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La classifica dei blog secondo (i lettori di) Panorama.it

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  • Tags: Blog, classifica, classifiche
  • 11 commenti

[i](Credits: Corbis)[/i]

Nelle ultime settimane diverse testate internazionali (prima The Guardian, poi Time) hanno pubblicato una selezione dei blog più influenti al mondo, chiedendo poi ai lettori di votare quelli che trovavano più interessanti. Al di là dell’aspetto puramente competitivo, queste classifiche rappresentano anche un modo per dare visibilità a fonti che ormai fanno parte della “dieta mediatica” di migliaia di utenti. E che si sono sapute distinguere nella babele degli oltre 100 milioni di blog esistenti al mondo (fonte Technorati).

Panorama.it prova a rilanciare lo stesso gioco anche con la blogosfera italiana. Siamo consapevoli che il paragone con quella inglese o Usa - ben più matura, se non altro per questioni di diffusione - non regge. Se si esclude beppegrillo.it, da noi mancano del tutto le esperienze di blog “influenti” (come gli americani The Huffington Post o Daily Kos), in grado di fare dibattito al pari delle grandi testate mainstream.
Più che il modello professionale o editoriale, pure intrapreso da alcune piattaforme di nanopublishing come Blogo o Blogosfere, in Italia continua ad andare per la maggiore la formula del “diario personale”, con diverse micro-comunità spalmate su tanti piccoli blog o network (come quello gigante di Splinder).
Ad ogni modo, il panorama è quanto mai vario. E, al di là delle blog-star (gli autori che occupano i primi posti nella varie classifiche a disposizione online), non mancano le esperienze più di nicchia che meritano comunque attenzione.
Di seguito trovate una serie di blog italiani che, per i motivi più vari (originalità, qualità dei contenuti, taglio tematico, community animata, capacità di fare dibattito), ci sembrano interessanti. Lo diciamo subito, a scanso di equivoci e di inutili polemiche (come quelle che hanno portato alla chiusura di BlogBabel, che però, vi anticipiamo, riaprirà presto): è solo un gioco con i nostri lettori; la selezione rispecchia un punto di vista parziale e, per forza di cose, soggettivo. Lo spazio dei commenti è comunque aperto per ulteriori segnalazioni.

Beppegrillo.it - Non ha certo bisogno di presentazioni: è uno dei blog più letti al mondo e, nel bene come nel male, una delle esperienze di partecipazione politica online più riuscite. In grado di attirare interesse anche fuori dei confini italici

Manteblog - Massimo Mantellini è uno dei decani della blogosfera nostrana. Molto attento agli sviluppi della rete, di cui ne racconta le evoluzioni in maniera lucida e, quando serve, anche critica. Non mancano i commenti arguti su politica, attualità e malcostumi vari, oltre a un po’ di sano “cazzeggio”.

Wittgenstein - Ne è autore Luca Sofri, giornalista e conduttore radiofonico. Blog seguitissimo, con diverse segnalazioni al giorno, sempre puntuali e ficcanti: soprattutto l’attualità politica, ma anche divagazioni nella musica, la cultura e la società.

Macchianera - Uno dei primi esempi di blog multiautore italiani. È stato fondato da Gianluca Neri, animatore di Clarence e redattore di Cuore, rivista di cui conserva lo spirito “istrionico” e irriverente. Fa parte del network BlogNation.

SpinDoc - Segnalazioni e approfondimenti sull’uso della rete nelle campagne elettorali italiane ed estere. Per spin doctor in erba, ma anche per chi vuole capire meglio come sta cambiando la politica sotto l’influsso della Galassia Internet.

Lipperatura - Libri, dibattiti culturali e polemiche letterarie. Il blog di Loredana Lipperini spesso vale più della lettura delle pagine culturali di molti quotidiani. Anche perché negli anni è riuscito ad aggregare una community davvero attiva e appassionata. Ospita spesso interventi di scrittori (anche tra i commenti).

La Z di Zoro - Si definisce un “saltuario d’informazione e opinionistica estremamente personale”. Divagazioni satiriche sull’attualità, soprattutto spettacoli e politica. I video dissacranti sul Grande Fratello o le ultime elezioni politiche sono ormai cult nella blogosfera italiana.

Grazia - Formula originale di presenza online per uno dei femminili storici italiani: blog multi-autore, con diverse/i blogger che si alternano al timone. Contenuti e toni spesso informali e leggeri.

Il cavoletto di Bruxelles - Tra i tanti blog culinari, è sicuramente uno dei più interessanti. Anche perché ha scelto un taglio decisamente personale. “Le ricette che trovate qui sono la mia cucina di casa, i miei luoghi e sapori del cuore, criticabili e parziali e con tutti i limiti e i difetti di una cosa che è chiaramente più un diario personale che una testata giornalistica” spiega l’autrice, una belga trapiantata a Roma.

Blogo - Primo network di nanopublishing italiano, con oltre 120 blogger che scrivono su circa 40 blog. Ce n’è davvero per tutti i gusti (e le nicchie): dai motori al gossip, dalla finanza alla tv e il design. In media tutti ben fatti e curati da autori appassionati e competenti.

Blogosfere - Altro network di nanopublishing da poco acquisito dal gruppo Sole24Ore. Taglio forse meno editoriale di Blogo, ma comunque sempre ricco di segnalazioni, su qualsiasi argomento, dalla vita di coppia all’attualità politica ed economica.

VideoMarta - Per chi non capisce un’acca di tecnologia, ma proprio non vuole arrendersi. Marta è una diciottenne sveglia e simpatica. Con i suoi video spiega in maniera accessibile a tutti il mondo hi-tech: da come montare un video a come effettuare una chiamata per Skype.

Pulsatilla - “Lasciatevi trascinare dalla sua strepitosa ironia e ridete con lei di tutti i miti della meglio gioventù: dalla consultazione dei I-Ching alle ‘diete da fame’, dal rimorchio su Internet alla fenomenologia del viril sesso” (Dalla quarta di copertina del suo libro best-seller).

Barbablog - Seguitissimo blog personale di Daria Bignardi. Che mostra di avere un gran talento anche nelle vesti della blogger.

Interblog - Per chi vuole guardare un po’ più in là del nostro cortile. I blog del settimanale l’Internazionale raccolgono sempre segnalazioni interessanti dalla stampa e dai blog esteri. A cominciare da quello di Tina Spacey, “designer appassionata di chiacchiere e aperitivi”.

Eriadan - Da oltre cinque anni l’autore pubblica ogni giorno (dal lunedì al venerdì) una striscia su questo blog seguitissimo dagli appassionati di fumetti. Fenomeno che sta conoscendo una nuova vita in rete e di cui Eriadan è stato precursore in Italia.

E io che mi pensavo - Post taglienti e battute imprevedibili. Del tipo: ” Oggi mi metto a dieta. Questo blog da oggi si chiamerà E io che mi pesavo“. Da queste pagine ha preso il via il tormentone dei Fincipit.

Suzukimaruti - Alias Enrico Sola, uno che “adora farsi venire il mal di fegato parlando di politica e di calcio (sono di sinistra e del Toro, capitemi)”. Linea editoriale “pasticciata”, con post chilometrici e altrettanti commenti-fiume (come nel caso dell’analisi post-elettorale).

Personalità Confusa - Si presenta come “un’entità digitale multipla” (e confusa). I suoi post sono spesso surreali ed esilaranti. Come questa (auto) intervista dal Salone del Mobile in cui discetta delle ultime tendenze in materia di gabinetti.

Le Malvestite - Protagoniste assolute di questo originale blog tematico sono le “femmine che la natura ha dotato di un cattivo gusto totale”. Una fenomenologia ragionata, sempre leggera e divertita, dai “puttanoni in leopardato” alle “trentenni conciate da adolescenti”. Il fenomeno, comunque, non ha sesso: “non è raro” scrive l’autrice “vedere in giro decine di meravigliosi fanciulli che hanno deciso di esercitare questo mestiere”.

TomBlog - Primo gay-blog italiano, è curato da otto autori e “si rivolge principalmente a tutti gli omosessuali italiani, ma chiunque è il benvenuto. Si parla soprattutto di cose da froci, ma non esclusivamente. Perché non ci svegliamo tutte le mattine pensando: Accidenti, sono gay”.

Leonardo - Altro blog storico italiano (è online dal 2001), si cimenta soprattutto con l’attualità politica (ma non solo). Post spassosi e sempre taglienti.

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Qual è il vostro blog preferito?
  • redazione
  • Martedì 29 Aprile 2008

La carica dei blog contro i critici letterari

OkNotizie

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  • Tags: antonella-cilento, Blog, critica-letteraria, jonathan-franzen, massimo-maugeri
  • 2 commenti

Più che una vivace contestazione, sembra essere un plotone di esecuzione. Sui blog nostrani, l’accoglienza riservata a recensori e critici letterari non è di certo tra le più accomodanti. E negli ultimi mesi (anche grazie all’uscita di certi libri che hanno fatto discutere) il dibattito sul loro ruolo e sui loro vizi ha scatenato lettori e scrittori di ogni sorta.
A suonare la carica, qualche tempo fa, è stato Letteratitudine, il blog di Massimo Maugeri, che pubblicava un post di Antonella Cilento. La scrittrice napoletana, commentando un convegno sul ruolo della critica letteraria nostrana, si domandava polemicamente: “Ci chiediamo anche come mai una folla di autori di buona qualità quando vengono editi - e non sono soggetti al lancio hollywoodiano riservato a quei due o tre titoli all’anno che fanno il fatturato dei molossi editoriali italiani (cagnetti, in verità, rispetto all’editoria tedesca o inglese per non parlare di quella americana) - debbano chiedere la carità ai recensori per essere letti e spesso malamente riassunti sui quotidiani”.
E continuava, rincarando la dose: “Perché debbano anche essere disprezzati dai critici che si mettono la maiuscola davanti, con ragione vista la loro storia, sfruttati da editori che danno anticipi ridicoli?”. “Perché debbano, in definitiva, scrivere per essere numeri di poco conto in case editrici i cui uffici stampa e editori e addetti ai premi li guardano come accattoni e, contemporaneamente, liquidati come ignoranti da critici che non li leggono?”.
Ma l’exploit della Cilento non è stato affatto isolato. Da mesi, la querelle sulla “lobby dei critici” dà vita a commenti di ogni tipo su tantissimi altri blog. Quello di Rossana Campo, pubblicato da Feltrinelli, ha ospitato ad esempio un post piuttosto fuori dalle righe: “Ah parliamo un po’ dei critici letterari. Ho letto un pezzo sull’Unità di Maria Serena Palieri che dice: “Se il critico è d’animo un po’ disonestuccio, cosa fa? Legge un po’ all’inizio, un po’ alla fine, se è furbo procede al carotaggio (campioni di testo prelevati qua e là) e poi giù a scrivere… Provate questo giochino: ritagliate le recensioni di un libro, andate in libreria e verificate quali usano in blocco la descrizione del libro che dà la quarta di copertina…’. Be’, coi miei libri lo vedo spesso, diciamo che a occhio e croce mi sembra il sistema di otto recensioni su dieci, quando va di culo…”.

Viva il blog e abbasso i critici, dunque? La risposta non pare poi così scontata, ed infatti basta pochissimo per far decollare polemiche infinite. Una delle ultime occasioni di contesa è stata un’intervista rilasciata da Jonathan Franzen al Corriere della Sera, ripresa polemicamente dal blog eremoletterario. Lo scrittore stanuitense se la prendeva con un “maledetto blogger che mi ha rovinato la serata del Book Award, sbattendomi in faccia un microfono e mitragliandomi di domande volgari”. A finire sul banco degli imputati era quindi “la mancanza di critici letterari tradizionali, che agivano da filtro, per farci scoprire libri di vero valore”. “Molto meglio avere 50 inflessibili recensori di quel tipo - concludeva l’autore delle Correzioni - piuttosto che 500 mila strilloni incompetenti”.
Punto e a capo, e ci ritroviamo così di nuovo all’interrogativo di partenza: quanto sono onesti e affidabili critici e recensori? Il dibattito resta aperto, in attesa di ricevere l’ennesima dichiarazione di qualche “blogger-scrittore” che si sente “sin troppo sottovalutato”.

  • filippomaria_battaglia
  • Domenica 13 Aprile 2008

Il peggior nemico di George Clooney è il web

OkNotizie

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  • Tags: Blog, Cinema, George Clooney, Sarah-Larson, web
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Il peggior nemico di George Clooney? Internet. In effetti, nelle ultime settimane, la Rete ha riservato solo dispiaceri al playboy brizzolato di Hollywood. Il primo attacco d’ira Clooney l’ha avuto quando sono apparse online una serie di vecchie immagini sexy lesbo della fidanzata, Sarah Larson, scattate durante un party selvaggio a Las Vegas (qui le immagini). A peggiorare il suo umore ci si sono messi poi i blog dedicati (vedi Blogcritic.org) al flop nei botteghini americani del suo ultimo film, Leatherheads (in Italia uscirà l’11 aprile con il titolo In amore niente regole), una pellicola sul mondo del football americano nel 1920. “Internet mi fa paura”, ha ammesso il bel George sconsolato “I commenti e le critiche sono brutali, estremi. Preferisco vivere nell’ignoranza piuttosto che leggere i pareri feroci dei bloggers che mi ricoprono di spazzatura”. Poi, non ancora soddisfatto, ha aggiunto: “Mi viene l’ansia ogni volta che digito il mio nome in Google. È come una roulette russa. Per questo, non accendo più il computer e vivo nel mio piccolo mondo dove tutti sono gentili ed educati”.

Guarda la gallery: Il sexy Party di Sarah Larson

Guarda il video del photocall

  • elisabetta.tomasone
  • Mercoledì 9 Aprile 2008

La vita da blogger fa male alla salute? Lo sostiene in NYT, ma in rete è polemica

OkNotizie

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  • Tags: Blog, mike-arrington
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http://www.flickr.com/photos/futureofmath/75798652/in/set-1628138
Due blogger morti per infarto negli ultimi quattro mesi. Un terzo è sopravvissuto a un attacco cardiaco. E Mike Arrington, fondatore di TechCrunch (una sorta di Dagospia nel mondo dei blog), confessa al New York Times il suo malessere: è ingrassato di quindici chili negli ultimi tre anni, ha sviluppato un grave disordine del sonno e ha trasformato la casa in un ufficio per sé e per i suoi quattro dipendenti. Insomma per chi vuole tentare la strada del blogging come professione autonoma si prospetta tanta fatica, poco sonno, rischi per la salute e scarsi guadagni. Una questione che ha acceso discussioni in rete tra scettici e critici.
“Scrivere un blog non deve essere una gara” ha commentato Doc Searls, guru del web 2.0, la tendenza alla crescente interattività della rete. “Non credo che lo stile di vita ritratto nell’articolo rappresenti la massa dei blogger che stanno vivendo o tentando di vivere con questo tipo di attività professionale” aggiunge Matt Craven, altro nome noto della rete. E un lettore, Gregory Yankelovich, commenta: “Divertente, ho iniziato a scrivere un blog per motivi terapeutici”.
Eppure, più di altri Paesi, Stati Uniti e Gran Bretagna stanno sperimentando gli effetti della diffusione di massa dell’informazione online: l’inglese è la lingua franca di internet, parlata da un pubblico globale. E i lettori dal mondo chiedono notizie 24 ore su 24 perché accedono al web da fusi orari differenti: proprio la forma del blog consente aggiornamenti rapidi, e la discussione attraverso i commenti. Negli Usa, poi, la maggior parte dei blogger professionisti che vivono con questa attività si occupa di tecnologia e deve tenere il passo con laboratori effervescenti nel mondo hitech come quelli della Silicon Valley e della Costa occidentale, dove la velocità dell’informazione e la partecipazione dei lettori è elevata. Tendenze che si traducono in un costante stress. E, per ora, la pubblicità online riesce a garantire guadagni consistenti soltanto per pochi. Ma il mercato sta sperimentando modelli di business alternativi alle inserzioni su internet. In un mondo in evoluzione accelerata sono tentativi in grado di aprire prospettive più sostenibili per i “forzati del blogging”. Una frontiera che riguarda gli equilibri dell’informazione online: tra professionisti e “amatori”, tra editori e pubblico.

FORUM

  • luca.delloiacovo
  • Lunedì 7 Aprile 2008

Nel Regno Unito torna il mistero dei suicidi on line

OkNotizie

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  • Tags: Blog, suicidi-on-line
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Nel Regno Unito si torna a fare i conti con il cyber suicidio. Nell’ultimo anno ben 13 episodi simili avvenuti tutti nella stessa cittadina del Galles.
Il primo caso risale allo scorso marzo. Kevin Whitrick, un ingegnere elettronico di 43 anni, sta chattando su Paltalk, in una stanza di “insulti” in cui è consentito offendersi senza troppe remore. Tra uno scambio di battute e l’altro, minaccia di suicidarsi. Alcuni utenti connessi lo incitano a compiere il gesto, pensando si trattasse solo di uno scherzo. E lui si toglie la vita per davvero, trasmettendo il tutto in diretta attraverso la webcam.
La morte di Kevin ha scosso non poco il Regno Unito lo scorso anno. E in molti, in questi giorni, stanno pensando al suo cyber-suicidio per dare una spiegazione alla lunga serie di morti tra adolescenti (13 in un anno) avvenuti a Bridgend, piccola cittadina del Galles. L’ultimo è quello di Natasha Randall, una ragazza di 17 anni che si è tolta la vita lo scorso mese. Dopo la sua morte, in rete sono subito spuntati diversi siti in cui i coetanei la ricordano con fotografie, poesie e candele virtuali. Per questo genere di siti c’è addirittura un servizio ad hoc: si chiama Gone Too Soon e permette di creare in pochi click un “memorial site” in onore di persone “scomparse troppo presto”.
Una tendenza che sta insospettendo la polizia e gli psicologi, pronti a credere che dietro ai suicidi di Bridgend ci sia proprio il desiderio di essere “glorificati” in rete dopo la morte. “Potrebbero pensare che è cool avere un sito di memorie” ha spiegato al Times un portavoce della polizia. Dello stesso avviso, il deputato laburista Madaleine Moon: “Sono molto preoccupata per il finto ‘romanticismo’ dei muri in memoria che stanno andando alla grande. Offrono un’idea romantica del suicidio”, ha dichiarato alla Bbc. E c’è già un’associazione che sta facendo pressioni sul governo per rendere illegali questo tipo di siti.
Eppure, non tutti sono d’accordo sul nesso automatico internet/suicidi. “Si tratta di casi isolati o di una spaventosa moda? Non c’è dubbio che il computer è diventato una nuova arma nell’arsenale dell’adolescenza. Ma i media hanno un modo pericoloso di trasformare i problemi in un’isteria di massa”, scrive Jesse Baer dell’Università di Harvard. Tanto più, ricorda Baer, che una recente ricerca dell’Università di Alberta ha dimostrato che social network, chat e blog possono essere un valido supporto per gli adolescenti. E poi, rilancia un altro blogger, se iniziamo ad accusare il web di istigazione al suicidio, possiamo arrivare anche a dire che “Romeo e Giulietta lo hanno romanticizzato in misura molto maggiore”.

  • nicolabruno
  • Mercoledì 20 Febbraio 2008

Microgiornalismo: su Twitter i fatti in 140 battute

OkNotizie

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  • Tags: Blog, microgiornalismo, OReilly, twitter
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Nell’era dell’informazione estemporanea e a flusso continuo, il giornalismo torna alle sue radici telegrafiche e scopre che si può far notizia anche con un breve messaggio di testo. O, meglio, con sole 140 battute, l’equivalente di un Sms. È questo lo spazio massimo messo a disposizione da Twitter, il popolare servizio di microblogging che va alla grande tra gli utenti più avanzati di Internet. E che ora inizia ad essere utilizzato anche da alcuni reporter statunitensi per coprire la campagna elettorale in corso. Il New York Times già parla di nascita del “microgiornalismo”: tutto è cominciato con un twit (”cinguettio”, così si chiamano i messaggi di Twitter) pubblicato lo scorso 5 gennaio da John Dickerson, corrispondente politico del magazine online Slate. “Ho appena visto Bill O’Reilly spintonare uno degli uomini di Obama”. Dopo il tam-tam in rete, molte testate hanno riportato la notizia della lite scatenata da O’Reilly, uno dei volti più noti di Fox News.
Dickerson è considerato un pionere delle nuove frontiere dell’informazione: dopo diversi anni spesi a Time, è passato al giornalismo online (Slate), sperimentando i blog e, da qualche mese, anche Twitter. “Uno dei miei compiti di reporter è condurre la gente dove non può entrare. Twitter è molto più autentico perché scrivi mentre succedono le cose, perché sei veramente dentro quella stanza”, ha raccontato in un’intervista. E i suoi “cinguettii” vengono fatti circolare sui social-network alla Facebook, oltre che essere ripresi negli articoli pubblicati su Slate.
Una moda, questa di Twitter, che sta contagiando anche altri reporter statunitensi alle prese con una campagna per le primarie sempre più compulsiva. Di recente due corrispondenti del calibro di Ana Marie Cox di Time e Marc Ambinder di The Atlantic hanno creato un profilo su Twitter. E lo utilizzano per “catturare le emozioni” del momento e condividerle con i lettori in maniera più diretta ed estemporanea. Senza dimenticare che per le analisi approfondite c’è sempre spazio sulla carta e anche sul web.

  • nicolabruno
  • Mercoledì 13 Febbraio 2008

Israele alla Fiera del libro. In Rete il dibattito è senza tabù

OkNotizie

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  • Tags: Blog, Fiera-del-libro-di-Torino, internet, Israele, libri, Rete
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Israele rimane l’ospite d’onore della XXI edizione della Fiera del Libro di Torino. La conferma è arrivata dopo due settimane di passione e una girandola di commenti, esternazioni e appelli, che ha visto opporsi chi vuole boicottare la manifestazione, chi sta dalla parte di Israele e i tanti che, invece, difendono la scelta, al di là dei giudizi politici di merito. Per quanto accese, le polemiche sui giornali sono rimaste nei limiti del confronto pacato e civile. Un po’ tutti i quotidiani (finanche Il Manifesto e Liberazione, due testate solitamente non molto tenere con Israele) hanno apertamente criticato l’idea del boicottaggio.
Lo stesso non può dirsi della rete, dove invece lo scontro ha assunto toni molto più violenti e barricaderi. Diversi blog hanno rilanciato i banner e gli appelli dell’Unione Democratica Arabo Palestinese Italia, che descrivono gli scrittori David Grossmann, Amos Oz e Abram Yehoshua come “uno strumento di propaganda per il sionismo”. Anche forumperlapalestina.org è sceso in campo, invitando “la direzione artistica del Festival a dimettersi”.
Toni altrettanto duri sul fronte israeliano: Deborah Fait parla di “neonazisti” che vogliono “bruciare i libri degli israeliani”. Sul blog Quartieri, è rievocata la “notte dei cristalli” e l’autore si chiede: “E io dovrei allearmi con degli antisemiti?”. Il Giorno di Israele, insulta a chiare lettere il filosofo Gianni Vattimo per il suo invito su La Stampa a boicottare la fiera. Stessa sorte per Valentino Parlato, fondatore de Il Manifesto, accusato da più blog di essere andato “in soccorso di Israele” per un editoriale critico nei confronti dei boicottatori. E proprio a questi ultimi si rivolge Luca Sofri, che chiosa la vicenda in maniera democratica: “chi non vuole partecipare per questa ragione, è bene che non partecipi e siamo tutti più contenti”.

IL FORUM

  • nicolabruno
  • Martedì 5 Febbraio 2008

Meglio non fare i furbi: i finti blog che criticano la concorrenza rischiano pesanti multe

OkNotizie

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  • Tags: Astroturfing, Blog, direttiva-2005/29/CE, e-commerce, guerrilla-marketing
  • 7 commenti

http://www.flickr.com/photos/roblee/207435086/
Parlare male di un concorrente, magari attraverso un finto blog pensato per screditare un prodotto che va alla grande? O intervenendo nei forum dei siti di e-commerce? Con l’entrata in vigore della normativa europea sulle pratiche commerciali sleali (direttiva 2005/29/CE recepita con il decreto legislativo 146/2007), come ha ricordato nei giorni scorsi Il Sole 24 Ore, anche l’Italia si appresta a punire con multe salatissime (fino a 500.000 euro) tutte quelle aziende che mettono in campo azioni di marketing poco corrette. Anche nei casi in cui si sfrutta l’anonimato del web per promuovere i propri prodotti attraverso recensioni di finti consumatori. O quando si pianificano a tavolino campagne virali facendo poi credere che siano partite dal basso.
In rete (e non solo) si ammicca in maniera sempre più spinta al guerrilla-marketing e altre tecniche “non convenzionali”. Ci sono aziende chi pagano i blogger per far parlare bene dei propri prodotti. E c’è chi mette su finte campagne virali. L’ultima riguarda il presunto scoop sui capelli di Ronaldo, con tanto di pseudo-blog e canale su YouTube. Lo scopo? Promuovere un prodotto per la ricrescita:


Negli Stati Uniti già esiste un neologismo per indicare questo tipo di pratiche: astroturfing, parola che deriva da un casa produttrice di erbetta sintetica (Astroturf) e che si contrappone a “grassroot“, termine con cui si è soliti indicare “la gente comune”, ma anche tutti i contenuti prodotti dal basso nel web 2.0. Come dire: i patinati e fluorescenti prati artificiali della propaganda contro la naturalezza dei comportamenti spontanei. E sono già tante le compagnie astroturfer smascherate, per lo più dopo la pubblicazione di falsi blog (chiamati flog).
È il caso della Coca-Cola: in occasione del lancio di Coca-Cola Zero vennero avviate diverse campagne virali. Tra queste anche un blog in cui non compariva mai il logo della società di Atlanta. Scopo di questa operazione di marketing non convenzionale (teaser nel linguaggio dei pubblicitari) era creare una forte attesa intorno al prodotto. Si è rivelata, invece, solo un flop, dopo che alcuni blogger australiani hanno scoperto la mossa.
Stessa sorte per un flog messo online dalla Sony lo scorso anno. Si chiamava “All I want for Christmas is a PSP” (”Tutto ciò che voglio per Natale è una Playstation”) e si presentava come il blog di due teenager che dovevano convincere i genitori ad acquistare la consolle. Grafica accurata e uso professionale dei multimedia hanno subito insospettito gli utenti che in poco tempo hanno smascherato la paternità del sito, costringendo la Sony ad oscurarlo (qui un mirror).
In realtà, più che le multe dell’Antitrust, l’arma migliore per arginare le campagne di astroturfing sembra essere proprio la moderazione dal basso. Innanzitutto perché non è sempre così semplice risalire a tutti gli utenti che scrivono un commento o aprono un blog. Ma anche perché, con le strategie di marketing online che diventano sempre più sofisticate, si fa sempre più difficile capire qual è il confine tra l’erbetta spontanea e quella sintetica.

  • nicolabruno
  • Mercoledì 9 Gennaio 2008
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