Leggi tutte le notizie su:
Elio-Germano
Christina Ricci
LA GALLERY
“È un momento di stanca cinematografica, un po’ triste”. A dirlo è Elio Germano, giovane attore capace di mettersi addosso le facce più difficili, da quello di venditore esaltato in Tutta la vita davanti a quello di ritardato in Come Dio comanda. Ospite quest’oggi al Giffoni Film Festival, in corso a Salerno fino al 25 luglio e ricco di star, da Eva Mendes a Naomi Watts a Baz Luhrmann, accusa il cinema italiano di scarso coraggio. ”Mi sono stancato di prendermela con chi ci governa e chi ci produce” spiega. “Me la prendo con chi abbassa la testa e fa poco per cambiare le cose. È colpa nostra, sono persone che abbiamo scelto noi o comunque scegliamo di non mandare via. È una malattia che riguarda tutti noi, la responsabilità è nostra, anche dei produttori che non hanno coraggio di puntare su sceneggiature fastidiose”. E ancora: “Io, per esempio, aspetto da una vita un film sui fatti del G8 di Genova e penso che ci siano forti difficoltà a produrlo. Si privilegia l’incasso alla qualità e qualsiasi lavoratore è costretto ad attaccarsi alle certezze di continuare a lavorare. Se uno sceneggiatore sa che facendo una commedia andrà sul sicuro con i produttori preferirà continuare a lavorare e scriverà quel tipo di film. Io sogno di continuare a fare quello che mi piace ma ho paura che sia sempre più difficile”.
Anche la star internazionale Christina Ricci, presente ieri alla rassegna di cinema per ragazzi, ha parlato dei suoi sogni. Tra le aspirazioni c’è quella di diventare regista anche se non dimentica i suoi inizi: ”Sono sempre affezionata al ruolo di Mercoledì nella Famiglia Addams, è stata una delle esperienze più belle della mia vita e la ricordo sempre con gioia”.Il prossimo film della ventinovenne sarà Born to be a star di Tom Brady: la storia di un ragazzo figlio di registi di film hard che va a Hollywood per seguire le orme dei genitori ma non è in grado di girare pellicole porno. “È un film poco dark”, dice, “il mio ruolo è quello di una ragazza dolce e innocente”.

“Il primo a dirlo è stato proprio Niccolò Ammaniti. Per trarre un film dal suo romanzo ricco di cinquecento pagine e di una miriade di personaggi sorprendenti, tragici e comici, bisognava essere drastici e rinunciare a tante cose”. Questa è la premessa del regista Gabriele Salvatores, quindi non sorprende che nella sua versione cinematografica di Come Dio comanda, che arriva nelle sale il 12 dicembre, manchino elementi centrali del libro a cui si ispira. Non c’è Danilo, uno dei componenti del gruppo sbandato di protagonisti, abbandonato dalla moglie dopo la morte della figlioletta di tre anni. Non c’è neanche il progetto di rapina in banca che ha riempito gran parte dell’ossatura del premio Strega 2007, prima che la trama scivolasse verso il vortice inatteso di follia e dramma. Eppure, dopo il disorientamento iniziale, nessuna delle componenti tolte manca davvero. Il film entra diretto nel cuore del romanzo di Ammaniti (che ha partecipato alla sceneggiatura), inquadrando in maniera pulita, senza la ricerca di espedienti ad effetto, il rapporto speciale tra padre e figlio: un legame di amore totale, al di là del degrado e della violenza che i due vivono. E Salvatores allunga presto la macchina da presa - usata quasi sempre in spalla - sul capovolgimento improvviso di toni e ritmo che avviene nella tempesta del secolo, in una notte di temporale irrefrenabile e avvenimenti tragici, quando Corrado, detto Quattro Formaggi, dà sfogo ai suoi sogni malati di represso e ritardato mentale, sulle note dolci, in stridente e suggestivo contrasto, di She’s the one di Robbie Williams.
A impersonare Quattro Formaggi c’è il solito mostro di istrionismo Elio Germano, che come ha saputo ben rendere il nevrotico fanatismo del venditore di elettrodomestici in Tutta la vita davanti e la caduta negli abissi nascosti del proprio io in Il passato è una terra straniera, qui riesce a catturare tutta la pietà e la disapprovazione che può suscitare “Quattro”, come viene chiamato dai suoi pochi amici. Per rendere il suo personaggio Germano non è partito da studi sulla malattia mentale o pazienti di ospedali psichiatrici, ma ha preso riferimenti più letterari. “Shakespeare, per esempio, i fool delle sue commedie” racconta. “Puck del Sogno di una notte di mezza estate, tra tutti. Come se Quattro Formaggi fosse un folletto, uno spirito della foresta, asessuato, puro, tenero, dolce, ma anche poi improvvisamente violento, bestiale”.
Rino Zena, il padre-padrone di fede nazista, alcolizzato e violento quanto protettivo verso il figlio e verso Quattro Formaggi, è interpretato da Filippo Timi, inaspettatamente a suo agio in panni da duro e miserabile. Il ruolo del tredicenne Cristiano Zena è ricoperto da Alvaro Caleca, con il suo sguardo intenso, alla sua prima prova cinematografica.
“Rino, Cristiano e Quattro Formaggi sono tre personaggi scomodi, tre persone che non vorremmo incontrare, tre disgraziati che hanno imboccato la ‘cattiva strada’. Definitivamente soli, alla ricerca di una qualsiasi identità” dice Salvatores, che per la seconda volta dopo Io non ho paura sceglie per un lungometraggio un libro di Ammaniti. “Ma, come canta De André: ‘C’è amore un po’ per tutti e tutti quanti hanno un amore sulla cattiva strada’”.
Il trailer di Come Dio comanda da YouTube:

Crudo, “pulito”, immediato come un pugno nello stomaco, così arriva il film di Daniele Vicari Il passato è una terra straniera. Dal 31 ottobre nelle sale italiane. Tratto dall’omonimo libro di Gianrico Carofiglio, ha debuttato al Festival internazionale del film di Roma tra i film in concorso, con merito.
Non porta sul grande schermo nessuna storia speciale; la pellicola racconta la parabola agli inferi di un giovane bravo ragazzo (in fondo cosa abbastanza normale). Ma lo fa in maniera credibile e asciutta, e il crescendo di violenza sembra pian piano normalità, con gli occhi del protagonista, Giorgio, brillante studente di Giurisprudenza. Sempre ad un passo dal non sbagliare e dal fare la scelta eticamente giusta, ecco invece che il ventiduenne con l’ambizione di diventar magistrato accantona puntualmente il bene e quanto finora aveva fatto e vissuto da figlio di intellettuali borghesi, per scegliere la consapevole “dannazione”.
Affascinato da Francesco, incontrato casualmente a una festa, lo segue nel suo vortice oscuro, a volte superandolo nella caduta. Tra tavoli di poker, trucchi da baro, donne benestanti sessualmente disinibite… Sempre di più, sempre di più. Pestaggi, droga, stupri… Ma la redenzione è possibile.
A dare efficacia al tutto c’è la solita prestazione magistrale di Elio Germano, nei panni di Giorgio. Al suo fianco Michele Riondino. Nel cast anche Chiara Caselli, Valentina Lodovini, Marco Baliani, Daniela Poggi, Maria Jurado, Romina Carrisi.
Il trailer da YouTube:
“Per chiarire prima di tutto a me stesso il motivo che mi ha spinto a realizzare Il passato è una terra straniera, devo fare ricorso ad una serie di sensazioni molto forti che la lettura del libro mi ha suscitato, sensazioni filtrate da un mio crescente desiderio del tutto “cinematografico” di raccontare il lato oscuro delle cose, gli aspetti meno sorvegliati della nostra esistenza sociale e individuale, radicalizzando alcune caratteristiche dei miei film precedenti, nei quali non mi sono mai spinto oltre un certo limite” racconta il regista Vicari. “Avevo forse bisogno della chiave giusta per guardare in faccia quella duplicità degli esseri umani, degli uomini del mio tempo, che mi affascina e mi spaventa sempre di più”.

Il cacciatore di aquiloni
Quando i romanzi amati arrivano sul grande schermo, l’attesa è sempre controversa, tra la speranza di rivivere le emozioni del libro e la paura di dover mettersi le mani nei capelli. E se con L’amore ai tempi del colera, nonostante due bravi attori come Bardem e Mezzogiorno, ha prevalso la delusione, ora arriva la prova del nove per Il cacciatore di aquiloni, il best seller di Khaled Hosseini tradotto cinematograficamente dalla regia di Marc Forster e dalla sceneggiatura di David Benioff. Il 28 marzo giunge nelle sale italiane, dopo che negli Stati Uniti ha diviso la critica. E dopo che i ragazzini che hanno interpretato i protagonisti Amir e Hassan, e anche i ruoli minori Sohrab e Omar, sono stati allontanati dall’Afghanistan e accompagnati negli Emirati Arabi, coi loro famigliari, dalla Paramount, al salvo dalle minacce dei talebani.
Qui il trailer da Youtube:
Il 28 marzo segna l’arrivo nelle sale anche di un doppio Elio Germano. L’attore antidivo del nostro cinema, il più bel talento degli ultimi tempi, è protagonista sia di Tutta la vita davanti sia di Nessuna qualità agli eroi.

Tutta la vita davanti
Il primo film è firmato da Paolo Virzì, che rinnova il feeling lavorativo con Germano, già scelto dal regista per N (Io e Napoleone). “Elio Germano è il fenomeno che conosciamo” commenta Virzì. “Quando lo avevo incontrato per la prima volta per il mio film N pensavo fosse anche nella vita identico a Martino Papucci, il giovane idealista dell’800 protagonista di quella storia, perché si era così calato in quel personaggio, da vivere quotidianamente con le tasche piene di poesie di Foscolo e di Holderlin. Poi invece ho scoperto che può essere in mille altri modi e che ha questa qualità di trasformarsi anche fisicamente in quello che interpreta”. In Tutta la vita davanti Elio è un venditore invasato della Multiple, azienda produttrice di fantasmagorici e futuribili dispositivi per la casa.
Qui il trailer da Youtube:
La tecnica base della Multiple per promuoversi è telefonare casa per casa. Ed è nel suo call-center che trova lavoro Marta, interpretata da Isabella Ragonese, tra altre giovani telefoniste, venditori esaltati, danze motivazionali, jingle aziendali, premiazioni, applausi e penitenze concordate. In una realtà comica quanto amara. Alla guida dei super capi Sabrina Ferilli e Massimo Ghini.
La cosa più sconcertante è che il lungometraggio è tratto da una storia vera, dal divertente libro autobiografico di Michela Murgia Il mondo deve sapere.

Nessuna qualità agli eroi
Nessuna qualità agli eroi, invece, sbarca dall’ultima Mostra del cinema di Venezia. Opera seconda di Paolo Franchi, dopo l’apprezzato La spettatrice. Tra atmosfere cupe e allucinate, seducenti eppure non convincenti. Deluse il pubblico del Lido, che ne parlò soprattutto per la scena di erezione di Elio Germano.
Si tratta di un noir esistenziale dove Bruno (Bruno Todeschini) e Luca (Germano) fanno dell’odio e del conseguente senso di colpa il punto di partenza e di arrivo della loro tragica ribellione personale. Luca, figlio sconfitto. Bruno, padre mancato, destinato ad essere sempre e solo figlio.
Accanto a loro le misurate interpretazioni di Irène Jacob e Maria de Medeiros.
“Sono tutti alla ricerca di definitive risposte. Ma cercare non significa necessariamente trovare” spiega il regista. “È molto arduo poter dire chi in questo film veramente riesca a salvarsi. Salvarsi da se stessi, dalla propria solitudine, dai ricordi, che sono spesso lancinanti ferite”. Qui il trailer da Youtube:
![[i]Regia[/i]: Francesco Patierno<br /> [i]Cast[/i]: Elio Germano, Laura Chiatti, Martina Stella, Gianmarco Tognazzi, Donato Placido, Carlo Monni, Corrado Fortuna, Dario Vergassola<br /> [i]Genere[/i]: Commedia<br /> [i]Nazione[/i]: Italia<br /> [i]Distribuzione[/i]: [url=http://www.medusa.it/]Medusa[/url]<br /> [color=red]Nelle sale dal 29 febbraio[/color]](http://gallery.panorama.it/albums/upload/febbraio08/film29feb/normal_mattino-oro-in-bocca2.jpg)
LA GALLERY DEI FILM DELLA SETTIMANA
Di solito i film biografici raccontano vite intense di personaggi passati. Non è il caso di Il mattino ha l’oro in bocca, che arriva nelle sale italiane il 29 febbraio e racconta le vicende di Marco Baldini, vivissimo e celebre voce (e volto) che con Fiorello conduce Viva Radio2. La sua esperienza di successo e “dannazione”, infatti, ha molto il sapore di romanzo. E il primo a scoprirlo è stato Baldini stesso, scrivendo il libro autobiografico Il giocatore, a cui si è liberamente ispirata la pellicola di Francesco Patierno. Scoperto in una discoteca come deejay, giovanissimo, Baldini è chiamato in una radio privata, per condurre un programma del mattino. Che funziona. Ma con la buona sorte arriva anche la passione per l’azzardo e le corse ippiche. Più aumentano i suoi stipendi, più aumentano le perdite. E arriva anche il vizio del poker. La chiamata a Radio Deejay sembra raddrizzare tutto. Arriva il successo tanto desiderato, ma contemporaneamente le batoste al gioco. La sala ippica diventa la sua seconda casa… In radio Cecchetto gli affianca Fiorello e con la trasmissione in coppia i due decollano. Purtroppo anche i debiti…
A interpretare Baldini nel lungometraggio, uno dei migliori attori della nuova generazione italiana, Elio Germano. Mentre Fiorello è Corrado Fortuna. Qui il trailer da Youtube:
“Personalmente il film mi fa pensare a un Pinocchio ambientato negli anni ‘80″ dice Germano, “è in sostanza un romanzo di formazione, con un personaggio tenero, bizzarro e immaturo che incontra un’altra serie di personaggi, c’è un Gatto e c’è una Volpe, un Lucignolo, un babbo che torna in scena e tante altre figure che ricordano il romanzo di Collodi, con l’aggiunta di un protagonista capace di mentire continuamente…”.
Il video servizio:
Il 29 febbraio segna l’arrivo al cinema anche di una pellicola francese molto attesa, Persepolis, premio della Giuria al Festival di Cannes. Film d’animazione autobiografico di Marjane Satrapi (tratto dalla sua graphic novel), realizzato insieme a Vincent Paronnaud, è il racconto della maturazione di una ragazzina, Marjane, in Iran, durante la rivoluzione islamica. Attraverso i suoi giovani occhi si vede il venir meno delle speranze di un popolo quando i fondamentalisti prendono il potere imponendo il velo alle donne e imprigionando migliaia di oppositori. Il trailer da Youtube:
Le immagini sono in bianco e nero (”ho sempre paura che il colore possa diventare volgare” spiega l’autrice), le ambientazione e gli sfondi astratti.”Il film è una combinazione di cose diverse:” racconta la Satrapi, “l’espressionismo tedesco e il neo-realismo italiano. Propone scene estremamente crude e realistiche, in un contesto estremamente stilizzato”.
![[i]Regia[/i]: Vincent Paronnaud, Marjane Satrapi<br /> [i]Cast[/i]: Catherine Deneuve, Danielle Darrieux, Simon Abkarian, Gena Rowlands, Chiara Mastroianni, Tilly Mandelbrot<br /> [i]Genere[/i]: Animazione<br /> [i]Nazione[/i]: Francia<br /> [i]Distribuzione[/i]: [url=http://www.bimfilm.com/]Bim[/url]<br /> [b][url=http://www.persepolis-ilfilm.it/]Il sito ufficiale[/url][/b]<br /> [color=red]Nelle sale dal 29 febbraio[/color]<br />](http://gallery.panorama.it/albums/upload/febbraio08/film29feb/normal_persepolis2.jpg)
- Tags: candidature, Centoautori, Cinema, Daniele-Lucchetti, David-di-Donatello, Donatella-Finocchiaro, Elio-Germano, Emanuele-Crialese, ermanno-olmi, Ferzan-Ozpetek, film, Giacomo-Rizzo, Giovanna Mezzogiorno, Giuseppe-Tornatore, Kim-Rossi-Stuart, Ksenia-Rappoport, Laura-Morante, Margherita-Buy, Milchele-Placido, Roma, Vincenzo-Amato
-

Dopo un bel replicone pomeridiano del telefilm Streghe e un Tg2 Flash, prima dell’immancabile Il lotto alle otto, cosa c’è di meglio di una premiazione dei David di Donatello? In un pre-prime time di un caldo pomeriggio romano, dal Gran Teatro di Tor di Quinto arrivano gli Oscar italiani, condotti da Tullio Solenghi in diretta su Rai Due giovedi 14 giugno dalle 18.30 alle 20.20, per lasciare poi il posto alle estrazioni del lotto. Classe e capacità di collocare gli eventi importanti puramente tricolori. Sì, forse sono meglio due ore di telecamere puntate sul cinema quando gli italiani, stanchi stressati e famelici, rientrano a casa dal lavoro e zampettano da un canale all’altro della tv per rilassarsi un po’ e trattenere l’appetito per la cena, piuttosto che in piena notte, come nelle scorse edizioni. L’assegnazione dei David di Donatello, nel 2006, iniziò infatti alle 23.50! Come dire: non esistono le mezze misure.
E quanti sono i film italiani in lizza a contendersi i 19 premi (a cui sono da aggiungere quelli per le sezioni cortometraggio, documentario, film europeo e straniero)? Le nomination sono ben 95 per… 23 pellicole. E cinque di queste raccolgono, messe insieme, addirittura 54 candidature. La sconosciuta di Giuseppe Tornatore (di cui sotto si può vedere una scena tratta da Youtube) ne vanta da solo 13, così come Nuovomondo di Emanuele Crialese (includendo anche il David Giovani, che viene assegnato da una giuria di giovanissimi composta da studenti, e il Premio dei critici). Mio fratello è figlio unico di Daniele Lucchetti, che ha partecipato anche alla sezione Un certain regard al Festival di Cannes - rimanendo a bocca asciutta - ne ha collezionate 11, Centochiodi del buon vecchio Ermanno Olmi 9 e Saturno Contro di Ferzan Ozpetek 8. E non si è piazzato male neanche Anche libero va bene di Kim Rossi Stuart, agli esordi da regista: 6 nomination. La solita manciata di pochi buoni film. Un sintomo di certo non incoraggiante per il cinema italiano che da anni si affanna cercando di rialzarsi. Senza successo?
Per il Miglior film, comunque, la battaglia è tra Tornatore, Olmi, Rossi Stuart, Crialese e Lucchetti. Per la Migliore regia, accanto alla “banda” Tornatore-Olmi-Crialese-Lucchetti compare Marco Bellocchio, con Il regista di matrimoni. La statuina per la Migliore attrice protagonista se la contendono Margherita Buy (Saturno contro), che già ne ha portate a casa quattro negli anni passati, Donatella Finocchiaro (Il regista di matrimoni), Laura Morante (Liscio), Ksenia Rappoport (La sconosciuta) e Giovanna Mezzogiorno (Lezioni di volo), che quando vinse nel 2003 ritirò il premio indossando un abito del padre Vittorio.
Per il Migliore attore protagonista in sfida Vincenzo Amato (Nuovomondo), Elio Germano (Mio fratello è figlio unico), Michele Placido (La sconosciuta), Giacomo Rizzo (L’amico di famiglia) e ancora Kim (Anche libero va bene - qui sotto il trailer).
Qui tutte le altre candidature.
E si teme - o si spera - che la diretta Rai per i David di Donatello possa anche essere “disturbata” da una manifestazione dei Centoautori, il movimento sorto a seguito delle dimissioni di Carlo Macchitella dalla direzione di Rai Cinema, composto da sceneggiatori e cineasti (in prima riga Giuseppe Piccioni, Stefano Rulli, Paolo Virzì, Francesca Comencini, Daniele Luchetti). Il loro intento? Farsi sentire, per aprire la strada a un cinema nuovo, che dipenda dal merito e dallo spettatore. Insomma, per un cinema di qualità. Ben vengano i Centoautori. La cerimonia di assegnazione dei David di Donatello sono la loro platea migliore.