
David Fincher (Credits: Ufficio Stampa)
Nessuno sa creare e tenere alta la tensione sul grande schermo come lui. Regista di pellicole-culto come Seven e Fight Club, film di genere applauditi a Cannes come Zodiac e una serie di thriller da Panic Room a The Social Network, David Fincher si cimenta ora nel remake della trasposizione cinematografica svedese del primo romanzo che compone la trilogia firmata Stieg Larsson. Il risultato è Millennium-Uomini che odiano le donne, altro thriller, altro giro di adrenalina: uno stordente valzer di suspense, misteri e colpi di scena. Continua

Rooney Mara in 'Millennium - Uomini che odiano le donne' (Credits: Ufficio Stampa)
Sopracciglia rasate, capelli corti neri, un trionfo di piercing sul volto e tatuaggi sul corpo. Una metamorfosi completa, quella a cui la giovane Rooney Mara si è sottoposta per interpretare la protagonista di ‘Millennium -Uomini che odiano le donne‘ (remake americano dello svedese firmato Niels Arden Oplev, diretto stavolta da David Fincher e dal 3 febbraio in 400 sale). Continua

(Ansa)

Nel panorama cinematografico o televisivo internazionale, ecco chi si distingue per una indimenticabile recitazione, chi per una parte ottenuta o, per nostra fortuna, rifiutata. Chi ritorna finalmente al cinema, chi poteva anche mancare. Chi sale e chi scende, ogni settimana. Continua


di Marco Giovannini
«Avrai successo e diventerai ricco. Ma resterai convinto che non piaci alle ragazze perché sei un nerd. E io, dal profondo del mio cuore, voglio che tu sappia che non è vero. Non gli piaci perché sei uno stronzo»
Comincia così The social network: con il diciannovenne Mark Zuckerberg scaricato dalla fidanzata Erica. E finisce con una frase di Marilyn, assistente del suo team di avvocati:
«Non sei veramente uno stronzo, Mark. Cerchi solo di sembrarlo».
In mezzo, gli anni tra il 2003 e il 2005 che hanno fatto dell’imbranato studente di Harvard, inventore di Facebook, il più giovane miliardario del mondo, ma anche il bersaglio di ex amici che l’hanno accusato di avere copiato idee e di averli estromessi dalla società.
Nei cinema dal 12 novembre, The social network per la critica americana è «il film dell’anno».
Mentre il regista David Fincher è in Svezia a preparare il remake di Uomini che odiano le donne, i riflettori sono tutti per lo sceneggiatore del film, Aaron Sorkin, 49 anni: un tipo singolare.
Dieci anni fa, al culmine della carriera (era lo sceneggiatore della serie tv West wing), fu arrestato all’aeroporto di Burbank per possesso di droga. Oggi si è disintossicato.
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“Questo bambino è un miracolo, anche se non è il miracolo che uno si aspetta di vedere”. Benjamin Button infatti è un neonato molto particolare, ha la pelle piena di grinze ma non quelle da infante bensì rughe da anziano, ha reumatismi e acciacchi da chi ha un piede nella fossa anziché di chi dà il benvenuto alla vita.
Basandosi su un racconto degli anni ‘20 di J. Scott Fitzgerald, considerato da molti un capriccio, una fantasia troppo ambiziosa e complicata da portare sullo schermo, Il curioso caso di Benjamin Button alla fine arriva al cinema (dal 13 febbraio nelle sale italiane), seguendo le vicende particolari di un uomo normale, nato però vecchio per vivere l’età a ritroso. A raccogliere la sfida è stato David Fincher, lo stesso di Zodiac e Panic Room, che con la sua prova di regia ha guadagnato ben 13 nomination agli Oscar. E probabilmente quelli per il trucco e per gli effetti visivi li ha già in tasca, vista la credibilità con cui è realizzato l’invecchiamento di Brad Pitt, che interpreta Button, e anche il suo ringiovanimento. Pitt ha infatti voluto come condizione principe per accettare il ruolo che fosse lui a interpretare il personaggio a tutte le età. E così è, grazie al truccatore Greg Cannom e al supervisore degli effetti visivi Eric Barba, ovviamente tranne quando, dopo ottant’anni circa di vita, Benjamin torna bambino.
La pellicola di Fincher, per due ore e 43 minuti che non procedono veloci, narra il percorso al contrario di Button, una vita normale ma a tappe invertite: dalla nascita nella notte in cui finisce la prima Guerra mondiale al primo bacio, il primo amore, le persone che gli passano accanto ognuno lasciando un piccolo segno, in un ritmo placido e riflessivo che però non arriva troppo al cuore. “Benjamin è come un pallino da biliardo e tutti coloro che incontra lasciano un segno su di lui”, dice Fincher. “Questa è la vita: una collezione di ammaccature e graffi che ti fanno essere quello che sei e nessun altro”.
L’interpretazione di Pitt è attenta e consapevole, anche se agli Academy Awards la concorrenza è agguerrita e forse più meritevole, da Frank Langella (Frost/Nixon) a Sean Penn (Milk) e Mickey Rourke (The Wrestler) fino a Richard Jenkins, emozionante in L’ospite inatteso, outsider che sarebbe bello veder sollevare la statuetta. Accanto all’attore più glamour di Hollywood in Il curioso caso di Benjamin Button Cate Blanchett, Tilda Swinton e una brava Taraji P. Henson, anche lei in lizza per un Oscar come attrice non protagonista.
Il trailer da YouTube: