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Quanta Africa c’è su internet? Poca, a giudicare dal più grande serbatoio di saperi a disposizione degli internauti: Wikipedia. Almeno questo sostiene l’associazione Lettera 27, che si occupa di alfabetizzazione e che ha deciso di investire tempo e risorse nel progetto WikiAfrica. Panorama.it ne ha parlato con la curatrice Iolanda Pensa, in questi giorni al Festival della Letteratura di Mantova per organizzare dei workshop specifici.
Quanto è presente il continente africano su internet?
Quando si cercano informazioni sull’Africa, ad esempio su Google, Wikipedia è uno dei primi siti in cui ci si imbatte. Per questo è importante che il continente vi sia rappresentato in modo adeguato. Ma c’è poca visibilità e poca ricchezza di informazioni. Spesso mancano informazioni di base, di storia e conoscenza generale del continente nella sua vastità e complessità. Rendere disponibili queste informazioni su Wikipedia vuol dire darle per conosciute. Così non bisogna ripartire da zero ogni volta.
Come si ottiene una maggiore visibilità?
Mettendo le basi una volta per tutte e poi aggiungendo contenuti originali, grazie al coinvolgimento di autori che danno apporti sperimentali. Incoraggiamo nuove ricerche, sostenendone la visibilità. Per esempio sosteniamo un progetto in corso a Douala, in Camerun, teso a raccogliere informazioni sulla città e inserirle su Wikipedia. Servono contenuti e conoscenze tecniche: noi lavoriamo per mettere insieme persone con le due competenze per arrivare ad avere entrambe nelle stesse persone.
Quali ostacoli avete incontrato?
I contenuti che vengono inseriti sull’enciclopedia devono poter citare una fonte: per l’Africa questo a volte è un problema. C’è sempre il pericolo che qualcuno inserisca informazioni non rilevanti. Servono amministratori che conoscano l’argomento abbastanza per poter distinguere ciò che è rilevante da ciò che non lo è. L’Africa è ancora poco conosciuta e quindi alla fine vincono i premi Nobel e la gente già famosa.
Quanto incide il fatto che molta della cultura africana sia tramandata ancora solo oralmente?
Quello dell’Africa solo orale è discorso un po’ paradossale. Finisce per essere un messaggio che la relega a continente di serie B. È vero fino a un certo punto e poi non esiste solo la scrittura, ci sono tantissimi mezzi di espressione con una produzione molto varia, che Wikipedia può accogliere: il mondo wiki ha spazio per formati diversi.
Cosa succede a Mantova dal 7 al 9 settembre?
Ci saranno cinque workshop all’interno dei quali simuleremo il funzionamento di Wikipedia. Ricreeremo dal vivo le logiche che la governano: la discussione e l’inserimento di informazione, i due elementi fondamentali per creare voci enciclopediche. Abbiamo un relatore e un correlatore che espongono un argomento, e il pubblico, al cui interno abbiamo inserito persone con competenze specifiche, che fa domande, discute, aggiunge. Un gruppo di redattori si occuperà di inserire i contenuti online. Discuteremo di letteratura e oralità, di arte, connessioni (parleremo ad esempio di un centro informatico che sviluppa software open source a Dakar) e delle rotte dei migranti.
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Di Stefania Berbenni
Devono aver intuito che il pericolo era dietro l’angolo gli otto fondatori del Festivaletteratura. E devono aver avuto paura, paura di non farcela a rimanere impermeabili alle pressioni delle case editrici e alla tentazione di dilatare quella cinque giorni di libri, parole, caffè, incontri. Gli stava per scoppiare in mano. L’avevano pensata per risvegliare la loro città: solo volontariato, nessun padrino politico né editoriale, temi selezionati, autori di qualità, voglia di scorrazzare per le molte culture (del mondo e dei linguaggi), vietati i protagonismi da bestsellerista. Questa era l’anima di Mantova, alle origini. E questa torna a essere nell’edizione numero 11 (5-9 settembre): meno incontri, più semplicità, meno clamori e più idee. Un messaggio forse rivolto anche ai tanti festival sorti su quel modello, mai riusciti appieno perché carenti di un ingrediente (ce ne è sempre uno segreto, in ogni ricetta da gran gourmet): il pubblico.
Quello mantovano è un pubblico speciale, lo dicono gli autori che per Panorama hanno scritto le loro impressioni; lo ha detto l’attenzione che ha accompagnato ogni incontro in passato, quasi una ola silenziosa all’indirizzo dei relatori. E allora la domanda: perché, proprio lì, quel pubblico? Gli otto del comitato organizzatore dicono che Festivaletteratura è un «luogo in cui si fa comunità», ma c’è anche il passo «pulito» della rassegna, la dimensione di mondo a parte, popolato solo da umani che amano frequentare la pagina scritta.
Quest’anno nel programma ci sono momenti unici. David Grossman farà una passeggiata nel bosco con i suoi lettori e intanto parlerà di libri scritti e da scrivere. Michael Connelly, Robert Crais, Dennis Lehane, Georges Pelecanos, giallisti da brivido sicuro, si confronteranno nell’incontro “Quattro penne rosso sangue”. Boris Spassky, re degli scacchi, sfiderà gli autori ospiti in “Uno contro venti”, una simultanea con scrittori-giocatori. L’Accademia della Crusca farà la crocerossina della lingua italiana, malmenata dalla teleignoranza collettiva, con un’ora di lezione in «Pronto soccorso». Si andranno a rivedere stralci dimenticati di romanzi in «Pagine nascoste»: Hemingway, Verne, Beckett, Ellroy…
Fra romanzieri e giornalisti, la lista dei relatori è polposa, molti gli stranieri come Vikram Chandra, Chuck Palaniuk, John Banville, Tariq Ramadan, Kiran Desai, Jonathan Coe, Moshin Hamid, i premi Nobel Wole Soyinka e Orhan Pamuk; e gli italiani Andrea Vitali, Giuseppe Pederiali, Maria Nodotti… È previsto anche un omaggio a don Lorenzo Milani nel cinquantenario della scomparsa e un altro a Primo Levi nel ventennale. Si rifletterà sul vivere in altri luoghi, dal Sud Africa alla Germania post-unione. Si parlerà di cinema e se ne vedrà non poco, con una serie di anteprime (altra novità della rassegna). E a teatro ci sarà Giorgio Albertazzi con Memorie di Adriano; Erri De Luca, Gianmaria Testa e Michele Tirabassi con Chisciotte e gli invincibili, testo inedito di De Luca. Un faccia a faccia (imperdibile) tra Franca Valeri e Alberto Arbasino. Incontri giornalieri su temi planetari come surriscaldamento, energia solare.
Agli autori ospiti è stata chiesta maggiore disponibilità, di tempo e di situazione, perché quella paura di cui si diceva all’inizio ha ricordato che Mantova può piacere solo a chi trova nella parola e nella lettura una panacea del vivere.
LEGGI LE TESTIMONIANZE, raccolte da Stefania Berbenni, di Michael Connelly, Cristiano Cavina, Stefano Bartezzaghi, Tullio Avoledo, Erri De Luca, Andrea Valente, Massimo Cirri, Marco Belpoliti, Bjorn Larsson, Alessandro Zaccuri, Giuseppe Pederiali, Simonetta Agnello Hornby, Beppe Severgnini
Festival della Letteratura 2007: il programma
Interviste, recensioni, segnalazioni sul canale LIBRI di Panorama.it
Direi che la mia prima venuta a Mantova, due anni fa, è stata la mia migliore esperienza da scrittore. Entrare in una città affollata dove la presenza di ognuno si spiega con l’arte del narrare storie è stato gratificante oltre ogni parola che io riesca a trovare. Così tanti scrittori e così tanti lettori concentrati mi hanno dimostrato una cosa: che la vecchia tradizione dell’arte di narrare storie è rimasta vitale e universalmente importante.
Michael Connelly al Festival di Mantova: quando e dove
LEGGI le testimonianze di Cristiano Cavina, Stefano Bartezzaghi, Tullio Avoledo, Erri De Luca, Andrea Valente, Massimo Cirri, Marco Belpoliti, Bjorn Larsson, Alessandro Zaccuri, Giuseppe Pederiali, Simonetta Agnello Hornby, Beppe Severgnini
Passeggiando lungo via Broletto vedo una giovane mamma, seduta a leggere sui gradini della fontana, al sole, appena fuori dal traffico umano. In grembo un bimbo che tranquillamente si gode la sua bella poppata, anche lui al sole, appena fuori dal traffico umano, mentre la mamma legge seduta sui gradini della fontana. Mantova per me è un po’ questo: c’è chi legge, chi si nutre e chi si nutre di letture.
Andrea Valente al Festival di Mantova: quando e dove
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Mantova ha una magia altrove scomparsa. Solo qui poteva nascere questa festa rinascimentale, aristocratica, e popolare insieme, che conta una cinquantina di imitazioni, imperfette perché nessuno ha a disposizione la magia, il fiume… A proposito di acqua, ricordo l’edizione 2005. Parlavo dei miei libri su una delle navi per turisti. Pioveva. Acqua di sotto, acqua di sopra. Un buon risotto con la zucca a ristorarci. Una leggera nebbiolina sul lago. Ho pensato che allo sbarco forse ci saremmo ritrovati nella Mantova dei Gonzaga. Con l’acqua, quest’anno sono a nozze: io, Natalino Balasso e Laura Bosio giocheremo a costruire in diretta un romanzo ambientato nel passaggio del grande fiume tra Mantova e il mare.
Giuseppe Pederiali al Festival di Mantova: quando e dove
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Il Festivaletteratura di Mantova ha ormai le sue tradizioni. Tra queste c’è la Domanda Classica: quale il segreto di tanto successo? Perché Mantova non è una provincia della “Repubblica Seminuda”, questa nuova Italia ipereccitata, che ammicca e ride con l’ombelico scoperto, d’estate per strada e d’inverno in tv? Forse perché il Festivaletteratura non vuole essere eccitante, sorprendente, speciale: e, per questo, lo diventa. Quello che colpisce di Mantova è la normalità. E diciamolo: i libri non sono ancora, in Italia, una cosa del tutto normale. C’è chi ne legge uno ogni sei mesi, e ne parla per un anno. Chi non ne legge proprio, e se ne vanta. Chi vorrebbe leggerne di più, ma non si fida delle recensioni (come dargli torto).
Certo: il Festivaletteratura è soprattutto un ritrovo di appassionati, gente che giudica uno scrittore interessante almeno quanto una velina o un’ala destra. Ma l’aria che si respira contagia tutti. Chi legge e chi scrive. La trasformazione psicologica degli autori varrebbe un servizio, anzi un documentario. Celebri orsi letterari ritirano le unghie e rischiano un sorriso. Noti misantropi si divertono e offrono il caffè a chi li saluta per strada.
Giovani promesse un po’ altezzose prendono la bicicletta e girano dalle 10 del mattino a mezzanotte: tengono il loro incontro, assistono ad altri quattro, poi vanno a sedersi nei caffè di piazza Sordello, finalmente umani come i personaggi che raccontano.
Beppe Severgnini al Festival di Mantova: quando e dove
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Sono rimasti in pochi, purtroppo, a pensare che il mondo possa essere letto come se fosse un libro. Ma a Mantova una città intera viene sfogliata, assaporata come un romanzo, sottolineata come un saggio. Questa perfetta coincidenza tra la mappa delle strade e il territorio delle parole rende unico l’appuntamento. In molte città italiane, ormai, si parla di letteratura. Mantova rimane l’unica impaginata come un libro.
Alessandro Zaccuri al Festival di Mantova: quando e dove
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Ho pertecipato a svariati festival in tre continenti. Ciascuno con le proprie caratteristiche, tutti interessanti e vibranti. Ma Mantova ha una marcia in più, dovuta al fatto che l’intera città ne fa parte integrale: un mantovano mi ha incontrato all’aeroporto, una signora mantovana mi ha prestato il suo appartamento, gli studenti mantovani erano dappertutto nella città, pronti a fare da guida, a risolvere quesiti, a chiacchierare. Ci si sente in famiglia, a Mantova, in una grande famiglia in cui tutti, giovani e anziani, vivono i giorni del festival in armonia accomunati dall’amore per la letteratura e l’orgoglio civico di essere cittadini di una delle più belle città del mondo.
Simonetta Agnello Hornby al Festival di Mantova: quando e dove
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Quando sono andato a Mantova per la prima volta, La vera storia del pirata Long John Silver era uscito da poco meno di un anno: lì per la prima volta ho capito fino a che punto i lettori italiani amassero il mio libro. Più tardi ho però scoperto che a Mantova la platea è molto benevola verso gli scrittori, e questa è una delle principali caratteristiche del festival. Così succede che uno scrittore mediamente noto si senta apprezzato e famoso più di quanto si aspettasse. Durante il festival ero ospite di una famiglia che mi aveva ceduto l’appartamento di fianco al loro. Da buon svedese facevo di tutto per non disturbare, declinando inviti e offerte di aiuto per non essere di peso e passare da scroccone. Ma il secondo giorno la signora che mi ospitava ha manifestato preoccupazione: non stavo bene da loro? Allora ho capito e la sera sono andato a cena.
Bjorn Larsson al Festival di Mantova: quando e dove
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Anche quest’anno mi riaffaccio a Mantova, cittadino di settembre, quasi invitato fisso. Per i giorni di festival, Mantova non è una città in cui si entra, ma una nave per salire a bordo. Il ponte è gremito, si sta tutti affacciati. Ci si incontra a ogni ora, dalla prima colazione fino a notte, ci si conosce o si fa presto conoscenza, si trascorrono ore a salutare. Non distingui il lettore dall’editore, la celebrità dallo sconosciuto, si è tutti passeggeri a bordo di una nave aperta. Nessun’altra manifestazione di lettere varie è così imparziale, affollata. Potrebbe durare il doppio dei giorni, Mantova, e raccoglierebbe il doppio. La città lascia fare, con lo sguardo che il gatto residente offre alle rondini, chiassose e di passaggio.
Erri De Luca al Festival di Mantova: quando e dove
LEGGI le testimonianze di Michael Connelly, Cristiano Cavina, Stefano Bartezzaghi, Tullio Avoledo, Andrea Valente, Massimo Cirri, Marco Belpoliti, Alessandro Zaccuri, Giuseppe Pederiali, Simonetta Agnello Hornby, Beppe Severgnini