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Mostra d’arte, concerto, disco, cinema o teatro? Molto probabilmente chi avete di fronte opterà per un bel film, da godersi in una poltroncina magari con pop corn in mano. Gli italiani preferiscono il cinema, e fanno volentieri a meno di Mozart, Beethoven e colleghi illustri. Questo emerge dall’Annuario statistico 2007 dell’Istat, che prende in considerazioni la società italiana sotto tutti gli aspetti (qui una sintesi in pdf). Tra le attività culturali e sociali il 48,8% della popolazione dai sei anni in su è andato almeno una volta a vedere un film in sala, quest’anno. Seguono in graduatoria le visite a musei e mostre (27,9%), gli spettacoli sportivi (26,5%), le discoteche e balere (23,6%), le visite a siti archeologici e monumenti (21,6%), il teatro (21,0%) e, all’ultimo posto, i concerti di musica classica, che interessano appena il 9,3%. Sono soprattutto gli uomini i mondani: se il 64,2% degli intervistati ha fruito di almeno uno spettacolo o intrattenimento fuori casa, la quota sale al 68,7% fra gli uomini e si attesta invece al 60,2% fra le donne. Solo il teatro vanta una partecipazione femminile maggiore rispetto a quella maschile, a tutte le età (22,6% delle donne contro il 19,2% degli uomini).
E come siamo messi con la lettura? Legge un quotidiano almeno una volta a settimana il 58,1% delle persone dai sei anni in su, mentre il 43,1% dedica parte del proprio tempo libero a leggere i libri. La televisione impera: la guarda il 93,8% della popolazione di tre anni e più, mentre il 62,8% ascolta la radio.
E l’informatizzazione non è ancora così capillare, seppur in aumento. Il 41,7% della popolazione di almeno tre anni utilizza il personal computer, e il 36,8% (dai sei anni in su) si collega a internet. L’uso del pc coinvolge soprattutto i giovani e tocca il livello massimo nella fascia di età tra i 15 e i 17 anni (77,8%), per arrivare alla percentuale minima di 6,9% nella fascia 65-74 anni. Permane uno squilibrio a livello territoriale, sia nell’uso del computer (nord 46,4%, centro 43,1%, sud 35%) che in quello di internet (nord 41,5%, centro 38,7%, sud 29,6%).
Il mai più senza? Indubbiamente il cellulare. La sua diffusione cresce fino a raggiungere la percentuale dell’83,9%: nel centro-nord lo possiede oltre l’85% delle famiglie, mentre al sud otto famiglie su dieci.
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In spiaggia, sui monti, in campagna, sul traghetto o in aereo: che bello avere sempre con sé il proprio computer portatile. Già, ma per farci cosa? Lavorare, è ovvio. Questo almeno è ciò che emerge da un recente sondaggio condotto negli Stati Uniti da Ap-Ipsos, l’agenzia Associated Press e la società di sondaggi Ipsos, che ha rilevato come il 20 per cento degli americani vadano in vacanza portandosi dietro il proprio computer portatile. E come, nonostante le ferie, lo usino più di una volta al giorno per controllare l’e-mail dell’ufficio o svolgere altre mansioni lavorative. Questo dato si affianca a quello che riguarda i telefoni cellulari. Se infatti non stupisce che l’80 per cento dei vacanzieri se li portino appresso, fa riflettere il fatto che siano in molti ad usarlo per mantenere i contatti con l’ufficio e controllare come procede il lavoro in loro assenza. Dipendenza da lavoro? O dalle tecnologie che consentono di non staccare mai? Un dato inquietante era già emerso dalla conferenza Lift 2007 sul tema delle sfide e delle opportunità delle tecnologie nella nostra società svoltosi nel febbraio scorso a Ginevra. Qui, alcuni tra i massimi esperti mondiali hanno concordato sull’esistenza di un fenomeno di dipendenza dalla tecnologia portatile, che ha affievolito il confine tra lavoro e vita privata e che dà anche vita, nei casi più estremi, a una vera sindrome il cui sintomo più evidente consiste nel dedicare sempre più tempo ai propri gadget. A scapito di relazioni sociali e familiari.
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Bastano degli occhiali 3D e si può vedere com’era Roma ai tempi dell’imperatore Costantino. Il viaggio nel passato è il frutto di Rome Reborn, la più grande simulazione architettonico-urbanistica che sia mai stata realizzata al computer: un’impresa colossale, ideata da Bernard Frischer dell’Università della Virginia e realizzata in collaborazione con il Politecnico di Milano e l’Università di Firenze.
Ieri, a Roma, è stata presentata una prima versione che mostra la città al suo culmine nel 320 dopo Cristo. Ma numerosi altri dettagli andranno ad aggiungersi, fino a mostrare l’evoluzione di Roma dall’Età del Bronzo fino al Sacco, nel quinto secolo, dopo le devastanti guerre gotiche.
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L’immaginario erotico dei maschi italiani è cambiato. Le fantasie su modelle e attrici sono in netto declino. A scuotere gli ormoni italaici sono ormai le protagoniste dei videogiochi. Almeno, così sostiene il magazine Metropolitan Post, che ha intervistato mille uomini italiani tra i 18 e i 50 anni. I casi sono due: o il magazine ha intercettato gli unici italiani che preferiscono i pixel alle donne in carne e ossa. Oppure qualcosa sta davvero cambiando nei gusti maschili, visto che il 56% ha dichiarato di preferire una donna virtuale “perché rimane sempre identica e non invecchia mai”.
La notizia sembra fatta apposta per essere commentata da psicologi televisivi. Non ha perso l’occasione Marco Rossi, il pettinatissimo sessuologo-immagine di MTV: “Siamo sempre più abituati a vivere una sessualità virtuale” ha detto “il contatto reale e fisico spaventa molto perché il rischio è sempre quello del fallimento e del rifiuto”. Resta da capire in che modo una Lara Croft possa accettare o rifiutare una qualsiasi proposta. Ma a guardare i numeri si scopre che l’oggetto del desiderio è un altro: il videogame, con e senza eroine femminili. Secondo il Centro Studi Minori e Media di Firenze, il 25% dei teenager ci gioca da una a tre ore al giorno, il 52% meno di un’ora e il 6,5% dedica ai videogame più di tre ore. Ma anche gli adulti partecipano a questo fenomeno. E il giro d’affari di questo settore, secondo una stima di Tim Trade interactive multimedia, si attesta intorno ai 725 milioni di euro, superando quello del cinema. Per una passione che incolla al monitor il 40% degli italiani di tutte le età. Con mogli disperate, come questa.