
Isabella Ragonese al Lido (Foto ANSA/CLAUDIO ONORATI)

Ventinove anni e dal 2006 a oggi, da Nuovomondo di Crialese a La nostra vita di Luchetti, un’esplosione di interpretazioni e successi cinematografici che ne hanno fatto una delle attrici più solide e sincere del panorama italiano.
Tanto che Isabella Ragonese si è meritata il ruolo di madrina della 67esima Mostra del cinema di Venezia e rappresentante del cinema nostrano. E in elegante gonna, camicetta e cravatta black & white, la siciliana fattasi notare con Tutta la vita davanti ieri, come da prassi, si è concessa agli scatti dei fotografi sulla spiaggia del Lido. FOTO

Attenberg di Athina Rachel Tsangari
Dall’1 all’11 settembre al Lido torna la Mostra internazionale del cinema di Venezia, che quest’anno tocca quota 67 e rivolge un’attenzione particolare ai giovani. Bassa, infatti, l’età media dei registi in concorso, dalla 39enne Sofia Coppola al 34enne Saverio Costanzo, dal 37enne Antony Cordier al 45enne Tom Tykwer. FOTO

Vittorio Sgarbi - Credits: Maggiolini©kikapress.com
di Marco Di Capua
«Sarò il primo curatore antimafia perché, avendo mille interessi, non ho alcun interesse. Per questo sono disponibile anche a lasciare la carica di sindaco di Salemi, dove l’antimafia è peggio della mafia. La mafia dell’arte contemporanea, poi, è quella che suppone che qualcosa sia obbligatorio, e le biennali appaiono una più brutta dell’altra perché sono tutte arbitrarie. La mia si avvarrà della collaborazione dei protagonisti della cultura italiana, di veri padri della patria, e sarà diversa».
L’intervista che il neodirettore del Padiglione Italia della Biennale di arti visive del 2011 a Venezia, Vittorio Sgarbi, rilascia a Panorama non è nemmeno cominciata e già senti il fischio delle pallottole. Continua

di Raffaele Panizza
Alcune, come Biennale di Venezia (dal 10 giugno al 21 novembre), da anni sono diventate un appuntamento fisso quasi istituzionale. Altre, come la Biennale del Mediterraneo di Alessandria d’Egitto (dal 25 novembre al 4 dicembre), si affermano sempre di più, edizione dopo edizione. Ma indagando un po’ più a fondo si scopre che il mondo è pieno di città che non perdono occasione di organizzarsi la loro «biennale inusuale». Ecco qualche ruspante appuntamento dei prossimi mesi, corredato da una guida situazionista al tempo libero.
Praguebiennale 3 (Praga, fino al 16/9) Karlin hall.
Andarci perché: è il posto giusto per godere del fermento artistico dell’Europa dell’Est. Tra gli artisti più quotati: David Cerny (installazioni), Kristof Kintera (video, installazioni, scultura) e Jiri David (pittura, video, foto).
Già che ci siamo: cenare al Kampa park con vista sul ponte Carlo. Rilassarsi alla terme di Podûbrady. Acquistare sculture presso la galleria Jiri Svesta.
Internationale architectuur biënnale (Rotterdam, fino al 2 settembre). Varie location.
Andarci perché: tre mesi di eventi, installazioni (foto a destra) e mostre nell’ambito di Rotterdam city of architecture 2007. L’unica città europea in cui si cammina col naso all’insù.
Già che ci siamo: dormire nelle suite create in cima alla torre dell’Euromast. Prendere un watertaxi di notte e sfrecciare tra i milioni di fiammelle accese delle raffinerie del porto. Trascorrere un sabato sera alla discoteca Now and Wow.
Teheran international poster biennial (Teheran, Iran, dal 17/6 al 22/7). Varie location.
Andarci perché: già riconosciuta patria del fumetto mediorientale, Teheran cerca un posto al sole nel mondo dell’affiche.
Già che ci siamo: comprare software a prezzi stracciati al computer bazar di corso Jomhuriyeh Eslami. Acquistare a 4,50 euro al grammo il caviale del Mar Caspio. Guardare i giovani di Vanak street sfidare i divieti con tagli di capelli «sparati». Un look chiamato rooster (gallo): le autorità hanno vietato ai barbieri di praticarlo.
Tres bienn (Istanbul, Atene e Lione).
Andarci perché: un’unica organizzazione coordina e produce tre biennali europee: International Istanbul biennial (Istanbul, dall’8/9 al 4/11), Athens biennial (Atene, dal 10/9 al 18/11) e Biennale de Lyon (Lione, dal 17/9 al 6/1 2008).
Un viaggio alla scoperta di nuove forme espressive: all’insegna del dialogo interculturale quella di Istanbul, della distruzione del passato Atene, e dell’archeologia del presente Lione.
Già che ci siamo: partecipare il 16/11 alla Marathon du Beaujolais nouveau, corsa tra le vigne intorno a Lione. Ad Atene, cenare da Get fresh, nuovo ristorante e terrazza con vista sull’Acropoli. Per dormire a Istanbul, l’hotel disegnato dall’architetto turco Sinan Kafadar: The sofa.
Kobe biennale (Kobe, Giappone, dal 6/10 al 25/11).
Andarci perché: l’evento avrà il suo cuore al porto, tra moli e argani, con gli artisti invitati a concepire le opere all’interno dei container per il trasporto delle merci.
Già che ci siamo: assaggiare un sashimi di Kobe-niku, la prelibata carne di manzo locale. Immergersi nelle fonti termali di Arima Onsen. Fare shopping per integrarsi nel famoso «Kobe-style» portato avanti da brand come Clathas, Ingni,Vicky.

È un po’ come andare a un festival rock e vedere un terzo dei nomi in cartellone del tipo: Rolling Stones, The Who, Crosby & Nash, ma anche Beatles ed Elvis. Alla 52sima Biennale d’arte, che apre il 10 giugno a Venezia, quest’anno ci sono artisti di tutto rispetto. Solo che il 30 per cento di loro ha superato i sessant’anni da un pezzo (come l’autore dell’opera nell’immagine, Leon Ferrari, classe 1920). E qualcuno (5) è anche già morto. Un paradosso, per una rassegna che nel titolo dichiara di puntare tutto sull’attualità (Pensa con i sensi, senti con la mente - L’arte del presente).
Le polemiche non potevano mancare. E anzi, fioriscono ogni giorno con i più svariati pretesti: troppo dispersiva, con i 34 eventi collaterali in giro per la città. Troppe (decine) le esposizioni concomitanti, che con la Biennale non hanno alcun legame. Troppo caro (15 euro) il prezzo del biglietto, considerando l’impossibilità di vedere tutto ciò che è in rassegna. E poi le schermaglie tra addetti ai lavori, fino alle accuse di clientelismo a curatori e cocuratori che portano alla ribalta propri pupilli, parenti, mogli, cugini.
Una Biennale senza polemiche, in verità, negli ultimi anni non si è vista. Ma a far paura all’Arsenale non sono le critiche da corridoio. C’è un fenomeno più ampio, che sta facendo concorrenza a tutte le biennali d’arte, non soltanto a quella di Robert Storr. Si tratta delle fiere d’arte, che crescono in modo esponenziale sia per numero sia per qualità. Lo fa notare a Panorama.it Raffaele Gavarro, critico d’arte e curatore di Venice VideoArt Fair, la mostra-mercato che apre oggi sull’isola di San Servolo. “La Biennale dovrebbe avere un taglio sperimentale” osserva Gavarro “mentre nelle ultime edizioni abbiamo visto soprattutto artisti già noti, baciati da critica e mercato, ma che non propongono novità. Le biennali stanno diventando sempre più simili a musei” continua Gavarro “mentre nelle fiere si osa di più, con opere dalla fama a volte consolidata ma con molte innovazioni. E grazie ai curatori questi eventi sono ormai diventati un via di mezzo tra mostra e mercato, parlando così sia a un pubblico di collezionisti sia a quello di semplici appassionati”.
Anche Gillo Dorfles punta gli occhi sulle fiere. Ma lui, che la storia dell’arte l’ha fatta e di biennali ne ha viste tante, tiene a precisare che ogni caso va distinto. “Quella di quest’anno” dice a Panorama.it “non l’ho ancora visitata, e non posso giudicarla. Ma in generale” osserva “la Biennale è quasi sempre un carrozzone pieno di brutte cose che però convivono al fianco di ottime. Louise Bourgeois, ad esempio, che è tra gli artisti scelti da Storr, avrà anche 96 anni, ma crea ancora opere assolutamente innovative. E d’altra parte, di giovani talenti io ne vedo pochissimi in giro”. Per Dorfles è un errore sparare a zero, dunque. Ma parlando di fiere osserva la crescita di quelle di Bologna, Torino e Milano, fino a Basilea, che definisce: “L’unico appuntamento davvero irrinunciabile”. “Una fiera” ammette “che vale ormai senz’altro più di Venezia e di qualsiasi altra biennale”.
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Tutti i colori della Biennale

Il titolo sembra uscito da un rap di Jovanotti: Pensa con i sensi / Senti con la mente / L’arte del presente. E il concetto di “arte del presente” è piuttosto singolare, visto che un terzo dei nomi in rassegna supera i sessant’anni di età, e altri 5 sono già morti.
La prima prestroncatura della 52sima Biennale di Venezia (che apre il 10 giugno) arriva da Paolo Vagheggi su Repubblica. Che fra gli invitati nota Louise Bourgeois (96 anni), Leòn Ferrari (87), Ellsworth Lelly (84), Sol Lewitt (79), Nancy Spero (81). E poi Felix Gonzles-Torres, ottimo arista, come tutti quelli fin qui citati, ma deceduto nel 1996. Le sue opere saranno in mostra assieme a quelle di altri quattro trapassati eccellenti: Martin Kippenberger, Jason Rhoades, Fred Sandback, Philippe Thomas.
L’evento avrebbe il compito di fotografare la contemporaneità dell’arte internazionale. Ma forse Robert Storr, direttore della Biennale, aveva in mente un modello meno rischioso e dal successo già consolidato: Sanremo.