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- Un commento
Nuovo affronto dei Radiohead ai colossi della musica. Dopo aver distribuito online l’ultimo disco con la formula “paga-quanto-vuoi“, la rockband inglese ha ora lanciato un concorso in cui invita gli utenti a remixare a proprio piacimento una traccia dell’album In Rainbow e poi condividerla liberamente in rete.
Certo, per un gruppo affermato come i Radiohead simili scelte sono coraggiose e, al tempo stesso, ben studiate: garantiscono pur sempre un ritorno promozionale non indifferente. Ma c’è anche chi è convinto che la band inglese stia semplicemente facendo da apripista ad un fenomeno più ampio e, per molti versi, inevitabile: l’emergere in rete di un mercato della “free-economics”, ovvero l’economia del gratis. “Free!” è il titolo del prossimo best-seller annunciato di Chris Anderson (direttore di Wired e autore di La coda lunga) alla cui base c’è proprio la tesi: “Zero dollari è il futuro del business”. I segnali arrivano ormai da più settori, e non solo dalla musica online: i voli zero-cost di Ryanair, le caselle di posta elettronica illimitate di Yahoo!, l’apertura dell’archivio del New York Times, i cellulari e le consolle per i videogiochi venduti a prezzi stracciati.
In realtà, spiega Anderson in un’anticipazione del volume pubblicata lo scorso mese su Wired, già prima di Internet abbiamo familiarizzato con modelli economici in cui prodotti e servizi venivano ceduti gratuitamente: è il caso del cellulare regalato in cambio della sottoscrizione di un abbonamento. Ma si è trattato di fenomeni marginali, che ora in rete acquistano una centralità del tutto nuova: “Tutto ciò che riguarda i network digitali subisce immediatamente un abbassamento dei costi. Il gratis non è più soltanto un’opzione. È una destinazione inevitabile”. Le ragioni di questa accelerazione stanno tutte nella natura specifica di Internet: “Il web è tutta questione di “scala”: attrarre il maggior numero di utenti su alcune risorse centralizzate, e così spalmare i costi su un pubblico sempre più ampio”. Anderson fa l’esempio di Flickr, il noto sito per la condivisione di foto: l’1 per cento degli utenti che scelgono l’opzione Pro (a pagamento) permette al restante 99 per cento di accedere gratuitamente al servizio-base. Ma le soluzioni per alimentare un’economia basata sul gratis sono le più varie. Per il momento in molti (ma questo problema, insieme ad altri lati oscuri della freeconomics non è stato ancora ben affrontato da Anderson) si accontentano di accumulare montagne di dati sui comportamenti degli utenti da rivendere poi alle agenzie di marketing.
“Che un prodotto sia gratis non vuol dire che qualcuno, da qualche parte, non stia facendo una barca di soldi - sottolinea Anderson - Bisogna lasciarsi alle spalle l’idea di un mercato a due (venditore/acquirente) e pensarlo come un ecosistema con più soggetti: solo alcuni di questi si scambiano denaro”. Come dire: i Radiohead permetteranno pure di scaricare gratuitamente il loro disco; in un modo o nell’altro il denaro tornerà da qualche altra parte.
- Lunedì 7 Aprile 2008











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