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Silenzio, ciak, azione. Alla fine lo sciopero dei blog contro il ddl Alfano sulle intercettazioni è andato in onda, con tutti gli strilli e gli slogan del caso. Un megafono arancione su fondo nero e tutti pronti a dire “Questo blog alza la voce contro il Ddl Alfano“.
Tutti chi, però? Il social network appositamente creato per raccogliere le adesioni dell’iniziativa conta allo stato attuale poco più di 1300 membri, molti dei quali iscritti solo nella giornata di oggi. Peccato che la stessa struttura del sito non permetta un tracciamento efficace dei blogger: quale blog corrisponde a ogni partecipante?
Facendo una verifica a campione, si trova di tutto: da iscritti con il semplice nome (e nessun altro dato identificativo), a personaggi con all’attivo solo pagine MySpace o Facebook, a blog dimenticati da tempo, a siti con problemi tecnici abbandonati a se stessi. Quanti sono, insomma, i partecipanti effetti all’iniziativa? Difficile capirlo.
La reazione della “blogosfera che conta”
Anche nei piani alti della cosiddetta blogosfera, fra i blogger che guidano la discussione in Rete, lo sciopero sembra non aver avuto il successo sperato.
Nei giorni scorsi sono state molte le reazioni scettiche all’iniziativa promossa da Alessandro Gilioli di “Piovono rane”, blog del gruppo Espresso. C’è chi come Luca De Biase (al nono posto fra i blogger più importanti, secondo Blogbabel) afferma di partecipare allo sciopero “non senza sofferenza: perché non è il silenzio, ma la parola, lo strumento che i blog possono usare per contribuire alla crescita civile di questa società”. E chi invece si spinge oltre, come Paolo Valenti, ricordando che “Gilioli lavora solo per se stesso e per una strategia messa in atto dal padrone che lo manovra e lo foraggia”.
Nel mezzo tutti gli altri, da quelli che sull’onda della polemica hanno aderito senza aver compreso effettivamente i dettagli della legge, a quelli che hanno continuato a bloggare perché “la riuscita di uno sciopero, per usare il termine improprio che è stato scelto, è direttamente proporzionale al disagio che esso può recare alla collettività“. In questo caso, nullo. Per non parlare di chi ha “completamente dimenticato di avere aderito” e ha “scritto come nulla fosse”.
Sciopero, davvero?
Resta da capire se di sciopero vero si è trattato, o se siamo di fronte ad una azione di facciata. Per due motivi: in una Rete che offre sempre più strumenti di comunicazione paralleli ai weblog (da Friendfeed a Twitter, passando per Facebook), ha davvero senso parlare di sciopero se non ci si astiene dallo scrivere anche lì?
Ancora: in uno sciopero, generalmente, ci si astiene dallo svolgere la propria consueta attività. Ma in questa giornata i blogger non hanno smesso di pubblicare contenuti, hanno semplicemente trattato lo stesso argomento. Ognuno a suo modo: dalle immagini ai video, dai testi di protesta alle citazioni.
E allora più che di “sciopero” si può parlare di “cassa di risonanza”, di pubblicità virale a una iniziativa - quella di Gilioli - che neppure la “sua” Repubblica ha avuto interesse di promuovere sulle proprie pagine.
- Martedì 14 Luglio 2009









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