

Il suo ufficio newyorkese è a Tribeca, quasi di fronte a Nobu, il ristorante giapponese da cui è appena tornata con una bottiglietta di olio extravergine d’oliva che usa quando non si fida del condimento altrui.
«L’olio per noi mezzi italiani è come il sangue» dice scherzando sulle proprie origini, in cui nella realtà si mescolano un po’ di Francia, Scozia e Germania. «Alt in tedesco vuol dire vecchio» spiega, ma non c’è niente che riesca a conciliare il cognome con la faccia su cui il tempo sembra essere scivolato senza lasciare traccia. O con quell’espressione in gergo yankee che usa spesso al posto della parola assolutamente, «abso-freaking-lutely!», che si potrebbe tradurre come «asso-cavolo-lutamente». O con la velocità con cui mima l’ansimare di un cane al finestrino per dire che a lei volare da una città all’altra piace tantissimo.
O, ancora, con l’amore adolescenziale con cui indica la matrioska con l’immagine del suo fidanzato Alexei Yashin, forse il giocatore di hockey più famoso del mondo, di 13 anni più giovane di lei:
«No, stare con lui non è un elisir di lunga giovinezza, al contrario la vista del suo corpo atletico mi fa ricordare ogni volta la mia mortalità»
Per gli italiani cresciuti con i film dei fratelli Vanzina e con il mito della bellezza wasp americana è difficile concepire che Carol Alt compia 50 anni (il prossimo 1° dicembre). Non per lei.
- Mercoledì 24 Novembre 2010









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