Che ci fanno insieme Iva Zanicchi, Cristiano Malgioglio, l’Equipe ’84, Mal (che interpreta i Bee Gees), Gene Simmons e Peter Frampton? Difficile rispondere. Certamente sono tutti dischi (soprattutto in vinile) stipati tra gli scaffali affollati di casa Palma (Giuliano) a Milano. Se però, a questo viaggio mentale, aggiungete che il signore in questione è uno che, da qualche anno a questa parte, shekera ska, pop, reggae e rock, allora la somma calcolata diventa Boogaloo, il terzo lavoro in studio di Giuliano Palma insieme agli inseparabili Bluebeaters, in uscita il 19 ottobre.
Panorama.it ha incontrato l’ex cantante dei Casino Royale negli uffici della sua casa discografica, la V2. Giuliano ci accoglie con un sorriso, un leggero raffreddore, la classica giacca e gli inseparabili occhiali da sole. Così, dopo aver scoperto di essere vicini di casa, comincia la mezz’ora di domande.
Quando hai cominciato a pensare a questo disco?
L’idea è venuta fuori dopo uno stop del lungo tour (oltre 140 date) di Long playing. Abbiamo fatto tutto in cinque mesi che, detto sinceramente, per me sono tanti. Confrontandomi con le persone con le quali lavoro è venuta fuori l’idea di uscire con qualcosa di nuovo. Ed eccoci qui a parlarne. Diciamo che è anche molto semplice fare un disco dei Bluebeaters (modesto), perché c’è solo bisogno di riarrangiare pezzi scritti da altri.
Chi sceglie i brani da inserire nella tracklist?
Io! Sono un po’ “nazista” in questo (ride mentre si aggiusta il bavero). Ormai gli altri si fidano e quindi ho ripescato i file della mia memoria musicale che va dalla tradizione napoletana, ascoltata da piccolo in famiglia, fino ai Kiss.
Ti è mai capitato che qualcuno di questi artisti, tipo Gino Paoli, ti richiamasse per complimentarsi?
Veramente no. Paoli, per esempio, ce l’ha chiesto lui stesso di rifare un suo pezzo. Però, guarda il caso, gli siamo stati segnalati dal figlio che viene spesso ai nostri concerti. Per quanto riguarda gli altri, non ho sentito nessuno. Per Messico e nuvole cantata da Jannacci, ma scritta da Paolo Conte, mi sono arrivati i complimenti da addetti ai lavori.
Come pensi agli arrangiamenti. Tanto per essere chiari, la tua Come le viole è parecchio diversa da quella di Peppino Gagliardi.
Sai che non so risponderti? Forse è un dono oppure è culo, boh. So scomporre bene la canzone e pensarla già in ritmo ska.
Il vostro MySpace è molto frequentato. Ma qual è il rapporto tra internet e la musica? Sintetizzando: problemi e vantaggi.
Per me non esistono problemi, ci sono solo vantaggi. Forse sono le case discografiche che non si sono attrezzate in tempo per stare al passo. Se pensi che un’artista che comincia, tramite questo strumento, ha la possibilità di farsi conoscere, non è una cosa da poco.
Diciamo che all’inizio della loro esperienza i Bluebeaters si servirono un po’ di internet.
Sì, è proprio così. Nei primi tempi di questo progetto alcuni di noi erano legati con contratti a diverse etichette. Decidemmo, a quel punto, di autoprodurci il disco e ci venne suggerito di farlo ascoltare online. Un esperimento audace, anche perché poi le persone che volevano comprare l’album dovevano ordinarlo e noi poi lo spedivamo. Che menata. Siamo stati dei folli, ma ci è andata di lusso.
Tu scarichi musica?
No. Sono troppo feticista. Ho bisogno dell’oggetto-disco da tenere in mano e sfogliare. Ma dico sempre che scaricare non è così dannoso. L’importante è che, una volta che hai ascoltato l’abum scaricato, se ti piace magari lo compri.
- Martedì 16 Ottobre 2007









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