- Tags: convergence-culture, copyleft, copyright, Guerre-stellari, henry-jenkins, Kai-zen, lucasfilm, manituna, Star-Wars, strategia-dellariete, theforce.net, wuming
-

Per essere precisi, si chiama “narrazione transmediale”. Per capire di cosa si tratta, invece, conviene fare qualche esempio. Toby Markham è un fan di Star wars: con l’aiuto di altri appassionati ha girato The force among us, un documentario a puntate dedicato alla comunità di persone affascinate da Guerre stellari. Altro esempio: Nevarion è l’autore di Duel of the shadow sith, un racconto ispirato ai personaggi della celebre saga di fantascienza. Insomma, dal 1977 - anno del primo film della saga di Star War - l’immaginario generato dai sei episodi è diventato il cuore di una cultura condivisa ma soprattutto ampliata dagli appassionati del genere. E oltre ai Toby e Nevarion, sono migliaia i fan che nel mondo hanno dilatato i confini di Guerre Stellari, nelle più differenti espressioni dai fumetti ai libri ai vdeogames.
Tutto questo è ciò che viene definito narrazione transmediale. A spiegare meglio il concetto è il guru del Massachusetts institute of technology (Mit) Henry Jenkins nel libro Convergence culture (nei prossimi mesi in Italia): “Star wars è, in molti modi, il principale esempio di convergenza dei media” ha scritto, spiegando che la cultura pop del XXI secolo è alimentata con le storie raccontate dai mass media e rielaborate dai fan.
Il caso più lampante è il sito TheForce.net che ormai da anni raccoglie film, racconti, opere d’arte e videogiochi ispirati alle avventure spaziali di Anakin Skywalker, Han solo, Obi-Wan Kenobi e altri personaggi creati dal regista George Lucas. Attraverso il web, infatti, è più facile modificare testi, immagini e video. E così diventa più semplice per chiunque creare esperienze di intrattenimento con media diversi (transmedia storytelling), tra musica, videogiochi, serial, racconti scritti. Il tutto all’interno di un singolo universo narrativo (come quelli di Star wars o di Matrix, per esempio) di cui nessuno può più avere un controllo diretto.
Secondo Jenkins, il web ha portato alla luce e ha semplicemente diffuso il lavoro delle comunità di fan che prima restava in ombra, confinato nelle nicchie di appassionati. Ma è proprio questa attività creativa che, per esempio, diffonde il passaparola su tutti i nuovi eventi che riguardano Guerre stellari. E fornisce nuove idee agli autori. Tanto che oggi la Lucasfilm, casa di produzione di George Lucas, deve confrontarsi continuamente con i fan, che sono anche i clienti più leali.
In Italia un esperimento simile è nato con Manituana, l’ultimo romanzo di Wu Ming: il collettivo di scrittori ha creato un sito in cui i lettori possono partecipare al mondo narrativo del romanzo inventando nuove storie. Nel livello due (accessibile dopo aver inserito il nome di uno dei personaggi del libro) si può entrare nella conversazione con gli autori, scrivere un racconto a partire dai capitoli del romanzo e visitare i luoghi narrati da Wu Ming con le mappe di Google Earth. Il romanzo come esperienza globale, insomma. E sulla stessa linea è anche il gruppo Kai Zen che, come Wu Ming, ha adottato il copyleft per l’ultimo libro pubblicato, La strategia dell’ariete.
LEGGI ANCHE: E i fan crearono l’universo espanso di Star Wars

Forse sono in pochi a saperlo, ma in Italia non c’è libertà di panorama. E cioè il diritto a riprendere edifici o opere d’arte che si trovano in luoghi pubblici e il cui autore non sia deceduto da più di 70 anni. Se a Londra possiamo tranquillamente fotografare la spettacolare City Hall di Norman Foster e pubblicarla dove ci pare e piace, in Italia si corre il rischio di essere diffidati se condividiamo su Flickr una foto-ricordo delle ultime vacanze a Roma con l’Auditorium di Renzo Piano alle spalle. L’ormai obsoleta legge italiana sul diritto d’autore (risalente al 1941) protegge infatti qualsiasi tipologia di opera d’ingegno (sculture, quadri, installazioni, opere di architettura), vietandone la riproduzione non autorizzata.
Proprio ricorrendo a un’interpretazione restrittiva delle norme sul copyright, la Soprintendenza per il Polo Museale Fiorentino ha diffidato Wikipedia Italia dalla pubblicazione di immagini di opere ospitate all’interno dei propri musei (tra cui molti capolavori-simbolo dell’arte italiana). E così, dopo un’animata discussione tra i wikipedians italiani, è stata presa le decisione di rimuovere tutte le foto di opere realizzate da artisti ancora in vita. Non senza però denunciare l’anomalia di questa situazione: “Il governo italiano e le sue estensioni operative possono arrogarsi il diritto di controllare ciò che, secondo il comune buon senso, dovrebbe essere fruibile dall’umanità intera senza alcun limite (…). Paradossalmente su Wikipedia potranno essere caricate solo opere italiane presenti in musei esteri, grazie alle legislazioni straniere che hanno margini ben più ampi della nostra”.
In effetti, è abbastanza assurdo che un’istituzione pubblica intraprenda un’azione contro un’iniziativa no-profit il cui unico scopo è la divulgazione della cultura (a costo zero, tra l’altro). Soprattutto se poi il governo finanzia un progetto, ben più costoso, come il discusso portale del turismo. Ad ogni modo, in Parlamento c’è chi si sta attivando per introdurre anche in Italia il diritto di panorama: di recente il senatore dei Verdi Mauro Bulgarelli ha presentato un disegno di legge sul “fair use” (giusto utilizzo), che, se approvato, potrebbe arginare alcune interpretazioni distorte della legge sul copyright. E permettere a Wikipedia di tornare a pubblicare le immagini della grande arte italiana.

Un libro, un fiore. In Catalogna è tradizione regalare una rosa a ogni volume venduto nel giorno di San Giorgio, patrono della regione, il 23 aprile. Da questa consuetudine è nata la Giornata Mondiale del Libro e del Diritto d’Autore, quest’anno alla dodicesima edizione. Si celebra sempre il 23 aprile, omaggiando così anche tre grandi scrittori morti in quella data, nel 1616: William Shakespeare, Miguel de Cervantes Saavedra e “El Inca” Garcilaso de la Vega. Un’occasione per festeggiare i compagni di notti insonni, di piacevoli pomeriggi o di viaggi su snervanti Intercity o in metro. Ma anche per riflettere sulla funzione della lettura e dell’editoria. E, soprattutto, sul ruolo del libro oggi e sul suo essere e restare vettore di ogni espressione culturale. “Il libro è indubbiamente un oggetto diverso rispetto a dieci anni fa” dice Carlo Federici, professore di Teoria e tecniche della Conservazione del materiale archivistico e librario alla Ca’ Foscari di Venezia ed ex direttore dell’Istituto Centrale per la Patologia del Libro, specializzato nel restauro dei materiali librari. “Prima era luogo di cultura e ricerca, ora la ricerca si è spostata su internet. Ciò non vuol dire che non saranno più stampati libri: resteranno il luogo del piacere, della poesia, dell’arte. Sarà come con le anfore: nonostante non servano più per portare vino o acqua, si continua a costruirle e venderle come oggetto artistico”. Ed è indicativo che proprio oggi, fino a domenica, su Second Life, mondo virtuale parallelo, si tenga la prima fiera del libro, a cui parteciperà, tra gli editori, l’italiano Castelvecchi. Il professor Federici lunedì sarà tra i relatori della tavola rotonda, in programma alle 16 alla Biblioteca Nazionale di Roma, Celsius 232°, parafrasi del celebre Fahreneit 451 di Ray Bradbury, romanzo ambientato in un ipotetico futuro dove i libri sono bruciati perché leggerli è reato. Metafora di molte distruzioni di patrimoni librari, dalle origini della “civiltà” a oggi, tra millenni di guerre e disastri naturali. Sono tante le manifestazioni in corso o prossime in Italia e nel mondo per far festa con un libro. Il tutto alla vigilia della Fiera del Libro per Ragazzi, che si tiene a Bologna dal 24 al 27 aprile.
- Tags: Aldo-Soliani, Blog, Bruno-Fiorini, copyleft, copyright, creative-commons, Guglielmo-Pispisa, internet, Jadel-Andreetto, Kai-zen, La-strategia-dellariete, libri, luther-blisset, mondadori, wu-ming
-

Mentre si celebra la giornata internazionale del diritto d’autore, si moltiplicano i libri che lo mettono in discussione, lo adeguano ai tempi, ne rompono gli argini. Come Kai Zen, in libreria con La strategia dell’Ariete, il primo libro Mondadori in copyleft.
Panorama.it ha incontrato questo gruppo di anime diversissime, che partrecipano al fenomeno sempre più diffuso della scrittura collettiva con una nuova formula che ridisegna i confini del diritto d’autore (da Luther Blisset a Wu Ming). Si chiamano Jadel Andreetto, Bruno Fiorini, Guglielmo Pispisa e Aldo Soliani. Vivono in città diverse (Bologna, Bolzano, Messina, Sesto San Giovanni-Milano). E comunicano solo via web, dove si sono incrociati nel 2003, partecipando ad un’iniziativa di scrittura a più mani.
Non c’è conflitto tra il copyleft e gli interessi commerciali di una grande casa editrice?
Non c’è nessuna contraddizione. Noi pubblichiamo tutto in copyleft. Questo significa che chiunque può riprodurre, esporre in pubblico, recitare e anche modificare le nostre opere. Le uniche condizioni che chiediamo sono di citare l’autore e non specularci sopra. Insomma, le regole del Creative Commons. Mondadori ha accettato subito l’idea, in modo molto naturale.
Eppure c’è ancora chi ha paura del copyleft…
Per noi il copyleft è questione di rispetto per il lettore e di onestà intellettuale. È un contatto diretto con il nostro pubblico. Ed è una possibilità creativa senza limiti.
In che modo?
Su kaizenlab.it è in corso un nostro progetto di scrittura a più mani. Per quanto riguarda la Strategia dell’Ariete, sul sito dedicato abbiamo aperto le porte ai lettori e ai navigatori che possono agire direttamente sulla storia, sui personaggi, e sugli spin off. L’iniziativa sta avendo un successo enorme. E ogni dieci giorni nasce un nuovo racconto apocrifo che mettiamo online.
C’è un anche un blog di Kai Zen?
C’è un myspace, che contiene anche un blog
Avete blog personali?
No. Il formato blog in realtà non ci è molto congeniale, preferiamo il wiki, e presto inseriremo delle parti in wiki sul sito del libro.
C’è un rapporto tra le dinamiche della rete e la genesi di un’opera corale come kai zen?
Il web ha influito soprattutto sulla struttura de La strategia dell’artiete, che è fortemente ipertestuale. È possibile far nascere da ogni pezzo del romanzo un intero racconto (o perché no, un nuovo romanzo). Si possono far germogliare i semi piantati con il glossario alla fine del libro, aproffondire le ricerche storiche, tracciare mappe, aggiungere suoni e immagini… Per questo abbiamo costruito il romanzo assieme al sito, in modo da lasciare molti punti aperti.
I consigli di Kai Zen per chi vuole cimentarsi con la scrittura di gruppo?
Il nostro metodo è piuttosto semplice. Ognuno di noi parte da una prima stesura individuale. Poi si montano le parti. Si continua con una serie infinita di editing di ognuno su tutto e, se si è ancora amici dopo le discussioni, si taglia, si aggiusta, si riscrive quanto necessario.
E i consigli per chi vuole approfondire il concetto di copyleft?
Ci sono molti siti che se ne occupano. Per esempio il sito Copyleft Italia, il sito di Creative Commons in cui è possibile creare una licenza ad hoc per i propri progetti. E poi c’è il blog di Antonella Beccaria che si occupa di queste tematiche da lungo tempo. E non possiamo dimenticare i15, un gruppo di lettori molto particolare che diffonde e promuove la scrittura in CL. Poi c’è Terra nullis, un atelier di scritture a sorgente libera… Ma ce ne sono molti altri legati anche al software open source e a Linux.
Che cosa significa Kai Zen?
Ha a che fare con un’espressione giapponese che significa “In continuo miglioramento”. Ma non si pensi che siamo vicini a filosofie orientali o misticheggianti. In realtà è anche il nome di una band che fa una musica piuttosto violenta. Ci piaceva la loro musica, il loro nome… e l’abbiamo preso.