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Eros-Ramazzotti

Ornella Vanoni: volano al primo posto i duetti

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  • Tags: Eros-Ramazzotti, Giusy Ferreri, ornella-vanoni
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Lo sanno anche i sassi: i duetti nella vita artistica di Ornella Vanoni non si contano. Al di là dello storico, iper produttivo (e sentimentale) sodalizio con Gino Paoli, molti ricorderanno che nel ‘64 vinse il Festival di Napoli cantando Tu sì ‘na cosa grande, con Domenico Modugno. Negli anni ‘70 fu la volta della collaborazione con il meglio della bossa nova, Vinicius De Moraes, Roberto Carlos e Toquinho. Il risultato? Un capolavoro assoluto: La voglia, la pazzia, l’incoscienza e l’allegria. Negli anni ‘80 si legò a Fabrizio De André, Pierangelo Bertoli, George Benson, solo per citarne alcuni. E brava Ornella. Che, oggi, con parecchie rughe in più, su input del “Presidente” (della Epic-Sony immaginiamo), come riferiscono le note autografe di copertina, propone Più di me.
Un album con due inediti, uno con Eros Ramazzotti, Solo un volo, l’altro con Mina, Amiche mai. E poi nove successi conclamati made in Vanoni scelti dagli stessi artisti che hanno partecipato al progetto. Non ne abbiano i palati fini, ma il tandem con Giusy Ferreri (Una ragione di più) è sorprendente. La tigre di X-Factor si merita un applauso perché sapientemente intreccia la ruvidezza della sua voce ai toni nasali della rossa. Il risultato è vicino alla perfezione. Ascoltare per credere. L’onnipresente Jovanotti, in Più e Io so che ti amerò, si mette umilmente al servizio della Diva e fa il suo. Senza infamia e senza lode scorre Domani è un altro giorno con Claudio Baglioni. Eccellente La musica è finita con Morandi. Apprezzabile L’appuntamento con l’extra snob Carmen Consoli (per amarlo bisogna ascoltarlo più volte di seguito). Di livello superiore le due collaborazioni con Lucio Dalla, una sinuosa Senza fine e Fiorella Mannoia che canta, in tutti i sensi, Senza paura. La stessa assenza di paura che dovrebbe indurre, nella produzione di un ipotetico capitolo secondo, a preferire il confronto di Ornella con cantanti giovani e maggiormente disponibili all’emozione.

LEGGI ANCHE: Ornella Vanoni: Ho l’Eros nel cuore

  • chiara.risolo
  • Mercoledì 22 Ottobre 2008

Ornella Vanoni: ho l’Eros nel cuore

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  • Tags: Eros-Ramazzotti, Mina, ornella-vanoni, Più-di-me
  • 2 commenti

Ornella Vanoni

Ornella Vanoni

“Ma perché i premi di Ramazzotti sono così belli e raffinati e a me danno solo delle merde? Non è che te li fai rifare dopo che te li hanno consegnati?”. In piedi, davanti alla teca dei cimeli nello studio di registrazione milanese di Eros, Ornella la monella fa piazza pulita in un secondo di ogni formalità: “Dopo tutte quelle straniere, Cher, Tina Turner, Anastacia, ci voleva un’italiana. Mi onora duettare con te che hai cantato pure con Shakira”. E lui: “Mai fatto duetti con Shakira. Con lei semmai mi piacerebbe fare altre cose”. Risate.
Eros e Ornella si guardano, si studiano, si sfiorano, si abbracciano. Come due artisti che si rispettano, ma anche come due esseri umani che si vogliono bene. “Certo che Mina è più brava” provoca Eros sottovoce. E Ornella: “Figuriamoci… Certo che per essere uno che canta con il naso, non te la cavi male”.

La ragione di questo incontro esclusivo è Solo un volo, il brano portante di Più di me, l’album di duetti della principessa della musica leggera italiana. “La canzone l’ha scritta Eros e in origine dovevamo interpretarla io e Mina. Poi, lei ci ha fatto sapere di non essere interessata e questo giovanotto è stato così carino da propormi di registrarla insieme. Eros ha una voce intensa che però manca di drammaticità. Mi mette di buonumore”. “Non sarà contenta Laura Pausini” interviene Ramazzotti. “Sono anni che vuole fare qualcosa con me, ma io scelgo chi voglio e comunque con Laura non mancherà l’occasione di cantare insieme”. Quindi, non ci sarà nel disco un pezzo Vanoni-Mina? “Tutti si aspettavano che il primo singolo per le radio fosse con Mina e invece abbiamo spiazzato tutti. Comunque, la canzone con Mina c’è e si chiama Amiche mai. Il titolo l’ha scelto lei perché lei vuole decidere tutto. Piacerà, ne sono certa, perché ha quel sapore di dualismo alla Coppi e Bartali. Anche se non è vero che non siamo mai state amiche”.
Il tono pacato delle voci, i sorrisi spontanei, l’aria rilassata davanti al registratore acceso svelano un clima di intimità e affetto che spiega più di qualsiasi parola perché Solo un volo diventerà un classico della musica italiana. Proprio come un altro duetto di lusso, quello di Acqua e sale a cura di Mina e Adriano Celentano, che per mesi ha dominato le classifiche e la programmazione radiofonica. “La musica dà molto, ma sottrae tanto in termini di affetti e presenza” racconta Ornella con l’aria di chi la sa lunga sul tema.
Spunto della prima riflessione seria della giornata è proprio il testo di Solo un volo, che parte così: “Quando penso a quel che ho vissuto io, alle cose che mi hanno dato, alle cose che mi hanno tolto…”. “Questo lavoro mi ha privato del rapporto con mio figlio e mi ha sottratto molte storie d’amore importanti. Gli uomini non sono disposti a vivere una vita con una donna che non c’è mai. Vogliono una donna vicina, sempre presente. E, forse, è giusto così. Detto questo, sono felice di quello che ho fatto e faccio. Sul palco mi diverto come una pazza, mi levo le scarpe, racconto che ho dimenticato le mutande. Mi sento libera”. Eros tace, pensa, si sfiora i capelli brizzolati sulle tempie e interviene: “No, a me la musica non ha tolto mia figlia. L’ho sempre avuta vicina. È però vero che il successo limita la libertà d’azione. Io non ne ho sofferto molto perché non ho mai amato la discoteca e le cene in compagnia. Sono sempre stato un solitario fin dagli inizi”.
Ornella ascolta e non si lascia sfuggire l’occasione di un amarcord: “La prima volta che ti ho visto eri a Sanremo con uno strano berretto in testa e la maglietta arrotolata sopra i bicipiti”. “Ammazza, quanto è burino avrai pensato”, s’inserisce Eros. “E invece no. Mi ricordo di aver detto a degli amici: ‘questo è uno che ce la farà’. Ma allora non avevi una voce così nasale, non sapevi ancora che era un punto di forza. Diciamocelo francamente: dopo un po’, noi cantanti impariamo a usare la nostre corde vocali in maniera scaltra. Sappiamo quello che ci piace fare e quello che agli altri piace sentire. Così, ci regoliamo di conseguenza”.
“Io con ‘sta cosa del nasale ormai ci gioco. Ci sono delle volte che esagero facendo la parodia di me stesso. Meglio che ci pensi io io piuttosto che mi prendano in giro gli altri. Vuole un esempio concreto? Si vada a riascoltare l’inizio di Fuoco nel fuoco“. Sia pure di generazioni diverse e distanti, Eros e Ornella hanno in comune quel che un tempo si chiamava la gavetta, una parola ormai in disuso nell’ambiente musicale, dove sempre più spesso il requisito richiesto per fare un disco è aver partecipato a un reality tv. Così, nel momento di massima crisi della discografia mondiale, gli scaffali dei negozi vengono stipati con gli album di improbabili vocalist senza arte né parte. “Tutto questo fa male alla musica e abbassa drasticamente la qualità” spiega serio Ramazzotti. “Ormai vale tutto: prendono delle sconosciute le fanno in cantare, poi dopo qualche mese le mettono in teatro con i capelli laccati e gli abiti lucenti. Da lontano sembrano tutte dive, tutte grandi vocalist. Poi, le guardi bene e ti chiedi: “Ma queste chi sono?””. Risate. Registrato il duetto su cd, resta ora da capire se la collaborazione avrà un seguito sul palco. “Io il 18 ottobre sono in Piazza del Duomo per un concerto in mio onore organizzato dal Comune di Milano. Tu, Eros, che fai quel giorno?”. “Sono in America e poi mi trasferisco in Australia per qualche concerto”. “Vabbè ho capito. Allora ci vediamo alle Maldive per Natale. Sempre che i tuoi ‘angeli custodi’ mi lascino avvicinare. L’ultima volta mi hanno detto che eri irraggiungibile”. “Non per te Ornella, non per te”.

  • gianni.poglio
  • Sabato 18 Ottobre 2008

Vizi & vezzi: cosa vogliono le star nel camerino

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  • Tags: Aerosmith, Alicia-Keys, Amy Winehouse, Bruce Springsteen, Christina Aguilera, Eminem, Eros-Ramazzotti, Guns 'N Roses, Gwen-Stefani, Musica, rider, The-Kiss
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Il “rider” è l’elenco dettagliato di quello che le popstar pretendono assolutamente di trovare nei camerini. E infatti basta pronunciare la parola per accendere il terrore negli occhi degli impresari di concerti di tutto il mondo. Perché il rider è il loro nemico, è quel foglio di carta maledetto che può trasformare il giorno dello show in un incubo. Ne sa qualcosa l’organizzatore del Musicology Tour 2004 di Prince. Arrivato di corsa nel backstage a Washington, “The Artist” (Prince esige di essere chiamato così) non ha trovato le sue 16 bustine di Yogi cocoa tea, bevanda che lui definisce “vitale” per il suo equilibrio psicofisico. Ma quello che l’ha fatto sprofondare nella più cupa depressione sono state le candele. Sul tavolo del camerino, ricoperto da una sottile tela indiana color prugna, c’erano due banali candele bianche. Nessuno, dicasi nessuno, s’era precipitato ad acquistare quelle al gelsomino e alla lavanda che lo mettono di buon umore. Eppure, il rider parlava chiaro. Offeso e umiliato, “The Artist” ha imbracciato la chitarra ed è salito sul palco senza nemmeno rivolgere lo sguardo a quei bifolchi del suo staff.
Un po’ quello che farebbe Jennifer Lopez se nelle ore che precedono lo show non venisse immersa in un mondo bianco latte. Bianche devono infatti essere le pareti del camerino, bianco il tavolo da trucco, bianchi i fiori con i relativi vasi, bianchi i cuscini su cui sdraiarsi e bianche le candele rigorosamente non profumate. Ma c’è un dettaglio che può compromettere la stabilità dell’ex ragazza del Bronx: il succo di pomodoro. Se per sbaglio ne avverte l’aroma, l’area preconcerto può trasformarsi nel set di Harry, pioggia di sangue.
Messa a confronto con J.Lo, Alicia Keys diventa una diva dal volto umano. Sul suo rider la cantante di No one specifica solo di voler trovare la toilette pulita, otto litri di acqua Evian e tre sandwich al tonno e maionese. Unico imperativo: niente carne di maiale e… d’oca. Una frugalità che fa a pugni con le esose richieste di Britney Spears, che in camerino pretende un telefono rosso a fili (mai un cordless). Se non c’è, l’organizzatore dello show paga una multa di 5 mila dollari.
Per scatenare l’ira di Elton John basta non fargli trovare le 12 bottiglie in vetro di acqua San Pellegrino e l’amatissima gazzosa. Scorta della polizia con tanto di sirene dall’albergo al luogo dello show è quello che esige Christina Aguilera (che non sopporta il traffico). La sua dressing room deve contenere 24 bottiglie di acqua minerale. Ma a una condizione: che non sia Evian.
Succo di aloe (sei bottiglie da un litro), crema di formaggio di capra tiepida (un chilo) e cinque rotoli di nastro adesivo giallo ad alta tenuta sono i capricci dei californiani Red Hot Chili Peppers. Che, tra i desiderata, aggiungono spesso quattro pizze senza mozzarella da farcire con Tabasco e würstel.
Atmosfera zen rilassata prima dello show per Eros Ramazzotti. Incensi e massaggi sono le condizioni per arrivare al concerto in forma. Due le persone che si prendono cura del suo corpo: un massaggiatore e una massaggiatrice shiatsu.
Indifferente al cibo, ma non all’alcol, la “ragazza rehab”, ovvero Amy Winehouse. L’importante per lei è avere nel camerino due bottiglie di vino rosso, una di vodka Smirnoff, una di champagne con otto calici e una cassa di birra bionda. Decisive anche le sigarette (tre pacchetti di Marlboro light senza la pellicola di plastica), gli accendini (quattro, di cui due rossi), quattro limoni e un vasetto di miele per schiarire la voce. Esplicita la postilla in neretto che chiude il rider di Winehouse: “Queste richieste sono un obbligo. Prima di rimuoverne una dalla lista, contattate con la massima urgenza il tour manager di Amy”.
Dopo aver ammesso di “aver aspirato tanta cocaina quanto il perimetro del Perù”, gli Aerosmith iniziano a preoccuparsi della loro salute. Per questo chiedono di avere a disposizione, prima e durante lo spettacolo, due medici esperti in problemi cardiaci.
Non fare innervosire Eminem prima del concerto è un’impresa disperata. Il “losco smilzo” (come lo chiamano gli amici rapper di Detroit) ha fatto del rider la sua religione e verifica sempre che i suoi desideri siano stati esauditi. A volte sorvola sul numero di posacenere in vetro (ne esige tre), ma se entro due ore prima dell’esibizione non arriva un secchio fumante di Kentucky fried chicken, allora sono guai. Come in Giappone, quando i guardaspalle si sono presentati in lacrime dicendogli: “Abbiamo setacciato Tokyo, ma non c’è stato niente da fare”. Eminem ha aspettato che i suoi uomini uscissero dalla stanza e poi ha cosparso di maionese e Ketchup tutto quello che gli capitava a tiro.
Un camerino sbriciolato e tre sedie e un tavolo attaccati al soffitto con una colla potentissima sono il ricordo che i Guns ‘N Roses hanno lasciato all’uomo che aveva organizzato un loro concerto ad Atlanta, in Georgia. Il povero Mr Barreto aveva esaudito tutti ma proprio tutti i capricci della band (compresa una terrificante pizza al Tabasco del diametro di 60 centimetri), ma si era dimenticato il plico di 15 riviste pornografiche in inglese con “modelle” rigorosamente bionde. Però ad Atlanta se li ricordano anche per i cinque televisori lanciati in strada dal trentaquattresimo piano di un hotel a cinque stelle…
Non è certo questa l’aria che si respira nel retropalco di Bruce Springsteen, Il Boss e la E-Street band non sono mai stati dei cattivi ragazzi, ma anche il loro rider presenta spunti divertenti. Bruce convive con l’incubo che qualcuno faccia sparire le sue preziosissime chitarre. Quindi, per tenere a bada l’ansia, vuole che un giovanotto della sicurezza le sorvegli dalle 11 del mattino fino all’inizio dello show.
Decisamente più goderecce le richieste dell’uomo sax Clarence Clemons. Il gigante nero, a metà concerto, si assenta dal palco per addentare un pollo arrosto che gli viene fatto trovare puntualmente sul tavolo del suo camerino.
E che dire di Patti Scialfa, la moglie del Boss? Lei non chiede nulla di speciale, ma una targhetta sulla porta con scritta ben visibile: “Stanza di Patti Scialfa Springsteen”. Quasi a ribadire che è lei l’unica fanciulla autorizzata ad avvicinarsi al re del rock.
Clima monastico e massima serietà invece nel bunker preconcerto di Gwen Stefani. La bionda popstar è una fervente credente nel bio e pretende chili di verdure fresche e frutta a volontà non trattate con pesticidi. Meglio non ammettere mai, come ha sperimentato nel 2005 a Londra una sua assistente, che l’anguria e gli spinaci non provenivano da coltivazione biologica.
Nella scia di Stefani gli immarcescibili Kiss (in concerto all’arena di Verona il 13 maggio), 35 anni di carriera da rocker e il volto perennemente truccato. A prima vista, sembrerebbero i profeti della trasgressione, ma le loro richieste da backstage smentiscono tutte le illazioni. Niente alcol e niente sigarette. Pollo al vapore, verdure grigliate e fettine di mela rossa sono il must dei quattro di New York. Che il controllo lo perdono solo se nel camerino non trovano le gigantografie delle loro facce appese al muro. Un caso incurabile di egomania? No, i maxiritratti servono solo per replicare alla perfezione il trucco.
Unica concessione a qualcosa di rock, le groupie, ovvero le fan seriali assetate di sesso. Il bassista e leader del gruppo, Gene Simmons, ne ha collezionate migliaia: “Tutti mi chiedono se è vero che ho dormito con 4 mila 600 fan. La mia risposta è no! Dormire non ha nulla a che vedere con quello che ho fatto io”.

Guarda la GALLERY con l’elenco delle richieste

  • gianni.poglio
  • Martedì 4 Marzo 2008

È Mika il più scaricato dagli italiani

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  • Tags: Apple, bittorrent, emule, Eros-Ramazzotti, fimi, iPod, Irene-Grandi, jango, Meemix, mika, Mtv, Rihanna, Tazenda, Vasco-Rossi
  • Un commento

Il 2007 è stato l’anno del suo successo mondiale. Anche in Italia: l’anno scorso il singolo Relax, Take it easy del giovane cantante libanese Mika è stato il brano più scaricato dagli italiani su computer, ipod, lettori mp3 e altri dispositivi (ascolta da qui). Eros Ramazzotti si è dovuto accontentare del secondo posto con Non siamo soli (ascolta da qui): sul podio è salita anche Rihanna e il suo brano Umbrella (ascolta da qui).

Tra i primi dieci stravincono comunque gli italiani con Vasco Rossi, Tazenda, Irene Grandi. Per elaborare la classifica commissionata dalla Fimi, la Federazione industria musicale italiana, sono stati inclusi negozi online molto frequentati come Apple iTunes e Mtv digital downloads.

La musica digitale è in rapida crescita: rappresenta l’8% del mercato discografico in Italia. Un settore dove le major devono confrontarsi con l’abitudine dei navigatori (soprattutto quelli più giovani) a condividere e scaricare sui propri computer canzoni e album, con reti peer-to-peer (come BitTorrent e eMule) o attraverso radio online per l’ascolto in streaming, molto simili a immensi jukebox (per esempio, Jango e Meemix).

  • luca.delloiacovo
  • Venerdì 18 Gennaio 2008
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