“Sei bella, sei famosa e ti sbavano dietro… cosa puoi volere di più dalla vita?” (Paris Hilton). Questa frase riportata a pagina 27 del bel libro di Loredana Lipperini (qui il suo blog), Ancora dalla parte delle bambine, edito da Feltrinelli, è assai simbolica di come le giovani e giovanissime vedano se stesse e il mondo, e della posizione in cui hanno deciso di collocarsi rispetto ad esso. Il libro racconta “quello che le bambine guardano, comprano, leggono, vengono indotte a sognare” e mira a dimostrare “quanto sia illusoria la minaccia tecnologica agitata dai numerosissimi difensori dell’infanzia”. Ne abbiamo parlato con l’autrice.
Internet non ha colpe se i modelli delle ragazzine sono così poco edificanti rispetto all’era del femminismo?
È doverosa una premessa: non si possono fare generalizzazioni. Solitamente si tende a prendere un aspetto di internet e a dare priorità solo a quello, e questo spiega tutte le cicliche polemiche su YouTube. La verità è che su Internet si trova quello che si cerca.
Però è vero che sulla Rete trovano spazio e vengono amplificati certi atteggiamenti
Internet altro non è che il luogo dove si riversano atteggiamenti e umori che esistono anche fuori. Il bullismo non nasce perché c’è Internet, ma perché ci sono genitori che dicono ai figli “se prendi un cazzotto danne due”. Le anoressiche non nascono nei siti pro-ana. L’atteggiamento sessista, bullo o anoressico nascono fuori, Internet è il modo per renderli visibili. Se vado in cerca come osservatore di qualcosa che può turbare senza dubbio la trovo. Ma se lo cerco trovo anche un sito sulla coltivazione dei peperoni.
Qual è il problema allora?
La carta è molto più pericolosa della Rete. La veicolazione dei modelli di genere fatta attraverso libri scolastici che ripropongono vecchi stereotipi in cui la mamma sta a casa a lavare i pavimenti e a mettersi il rossetto e il papà va a lavorare è il primo passo. Poi si prosegue con il giornaletto delle Winx che dice alle bambine dai 5 anni in su “fatevi belle e truccatevi”. Nessuno si preoccupa perché si tratta di un mezzo in qualche modo autorevole, di cui gli adulti si fidano. Vanno tutti a controllare YouTube, ma a nessuno viene in mente di sfogliare Top girl e vedere che modelli propone.
Nel suo libro c’è invece la testimonianza di un’esperienza molto positiva di creatività in Rete
Sì, è il fenomeno della Fanfiction, che riunisce milioni di appassionati di qualunque cosa, dal telefilm al videogioco. I fan, che nella maggioranza dei casi sono ragazze, creano contenuti originali basandosi su personaggi amati e rispettandone le caratteristiche inventano sviluppi alternativi delle trame o immaginano i prima e i dopo. È una sorta di laboratorio di scrittura permanente e comunitario che ha dato vita a anche a generi originali come lo Yaoi: racconti scritti da ragazze per ragazze che parlano di amore fra uomini. All’interno di queste coppie reinventate partendo da personaggi di film, telefilm o libri, vige l’assoluta parità e non esiste nessuna forma di subordinazione o di netta suddivisione di ruoli: è infondo una nuova forma di femminismo.
Torniamo a Paris Hilton, divenuta famosa grazie a un video hard messo su Internet: cosa fa di lei un mito anche tra le ragazzine italiane?
La Rete accoglie e amplifica. Lei è arrivata al momento giusto con un motto che rispecchiava perfettamente i tempi: my body is my business. Dalla tv, che ci a abituato negli ultimi 15 anni alla costante presenza di donne spogliate e mute, dalla pubblicità, dai libri tratti da blog semiporno, insomma da ogni parte arrivava il messaggio che il successo della donna doveva essere legato all’uso del corpo. Adesso cominciano ad esserci segni di saturazione. Li vedo nella proposta della Bonino di boicottare i prodotti che fanno pubblicità offensive usando il corpo femminile e nel fatto che sia stata accolta con serietà.
Infine ancora i nuovi media. Nel suo libro lei riporta molti dati sul l’uso differente che fanno delle tecnologie i ragazzi e le ragazze: mentre i primi usano il computer e Internet con maggior padronanza e quindi in modo più attivo e creativo, le ragazze sono per la maggior parte fruitrici passive. Una differenza che è destinata ad aumentare e a pesare?
Nel 2000 ci fu il fenomeno dei Pokemon, un cartone assolutamente unisex, così come le carte dei Pokemon che impazzarono per un bel po’ e che stimolavano il gioco strategico. Poco dopo cominciarono a uscire delle imitazioni “da femmina” tutte colori e lustrini, Barbie e Bratz, e zero strategia. Per i maschi si sono continuate a produrre carte per giochi strategici come Magic, per le femmine sempre e solo collezioni di belle figurine. Bisogna ripensare al modo in cui i bambini giocano e smetterla di differenziare cartoni e giocattoli per sesso. Se continueremo a promuovere l’intelligenza emotiva nelle femmine e quella astratta nei maschi loro saranno poi per forza più attrezzati nel mondo della tecnologia.
Ascolta i podcast di Loredana Lipperini su Ancora dalla parte delle bambine
- Martedì 4 Dicembre 2007










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