Eminem era a un passo dal suicidarsi a causa degli abusi di sostanze stupefacenti che lo hanno mandato fuori di testa. Il rapper ha cercato di togliersi la vita come soluzione estrema alla sua dipendenza da alcol e droghe sintetiche: “Mi detestavo. Volevo solo farla finita. Ero in un buco nero e pensavo di ritirarmi dalle luci della ribalta per rivalutare la mia carriera e la mia vita. Ero sobrio solo di tanto in tanto e in modo irregolare. Sono stati due anni terribili”. Il cantante di We Made You, che sta per pubblicare il suo nuovo LP Relapse dopo tre anni di silenzio, ha poi aggiunto di essere quasi morto a causa di un overdose: “Il mio dottore mi ha prescritto delle pillole con metadone, sostanza utilizzata nelle cure di disintossicazione dall’eroina. Prendevo l’equivalente di quattro buste di ero e anche quando il medico mi ha detto che con quella quantità sarei potuto morire non mi sono fermato”. Fortunatamente il 36enne sembra essere uscito dal tunnel e proprio in questi giorni ha annunciato ai fan di essere completamente entusiasta del nuovo album e che il rap ormai è la sua unica dipendenza: “Mi sento come un ragazzino. Il rap è la mia droga e mi ha aiutato a combattere l’assuefazione. Adesso per sentirmi su di giri non ho più bisogno delle sostanze sintetiche: mi basta la musica”.
Eminem: il videoclip di We Made You

eminem
Irriverente, politamente scorretto e incline alle battute taglienti. Il nuovo video di Eminem, We made you, è il consueto concentrato di ironia senza censure sulle star e sulle loro vite dissolute. Nel mirino del rapper di Detroit ci sono questa volta Amy Winehouse e l’ex compagno galeotto Blake Fielder Civil, Britney Spears con Kevin Federline, Sarah Palin e Lindsay Lohan per la relazione lesbo con la dj Samantha Ronson. Il nuovo album del rapper, Relapse, sarà disponibile dal 15 maggio. Intanto Slim Shady ha, tanto per cambiare, problemi in famiglia. Il diciassettenne fratello Nathan è stato infatti arrestato per guida in stato di ebbrezza e dovrà comparire in tribunale a Detroit ai primi di maggio.
Eminem: il video di We made you
A pochi mesi dal ritorno sulle scene con un album che si preannuncia spettacolare, Eminem prende definitivamente le distanze dalla scena rap che l’ha lanciato. “Il rap di oggi” dichiara Slim Shady, “è solo una grossa montagna di spazzatura. Non dico al cento per cento ma almeno al novanta”. Il nuovo cd del rapper bianco di Detroit avrà come titolo Relapse. “Di dischi rap in classifica continuano a essercene molti, ma sono veramente terribili”, ha concluso Eminem interpellato al riguardo da uno speaker della radio della BBC. Relapse è sicuramente uno dei due album più attesi dal mercato americano. L’altro è Chinese Democracy dei Guns’N Roses, che dopo quattordici anni di gestazione è ora annunciato per il prossimo 23 novembre. I manager del gruppo di Axl Rose hanno infatti dichiarato: “Stiamo pianificando il più grande lancio promozionale della storia del rock”.
Eminem: Sing for the moment
“Eminem è un bugiardo”. Così la madre di Marshall Mathers (vero nome del rapper) descrive il figlio. Debbie Nelson ha deciso di raccontare la sua verità nel libro My Son Marshall, My Son Eminem, dove ripercorre la difficile infanzia e adolescenza del tormentato 36enne. In sostanza la signora Nelson non vuole più sentirsi descrivere come una madre negligente, che si approfitta del sistema sanitario e che dipende da pillole e sonniferi vari, come lei stessa ha ammesso: “All’inizio cercavo di capire le ragioni che inducevano Marshall a dire certe cose. Se ho fatto qualche errore come madre, è stato con il mio figlio più grande al quale concedevo ogni capriccio”. Secondo Debbie, in realtà, lei e Eminem erano molto uniti negli anni 80 e accusa il figlio di averla dipinta come un mostro, perché questo gli avrebbe garantito una maggiore popolarità: “Più si descrive come un ragazzino infelice con una famiglia pessima, più le persone sono attratte da lui e comprano i suoi dischi”. A quanto sostiene la madre, l’origine di tutti i mali sarebbe da attribuire all’assenza del padre che ha influito nettamente sull’instabilità mentale ed emotiva del rapper, il quale ha riversato tutto l’odio represso contro di lei: “Marshall non ha mai conosciuto suo padre e io ho fatto quello che potevo per rimediare alla mancanza. Non ero felice quando ha scelto di farsi una nuova vita, lontano da me. Quale madre vorrebbe essere ricordata come un’alcolizzata che ingurgita scatolette intere di psicofarmaci?”. Insomma, quello di Debbie è proprio uno sfogo in piena regola che cerca di addolcire l’opinione pubblica abituata alle canzoni del figlio che l’attaccano in continuazione. Anche nel testo del suo primo singolo, My Name Is, Eminem ha rivolto pesanti insinuazioni circa il rigore morale della signora Nelson: “Il 99 per cento della mia vita l’ho passato narcotizzato, poi ho scoperto che mia madre si drogava più di me”. Lei per tutta risposta fa sapere che questo libro svelerà la verità nascosta, mai raccontata: “Ho il cuore spezzato. Le bugie sono diventate presto numerose e infamanti, e non solo da parte di Marshall. Credo che lui abbia dimenticato i bei momenti trascorsi insieme. Questo libro è il mio modo di rimettere in ordine i ricordi”.
Eminem: il videoclip di My Name Is
“I pezzi del prossimo disco del vocalist di Detroit saranno una bomba”. Ad annunciarlo è il gangsta rapper Bishop Lamont, amico di Eminen e protetto di Dr. Dre, uno dei più importanti produttori hip hop di tutti i tempi: “Em è eccitato. È stato buono troppo a lungo. Ha passato quello che ha passato ma adesso è in grado di esprimere dolore e stress in musica”. Nel 2006, infatti, Slim Shady, nome d’arte del cantante del Michigan, ha subito un duro colpo: il suo migliore amico e testimone di nozze, Proof, cantante dei D12, è stato ucciso in una sparatoria all’uscita da un afterhour illegale consumatosi al CCC Club, nei pressi di 8 Mile Road, Detroit. Da quel momento Eminem è sprofondato in uno stato depressivo dal quale sembra essersi ripreso solo di recente. Già lo scorso settembre, durante la promozione dell’album di 50 Cent, Marshall Mathers (il suo vero nome), aveva annunciato che presto sarebbe tornato a registrare il suo quinto album in studio senza specificare, però, quando: “Ora sto meglio. Ero tutto preso da alcune questioni personali. Adesso ne sto uscendo”.
Eminem: The Real Slim Shady
Quando c’è di mezzo Eminem è sempre polemica. Il rapper americano ha deciso di tornare a esibirsi in pubblico e duetterà ai prossimi Grammy Awards con Barney The Purple, il controverso pupazzo-dinosauro così melenso e intriso di finti buoni sentimenti da essere diventato il nemico numero uno delle associazioni americane che si battono per la tutela dei teenager. Finisce quindi l’isolamento che per tre anni lo ha tenuto lontano dal palco e dai fan. La canzone scelta si chiama I Love You, You Love Me (a proposito di sdolcinatezze), ed è una delle hit più famose e discusse del cartoon. Si preannuncia uno scontro tutto mediatico quindi, che ha già preso il via. Le due squadre contrapposte sono scese in campo pronte a darsi battaglia fino all’ultimo: avvocati inferociti contro un management multimilionario intento ad acciuffare quanti più adolescenti possibili: “Oggi i fan di Eminem sono 12 o 13 anni più vecchi di quanto non lo fossero ieri. Apparire sul palco con Barney gli darà immediatamente la possibilità di tornare popolare tra i più giovani”, ha affermato Dick Pelson, un portavoce della Mercury Records, etichetta discografica del cantante di Detroit. E poco importa se questo sarà un messaggio ambiguo, il business prima di tutto: “È come se Eminem dicesse a tutti i ragazzi che la pseudo-musica di Barney è okay, anche se promuove un’idea falsata della vita”, ha replicato secca Karen Curland, la responsabile di uno dei gruppi di protesta anti-dinosauro viola più aggressivi d’America. Ma Slim Shady non si ferma e prosegue con il suo nuovo album, che ha preannunciato dalla sua stazione radio, la Shade 45: “Va tutto alla grande. Sono tornato e adesso voglio solo andare in studio a occuparmi della incisione dei brani che ho appena scritto”.
Eminem & Elton John: live ai Grammy

Quando c’è da celebrare Nelson Mandela, i mostri sacri della musica pop e rock internazionale non si tirano mai indietro. Era accaduto 20 anni fa (nel giorno del suo settantesimo compleanno), quando a chiedere il suo rilascio dal carcere di Robben Island si mobilitarono Sting, i Simple Minds e i Dire Straits. Poi nel 1990, sempre nel mitico Wembley Stadium, in occasione del suo rilascio. Ora toccherà agli U2 guidare una nuova formazione da favola per festeggiare i 90 anni di nonno Mandela. Accadrà il prossimo 27 giugno ad Hyde Park (Londra), dove a contendersi il palcoscenico ci saranno, oltre a sua eminenza Bono, Eminem, Amy Whinehouse, le Spice Girls, Sugababes, Annie Lennox, Leona Lewis, i fratelli Corr, i Queen, Simple Minds (ancora loro) e, ovviamente, il nostro Zucchero.
“Abbiamo fatto un patto” ha detto il premio Nobel per la pace. “Io vado a Londra e loro terranno questo concerto a Hyde Park. Un concerto che farà conoscere la continuità del nostro lavoro e la necessità di fondi per la lotta all’Aids”. Nel do ut des, ci sarebbero altri cantanti illustri i cui nomi sono stati tenuti sotto segreto dagli organizzatori “per fare una sorpresa a Mandela e al pubblico”. Tra le curiosità, i biglietti in vendita da venerdì prossimo saranno in tutto e per tutto 46.4664 (non uno di più, non uno di meno), come il numero identificativo di Mandela durante i suoi anni di prigionia e che ora è anche il nome dell’organizzazione caritativa fondata dall’ex presidente del Sudafrica.
- Tags: Aerosmith, Alicia-Keys, Amy Winehouse, Bruce Springsteen, Christina Aguilera, Eminem, Eros-Ramazzotti, Guns 'N Roses, Gwen-Stefani, Musica, rider, The-Kiss
-

Il “rider” è l’elenco dettagliato di quello che le popstar pretendono assolutamente di trovare nei camerini. E infatti basta pronunciare la parola per accendere il terrore negli occhi degli impresari di concerti di tutto il mondo. Perché il rider è il loro nemico, è quel foglio di carta maledetto che può trasformare il giorno dello show in un incubo. Ne sa qualcosa l’organizzatore del Musicology Tour 2004 di Prince. Arrivato di corsa nel backstage a Washington, “The Artist” (Prince esige di essere chiamato così) non ha trovato le sue 16 bustine di Yogi cocoa tea, bevanda che lui definisce “vitale” per il suo equilibrio psicofisico. Ma quello che l’ha fatto sprofondare nella più cupa depressione sono state le candele. Sul tavolo del camerino, ricoperto da una sottile tela indiana color prugna, c’erano due banali candele bianche. Nessuno, dicasi nessuno, s’era precipitato ad acquistare quelle al gelsomino e alla lavanda che lo mettono di buon umore. Eppure, il rider parlava chiaro. Offeso e umiliato, “The Artist” ha imbracciato la chitarra ed è salito sul palco senza nemmeno rivolgere lo sguardo a quei bifolchi del suo staff.
Un po’ quello che farebbe Jennifer Lopez se nelle ore che precedono lo show non venisse immersa in un mondo bianco latte. Bianche devono infatti essere le pareti del camerino, bianco il tavolo da trucco, bianchi i fiori con i relativi vasi, bianchi i cuscini su cui sdraiarsi e bianche le candele rigorosamente non profumate. Ma c’è un dettaglio che può compromettere la stabilità dell’ex ragazza del Bronx: il succo di pomodoro. Se per sbaglio ne avverte l’aroma, l’area preconcerto può trasformarsi nel set di Harry, pioggia di sangue.
Messa a confronto con J.Lo, Alicia Keys diventa una diva dal volto umano. Sul suo rider la cantante di No one specifica solo di voler trovare la toilette pulita, otto litri di acqua Evian e tre sandwich al tonno e maionese. Unico imperativo: niente carne di maiale e… d’oca. Una frugalità che fa a pugni con le esose richieste di Britney Spears, che in camerino pretende un telefono rosso a fili (mai un cordless). Se non c’è, l’organizzatore dello show paga una multa di 5 mila dollari.
Per scatenare l’ira di Elton John basta non fargli trovare le 12 bottiglie in vetro di acqua San Pellegrino e l’amatissima gazzosa. Scorta della polizia con tanto di sirene dall’albergo al luogo dello show è quello che esige Christina Aguilera (che non sopporta il traffico). La sua dressing room deve contenere 24 bottiglie di acqua minerale. Ma a una condizione: che non sia Evian.
Succo di aloe (sei bottiglie da un litro), crema di formaggio di capra tiepida (un chilo) e cinque rotoli di nastro adesivo giallo ad alta tenuta sono i capricci dei californiani Red Hot Chili Peppers. Che, tra i desiderata, aggiungono spesso quattro pizze senza mozzarella da farcire con Tabasco e würstel.
Atmosfera zen rilassata prima dello show per Eros Ramazzotti. Incensi e massaggi sono le condizioni per arrivare al concerto in forma. Due le persone che si prendono cura del suo corpo: un massaggiatore e una massaggiatrice shiatsu.
Indifferente al cibo, ma non all’alcol, la “ragazza rehab”, ovvero Amy Winehouse. L’importante per lei è avere nel camerino due bottiglie di vino rosso, una di vodka Smirnoff, una di champagne con otto calici e una cassa di birra bionda. Decisive anche le sigarette (tre pacchetti di Marlboro light senza la pellicola di plastica), gli accendini (quattro, di cui due rossi), quattro limoni e un vasetto di miele per schiarire la voce. Esplicita la postilla in neretto che chiude il rider di Winehouse: “Queste richieste sono un obbligo. Prima di rimuoverne una dalla lista, contattate con la massima urgenza il tour manager di Amy”.
Dopo aver ammesso di “aver aspirato tanta cocaina quanto il perimetro del Perù”, gli Aerosmith iniziano a preoccuparsi della loro salute. Per questo chiedono di avere a disposizione, prima e durante lo spettacolo, due medici esperti in problemi cardiaci.
Non fare innervosire Eminem prima del concerto è un’impresa disperata. Il “losco smilzo” (come lo chiamano gli amici rapper di Detroit) ha fatto del rider la sua religione e verifica sempre che i suoi desideri siano stati esauditi. A volte sorvola sul numero di posacenere in vetro (ne esige tre), ma se entro due ore prima dell’esibizione non arriva un secchio fumante di Kentucky fried chicken, allora sono guai. Come in Giappone, quando i guardaspalle si sono presentati in lacrime dicendogli: “Abbiamo setacciato Tokyo, ma non c’è stato niente da fare”. Eminem ha aspettato che i suoi uomini uscissero dalla stanza e poi ha cosparso di maionese e Ketchup tutto quello che gli capitava a tiro.
Un camerino sbriciolato e tre sedie e un tavolo attaccati al soffitto con una colla potentissima sono il ricordo che i Guns ‘N Roses hanno lasciato all’uomo che aveva organizzato un loro concerto ad Atlanta, in Georgia. Il povero Mr Barreto aveva esaudito tutti ma proprio tutti i capricci della band (compresa una terrificante pizza al Tabasco del diametro di 60 centimetri), ma si era dimenticato il plico di 15 riviste pornografiche in inglese con “modelle” rigorosamente bionde. Però ad Atlanta se li ricordano anche per i cinque televisori lanciati in strada dal trentaquattresimo piano di un hotel a cinque stelle…
Non è certo questa l’aria che si respira nel retropalco di Bruce Springsteen, Il Boss e la E-Street band non sono mai stati dei cattivi ragazzi, ma anche il loro rider presenta spunti divertenti. Bruce convive con l’incubo che qualcuno faccia sparire le sue preziosissime chitarre. Quindi, per tenere a bada l’ansia, vuole che un giovanotto della sicurezza le sorvegli dalle 11 del mattino fino all’inizio dello show.
Decisamente più goderecce le richieste dell’uomo sax Clarence Clemons. Il gigante nero, a metà concerto, si assenta dal palco per addentare un pollo arrosto che gli viene fatto trovare puntualmente sul tavolo del suo camerino.
E che dire di Patti Scialfa, la moglie del Boss? Lei non chiede nulla di speciale, ma una targhetta sulla porta con scritta ben visibile: “Stanza di Patti Scialfa Springsteen”. Quasi a ribadire che è lei l’unica fanciulla autorizzata ad avvicinarsi al re del rock.
Clima monastico e massima serietà invece nel bunker preconcerto di Gwen Stefani. La bionda popstar è una fervente credente nel bio e pretende chili di verdure fresche e frutta a volontà non trattate con pesticidi. Meglio non ammettere mai, come ha sperimentato nel 2005 a Londra una sua assistente, che l’anguria e gli spinaci non provenivano da coltivazione biologica.
Nella scia di Stefani gli immarcescibili Kiss (in concerto all’arena di Verona il 13 maggio), 35 anni di carriera da rocker e il volto perennemente truccato. A prima vista, sembrerebbero i profeti della trasgressione, ma le loro richieste da backstage smentiscono tutte le illazioni. Niente alcol e niente sigarette. Pollo al vapore, verdure grigliate e fettine di mela rossa sono il must dei quattro di New York. Che il controllo lo perdono solo se nel camerino non trovano le gigantografie delle loro facce appese al muro. Un caso incurabile di egomania? No, i maxiritratti servono solo per replicare alla perfezione il trucco.
Unica concessione a qualcosa di rock, le groupie, ovvero le fan seriali assetate di sesso. Il bassista e leader del gruppo, Gene Simmons, ne ha collezionate migliaia: “Tutti mi chiedono se è vero che ho dormito con 4 mila 600 fan. La mia risposta è no! Dormire non ha nulla a che vedere con quello che ho fatto io”.
Guarda la GALLERY con l’elenco delle richieste