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Festa Gdf, Monti fischiato a Bergamo Video Maroni: è un Dracula che uccide la Padania - Le parole dell'ex ministro poche ore dopo le contestazioni al premier - A Bergamo per il giuramento dei cadetti delle Fiamme Gialle, Monti è stato contestato prima e durante il suo intervento, con tanto di piper in volo sulla città con la scritta "Basta Monti, basta tasse-Lega Nord". Dal palco il premier ha attaccato il Carroccio e ha affermato che le imprese del Nord sono penalizzate dall'evasione dilagante in tutto il Paese. Grillo, dal suo blog, dice che il cambiamento non si può arrestare e parla di "ottime probabilità del ritorno di una stagione stragista".

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Elisa

Elisa: “Anche se non trovi le parole” (per il secondo videoclip)

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  • Tags: Elisa, elisa toffoli, Musica, videoclip
  • 2 commenti
Elisa ospite di Quelli che il calcio Credits: Kika Press

Elisa ospite di Quelli che il calcio Credits: Kika Press

È il singolo più trasmesso di queste ultime settimane secondo la classifica Music Control, il brano di Elisa Toffoli “Anche se non trovi le parole” (secondo estratto dal quinto album di inediti, “Heart“).

Un successo che sta nell’immediatezza del brano, nella semplicità delle strofe, nella pulizia del messaggio che trasmette nota dopo nota.

Ma non per le immagini che l’accompagnano, forse, visto che proprio il 22 marzo 2010 è stato ufficializzato il lancio di un nuovo video ufficiale che presto troveremo in rotazione in tutte le tv musicali italiane. E che, in esclusiva per il web, è disponibile on-line per ora all’interno del portale Msn. Continua

  • alessandro.alicandri
  • Martedì 23 Marzo 2010

Nel backstage con Elisa durante le prove di Hair

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  • Tags: Elisa, Hair, Musica, musical
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Di Gianni Poglio

Gorgheggi e vocalizzi potenti intervallati da tonfi sordi sul parquet. Sono questi i suoni che filtrano dalle persiane socchiuse di un’antica villa di Biella a tre piani trasformata nel quartier generale del cast di Hair. Qui, immersi nel verde di pini secolari e slanciatissimi, sono impegnati da settimane in una serie di prove estenuanti tutti i protagonisti dalla versione italiana dello storico musical della hippy generation.
Al debutto del 19 febbraio, nel teatro Colosseo di Torino, manca poco e l’adrenalina si fa sentire. Il giorno e la notte si confondono e le ore di sonno sono ormai ridotte al minimo essenziale. Il primo che incrociamo tra spartiti, bottiglie d’acqua minerale e frutta sparsa un po’ ovunque è il coregista e coreografo Luca Tommassini, l’italiano che ha dato lezioni di ballo a Madonna sul set di Evita. “Siamo molto amici. E, quando capita, riusciamo anche a concederci un pranzo insieme. Ai tempi del film su Evita era incinta di 4 mesi e aveva il terrore di perdere la sua prima figlia. Così le ho fatto provare i passi in sicurezza stringendola forte per evitare che cadesse. Altri tempi. Oggi, la sfida da vincere è Hair. Il cast è ottimo e il lavoro fatto da Elisa sulla colonna sonora è semplicemente straordinario”.
“Ho accettato d’istinto senza pormi troppe domande” racconta la voce più pura e cristallina d’Italia. “Per ragioni anagrafiche non ho vissuto il ‘68, ma la generazione “love and peace” me la sento tatuata dentro. Io una fricchettona in casa ce l’ho avuta davvero: mia madre” racconta Elisa. “Lei non è sessantottina nel look, è proprio “hippy inside”, una donna libera che se ne infischia delle convenzioni. Un po’ come i protagonisti di Hair, una tribù aperta, fondata sull’amicizia e la tolleranza, che si oppone alla guerra in Vietnam. E che smonta, uno dopo l’altro, tutti i tabù sessuali. Questo musical, andato in scena per la prima volta nell’ottobre 1967, è la fotografia di una generazione che ha provato a fermare il mondo. E che per un po’ c’è anche riuscita. Era un movimento che partiva dal basso, che non aveva connotazioni politiche, il frutto di una passione sincera”.
Quella passione che oggi la politica non muove più, insomma. “Io non voto da anni” spiega la cantante friulana “perché i politici non sono credibili, mentre gli ideali di armonia e partecipazione di cui è impregnato Hair hanno ancora la forza di sedurre molti giovani di oggi”. Compresi i ragazzi del cast, cantanti e ballerini reclutati in America, Sud Africa, Germania e, naturalmente, in Italia.
Sul palco i loro corpi morbidi e sinuosi si intrecciano e si plasmano come palline di pongo agli ordini del re dei coreografi, l’americano David Parsons, che li scruta seduto in platea mentre provano per la millesima volta una scena di gruppo: “In molti momenti dello show i protagonisti sono fisicamente vicini, incollati l’uno all’altro. Un’immagine che dà il senso della tribù, dello stare insieme” spiega Parsons. “L’effetto ottico che voglio ottenere è una moltitudine di corpi che si trasforma in uno solo. E sa perché? Questa è la forza della generazione di Woodstock: una moltitudine senza leader mossa dagli stessi ideali. Quando ne parlo, i ragazzi dello spettacolo mi ascoltano a bocca aperta, quasi rapiti da uno squarcio di storia moderna che avrebbero voluto vivere in prima persona. Il mio lavoro è convincerli ad abbandonare gli schematismi della danza. Per essere credibili come protagonisti di Hair, devono dimenticarsi di essere atleti. In uno spettacolo così non conta la tecnica, ma il cuore”.
A interrompere il filo del ragionamento del coreografo d’Oltreoceano pensa la musica che arriva dagli amplificatori del palco. Le melodie sono quelle, celeberrime, di Aquarius e Let the sunshine in, i due brani culto del musical che Elisa ha riarrangiato e trasformato secondo il suo gusto inconfondibile. “Sono stata molto coraggiosa, ma anche rispettosa. In fondo, ho solo voluto aggiungere un tocco di modernità. Ho preso le canzoni originali e le ho contaminate con un pizzico di Green Day, Red Hot Chili Peppers e Beyoncé. Non c’era bisogno di stravolgere tutto. In ogni caso, mi sono divertita: fare musica senza essere vincolata dall’incidere un disco a mio nome è meraviglioso. E poi a casa mia sono cresciuta con il sound anni Sessanta”.
Elisa però non potrà assistere alla prima torinese. “Mi hanno invitato per uno show a New York. Tutta colpa, si fa per dire, di una coreografa americana che ha deciso di usare una mia canzone per le sue lezioni. Il pezzo ha funzionato e vogliono che mi esibisca là”.
La schiva cantante di Gli ostacoli del cuore non dice che i momenti più esaltanti di questa esperienza sono state le lezioni di canto che ha tenuto ai ragazzi del cast. “Uno spettacolo nello spettacolo” assicura il regista Giampiero Solari. “Per fare questo lavoro ci vogliono energia e passione. La fatica di riprovare cento volte lo stesso brano la superi solo se ci credi davvero. Ecco, Elisa è una ragazza di grandissimo talento mossa dall’arte e dalla bellezza”.
Vederla nei panni della maestra di musica ha dato a tutti una forza incredibile, racconta Solari. “I protagonisti, per diventare tali, hanno dovuto lottare duro. La selezione è stata micidiale. Fino all’ultimo secondo siamo stati incerti nella scelta dei ragazzi”.
Un casting estenuante è stato fatto anche a New York. “In quell’occasione abbiamo avuto la fortuna di incontrare James Rado, uno degli autori originari dello show. James credeva così tanto in Hair che lo fece debuttare nel 1967 in un teatro ancora in costruzione. Recitavano tra macerie e calcinacci. Rado è un uomo incredibile, rimasto con la testa e le abitudini al tempo dei figli dei fiori, capace di battute e freddure che ti lasciano paralizzato. Lui non ha dubbi ed è convinto, esattamente come quarant’anni fa, dell’attualità del messaggio del musical a cui ha dedicato l’intera vita. Quando gli ho detto che la vera sfida che avevamo davanti era riuscire a riempire i teatri di diciottenni, lui mi ha risposto: ‘Verranno, verranno… Anche se non sanno più sognare come i ragazzi della mia generazione. Oggi le droghe sono molto meno pure’”.

  • redazione
  • Lunedì 18 Febbraio 2008

Hair: torna il musical della Love Generation, noi l’abbiamo visto in anteprima

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  • Tags: David-Parsons, Elisa, Hair, Musica, musical
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Di Gianni Poglio
Più che un debutto, una prova generale davanti al pubblico. È iniziato sabato sera, al teatro Sociale di Biella, il tour della versione italiana di Hair, lo storico musical della generazione hippie, andato in scena per la prima volta a New York nel 1967. L’arruolamento per la guerra in Vietnam, il movimento pacifista, la rivoluzione sessuale e il pianeta droga sono i quattro
cardini di uno spettacolo vibrante e coinvolgente dall’inizio alla fine.
Ore 22: il volto di James Rado, lo sceneggiatore americano che inventato Hair, appare proiettato sul palco. Poche parole sul progetto cui ha dedicato una vita, e la sua immagine si dissolve per lasciare spazio ai ragazzi del cast (italiani, tedeschi e americani): una comune di freak insediata al Central Park di New York. Ed è subito Aquarius, il pezzo più famoso dello show, un
gioiello soul rock, riarrangiato magistralmente per l’occasione (come il resto della colonna sonora) da Elisa. L’improvvisa chiamata alle armi di Claude, uno dei ragazzi del Central Park, è il tema portante dello spettacolo. Che è fatto dai protagonisti sul palco, ma anche da videoclip proiettati sul fondo della scena. Le immagini della polizia americana che sgombera le università
occupate dai pacifisti negli Anni 60, gli scontri al G8 di Genova e la ferocia della guerra in Vietnam si sovrappongono alla trama senza snaturarla.
Anche il pubblico, a un certo punto, diventa parte integrante dello show quando la comune hippie si trasferisce dal palco alla platea nei momenti più caldi della colonna sonora. Tra voci potenti e corpi sinuosi che si intrecciano, l’atmosfera si scalda con il passare dei minuti e diventa incandescente sulle note della conclusiva Let The Sunshine In, un rock gospel travolgente, scandito dal battimani del pubblico. L’era dell’Acquario è tornata!

LEGGI ANCHE: Nel backstage con Elisa

  • redazione
  • Lunedì 18 Febbraio 2008

Rio, i rocker che vanno a braccetto con Elisa e Ligabue

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  • Tags: concerti, Elisa, Ligabue, Musica, Rio
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[i](Credits: Parole & Dintorni)[/i]

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Si definiscono: sanguigni, istintivi, semplici e soprattutto rock&roll. Sono i Rio, la band che in questo periodo sta aprendo i concerti di Elisa. Per loro, che della dimensione live hanno fatto un credo, è una delle esperienze più significative. Anche perché, seppur venuti alla luce nel 2001, hanno alle spalle tanto caldo suono, gavetta e centinaia di concerti dal vivo. Li ha uniti l’amore per il Messico e li ha consacrati l’umiltà di capire dagli errori. A Panorama.it il chitarrista, Marco Ligabue (fratello di Luciano) e il cantante, Fabio Mora, raccontano l’evoluzione di quello che considerano il “progetto Rio”. Che nasce dalla sponde del fiume Po, si evolve piano, senza forzature, fino al disco del 2004 Mariachi Hotel e continua ora, nel 2007, con il secondo album Terra Luna e Margarita.

È difficile essere un gruppo, per dirla tecnicamente, di spalla come siete in questo momento con Elisa?
“Sinceramente non è un problema. Non conoscevamo Elisa di persona e dobbiamo dire che per noi è stata una bella scoperta. Dopo la data di Caserta ci siamo ritrovati a fare due chiacchiere con lei ed è stato tutto molto naturale”.

Molti si chiederanno qual è la sensazione che si prova a aprire un concerto.
“C’è una sana invidia per chi salirà sul palco dopo di te (ridono). Invidia per quella ovazione che vorresti fosse per te. Poi, però, pensi e sogni che prima o poi quello che vedi succederà anche te, almeno si spera”.

Tra voi ed Elisa c’è una differenza di retroterra musicale. E così avviene anche nelle linee armoniche e nell’uso della voce che in Elisa è parecchio particolare.
“Abbiamo modi diversi di intendere la vocalità. A me” dice Fabio “piace più il suo sporco, Elisa predilige una certa pulizia. Forse sono queste differenze che ci fanno convivere bene”.

Come reagisce il pubblico di Elisa al vostro sound?
“La prima volta che abbiamo diviso il palco avevamo un po’ di timore. Ma tutto è diventato più semplice quando, dopo il primo brano, si è sciolto tutto in un caloroso applauso”.

Ammetterete, comunque, che è difficile mostrare il proprio valore in poche canzoni, quattro per la precisione.
“Certo, è complicato. Ma è una sfida stimolante, perché alla fine sei consapevole di avere un’arma per colpire chi sta di fronte. E questo cerchiamo di farlo sempre al meglio”.

È difficile, però, anche chiamarsi Ligabue. Per te, Marco, è stato un peso questo cognome?
“Da un lato crea curiosità e ti fa essere sotto la lente di ingrandimento. Dall’altro può essere negativo perché ti senti “raccomandato”. Abbiamo combattuto molto questo pregiudizio, per fortuna la nostra musica ci ha dato una mano”.

Una cosa, però, è certa. Dopo il duetto con Luciano Ligabue, un altro Ligabue stringe la mano a Elisa: “vizio di famiglia”.

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[i](Credits: Parole & Dintorni)[/i]

  • saverio.grimaldi
  • Giovedì 19 Aprile 2007
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