
Pedro Almodóvar e Antonio Banderas (Ufficio Stampa Warner Bros Italy)
Nell’ultimo film di
Pedro Almodóvar (
La pelle che abito, da oggi in trecento sale) interpreta un personaggio polivalente, un mix di anime e di ruoli che lo vedono nei panni di un padre come di un figlio, di un vedovo come di un amante, di un giustiziere come di un medico, di uno psicopatico come di un “artista creatore”. Parliamo di
Antonio Banderas, che adora quest’ultima definizione e rivendica convinto
la “necessaria follia dell’arte”.
La stessa per cui, ci racconta, “amo smodatamente Pedro Almodóvar, un regista tanto migliore quanto più riesce a dare sfogo, a briglia sciolta, alla sua creatività: di lui apprezzo il suo coraggio ad osare, esagerare, senza mai timori, sempre con il piede fisso sull’acceleratore, pronto a osare salti nel vuoto senza rete. Questo film ne è chiara dimostrazione: non saprei definirne il genere, Almodovar stesso è un genere, così come lo era Fellini”.
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(AP Photo/Alessandra Tarantino)
Presentato a Roma Nine, il film musicale di Rob Marshall ispirato all’omonimo musical di Broadway che portò sul palcoscenico (con il beneplacito del regista riminese) 8 1/2 nel 1982. Continua

Amarcord : quale intenso “mi ricordo” può svegliare la mostra dedicata a Federico Fellini a Rimini, patria e luogo d’elezione del regista, vero serbatoio personale di storie e immagini per le sue pellicole. Nel Museo che gli ha dedicato la sua città, è aperta in piena stagione vacanziera, fino al 14 ottobre, la mostra Fellini privat, fotografie di Chiara Samugheo una delle più originali interpreti del mondo del cinema italiano degli anni Sessanta e Settanta.
Il Maestro è colto nei momenti della sua vita privata fra le mura domestiche, ma anche nelle strade di Roma e sul set. Ecco allora uno scatto di Fellini con la moglie Giulietta Masina, abbracciati e seduti in una poltrona di vimini. Lo schienale forma dietro di loro quasi un cuore, ma anche il disegno di una coda di pavone.

E poi le immagini di Fellini che beve il caffè o si fa la barba, nel letto matrimoniale e con il piatto di tagliatelle. Ma lo sguardo del regista e la sua aria non sono quasi mai scanzonati e diretti al diaframma della macchina fotografica: è come se Fellini sentisse su di sé l’occhio di Chiara Samugheo, e il regista sa quanto indiscreto possa essere un fotogramma, quanto possa rivelare uno scatto e non tollera quel pesante alito di luce. Il suo sguardo è distolto, sempre fuori dall’immagine, allarmato, pensieroso e divertito, ma come di chi si sente espropriato del proprio “mestiere delle armi”. Eppure Chiara Samugheo riesce a cogliere con estrema sensibilità questo “Fellini per pochi”, fuori dall’ufficialità del personaggio pubblico, del Faro, come lo chiamava la troupe della Dolce Vita perché possiede quello che il critico cinematografico Tullio Kezich definisce “l’occhio quadrato, quello che rende eterna (nei limiti della durata di pellicola e carta stampata) la quotidianità”.
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Di Pietrangelo Buttafuoco
L’archeologia del fumetto erotico è il calendarietto da barbiere: il profumo dozzinale e la carta soffice da toccare per meglio indugiare sui mutandoni del tempo che fu. Sicuramente l’avanguardia è il Dr Sketchy’s Anti-Art School, il movimento artistico fondato a New York da Molly Crabapple, illustratrice e performer del genere parodistico denominato Burlesque, adesso arrivato anche a Roma. Tutto merito di Alessandro Scacchia, un non ancora trentenne di San Benedetto del Tronto che da marzo coordina le performance nella sede italiana dove modelle belle e spiritose si prestano al gioco di un pubblico di disegnatori per fabbricare storie, strisce e quel che riguarda i sogni di carta.
Già, la carta. E il Burlesque. L’idea di Scacchia, quella d’importare il disegno dal vivo, è già stata collaudata da un nutrito gruppo d’artisti. Un mese fa si sono dati appuntamento per la loro terza sessione alla Galleria Spazio Primarelease, quartiere Torpignattara, a Roma. La definizione tecnica è stata chiara: sessione di disegno dal vivo con modella. E l’esecuzione live è stata affidata alla stella della pomeridiana, Camille Noire, il cui contributo è servito a far esplorare alle matite e al gusto niente male degli artisti «il sensuale erotismo legato all’estetica mediorientale e dell’antico Egitto».
Un delizioso menu questo delle sabbie, interpretato con l’ausilio di narghilè, pugnali e con l’arte della scrittura. La precedente sessione, quella di aprile, affidata alla fantasia della modella Kyrahm, ha avuto due prestigiosi ospiti tra il pubblico. Taiyo Yamanouchi e Riccardo Mannelli, la matita di La Repubblica. Il disegno si fa spettacolo. «Dr Sketchy Italia si contamina e si trasforma sostenendo la volontà espressiva delle proprie modelle» assicura la locandina. È la coniugazione del cabaret sexy con la scuola d’arte. «Bellissime danzatrici Burlesque e modelle che si esibiscono esclusivamente davanti a un pubblico di artisti, per essere ritratte in pose ammiccanti tra bizzarre competizioni. Il tutto in un’atmosfera retrò ispirata da musica jazz, luci soffuse e calze a rete».
E giustamente goliardico è l’avviso messo a seguire le informazioni e le prenotazioni: «Ingresso riservato a soli artisti adulti, i ragazzini possono solo spiare fuori dalla porta d’ingresso». Scacchia spiega a Panorama: «Niente lucro, solo arte». E niente più carta. In un’Italia dove sono sostanzialmente spariti i «giornaletti», la nuova voga dei disegnatori erotici si esprime solo su internet. E con un percorso accidentato rispetto alle regole del mercato.
Scacchia è giovane e la sua copertina cartacea la deve piazzare sulla rivista americana Sizzle, ma perfino un autore di grande successo come Milo Manara pubblica le sue nuove storie prima in Francia (e in Giappone) e dopo in Italia, così come Adriano De Vincentiis, che il suo Sophia, un sontuoso sito web dove albergano anche simboli esoterici, lo offre direttamente in lingua francese. Ancora all’estero, e proprio con tecniche multimediali, lavora un altro protagonista della fresca ondata dei disegnatori erotici: Roberto Baldazzini. Sua è stata la campagna pubblicitaria delle telecomunicazioni, e i fantasmi briosi dell’eros, appunto, frequentano volentieri i luoghi della contemporaneità. Non è un caso che i campioni dell’eros si mettano in gioco con la pubblicità. Tutto si restituisce all’happening della sensualità. Anche quella del mercato.
A ogni modo è sempre più rara la carta. Tutta la buona volontà di Scacchia, quella che si rivela quando spiega che «un autore di fumetti è uno che esprime qualcosa di sé con un’estetica femminile elevata dalla fantasia», non è proprio un semplice tic del pop, ma l’aggiornamento di quella che fu l’epica dell’avventura erotica nel disegno italiano. Sia chiaro: «Un mezzo artistico al pari degli altri» precisa Scacchia e non ci sono problemi a sottoscrivere questa precisazione perché buona parte del corredo simbolico (e quello che con linguaggio da vecchio manuale «Salinari» potremmo definire ancora il materiale immaginario italiano) deriva da almeno tre grandi autori gioiosamente compromessi con l’erotismo, ossia Hugo Pratt, Guido Crepax e, in forme malandrine, specie con le complicità collaudate extracarta col grande cinema di Federico Fellini, Milo Manara.
Non c’è stata migliore descrizione di Milano, della contestazione, della mitologia dei pubblicitari e del design se non attraverso il perfetto sedere di Valentina, la creatura di Crepax. Non c’è stato esercizio poetico più struggente se non nelle innumerevoli amanti collezionate per i tramonti di Corto Maltese, l’alter ego di Pratt, il più potente scrittore romantico del nostro tempo. E magari fa sorridere il programma politico di Dr Sketchy: «Stimolare ed esaltare un’estetica femminile autentica, anticonformista, stufi degli standard di massa preconfezionati e impersonali». Le parole sono superflue ma il disegno per fortuna asseconda un gusto raffinato e decisamente alto. Certo, sono ancora una volta le raffigurazioni della donna come solo un occhio maschio sporcaccione vuole immaginarsela, la donna. Nessuno più va in edicola. Le riviste della grande tradizione italiana semisvestita, quella dei periodici che affettuosamente venivano denominati «giornaletti», adesso sono feticci da catalogo. Sono di complicata diffusione anche le ultime due riviste del fumetto erotico italiano, ossi Blue e Selene. Il Vietato ai minori di Sukia, Jacula, Zora e Yra, è un libro edito da Rizzoli. Un best-seller degli Oscar Mondadori è Alta infedeltà, il meglio dell’eros italiano a fumetti.
Antieroi e antieroine della malizia sono fuggiti dalle edicole per trovare riparo in libreria. «Come in Francia» spiega Scacchia «dove i fumetti erotici sono venduti in libreria, nella giusta collocazione che compete a dei prodotti d’arte». E sfogliando l’album dei fumettisti italiani si ritrovano le note dello spartito più ironico e doverosamente ruffiano in tema di contaminazioni letterarie. Il «Diplozoon Paradoxun» di Massimo Rotundo contenuto nell’antologia Alta infedeltà è un lussurioso girovagare tra echi dannunziani e viscontiani dove maliarde ben vestite si disperdono tra carrozze e orge nell’ora del tramonto romano, giusto quello di «l’autunno moriva dolcemente». Cicciolina, invece, il mito erotico degli anni Ottanta, fatta di carta grazie alla matita e alla penna di Giovanni Romanini e Lucio Filippucci, fa bella mostra in un’altra antologia, Maledette, vi amerò, le grandi eroine del fumetto erotico italiano, edita da Neri Pozza. C’è anche una storia di Necron, con la dottoressa Frieda Boher, patologa e necrofila. La perversa creatura forgiata dall’inconfondibile china di un altro grande autore del fumetto italiano, Magnus, l’altra metà della coppia che con Bunker fece lo stralunato eroe biondo Alan Ford. E c’è pure Biancaneve.
La solita favola senza morale. La favola più malandrina. A proposito, a settembre, a Roma, nuova sessione di disegno dal vivo. Tutti con carta e matita e i ragazzini, per favore, guardino dal buco della serratura.
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- Tags: arte, Blog, Codex-Seraphinianus, Federico-Fellini, Federico-Zeri, internet, Leonardo-Sciascia, Luigi-Serafini, Luna-Pac-Serafini, mostre, Pac
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![[i]Icona Extrusca[/i], 2000/03<br /> olio su tela, cm 100 x 100</p> <p>[color=red][b]LUNA-PAC Serafini. Una mostra ontologica[/b][/color]<br /> PAC - Via Palestro 14 - Milano<br /> 11 maggio - 17 giugno 2007](http://gallery.panorama.it/albums/upload/foto/serafini/normal_serafini_04.jpg)
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Anarcoide e outsider. Luigi Serafini, romano, classe 1949, è un artista senza etichette. Non appartiene a scuole. Non non si è mai legato a critici o curatori alla moda. Non è inserito in nessun salotto buono dell’arte. Ma ha appassionato alcuni tra gli intellettuali più raffinati d’Italia, come Federico Zeri, Leonardo Sciascia, Federico Fellini. Ed è stato il primo artista italiano ad avere una pagina su Wikipedia nella sua versione in inglese. Ora il Pac di Milano gli dedica una grande mostra antologica: Luna Pac Serafini, dove è esposta anche la sua opera più celebre, quella che aveva fatto innamorare Calvino e Manganelli, e che ha fatto il giro del mondo. Si tratta del Codex Seraphinianus, un monumentale libro illustrato con migliaia di disegni e con tanto di note esplicative, dove però le forme sono tutte inventate e i testi sono scritti in una lingua immaginaria: un mondo visionario e parallelo.
“L’opera è nata tra il ‘76 e il ‘78, quando non c’era ancora Internet, altrimenti non avrei fatto un libro, ma avrei fatto un blog” spiega Serafini a Panorama.it “In quell’epoca ero reduce da un lungo viaggio in California, dove mi aveva contagiato lo spirito comunitario degli hippies. In Italia volevo fare qualcosa con quello stesso approccio visionario e giocoso, ma che fosse anche qualcosa da far circolare, da diffondere. Mentre realizzavo le tavole del Codex non ho mai pensato che dovessero finire in una galleria per essere vendute punto e basta. Dovevano essere un’opera da condividere. Così ho girato l’Italia a caccia di un editore per farne un libro. L’idea piacque a Franco Maria Ricci che lo editò nel 1981 (ristampato da Rizzoli nel 2006, ndr)”.
Che rapporto c’è tra i blog e l’arte contemporanea?
L’arte è bellezza, che è sempre una questione di relazioni, cioè di rapporto tra le parti. Un blog non è altro che la possibilità di una relazione. A me piace paragonare i blog a un campo di grilli che cantano, che cioè lanciano segnali d’accoppiamento, cercano loro simili con cui entrare in relazione.
Anche il catalogo della mostra è molto simile a un blog.
Io lo definisco un cataBLOGo perché è stato aperto ai contributi più diversi, da quelli di critici come Achille Bonito Oliva a quelli di personaggi sconosciuti al pubblico ma che avevano qualcosa da dire sulle mie opere.
La Rete oggi sembra il contrario del mondo dell’arte: la prima è aperta e in fermento, il secondo è chiuso e governato da meccanismi non sempre comprensibili…
Il problema dell’arte è che non è più umana. Non comunica con le persone. Fa a meno del pubblico. È ormai un discorso soltanto per addetti ai lavori.
Eppure i musei di arte contemporanea nascono come funghi.
È vero, ma questo serve a far vivere l’arte? A me sembra un’arte assistita. Si fa un museo-contenitore, lo si fa diventare prestigioso con qualche operazione di marketing, e poi qualsiasi cosa ci si metta dentro diventa arte contemporanea. Mambo, Macro, Gnam: anche i nomi sono ormai dei brand.
Spettatori clienti e mercato in crescita?
Ma siamo sicuri che il mercato dell’arte funzioni? Ci basta sapere che Sotheby’s ha battuto un’opera a molti milioni di dollari per dire che c’è un mercato diffuso? La verità è che il business non è trasparente, è affidato a poche persone che possono definire le tendenze, anche in chiave di propaganda politica, ma non esiste nessuna Authority, nessuno che verifichi che le aste non siano truccate.
Quali meccanismi dovrebbero cambiare nell’arte?
Mi piacerebbe che l’arte avesse le stesse logiche del cinema. Anche lì ci sono famiglie, cartelli e meccanismi di potere, ma almeno è il pubblico che stabilisce il successo di un’opera. E poi per il cinema non servono architetture avveniristiche per attirare le persone, basta un’insegna luminosa col titolo del film.
Da che cosa dipende la disaffezione del pubblico nei confronti dell’arte contemporanea?
Sarebbe bello chiederlo anche al pubblico stesso, si dovrebbe fare un sondaggio.
Facciamolo: scelga lei due domande…
Eccole.
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![[i]Parata felliniana[/i], 1975</p> <p>[color=red][b]Fellini la pittura e gli artisti che amava[/b][/color]<br /> Omaggio al grande cineasta italiano<br /> [b]Roma[/b], Galleria Tondinelli, dal 9 maggio all'8 giugno 2007](http://gallery.panorama.it/albums/upload/foto/fellini/normal_fellini04.jpg)
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Una spiaggia del litorale laziale. Primo incontro tra Federico Fellini e Marcello Mastroianni. Timido e impacciato, l’attore viene ricevuto all’ombrellone del Maestro che gli illustra vagamente il progetto del suo nuovo film. Mastroianni ascolta in silenzio e solo dopo un bel po’ di tempo osa chiedere il copione. “Non c’è copione” risponde Felllini “per ora c’è soltanto il soggetto”. Mastroianni chiede allora di poter vedere almeno quello. E Fellini prontamente gli passa un blocco note. La scena successiva dell’incontro è la faccia incredula di Mastroianni che fissa un foglio firmato Federico Fellini dove però non c’è il soggetto di un film, bensì un bozzetto, tracciato a penna, dove un uomo nuota nelle profondità marine esibendo un sesso spropositato.
Di disegni simili il regista ne faceva a centinaia, e non soltanto per prendere in giro gli attori in erba. Quella del disegno era per Fellini una mania quasi compulsiva. Dal 9 maggio all’8 giugno le sue opere si potranno vedere nella mostra Fellini, la pittura e gli artisti che amava, alla Galleria Tondinelli di Roma, insieme a quelle degli artisti che più apprezzava, come Picasso, De Chirico, Balthus, Carrà, De Pisis, Sironi, Guttuso. Artisti metafisici, surreali o genericamente visionari che il regista sentiva vicini per affinità creativa, come gli altri presenti in rassegna: Carlo Guarienti, Igor Mitoraj, Umberto Mastroianni, Antonio Scordia, Valeriano Trubbiani, Alberto Sughi, Otto Gèleng, Rinaldo Gèleng, Giuliano Gèleng, Orio Gèleng.
Fellini aveva cominciato a disegnare all’età di quindici anni e non aveva mai smesso. Nei suoi schizzi si mischiavano i temi dell’erotismo, della fanciullezza, della meraviglia. Gli stessi temi che sarebbero approdati nei film. Da ragazzo non immaginava nemmeno che avrebbe fatto il cineasta, era invece convinto che avrebbe fatto il pittore. Una volta raggiunto il successo con il cinema, considerava il più grande complimento essere definito un regista pittorico. E forse ignorava che Gore Vidal, lo scrittore americano esperto anche di cinema, lo considerava un eccezionale “artista-pittore”, arrivando al punto di definire la sua cinematografia una “straordinaria pinacoteca”.
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