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Festival della letteratura di Mantova
Quando sono andato a Mantova per la prima volta, La vera storia del pirata Long John Silver era uscito da poco meno di un anno: lì per la prima volta ho capito fino a che punto i lettori italiani amassero il mio libro. Più tardi ho però scoperto che a Mantova la platea è molto benevola verso gli scrittori, e questa è una delle principali caratteristiche del festival. Così succede che uno scrittore mediamente noto si senta apprezzato e famoso più di quanto si aspettasse. Durante il festival ero ospite di una famiglia che mi aveva ceduto l’appartamento di fianco al loro. Da buon svedese facevo di tutto per non disturbare, declinando inviti e offerte di aiuto per non essere di peso e passare da scroccone. Ma il secondo giorno la signora che mi ospitava ha manifestato preoccupazione: non stavo bene da loro? Allora ho capito e la sera sono andato a cena.
Bjorn Larsson al Festival di Mantova: quando e dove
LEGGI le testimonianze di Michael Connelly, Cristiano Cavina, Stefano Bartezzaghi, Tullio Avoledo, Erri De Luca, Andrea Valente, Massimo Cirri, Marco Belpoliti, Alessandro Zaccuri, Giuseppe Pederiali, Simonetta Agnello Hornby, Beppe Severgnini
Anche quest’anno mi riaffaccio a Mantova, cittadino di settembre, quasi invitato fisso. Per i giorni di festival, Mantova non è una città in cui si entra, ma una nave per salire a bordo. Il ponte è gremito, si sta tutti affacciati. Ci si incontra a ogni ora, dalla prima colazione fino a notte, ci si conosce o si fa presto conoscenza, si trascorrono ore a salutare. Non distingui il lettore dall’editore, la celebrità dallo sconosciuto, si è tutti passeggeri a bordo di una nave aperta. Nessun’altra manifestazione di lettere varie è così imparziale, affollata. Potrebbe durare il doppio dei giorni, Mantova, e raccoglierebbe il doppio. La città lascia fare, con lo sguardo che il gatto residente offre alle rondini, chiassose e di passaggio.
Erri De Luca al Festival di Mantova: quando e dove
LEGGI le testimonianze di Michael Connelly, Cristiano Cavina, Stefano Bartezzaghi, Tullio Avoledo, Andrea Valente, Massimo Cirri, Marco Belpoliti, Alessandro Zaccuri, Giuseppe Pederiali, Simonetta Agnello Hornby, Beppe Severgnini
L’uomo pedala per le strade di Mantova. Io gli sto dietro, ma solo perché andiamo nella stessa direzione. Non è che di solito seguo la gente in bicicletta. Lui, palese-mente mantovano, è molto più abile nel destreggiarsi sul pavé. Gli suona il cellulare, risponde e non smette di andare. È una donna, lo capisco dal “Ciao, carissssima”.
Perché anche se pedalo, arrancando sul duro fondo stradale, mantengo intatte le raffinate capacità deduttive. Mellifluo lui, melliflua lei. Lei lo sta invitando a un aperitivo. Lui è compiaciuto: “Ok, alle 7, va bene”. Poi frena di colpo. Freno anch’io invece di superarlo per trionfare sportivamente. Voglio sapere come va a finire. “Alle 7 no, scusa, facciamo più tardi, alle 7 avrei un eventino”. Cambiano le priorità. Scatto sui pedali e mi dirigo anch’io verso il mio “eventino”.
Massimo Cirri al Festival di Mantova: quando e dove
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A Mantova ci si va sempre per molte ragioni. Primo, per la città, indimenticabile, sempre viva negli occhi e nella memoria. Secondo, perché ci sono degli amici carissimi. Terzo, perché c’è il Festivaletteratura: un luogo allegro, festoso, collettivo. La lettura è un piacere solitario, la letteratura invece collettivo.
Marco Belpoliti al Festival di Mantova: quando e dove
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L’anno scorso è stata la mia prima volta. Mi sono divertito molto. Gli incontri sono stati interessanti, quello con Roberto Vecchioni addirittura memorabile. Mi hanno anche invitato gli amici di Fahrenheit a una tavola rotonda in diretta con Ivano Fossati e Vincenzo Cerami. Ho fatto una discreta figura, perché ho ammesso di non sapere bene cos’erano le parole semisdrucciole di cui parlava Cerami, visto che ho studiato da perito elettrotecnico, studiato poco e male.
A Mantova, mi sono tolto un carnevale, come diciamo noi in Romagna. Indicavo gli autori con un dito ai miei amici. È stato come entrare in un libro.
Cristiano Cavina al Festival di Mantova: quando e dove
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Sono andato a Mantova solo quando sono stato invitato a uno degli eventi. Non è difficile applicare un ragionamento induttivo e inferire una conclusione: di mio, senza doverci lavorare, non ci andrei. Ma ecco che, come al solito, la logica non governa tanto bene le parole, e una frase come “di mio non ci andrei” prende un peso incompatibile con un’altra affermazione che invece mi sento di fare con nettezza: io sono un sostenitore del Festivaletteratura. Come si conciliano le due affermazioni forse non è molto interessante spiegarlo, ma la redazione di Panorama anela di saperlo, e allora proverò a dire quello che altri hanno già detto e che però temo si possa capire appieno solo andandoci. I giorni di Mantova evocano l’utopia di una totalità: si può vivere in un mondo in cui nulla, dal pensiero al cibo, è estraneo al mondo dei libri, come non lo è nessuna delle persone che vi si incontrano, sono tutti autori, lettori, editori. Questo, che potrebbe configurarsi anche come un incubo, viene stemperato dall’accoglienza della città. Perché allora non ci vado tutti gli anni? Una leggera agorafobia e la volontà di preservare il fattivo settembre dalle ultime sirene estive. Ma c’è un altro elemento: so che prima o poi a Mantova tornerò, e questa certezza si incontra con la pigrizia e con una moderata attitudine alla procrastinazione del piacere.
Stefano Bartezzaghi al Festival di Mantova: quando e dove
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Quello che mi ha colpito in particolare è la capacità del festival di concentrare in quei cinque giorni tante emozioni e idee, come una specie di specchio ustorio che ti incendia la fantasia. E poi un’altra caratteristica è che non è un festival tanto di eventi quanto di incontri. Cammini per strada e incroci un autore che hai sempre ammirato e lui è più che ben disposto a parlarti, a lasciarsi conoscere.
Tullio Avoledo al Festival di Mantova: quando e dove
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