce di Mike Bongiorno quella che sentiremo negli spot pubblicitari radiofonici, e una vera e propria agenda di apputamenti prevede la presenza di Antonio Caprarica, che curerà Il grande giornalismo, Vincenzo Mollica La musica, Maria Latella Le donne e l’America, Flavio Faoro L’esplorazione, Nino Dolfo e Magda Pallavicini Il cinema, Luca Corsolini Lo sport, Sergio Bonelli Il fumetto, Armando Besio La letteratura. Ma non ci si ferma qui: Fabio Volo darà voce al Mark Twain di Vita sul Mississippi, Ambra Angiolini e Francesco Renga saranno Edith Wharton e Henry James; Paola Gassman e Ugo Pagliai leggeranno poesie di Walt Whitman e Emily Dickinson. Non mancheranno gli interventi di Furio Colombo, Gianni Riotta, Vittorio Zucconi, Al Ferguson sul giornalismo americano. I grandi vulcani andini, splendidamente raffigurati dal pittore Fredrick Church, verranno raccontati da Reinhold Messner che quelle vette ha scalato. Insomma: la mostra-evento America! s’annuncia un misto tra il ballo Excelsior, un’opera totale sognata da Wagner e il delirio borgesiano d’un “congresso del mondo” che vuole rappresentare la totalità. Il seguito alla prossima puntata della “Goldin story”, dopo l’apertura della mostra.
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