
Anna Oxa - Credits: Mida
Anna Oxa, il prossimo aprile, compirà 50 anni. Ne sono dovuti passare ben 4 di silenzio per tornare sulle scene con “Proxima“, nei negozi dal 28 settembre 2010. Un’attesa necessaria e un ritorno in grande stile.
La riemersione ufficiale nell’immaginario del grande pubblico si lega alla famosa puntata di Amici di Maria De Filippi dello scorso 15 marzo, nella quale ha fatto ingresso nell’arena del talent show di Canale 5 per duettare con la finalista (e poi vincitrice) Emma Marrone.
E i talent non li snobberà nemmeno questa sera, quando sarà ospite di Francesco Facchinetti nella quarta puntata di X Factor su Raidue.
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Anna Oxa - Credits: Mida
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Anna Oxa per “Proxima” - Credits: MNItalia
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Anna Oxa per “Proxima” - Credits: MNItalia
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Anna Oxa per “Proxima” - Credits: MNItalia
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Anna Oxa per “Proxima” - Credits: MNItalia
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Carmen Consoli in concerto - Credits: Kika Press
È arrivato, inesorabile, anche questo: per il Primo Maggio 2010, a Roma, mancano soltanto pochi giorni.
Una ventunesima edizione del tradizionale concerto che sarà, come sempre, totalmente all’insegna della musica e dell’attualità sociale.
A condurre l’evento, per la prima volta nella storia della manifestazione, una sola donna: Sabrina Impacciatore, attrice comica che deve il suo esordio al programma comico “Macao” recentemente vista del film di Gabriele Muccino “Baciami ancora“.
Una scelta di campo: l’evento - trasmesso come ogni anno live da Raitre dalle 15.15 fino alle 23 .30 da Piazza San Giovanni - avrebbe dovuto avere infatti un’identità femminile molto forte, anche grazie alla partecipazione uffucializzata di Carmen Consoli e Irene Grandi. Avrebbe dovuto.
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Baustelle - Credits: Gianluca Moro
Baustelle, “I mistici dell’occidente“, hanno fatto breccia nel palinsesto televisivo della classifica discografica.
E con ottimi risultati: nella prima settimana di vendita, al quinto posto della classifica Fimi.
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LA GALLERY DEI FILM DELLA SETTIMANA
A cinque anni dal suo ultimo lavoro (La vita che vorrei), Giuseppe Piccioni torna con Giulia non esce la sera (nelle sale dal 27 febbraio) e con il suo poetico sguardo sul disagio esistenziale. Questa volta una piscina è la “penombra esistenziale”, così la chiama il regista, dove si incontrano due diverse solitudini, quella di Valeria Golino e Valerio Mastandrea.
La Golino, con gli occhi che sono due pozzi azzurri smarriti e stranieri, è Giulia, un’insegnante di nuoto che riesce ad avere una vita normale solo nella panacea sorda di bordo vasca: “Solo nell’acqua sto bene” dice con una malinconia inafferrabile che cela un dramma. Mastandrea invece è Guido, uno scrittore che sta vivendo il suo momento di gloria, entrato nella cinquina dei finalisti di un prestigioso premio letterario, eppure profondamente insoddisfatto. Sposato con Benedetta, l’eterea Sonia Bergamasco, vive mollemente, insofferente ma immobile, senza riuscire a prendere mai una posizione. L’incontro con Giulia e con il suo dolore potrebbe essere una svolta per scuoterlo da un fiacco torpore senza coraggio.
Al di là del fatto che sia o non sia un bel film, “con Giulia non esce la sera mi sento riconciliato con questo mestiere” afferma Piccioni. “Racconto storie che sono storie d’amore ma dicono anche qualcos’altro”. “La pellicola narra di due differenti solitudini molto diverse tra loro ma simili” rilancia Mastandrea, “e lì deve subentrare il coraggio dell’amore. L’amore è una delle più grandi risorse in una vita, ma anche quella che fa più paura”.
Con il tocco elegiaco che contraddistingue il cinema di Piccioni e pennellate di surrealismo, Giulia non esce la sera è un discreto incompiuto cinematografico, con appannato amalgama tra colori. Valore aggiunto è la colonna sonora, che alterna pezzi storici francesi come J’entends siffler le train e Tu me fais tourner la tête, a musiche dei Baustelle: bella la canzone di chiusura, Piangi Roma, con un duetto di Francesco Bianconi e Valeria Golino.
Ecco il trailer da YouTube

Se ci fosse un Premio Oscar della musica italiana sarebbero già candidati con tante nomination e soprattutto sarebbero candidati alla vittoria per il miglior album del 2008. E forse farebbero la “fine” (lieta) dei fratelli Coen. Sono i Baustelle, che con il nuovo album Amen si sono confermati tra le band italiane di successo e di qualità, due caratteristiche difficilmente conciliabili.
Il quarto disco della band toscana (di Montepulciano) con base a Milano è uno di quei lavori che posso conquistare non solo per la trama e per gli attori protagonisti, ma in particolare per la sceneggiatura, per la fotografia e per il montaggio. Così racconta la nuova avventura il cantante e chitarrista Francesco Bianconi: “Ho scritto i testi delle canzoni di Amen senza pensare a un filo conduttore. Ho scritto quello che sentivo, quello che provavo. A rileggerli adesso, mi pare che averli racchiusi tutti in una scatola col titolo Amen sia stato giusto. C’è infatti un’idea di Dio, di Sacro, quasi in ogni canzone. Anche se non è nominato direttamente, Dio si manifesta in absentia: sia in positivo, sia in negativo”. Il disco, che diventa quasi un concept (ascoltalo su My Space), ha anche un risvolto più terreno: “Le parole di questa canzoni descrivono una società occidentale allo sbando, in cui l’idea di Dio e il concetto di Sacro sono andati a farsi sfottere”, dice Francesco Bianconi. Amen, però, è anche altro, è la volontà di raccontare un mondo (quello giovanile) che vive con fortissime contraddizioni la propria esistenza: “Nelle canzoni di questo disco, c’è la constatazione di una realtà storica orrenda, e di un vivere che è negativo a livello ontologico, ma nonostante ciò c’è anche una tensione verso l’alto, la ricerca di un altro Mondo Possibile, un guardare il cielo e le stelle “spiega ancora Bianconi “E alla fine dei conti ne sono felice, qualsiasi cosa voglia dire”. Questo il cuore dell’album. Prendere poi in mano il cd (fisicamente si intende) e aprirlo ti fa ripiombare nell’atmosfera degli “spaghetti western”. Sensazione resa ancora più forte dalla presenza (all’interno del cd) di Alessandro Alessandroni (il magico fischio dei film di Sergio Leone). Proprio da Premio Oscar insomma. Ora i titoli di coda e gli applausi finali.
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