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Il 2007 è stato l’anno del suo successo mondiale. Anche in Italia: l’anno scorso il singolo Relax, Take it easy del giovane cantante libanese Mika è stato il brano più scaricato dagli italiani su computer, ipod, lettori mp3 e altri dispositivi (ascolta da qui). Eros Ramazzotti si è dovuto accontentare del secondo posto con Non siamo soli (ascolta da qui): sul podio è salita anche Rihanna e il suo brano Umbrella (ascolta da qui).
Tra i primi dieci stravincono comunque gli italiani con Vasco Rossi, Tazenda, Irene Grandi. Per elaborare la classifica commissionata dalla Fimi, la Federazione industria musicale italiana, sono stati inclusi negozi online molto frequentati come Apple iTunes e Mtv digital downloads.
La musica digitale è in rapida crescita: rappresenta l’8% del mercato discografico in Italia. Un settore dove le major devono confrontarsi con l’abitudine dei navigatori (soprattutto quelli più giovani) a condividere e scaricare sui propri computer canzoni e album, con reti peer-to-peer (come BitTorrent e eMule) o attraverso radio online per l’ascolto in streaming, molto simili a immensi jukebox (per esempio, Jango e Meemix).

Ogni notizia smentisce la precedente, in un’altalena di allarmi e di rassicurazioni. Ma scaricare musica dal web, condividere file, utilizzare contenuti in steaming è legale o no? Se le risposte non sono sempre univoche, i fatti sono invece sotto gli occhi di tutti. La casa discografica tedesca Peppermint Jam chiede il risarcimento danni per violazione del diritto d’autore e se la prende con gli operatori telefonici. Così la compagnia Wind ha già ceduto alle richieste e ha rivelato i nomi degli utenti che avrebbero scaricato illegalmente file musicali dal web. Anche Telecom potrebbe fornire a breve gli elenchi delle utenze sospettate. Ma non tutti i nomi di quegli elenchi potrebbero corrispondere a colpevoli pirati. La normativa italiana, infatti, distingue tra chi scarica musica illegalmente e chi condivide le canzoni on line. In particolare chi scarica musica può rischiare sanzioni amministrative, mentre chi condivide canzoni online incorre anche in un procedimento penale. Ma allora siamo tutti pirati? Ed è sempre così semplice distinguere chi scarica da chi condivide? Panorama.it ha chiesto l’opinione di Andrea Monti, avvocato esperto di computer forensics.
Che cosa pensa del caso Peppermint?
La casa discografica ha equiparato il titolare di accesso a Internet con l’autore di un atto illegale. In pratica hanno pensato: se l’intestatario di un indirizzo ip è una certa persona, allora è quella persona che deve aver scaricato i file. Ma non possiamo esserne sicuri e non sappiamo nemmeno se i file siano stati davvero scaricati. Inoltre, anche pagando i 330 euro richiesti da Peppermint, l’utente corre comunque il rischio di un procedimento penale.
È legale condividere musica o altri file in rete attraverso un software peer to peer come emule (da cui, secondo una ricerca della fondazione Einaudi, proviene la metà dei file ottenuti illegalmente dal web)?
È un reato e si rischia la denuncia penale. A meno che l’utente non abbia una esplicita dichiarazione della casa discografica che autorizza la libera circolazione dell’opera.
E scaricare musica senza conviderla, ma soltanto per uso privato?
Bisogna ricordare che dal 1992 c’è la legge per l’equo compenso: è applicato un aumento sul prezzo di cd, nastri, cassette e altri supporti in vendita proprio per le copie private. Quindi, per esempio, scaricare un file da internet sull’hard disk e poi masterizzare un cd non è un reato: secondo la Fimi (Federazione industria musicale italiana), però, è necessario essere in possesso anche dell’originale del file scaricato.
È legale lo streaming, cioè la possibilità di ascoltare un brano in tempo reale da internet?
Se l’opera è protetta da diritto d’autore, lo streaming non è legale.
Che ne pensa dei sistemi tecnologici per la protezione dei diritti digitali (drm), come la cifratura di un file musicale?
È un sistema che uccide la cultura. Un’opera scritta da Giacomo Leopardi cento anni fa oggi può essere letta da tutti e non è più coperta da diritto d’autore. Con i drm, invece, è diverso: per esempio, un cd di Miles Davis tra cento anni non si potrà più ascoltare perché sarà ancora tutelato dalle tecnologie drm.