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censura

Enrique Iglesias: donne seminude e scene di sesso. Il suo ultimo video rischia la censura

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  • Tags: censura, Enrique Iglesias, foto, hot, Musica, sexy, Tonight (I'm Lovin' it), video
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Enrique Iglesias a Madrid per presentare il profumo Azzarro

Enrique Iglesias a Madrid per presentare il profumo Azzarro

Pare proprio che Enrique Iglesias, da vero latin lover, non voglia mettere la testa a posto. La sua love story con la ex tennista Anna Kournikova procede da ormai nove anni, ma le malelingue giurano che la coppia non sia più affiatata come un tempo.

Forse è per questo motivo Enrique ha pensato di consolarsi girando un video molto hot per il suo ultimo singolo dal titolo Tonight (I’m Lovin’ it).
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  • eleonora_atzeni
  • Giovedì 23 Dicembre 2010

Beyoncè censurata, lo spot per il suo profumo è troppo sexy

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  • Tags: Beyoncè, censura, Heat, Musica, profumo, spot, video
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Beyoncè agli MTV Europe Music Awards

Beyoncè agli MTV Europe Music Awards

Dopo Miley Cyrus tocca ad un’altra cantante essere messa sotto accusa dalle associazioni dei genitori. Se per l’ex Hannah Montana si trattava di un video ritenuto troppo hot per il suo pubblico di riferimento, per Beyoncè l’accusa è riferita allo spot per il suo profumo.

Heat, questo il provocante nome della fragranza, è tra gli extra che hanno permesso alla cantante di piazzarsi al secondo posto della classifica di Forbes delle donne dello showbiz che guadagnano di più.
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  • giulia battafarano
  • Mercoledì 17 Novembre 2010

Pechino e Mosca: i nuovi padroni del web

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  • Tags: censura, cina, internet, Russia
  • Un commento

[i](Credits: Corbis)[/i]

Non che sia una sorpresa, il sorpasso era nell’aria da tempo. Ma ormai è davvero questione di poco (un mese?) e la Cina diventerà il primo mercato al mondo per numero di utenti online. Secondo i dati di China internet network information center, nel corso del 2007 si sono affacciati alla rete ben 210 milioni di navigatori: +54% rispetto allo scorso anno e, soprattutto, meno cinque milioni rispetto agli Stati Uniti. Che così, a breve, si vedranno scippare un primato conservato sin dalla nascita del world wide web.
Quali conseguenze avrà tutto ciò sugli equilibri della rete? Sono in molti a temere un impatto negativo dell’approccio cinese alla rete. A preoccupare è soprattutto la macchina da censura “draconiana” (secondo la definizione di Reporter Sans Frontieres): blogger arrestati, spesso con la complicità dei colossi occidentali (tra cui Google e Yahoo!); siti oscurati; accesso ai contenuti filtrato dalla grande muraglia di software e controllori (oltre 30.000 addetti). L’ultimo giro di vite riguarda i siti di video prodotti dal basso: potranno operare solo dietro autorizzazione governativa. E le regole parlano chiaro: “chi fornisce un servizio di video online deve servire il popolo, il socialismo e… seguire il suo codice morale”. Google e gli altri big manderanno di nuovo giù il boccone amaro del compromesso con Pechino per non perdere visibilità nel promettente mercato cinese?
Spaventa, poi, la velocità con cui altri paesi stanno seguendo le stesse orme di Pechino. Amnesty International è tornata a denunciarlo di recente: “Il modello cinese di un’Internet che permette la crescita economica senza libertà di espressione o privacy ormai si va affermando. Cinque anni fa erano solo una manciata di paesi, ora alcune dozzine di governi bloccano siti e arrestano blogger”.
Tra questi c’è la Russia, altro paese emergente per numero di utenti e di investimenti in rete (qui alcuni dati). Il Cremlino da un po’ di tempo si sta adoperando per dar vita a una Internet tutta in cirillico, che opera in maniera sganciata rispetto al web globale e per accedere alla quale (secondo quanto riportato da The Guardian), sarebbe necessario avere una password concessa dallo stato. Il tutto in nome della lotta al cybercrimine. Ma di fatto si tratterebbe dell’anticamera di un sistema di controllo per tutte le attività online dei navigatori. A cominciare, magari, da Garry Kasparov che ha da poco rilanciato la sua sfida a Putin con magazine online www.kroniki.com in cui denuncia tutte le persecuzioni. In Cina il sito sarebbe stato oscurato sul nascere.

  • nicolabruno
  • Martedì 22 Gennaio 2008

Dal Www al Ggg: ecco il web che verrà, secondo Tim Berners-Lee

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  • Tags: censura, Global-Giant-Graph, privacy, social-network, Tim-Berners-Lee, web 2.0, web-3.0
  • 3 commenti

http://www.flickr.com/photos/luc/1804295568/

C’è chi dà i numeri e chi dà lettere. Tim Berners-Lee, lo scienziato inglese che nel 1989 ha inventato il world wide web, preferisce da sempre le lettere alle serie numeriche (web 2.0, 3.0) che vanno tanto di moda di questi tempi. Non è un caso se c’è proprio lui dietro allo standard delle tre W (www) che ogni giorno ci troviamo a digitare chissà quante volte mentre navighiamo in rete. E sempre da Berners-Lee è arrivata di recente una definizione che prova ad andare oltre l’immagine della “ragnatela grande quanto il mondo”.
Tralasciando la super inflazionata etichetta “2.0″ (ormai è arrivata a comprendere tutto - e quindi anche niente), il presidente del W3 Consortium ha spiazzato tutti con una nuova metafora: “Global Giant Graph“. Un’espressione che, tradotta in italiano, suona davvero male (”grafo gigante e globale”), ma la cui sigla (”Ggg”) conferma la passione di Berners-Lee per le lettere.
Addio quindi www? D’ora in poi dovremo digitare ggg prima di ogni indirizzo? Assolutamente no. L’immagine del “network gigante e globale” - Berners-Lee usa il termine grafo perché secondo lui rende meglio il senso di connessioni interpersonali - è, in realtà, solo un pretesto per raccontare come la Rete dovrebbe evolvere per conservare le caratteristiche di libertà e semplicità con cui è stata pensata. E per andare al di là degli attuali modelli di interazione online, che spesso nascondono non poche “trappole” per la maggior parte degli utenti: privacy a rischio; siti come “giardini murati” da cui è difficile uscire una volta entrati; dati centralizzati e facilmente bersaglio di censura e repressione.
Se Internet ha messo in comunicazione tra loro i computer, con il world wide web si è riuscito a rendere navigabili i documenti multimediali, spiega Berners-Lee. Ora il web sociale sta mettendo in relazione “ciò che è più importante per noi: amici, famiglia, colleghi, conoscenze”. Spesso generando non poche frustrazioni: “Il web ci offre documenti differenti per molti questi amici: uno su Facebook, uno su LinkedIn, un altro su LiveJournal, etc. (…). Tutti questi diversi siti e documenti, riguardano la stessa cosa, ma il sistema non lo sa”. Ecco perché bisogna andare oltre l’idea del web (basata sui singoli documenti) e abbracciare quella del “grafo” (focalizzata invece sulle relazioni e una effettiva mobilità delle informazioni): “Abbiamo già la tecnologia ed è il Web Semantico. Se i social network inizieranno ad adottare un formato comune per dire che io conosco Dan Brickley, anche un altro sito o programma potrà utilizzare quel dato per offrirmi un servizio migliore”. Un sistema in grado di coniugare l’intelligenza delle masse con quella delle macchine: è quanto i guru della Silicon Valley chiamano da tempo Web 3.0. E che Berners-Lee, da sempre allergico ai numeri, preferisce chiamare GGG.

VIDEO: Berners-Lee sul Web Semantico

  • nicolabruno
  • Giovedì 27 Dicembre 2007

Cina, a qualcuno piace casto: la mannaia della censura su Ang Lee

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  • Tags: Ang-Lee, censura, cina, film, Lussuria, Lust-Caution, oscar
  • 4 commenti

Una scena di Lust caution
Di Piera De Tassis

Sono precisi i censori cinesi: sotto il collo di una donna sono consentiti 13 centimetri di pelle scoperta, non uno di più, altrimenti scattano il divieto e l’oscuramento. Figurarsi cosa devono aver provato di fronte alle scene esplicite di Lussuria, tre movimenti erotici in crescendo, dallo stupro con cinghiate alle movimentate session in cui i protagonisti Tang Wei e Tony Leung sperimentano ogni “impossibile” posizione sino a mostrare per un attimo il sesso di lui.
Più o meno 7 minuti di sesso violento, intenso e contorsionista interamente tagliati nella Cina popolare, caduti sotto la mannaia di una censura infallibile che aveva già impedito la distribuzione in patria del film Oscar di Ang Lee Brokeback mountain e inesorabilmente scorciato film apparentemente al di sopra di ogni sospetto come Babel (troppo sesso) e I pirati dei Caraibi (cannibalismo e fantasmi).
In realtà la dizione censura è imprecisa: i tagli sono stati fatti dallo stesso Ang Lee, un “premontaggio”, come eufemisticamente lo definiscono le autorità cinesi, che però gli ha consentito di vedere il film distribuito nell’immenso mercato cinese. Molti spettatori avevano giurato di boicottare le proiezioni aspettando l’arrivo dei dvd piratati integrali. Ma poi ha vinto l’irresistibile odore del sesso e Lussuria è stato un enorme successo battendo perfino Harry Potter e favorendo la nascita di un curioso fenomeno turistico. Molte agenzie organizzano, a grande richiesta, brevi blitz dalla Cina popolare a Taiwan comprensivi di visione del film che lì viene proiettato senza censura.
Ma la vera forza del film è stata quella di riuscire a scatenare la prima rivolta di un cittadino cinese contro le severe direttive del ministero del Cinema: lo studente di legge Dong Yanbin ha aperto una causa civile contro le autorità sostenendo che lo spettatore cinese è discriminato rispetto agli stranieri e ha chiesto (con lodevole prudenza) 50 dollari di risarcimento. Il dibattito che ne è seguito ha fatto storia. Ma non ha restituito al pubblico i 7 minuti rubati.
Negli Usa, dove il film è uscito in pochissime sale (49) 11 settimane fa, è andata anche peggio. Lussuria ha ricevuto il temibile Nc-17, il divieto ai minori di 17 anni (l’ultimo a cadere sotto tale restrizione fu il film di Bertolucci The dreamers). Il che significa che è bandito da molte importanti catene di sale, non può essere pubblicizzato in tv e che Blockbuster, come molti altri grandi magazzini, si rifiuterà di venderne il dvd sia online sia in negozio (per ovviare al danno la Focus Picture sta preparando per l’home video una versione soft). Incasso inevitabilmente fallimentare, com’è destino delle vittime del discusso Nc-17: solo 4 milioni e mezzo di dollari nonostante le ottime recensioni. E naturalmente strada sbarrata all’Oscar.

  • redazione
  • Martedì 25 Dicembre 2007

Mostre: il bacio gay fa infuriare Putin. E Parigi lo censura

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  • Tags: Ahmadinejad, censura, mostre, Parigi, Putin, Sots-Art
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D’amore e d’accordo. Putin e il presidente iraniano hanno davvero tanto in comune: una passione per il nucleare e una naturale tendenza a liquidare l’omosessualità con metodi tranchant. Così, se Ahmadinejad può dichiarare che “in Iran non esitono omosessuali“, il presidente russo censura una mostra parigina per colpa di un bacio tra due guardie.
Si tratta della rassegna Sots Art - arte politica in Russia dal 1972 ai nostri giorni. E l’opera maggiormente incriminata è proprio un bacio tra due poliziotti russi (guarda l’immagine).

Il disappunto di Putin stava per diventare un vero incidente diplomatico tra Eliseo e Cremlino, così, la mostra parigina, in programma alla Maison Rouge, presso la fondazione Antoine de Galbert fino al 20 gennaio 2008, ha rischiato la chiusura dopo una sola settimana. In extremis, si è arrivati poi a un duro compromesso: niente bacio gay; via un disegno in cui Hitler, Stalin e Mao sono raffigurati come grandi speranze dell’umanità, e censurate anche una decina di altre opere perché definite “pornografiche”.

Un’occasione mancata per vedere un pezzo di storia dell’arte davvero poco conosciuta - la Sots Art - che si era affermata come la versione sovietica della Pop art americana. Il movimento era nato nel 1972 grazie alle opere di due moscoviti, Vitaly Komar y Alexandr Melamid. E non ebbe vita facile, tanto che i suoi appartenenti furono perseguiti per anni, fino all’arrivo della Perestroika.

  • redazione
  • Martedì 23 Ottobre 2007

Cina: Ang Lee deve tagliare 30 minuti del film Leone d’Oro

OkNotizie

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  • Tags: Ang-Lee, censura, cina, speciale-venezia-2007
  • 2 commenti

di Ang Lee (Li An)<br /> con Tony Leung Chiu Wai, Joan Chen, Tang Wei<br /> Usa / Cina / Taiwan, Cina, 156' [i](Credits: image.net)[/i]
Trenta minuti in meno. In Cina il film vincitore del Festival del cinema di Venezia, Lust, Caution del taiwanese Ang Lee verrà proiettato solo dopo essere stato tagliato in modo che possa essere visto dai bambini. Lo stesso Ang Lee ha accettato di tagliare il film in modo da renderlo adatto ad un pubblico di minorenni, secondo quanto riportato dall’agenzia Nuova Cina.

Il trailer di Lust, Caution


Il precedente film del regista taiwanese, I segreti di Brokeback Mountain, che parla apertamente di omosessualità e ha vinto il Leone d’Oroa Venezia due anni fa, è stato considerato scandaloso dai censori cinesi e mai mostrato nelle sale.

Videoservizio

LEGGI ANCHE Gli altri articoli sul Festival del cinema di Venezia

  • redazione
  • Mercoledì 12 Settembre 2007

Usa, la censura colpisce anche i disegni per bambini

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  • Tags: arte, censura, libri
  • 2 commenti

In Italia può capitare che un Comune riesca contemporaneamnete a patrocinare, promuovere, bloccare e censurare una mostra. Impedendo poi l’uscita del relativo catologo perché “sconvenienti e blasfeme” alcune opere in rassegna, come la scultura che raffigurava Joseph Ratzinger in posa ambigua. Giusto censurare? Sbagliato? Se ne può discutere (ad esempio qui). Ma negli Usa si censura per molto molto meno. All’illustratore tedesco Rotraut Susanne Berner è stato impedito di pubblicare il suo libro di storie per bambini, Winter-Wimmelbuch, per via di due immagini ritenute inadatte a un pubblico di minori. Nel dettaglio: la prima illustrazione “inadatta” (nella foto in alto) raffigura un gruppo di persone in una pinacoteca. Ma uno dei dipinti esposti propone una donna nuda: questo il soggetto incriminato. I censori hanno forse trascurato che la pittura dal Cinquecento in poi è affollata di donne discinte (che da noi si studiano anche alla scuola dell’obbligo). La seconda immagine che non è piaciuta agli americani è invece quella in cui una donna fissa una statuetta alta una trentina di centimetri, dove il nudo questa volta è maschile (anche se quasi impercettibilmente, viste le ridottissime proporzioni).
A Milano si organizzano mostre per vietarle. Negli Usa oscurano i pastelli per bambini. Si può discutere di nuovo oscurantismo occidentale oppure di scelte sacrosante, di declino dell’arte o crisi dei valori. Ma sullo sfondo risuonano profetiche le parole di un altro grande autore di libri per l’infanzia, Gianni Rodari: “La salvezza dell’umanità dipende da un messaggio che un muto deve trasmettere per telefono ad un sordo”.

  • antonio.carnevale
  • Giovedì 12 Luglio 2007
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