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Modello Mantova: il Festival della letteratura torna all’antico

Il Festival d di Mantova  apre il 5 e termina il 9 settembre
Di Stefania Berbenni

Devono aver intuito che il pericolo era dietro l’angolo gli otto fondatori del Festivaletteratura. E devono aver avuto paura, paura di non farcela a rimanere impermeabili alle pressioni delle case editrici e alla tentazione di dilatare quella cinque giorni di libri, parole, caffè, incontri. Gli stava per scoppiare in mano. L’avevano pensata per risvegliare la loro città: solo volontariato, nessun padrino politico né editoriale, temi selezionati, autori di qualità, voglia di scorrazzare per le molte culture (del mondo e dei linguaggi), vietati i protagonismi da bestsellerista. Questa era l’anima di Mantova, alle origini. E questa torna a essere nell’edizione numero 11 (5-9 settembre): meno incontri, più semplicità, meno clamori e più idee. Un messaggio forse rivolto anche ai tanti festival sorti su quel modello, mai riusciti appieno perché carenti di un ingrediente (ce ne è sempre uno segreto, in ogni ricetta da gran gourmet): il pubblico.
Quello mantovano è un pubblico speciale, lo dicono gli autori che per Panorama hanno scritto le loro impressioni; lo ha detto l’attenzione che ha accompagnato ogni incontro in passato, quasi una ola silenziosa all’indirizzo dei relatori. E allora la domanda: perché, proprio lì, quel pubblico? Gli otto del comitato organizzatore dicono che Festivaletteratura è un «luogo in cui si fa comunità», ma c’è anche il passo «pulito» della rassegna, la dimensione di mondo a parte, popolato solo da umani che amano frequentare la pagina scritta.
Quest’anno nel programma ci sono momenti unici. David Grossman farà una passeggiata nel bosco con i suoi lettori e intanto parlerà di libri scritti e da scrivere. Michael Connelly, Robert Crais, Dennis Lehane, Georges Pelecanos, giallisti da brivido sicuro, si confronteranno nell’incontro “Quattro penne rosso sangue”. Boris Spassky, re degli scacchi, sfiderà gli autori ospiti in “Uno contro venti”, una simultanea con scrittori-giocatori. L’Accademia della Crusca farà la crocerossina della lingua italiana, malmenata dalla teleignoranza collettiva, con un’ora di lezione in «Pronto soccorso». Si andranno a rivedere stralci dimenticati di romanzi in «Pagine nascoste»: Hemingway, Verne, Beckett, Ellroy…
Fra romanzieri e giornalisti, la lista dei relatori è polposa, molti gli stranieri come Vikram Chandra, Chuck Palaniuk, John Banville, Tariq Ramadan, Kiran Desai, Jonathan Coe, Moshin Hamid, i premi Nobel Wole Soyinka e Orhan Pamuk; e gli italiani Andrea Vitali, Giuseppe Pederiali, Maria Nodotti… È previsto anche un omaggio a don Lorenzo Milani nel cinquantenario della scomparsa e un altro a Primo Levi nel ventennale. Si rifletterà sul vivere in altri luoghi, dal Sud Africa alla Germania post-unione. Si parlerà di cinema e se ne vedrà non poco, con una serie di anteprime (altra novità della rassegna). E a teatro ci sarà Giorgio Albertazzi con Memorie di Adriano; Erri De Luca, Gianmaria Testa e Michele Tirabassi con Chisciotte e gli invincibili, testo inedito di De Luca. Un faccia a faccia (imperdibile) tra Franca Valeri e Alberto Arbasino. Incontri giornalieri su temi planetari come surriscaldamento, energia solare.
Agli autori ospiti è stata chiesta maggiore disponibilità, di tempo e di situazione, perché quella paura di cui si diceva all’inizio ha ricordato che Mantova può piacere solo a chi trova nella parola e nella lettura una panacea del vivere.

LEGGI LE TESTIMONIANZE, raccolte da Stefania Berbenni, di Michael Connelly, Cristiano Cavina, Stefano Bartezzaghi, Tullio Avoledo, Erri De Luca, Andrea Valente, Massimo Cirri, Marco Belpoliti, Bjorn Larsson, Alessandro Zaccuri, Giuseppe Pederiali, Simonetta Agnello Hornby, Beppe Severgnini

Festival della Letteratura 2007: il programma

Interviste, recensioni, segnalazioni sul canale LIBRI di Panorama.it

Beppe Severgnini

Il Festivaletteratura di Mantova ha ormai le sue tradizioni. Tra queste c’è la Domanda Classica: quale il segreto di tanto successo? Perché Mantova non è una provincia della “Repubblica Seminuda”, questa nuova Italia ipereccitata, che ammicca e ride con l’ombelico scoperto, d’estate per strada e d’inverno in tv? Forse perché il Festivaletteratura non vuole essere eccitante, sorprendente, speciale: e, per questo, lo diventa. Quello che colpisce di Mantova è la normalità. E diciamolo: i libri non sono ancora, in Italia, una cosa del tutto normale. C’è chi ne legge uno ogni sei mesi, e ne parla per un anno. Chi non ne legge proprio, e se ne vanta. Chi vorrebbe leggerne di più, ma non si fida delle recensioni (come dargli torto).
Certo: il Festivaletteratura è soprattutto un ritrovo di appassionati, gente che giudica uno scrittore interessante almeno quanto una velina o un’ala destra. Ma l’aria che si respira contagia tutti. Chi legge e chi scrive. La trasformazione psicologica degli autori varrebbe un servizio, anzi un documentario. Celebri orsi letterari ritirano le unghie e rischiano un sorriso. Noti misantropi si divertono e offrono il caffè a chi li saluta per strada.
Giovani promesse un po’ altezzose prendono la bicicletta e girano dalle 10 del mattino a mezzanotte: tengono il loro incontro, assistono ad altri quattro, poi vanno a sedersi nei caffè di piazza Sordello, finalmente umani come i personaggi che raccontano.

Beppe Severgnini al Festival di Mantova: quando e dove

LEGGI le testimonianze di Michael Connelly, Cristiano Cavina, Stefano Bartezzaghi, Tullio Avoledo, Erri De Luca, Andrea Valente, Massimo Cirri, Marco Belpoliti, Bjorn Larsson, Alessandro Zaccuri, Giuseppe Pederiali, Simonetta Agnello Hornby

Cinema, di SImona Santoni
Musica, di Gianni Poglio
Televisione, di Marida Caterini
Sport? Quale sport? di Emanuele Rossi
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