
Ian Gillan, voce dei Deep Purple - Credits: EPA/XAVIER BERTRAL
Sei concerti dei Deep Purple in Italia a dicembre. Me ne accorgo scorrendo le pagine del sito
Ticketone. In italia, si sa, la band inglese è di casa. Ma questa volta più che sull’attaccamento al Bel Paese mi soffermo sul dato anagrafico. Ian Gillan, lo storico vocalist della band, ha 64 anni.
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Chi è solito affibbiare etichette direbbe che i Caminada sono un perfetto power-trio, cioè chitarra (Mauro), basso e voce (Massimo) e batteria (Francesco). Ma nel caso specifico non c’è nulla di più sbagliato. I Caminada non vogliono certo sfuggire ai vocaboli tecnici della musica, ma per la loro giovane età crediamo si vogliano sentir liberi di esprimere se stessi al di là degli stereotipi. Le loro facce parlano da sole così come il loro curriculum che, come tutte le band emergenti, si scorre velocemente. Ma c’è una caratteristica che nel loro profilo salta subito all’occhio. Alla voce live troviamo che i Caminada hanno aperto uno dei recenti concerti italiani dei Deep Purple. Che botta. Non succede a tutti, specie a inizio carriera. Bene, la nostra chiacchierata negli studi della Emi, dove presentano il loro primo disco in uscita il 18 di gennaio e dal titolo omonimo, parte proprio da qui.
Come avete vissuto un evento come quello di aprire il concerto di un gruppo che ha fatto la storia dell’hard rock mondiale?
Un po’ di tensione c’è sempre, ma alla fin fine è andato tutto benissimo.
E il pubblico come ha reagito? Mi spiego. I gruppi spalla sono spesso oggetto di fischi.
A noi non è successo niente di tutto questo. Siamo stati, anzi, molto applauditi.
Primo disco e subito un contratto con una casa discografica importante. Niente male…
Hai già detto tutto tu. Siamo felicissimi che il nostro lavoro sia piaciuto. Ora aspettiamo il riscontro del pubblico.
Di cosa parla questo album?
Il disco è incentrato su di noi. Parla delle nostre esperienze, delle nostre mancanze e semplicemente della nostra vita.
I Caminada propongono un rock decisamente diverso dal punk-rock di altre giovani band italiane. Il vostro suono trae ispirazione da Hendrix e dai Cream, tanto per semplificare le numerose citazioni che fate. In questi vostri ascolti sono stati fondamentali i dischi rubati ai vostri genitori?
Forse sì. Siamo cresciuti ascoltando questa musica. Ma ci piaceva l’idea di riportare al centro una tipologia di suono che oggi è dimenticato e forse anche superato. Ma che certe sonorità siano ancora valide lo dimostra ad esempio il consenso ottenuto al concerto dei Deep Purple.
Leggendo i testi abbiamo visto un riferimento alla vostra Milano. Qual è la critica più forte che fate alla vostra città?
Milano ha tutto e spesso ti fa sentire estraneo. Una città piena di abitudini e cliché. Poi in realtà tanta gente è sola. Ma essendo la nostra città siamo più attenti ai problemi che la circondano e forse anche per questo più critici.

Hanno girato senza mai fermarsi per quarant’anni, su vinile, musicassette, cd e infine come file su mp3 e iPod. Ora, passati, gli “anta” rimangono lì a ricordarci il loro valore. Sono brani e, soprattutto, pezzi di storia della musica senza tempo.
Abbiamo scelto di ricordare tre canzoni che hanno compiuto 40 anni proprio nel 2007 e che sono ancora attualissime. Siamo partiti da un album: Sgt. Pepper’s Lonely Hearts Club Band dei Beatles. Un disco che definire immenso è poco. Lì, tra le tante perle, ce n’è una che è andata oltre i decenni: Lucy in the Sky with Diamonds. Pezzo ripreso da vari artisti, primo tra tutti Elton John (VIDEO) che l’ha riportata al successo. Dello stesso anno è Sunday Morning (Guarda il video) dei Velvet Underground (allora insieme alla cantante tedesca Nico).
L’esordio boom della band capitanata da Lou Reed fu tra quelli più inattesi, ma mise il mondo della musica di fronte alla necessità di guardare oltre: alla cultura alternativa che negli Stati Uniti stava emergendo con forza. Dal primo tocco di new wave, alla psichedelica pura: il 1967 sancisce anche il battesimo discografico dei giovanissimi britannici Pink Floyd. Indimenticabile e da brividi ancora oggi See Emily Play. È questo uno dei due singoli lanciati in quell’ anno, l’altro è Arnold Layne. La copertina di See Emily Play, nell’edizione originale, ha il bozzetto di un treno disegnato da Syd Barrett e ha una quotazione attuale di 800 sterline (guarda il video del brano).
A far compagnia a queste quarantenni splendide ce ne sono anche altre due, di qualche anno più giovani, ma che, ugualmente, hanno segnato il percorso musicale di molti appassionati. Ci riferiamo a Smoke on the Water dei Deep Purple, che festeggia i 35 anni, e a Stairway to Heaven dei Led Zeppelin, che di primavere ne conta 36. La prima è diventata famosa per l’inconfondibile riff della chitarra distorta di Ritchie Blackmore. La seconda per l’arpeggio sofisticato suonato da Jimmy Page che apre il brano e incornicia al meglio l’album Led Zeppelin IV. Come dire, i migliori anni della nostra vita, ma questa è un’altra canzone.
Il video dei Deep Purple in Smoke on the wather
Il video dei Led Zeppelin in Stairway to Heaven