
Elio Germano, l’attore insieme a Claudio Santamaria a Berlino è in concorso con Diaz Don’t Clean Up This Blood (Credits: Kika Press)
Cade la neve anche a Berlino, la prima dell’anno seguita da quel gelo che la ghiaccerà pericolosamente al suolo, e gli orsi che caratterizzano le locandine della 62esima edizione della Berlinale appese sotto ogni pensilina degli autobus non potrebbero sembrare in un ambiente più consono. Si comincia questo giovedì e si va avanti fino a domenica 19, con i premi assegnati però il giorno prima, sabato sera. Continua

Una foto di scena di “Bevenuti al Sud”
La frattura fra nord e sud nel Risorgimento e oggi. Sono le due Italie di Noi credevamo e Benvenuti al sud, film di successo che si sfideranno ai prossimi David di Donatello: 13 le candidature per il film di Mario Martone e dieci per la pellicola di Luca Miniero.
Ma c’è anche la sorpresa Basilicata coast to coast, che si aggiudica otto nomination, così come 20 sigarette, il film dedicato all’attentato a Nassiriya. Addirittura otto i registi in corsa per il David. Quanto agli attori, prevedibile la presenza di Elio Germano, già Palma d’oro per Una vita tranquilla, e Kim Rossi Stuart per il film su Vallanzasca, ma si nota l’assenza di Toni Servillo e Remo Girone. E stupisce, in effetti, che Il gioiellino incassi la nomination per miglior attrice protagonista con Sarah Felberbaum.
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La sua interpretazione in La nostra vita gli regala il titolo, ex equo con Javier Bardem
Tutti ci speravamo ed è successo. Dopo il grande Marcello Mastroianni un altro attore italiano porta a casa la Palma d’oro come miglior attore al Festival di Cannes. Questa volta è toccato a Elio Germano ritirare il premio per la sua interpretazione nel film di Lucchetti La nostra vita, in cui recitano anche Raoul Bova ed Isabella Ragonese.
Lo stesso riconoscimento è stato attribuito ex aequo a un altro grande attore mediterraneo: Javier Bardem per Biutiful.
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La nostra vita (01 Distribution)
GALLERY DEI FILM DEL WEEKEND
“Un brutto film è qualcosa di diverso” è la prima frase che mi esce di bocca, rivolta alla mia vicina di poltroncina, mentre scorrono i titoli di coda de La nostra vita di Daniele Luchetti. Lei mi guarda e fa: “Sì, ma anche un bel film è qualcosa di diverso”. Continua

Il film di Daniele Luchetti rappresenterà l’Italia al prossimo Festival
Il film di Daniele Luchetti rappresenterà l’Italia al prossimo Festival. Nel cast anche Elio Germano, Isabella Ragonese e Luca Zingaretti.
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Christina Ricci
LA GALLERY
“È un momento di stanca cinematografica, un po’ triste”. A dirlo è Elio Germano, giovane attore capace di mettersi addosso le facce più difficili, da quello di venditore esaltato in Tutta la vita davanti a quello di ritardato in Come Dio comanda. Ospite quest’oggi al Giffoni Film Festival, in corso a Salerno fino al 25 luglio e ricco di star, da Eva Mendes a Naomi Watts a Baz Luhrmann, accusa il cinema italiano di scarso coraggio. ”Mi sono stancato di prendermela con chi ci governa e chi ci produce” spiega. “Me la prendo con chi abbassa la testa e fa poco per cambiare le cose. È colpa nostra, sono persone che abbiamo scelto noi o comunque scegliamo di non mandare via. È una malattia che riguarda tutti noi, la responsabilità è nostra, anche dei produttori che non hanno coraggio di puntare su sceneggiature fastidiose”. E ancora: “Io, per esempio, aspetto da una vita un film sui fatti del G8 di Genova e penso che ci siano forti difficoltà a produrlo. Si privilegia l’incasso alla qualità e qualsiasi lavoratore è costretto ad attaccarsi alle certezze di continuare a lavorare. Se uno sceneggiatore sa che facendo una commedia andrà sul sicuro con i produttori preferirà continuare a lavorare e scriverà quel tipo di film. Io sogno di continuare a fare quello che mi piace ma ho paura che sia sempre più difficile”.
Anche la star internazionale Christina Ricci, presente ieri alla rassegna di cinema per ragazzi, ha parlato dei suoi sogni. Tra le aspirazioni c’è quella di diventare regista anche se non dimentica i suoi inizi: ”Sono sempre affezionata al ruolo di Mercoledì nella Famiglia Addams, è stata una delle esperienze più belle della mia vita e la ricordo sempre con gioia”.Il prossimo film della ventinovenne sarà Born to be a star di Tom Brady: la storia di un ragazzo figlio di registi di film hard che va a Hollywood per seguire le orme dei genitori ma non è in grado di girare pellicole porno. “È un film poco dark”, dice, “il mio ruolo è quello di una ragazza dolce e innocente”.

“Il primo a dirlo è stato proprio Niccolò Ammaniti. Per trarre un film dal suo romanzo ricco di cinquecento pagine e di una miriade di personaggi sorprendenti, tragici e comici, bisognava essere drastici e rinunciare a tante cose”. Questa è la premessa del regista Gabriele Salvatores, quindi non sorprende che nella sua versione cinematografica di Come Dio comanda, che arriva nelle sale il 12 dicembre, manchino elementi centrali del libro a cui si ispira. Non c’è Danilo, uno dei componenti del gruppo sbandato di protagonisti, abbandonato dalla moglie dopo la morte della figlioletta di tre anni. Non c’è neanche il progetto di rapina in banca che ha riempito gran parte dell’ossatura del premio Strega 2007, prima che la trama scivolasse verso il vortice inatteso di follia e dramma. Eppure, dopo il disorientamento iniziale, nessuna delle componenti tolte manca davvero. Il film entra diretto nel cuore del romanzo di Ammaniti (che ha partecipato alla sceneggiatura), inquadrando in maniera pulita, senza la ricerca di espedienti ad effetto, il rapporto speciale tra padre e figlio: un legame di amore totale, al di là del degrado e della violenza che i due vivono. E Salvatores allunga presto la macchina da presa - usata quasi sempre in spalla - sul capovolgimento improvviso di toni e ritmo che avviene nella tempesta del secolo, in una notte di temporale irrefrenabile e avvenimenti tragici, quando Corrado, detto Quattro Formaggi, dà sfogo ai suoi sogni malati di represso e ritardato mentale, sulle note dolci, in stridente e suggestivo contrasto, di She’s the one di Robbie Williams.
A impersonare Quattro Formaggi c’è il solito mostro di istrionismo Elio Germano, che come ha saputo ben rendere il nevrotico fanatismo del venditore di elettrodomestici in Tutta la vita davanti e la caduta negli abissi nascosti del proprio io in Il passato è una terra straniera, qui riesce a catturare tutta la pietà e la disapprovazione che può suscitare “Quattro”, come viene chiamato dai suoi pochi amici. Per rendere il suo personaggio Germano non è partito da studi sulla malattia mentale o pazienti di ospedali psichiatrici, ma ha preso riferimenti più letterari. “Shakespeare, per esempio, i fool delle sue commedie” racconta. “Puck del Sogno di una notte di mezza estate, tra tutti. Come se Quattro Formaggi fosse un folletto, uno spirito della foresta, asessuato, puro, tenero, dolce, ma anche poi improvvisamente violento, bestiale”.
Rino Zena, il padre-padrone di fede nazista, alcolizzato e violento quanto protettivo verso il figlio e verso Quattro Formaggi, è interpretato da Filippo Timi, inaspettatamente a suo agio in panni da duro e miserabile. Il ruolo del tredicenne Cristiano Zena è ricoperto da Alvaro Caleca, con il suo sguardo intenso, alla sua prima prova cinematografica.
“Rino, Cristiano e Quattro Formaggi sono tre personaggi scomodi, tre persone che non vorremmo incontrare, tre disgraziati che hanno imboccato la ‘cattiva strada’. Definitivamente soli, alla ricerca di una qualsiasi identità” dice Salvatores, che per la seconda volta dopo Io non ho paura sceglie per un lungometraggio un libro di Ammaniti. “Ma, come canta De André: ‘C’è amore un po’ per tutti e tutti quanti hanno un amore sulla cattiva strada’”.
Il trailer di Come Dio comanda da YouTube:

Crudo, “pulito”, immediato come un pugno nello stomaco, così arriva il film di Daniele Vicari Il passato è una terra straniera. Dal 31 ottobre nelle sale italiane. Tratto dall’omonimo libro di Gianrico Carofiglio, ha debuttato al Festival internazionale del film di Roma tra i film in concorso, con merito.
Non porta sul grande schermo nessuna storia speciale; la pellicola racconta la parabola agli inferi di un giovane bravo ragazzo (in fondo cosa abbastanza normale). Ma lo fa in maniera credibile e asciutta, e il crescendo di violenza sembra pian piano normalità, con gli occhi del protagonista, Giorgio, brillante studente di Giurisprudenza. Sempre ad un passo dal non sbagliare e dal fare la scelta eticamente giusta, ecco invece che il ventiduenne con l’ambizione di diventar magistrato accantona puntualmente il bene e quanto finora aveva fatto e vissuto da figlio di intellettuali borghesi, per scegliere la consapevole “dannazione”.
Affascinato da Francesco, incontrato casualmente a una festa, lo segue nel suo vortice oscuro, a volte superandolo nella caduta. Tra tavoli di poker, trucchi da baro, donne benestanti sessualmente disinibite… Sempre di più, sempre di più. Pestaggi, droga, stupri… Ma la redenzione è possibile.
A dare efficacia al tutto c’è la solita prestazione magistrale di Elio Germano, nei panni di Giorgio. Al suo fianco Michele Riondino. Nel cast anche Chiara Caselli, Valentina Lodovini, Marco Baliani, Daniela Poggi, Maria Jurado, Romina Carrisi.
Il trailer da YouTube:
“Per chiarire prima di tutto a me stesso il motivo che mi ha spinto a realizzare Il passato è una terra straniera, devo fare ricorso ad una serie di sensazioni molto forti che la lettura del libro mi ha suscitato, sensazioni filtrate da un mio crescente desiderio del tutto “cinematografico” di raccontare il lato oscuro delle cose, gli aspetti meno sorvegliati della nostra esistenza sociale e individuale, radicalizzando alcune caratteristiche dei miei film precedenti, nei quali non mi sono mai spinto oltre un certo limite” racconta il regista Vicari. “Avevo forse bisogno della chiave giusta per guardare in faccia quella duplicità degli esseri umani, degli uomini del mio tempo, che mi affascina e mi spaventa sempre di più”.