
Magnifica presenza (01 Distribution)

Ferzan Ozpetek cerca di superare Ferzan Ozpetek ed ecco che scostandosi dal suo ombelico ma non rinnegando se stesso compie il suo film più complesso, che mescola insieme commedia, dramma e quasi paura: Magnifica presenza, dal 16 marzo in sala. Il risultato però - giocando sulla metafora della cucina, tanto cara al regista turco da anni in Italia - è quello di un pasto che sazia ma non soddisfa. Iniziato bene e con stuzzichevoli premesse, dalla metà in poi perde il suo centro di gravità, diventando farraginoso, mettendo insieme troppe trovate divertenti o quasi, tanto da lasciarmi l’amaro in bocca. Continua

Bernardo Bertolucci insieme ai protagonisti del suo film Jacopo Olmo Antinori e Tea Falco (Foto Séverine Brigeot)
“L’autunno è una seconda primavera, quando ogni foglia è un fiore”, recitava Albert Camus. E sbocciano di fiori i cieli autunnali del cinema, con tanti film in gioiosa fermentazione.
Iniziate a Sarajevo il 12 settembre, continuano ora a Roma le riprese di Venuto al mondo, il film di Sergio Castellitto che, dopo lo straziante Non ti Muovere, rinnova la fortunata collaborazione con Penélope Cruz, ispirandosi sempre a un libro della moglie Margaret Mazzantini. Insieme alla seducente spagnola sul set c’è un altro talento internazionale, il giovane americano Emile Hirsch, ovvero il protagonista di Into the wild. La troupe presto lascerà la Capitale per approdare poi a Torino, dove la realizzazione si concluderà a dicembre. Continua


“La finestra di fronte“, uno dei maggiori successi di Ferzan Ozpetek, andrà in onda questa sera alle 21:10 su RaiTre. Gli interpreti principali del film sono Giovanna Mezzogiorno, Raoul Bova e Massimo Girotti. Continua

Mine vaganti (01 Distribution)
GALLERY DEI FILM DEL WEEKEND
Sa un po’ de La finestra di fronte, con qualche spunto spiritoso alla Saturno contro (non per niente ritroviamo la divertente accoppiata Lunetta Savino ed Ennio Fantastichini). Però l’Ozpetek migliore de Le fate ignoranti è lontano.
Mine vaganti - al cinema dal 12 marzo - è soprattutto commedia, con tante battute e solarità: mancano le note melodrammatiche e profonde, messe tra risate e tavole imbandite di cibi colorati, che hanno fatto apprezzare il regista turco. Continua

Nel cast del film di Ozpetek, candidato al Tribeca Film Festival, anche Preziosi, Scamarcio e Ricci - Credits: ANSA
Il film di Ozpetek sarà l’unica pellicola italiana in concorso al Tribeca Film Festival. Sarà anche merito del feeling tra gli attori e il regista?
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L'attore è Tommaso in Mine vaganti di Ferzan Ozpetek - Credits: PIERGIORGIO PIRRONE TEAM Lapresse
L’attore è uno dei protagonisti di Mine vaganti, il nuovo film di Ferzan Ozpetek in sala dal 12 marzo.
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10) Le fate ignoranti (2001). Non poteva mancare un tocco di italianità. E più del tanto osannato Gomorra ho apprezzato Private di Costanzo, La sconosciuta di Tornatore o La meglio gioventù di Giordana. Però, su tutti, è il film che ha consacrato Ferzan Ozpetek, e a tutt’oggi il suo migliore, il più amato. Continua
Di Sandra Pertignani
Lo paragonano a Pedro Almodóvar, ma “paragonare una persona a un’altra è sempre riduttivo” osserva Margherita Buy, una delle sue attrici predilette. Ferzan Ozpetek è Ferzan Ozpetek. New York gli dedica, al Moma dal 4 al 14 dicembre, l’onore non comune di una retrospettiva, promossa e organizzata dalla Cinecittà Holding col ministero dei Beni culturali. Intanto esce dalla Mondadori un libro fotografico, in doppia versione italiana e inglese, dedicato a lui e al suo cinema, con testi raccolti, provocati, scritti da Laura Delli Colli, cronista cinematografica di Panorama, che lo presenterà a New York (anche all’Istituto di cultura, con lo scrittore Antonio Monda) durante la settimana della manifestazione. Titolo Ferzan Ozpetek. Ad occhi aperti. Perché, dice il regista: “Io voglio vivere con gli occhi aperti”.
Sarà un caso che Ferzan, in turco, la sua lingua madre, voglia dire “prima luce dell’alba”? Certamente no, pensa Ozpetek, cultore di oroscopi e analista di destini, e va oltre: “Guardare non basta, bisogna vedere”. Il suo cinema vede la vita quotidiana, il desiderio, i sentimenti nascosti e tormentosi, l’aspirazione al divino. E lo fa, in genere, col ritmo di una sarabanda danzata da un gruppo di amici, legati da contraddittorie, ma sempre forti, emozioni. Con uno sguardo affettuoso e profondo sul mondo femminile. “È evidente che le donne gli piacciono molto, le stima” commenta una sua sostenitrice fin dalla prima ora, Natalia Aspesi. “E non per quella banalità che vuole gli omosessuali per forza sensibili all’universo femminile. È una questione di umanità, di empatia che lui ha molto spiccate. Lo ammiro come persona e come autore, mi commuove. E, a proposito di omosessualità, Ozpetek sa trattare il tema con una grazia e una leggerezza speciali, con realismo e senza moralismi”.
A lei piace un film fra i più discussi, Cuore sacro, del 2005, con una convincente Barbora Bobulova, che racconta una complicata conversione, umana e religiosa. “Sono di un ateismo forsennato” racconta Aspesi “ma lui mi ha spiegato cos’è la fede, suscitando in me una certa inquietudine”. Cuore sacro è uno dei film di Ozpetek più complessi, meno leggeri, ma che corrisponde, nello sbandamento contemporaneo, al grande bisogno di radicamento, di abbandono, di sacrificio, in cui le donne sono in prima linea. “Mi ha insegnato a far vincere le emozioni sulla ragione” confessa Bobulova nel libro. È un sentimento, il suo, condiviso da tante protagoniste di questo cinema, attrici che rivelano di sentirsi capite dal regista come mai prima, toccate così intimamente da riuscire a tirar fuori una parte recondita di se stesse, nuova persino.
Ambra Angiolini, che nel malinconico e rasserenante Saturno contro ha convinto la critica più severa con un personaggio non facilissimo, dice: “È imbarazzante la sua capacità di farti esplodere dentro cose segrete. Ti obbliga a un salto, a una decisione su te stessa. Come nei momenti cardine della vita. Prima eri una persona, poi sei un’altra, migliore”. E Buy: “Per me Le fate ignoranti ha rappresentato una svolta professionale e una crescita esistenziale. E in Saturno contro Ferzan mi ha obbligata a una trasformazione del personaggio, delle sue emozioni complesse, mettendomi felicemente alla prova, facendomi sentire sempre apprezzata”.
Tutte vorrebbero essere per lui quello che, prima Carmen Maura, ora Penélope Cruz è per Almodóvar (ancora lui) e si dicono pronte a lavorare nei suoi film anche solo per una comparsata. Ha detto Stefania Sandrelli in una riflessione scritta apposta per il libro: “Abbiamo lavorato insieme neanche una settimana in tutto (in Un giorno perfetto, ndr) e, quando ho finito, mi mancava come se mi fossi innamorata di lui”. Milena Vukotic, che in Saturno contro ha fatto una piccola, significativa partecipazione: “Lui s’innamora subito dei suoi attori, ed è ricambiato. Ciò che conquista è la sua grande capacità di trasmettere una sincera partecipazione a quello che ognuno ha di diverso. Gli voglio bene e l’ammiro”. Isabella Ferrari dice che le sembra un capofamiglia, “una madre, un padre, che ti schiaffeggia e poi ti accarezza”. Gli deve l’espressione matura della sua forte sensualità, un senso gratificante di esclusività che diventa tristezza persino, quando sul set pensi “che poi quel film finirà e che forse con lui non sarà più così”.
Ma sembra proprio che la magia continui anche fuori dal set. Ozpetek riesce a suscitare questo coro di reazioni anche da parte maschile, da Alessandro Gassman a Stefano Accorsi, tutti che gli restano legati, tutti amici. Un clan. Il segreto è l’amicizia, dice lui. Niente, nemmeno l’amore, vale quanto l’amicizia. “È come l’acqua”. Vorrebbe essere il genio nella lampada e soddisfare i desideri degli altri. E s’impone nelle loro vite. Riempie gli amici di messaggini. È affettuoso, presente. Con Serra Yilmaz si conoscono da 11 anni, dice che gli ha insegnato “ironia, leggerezza e un sano realismo”. La vuole in tutti i suoi film, anche solo per un’apparizione rapida, come un portafortuna. Lei, da Istanbul dove sta girando per la tv, replica con altrettanto entusiasmo: “Ormai siamo oltre l’amicizia. È come un parente. Possiamo litigare violentemente, ma non succede niente di grave. Siamo sempre là, saldi come roccia nella vita l’uno dell’altra. Anche lui ha un grande senso dell’umorismo. Lo stesso mio. Ci facciamo scherzi pazzeschi, surreali”.
La vita entra nei film e dai film le immagini ritornano nella vita. Come il gazometro delle Fate. “Monumento alla spensieratezza della mia gioventù” quando da Istanbul si trasferì ventenne a Roma per studiare e lavorare nel cinema. Da aiutoregista prima, poi piano piano realizzando i suoi sogni. E viveva già lì, davanti al gazometro. Ancora ci vive, in quella cucina che compare nelle sue storie dove Delli Colli lo intervista mangiando i dolcetti della pasticceria sotto casa. Pasticceria che entrerà in La finestra di fronte. Una leggenda metropolitana, racconta l’autrice, vuole che il gazometro non sia stato demolito in omaggio all’aura che gli ha sprigionato intorno il suo film.
Tutto alla luce del sole, nell’esistenza e nel lavoro di questo regista amatissimo. Possibile? E l’ombra dov’è? Ozpetek è stato in analisi, confessa punzecchiato da Delli Colli, e descrive la terapia con una frase lapidaria: “Un dolore che libera dal dolore”. Un dolore che non coincide necessariamente con la morte (come in tutti i suoi film finora), il dolore della vita. Che aspetta di essere raccontato.