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Nascono ancor prima del cinema, con la fotografia. E per molti i filmati dei fratelli Lumière L’uscita dalle officine Lumière (1895) e L’arrivo di un treno alla stazione di La Ciotat ne fanno già parte. Li si considera produzioni realistiche e piuttosto impegnate, magari talvolta anche noiose, e in Italia sono stati identificati per anni con Piero Angela. Anche se oggi fanno veramente chic. E Cannes lo dimostra. I documentari riempiono infatti la 60esima edizione du Festival. Nessuno dei tanti docu presenti è in concorso, ma si ricordi che Fahrenheit 9/11 di Michael Moore, a metà tra film e documentario, vinse la Palma d’Oro nel 2004. Ai francesi piace sentirsi impegnati. E alle star hollywoodiane ancor di più. Ed ecco, infatti, che Leonardo DiCaprio, lo stesso di Titanic, ha portato alla Croisette The 11th Hour, di cui è creatore, produttore, scrittore e voce narrante: una denuncia ambientalista, realizzata insieme alle registe Leila Conners Petersen e Nadia Conners. Il trio ha intervistato più di cinquanta tra scienziati, filosofi e leader, interrogandoli sullo stato dell’ambiente e dell’umanità.
E anche Moore è tornato, fuori concorso, con Sicko, questa volta a battagliare contro il sistema sanitario e l’industria farmaceutica a stelle e strisce. Al vetriolo, come al solito, tanto che il regista è già sotto inchiesta per il suo viaggio a Cuba - infrangendo l’embargo - per far curare gratuitamente un gruppo di soccorritori dell’11 settembre, rimasti intossicati dalle esalazioni nocive e ora affetti da patologie respiratorie.
He Fengming, invece, è un documentario di oltre tre ore di Wang Bing: il racconto dell’odissea di un’anziana cinese attraverso la Cina comunista del dopoguerra. E tra i fuori concorso anche Young Yakuza di Jean-Pierre Limosin, la storia delle gang giapponesi al di là dei consueti stereotipi, e Retour en Normandie del documentarista francese Nicolas Philibert, il curioso ritornare sui passi, rintracciando le comparse, di Moi, Pierre Rivière di René Allio, film su un giovane che nel 1835 uccise la famiglia, in Normandia, alla cui realizzazione partecipò anche Philibert.
Di tutt’altra pasta, invece, è U2 3D di Catherine Owens e Mark Pellington, 55 minuti in cui Bono e la sua band sono riprodotti in un 3D impressionante, in una raccolta selezionata di immagini dal Vertigo Tour, effettuato nel 2006 in America Latina.
![Gli U2 alla serata di gala per la presentazione del loro film [i]U2 3D[/i]. Fortemente voluto dal gruppo irlandese e realizzato da due autori che da tempo lavorano con loro, è un'esperienza unica sul piano visivo e sonoro. Al seguito del tour sudamericano che la band fece nello scorso inverno, i due registi hanno potuto usare una tecnologia rivoluzionaria con due cineprese digitali accoppiate, che consente di vedere le immagini in forma tridimensionale, piombando lo spettatore letteralmente in mezzo al concerto.<br /> [i](Credits: Ansa)[/i]](http://gallery.panorama.it/albums/upload/foto/cannes_21maggio/normal_cannes21maggio_27.jpg)
Sotto la categoria Un Certain Regard sono due i documentari in concorso. L’avocat de la Terreur (L’avvocato del terrore) di Barbet Schroeder, su Jacques Vergès, personalità controversa, sostenitore della causa dell’anticolonialismo, sposato a una delle pasionarie della rivoluzione algerina, Djamila Bouhired, sparito dalle scene per otto anni per ricomparire come avvocato difensore di terroristi d’ogni bandiera, da Magdalena Kopp al Comandante Carlos, fino al collaborazionista con il nazismo Barbie, sconvolgendo la Francia. E Calle Santa Fe della cilena Carmen Castillo: il ritorno a casa della regista, spinta dalla malattia del padre, in un Cile in cui ritrova i luoghi sua militanza e i ricordi di battaglie, sconfitte e morti. Calle Santa Fe è il nome della via in cui venne ucciso nel 1974 il suo compagno.
Nella sezione Cannes Classics quattro documentari a ricordare altrettanti personaggi, soprattutto françaises. Maurice Pialat, l’amour existe è un omaggio di Anne-Marie Faux e Jeanne-Pierre Devillers al grande maestro; Man of Cinema: Pierre Rissient è di Todd McCarthy, sul produttore e talent scout francese; Brando, il racconto di Mimi Freedman e Leslie Greif, attraverso i ricordi di amici come Johnny Depp e Al Pacino, del grande Marlon; il regista Lindsay Anderson, invece, rivive in Never Apologize di Mike Kaplan.
E nella Semaine de la critique, The Mosquito Problem and Other Stories di Andrey Paunov, le tristi vicendi degli abitanti di un villaggio del Danubio, uniti negli anni e nella storia dalle zanzare che sopravvivono a ogni mutamento.
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- Giovedì 24 Maggio 2007
![A Cannes nel 2006, al Palais de Festival per la presentazione di [i]Last Days[/i] di Gus van Sant<br> [i]Foto Ansa[/i]](http://gallery.panorama.it/albums/userpics/10054/normal_asia_argento2006.jpg)









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