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Festa Gdf, Monti fischiato a Bergamo Video Maroni: è un Dracula che uccide la Padania - Le parole dell'ex ministro poche ore dopo le contestazioni al premier - A Bergamo per il giuramento dei cadetti delle Fiamme Gialle, Monti è stato contestato prima e durante il suo intervento, con tanto di piper in volo sulla città con la scritta "Basta Monti, basta tasse-Lega Nord". Dal palco il premier ha attaccato il Carroccio e ha affermato che le imprese del Nord sono penalizzate dall'evasione dilagante in tutto il Paese. Grillo, dal suo blog, dice che il cambiamento non si può arrestare e parla di "ottime probabilità del ritorno di una stagione stragista".

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Londra festeggia la cultura afro-caraibica con il Black History Month

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  • Tags: abolizione-schiavitù, Black-History-Month, festival, gran-bretagna, Londra
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Tra ottobre e novembre, ormai da vent’anni, a Londra si tiene il Black History Month: un intero mese di appuntamenti dedicati alla cultura afro-caraibica. Londra, capitale multiculturale di un’antica potenza coloniale, è stata nel corso degli anni ‘50 e ‘60 meta di una forte immigrazione proveniente proprio dalle ex colonie e si trova oggi ad essere un ricco crogiolo di razze e religioni, con la vivacità culturale ed economica ma anche le contraddizioni e i problemi che questo comporta.

Era il 1926 quando Carter G Woodson fondò il primo BHM in America, manifestazione che si ripete da allora ogni anno e che fu esportata in Inghilterra molto tempo dopo, nel 1987. Da allora, però, il mese di celebrazione delle diverse culture ha conquistato fama e attenzione da parte di un pubblico vastissimo, ed è cresciuto fino a contare circa 6 mila eventi tra incontri, spettacoli, letture e conferenze. In un’offerta tanto ricca e diversificata, quest’anno avrà particolare rilievo tutto quello che riguarda l’abolizione della schiavitù, tematica molto sentita dato che ricorrono i 200 anni dalla firma dello Slave Trade Act, atto che più che stabilire la fine della schiavitù segnò l’inizio della lotta contro la stessa e a favore dell’uguaglianza.


Una battaglia condotta da uomini che hanno letteralmente fatto la storia, basti pensare a Martin Luther King o a Malcom X. Personaggi “famosi” in una storia fatta però di tante persone ignote, che hanno preferito perdere la vita pur di guadagnare la propria libertà. Qui l’interpretazione di Denzel Washington di Malcom X, nell’omonimo film del 1992, per la regia di Spike Lee:

Di questo si parlerà in una serie di conferenze e incontri in programma per ricordare il passato e riflettere sul presente.

  • giulia.crepaldi
  • Venerdì 26 Ottobre 2007

Le pellicole africane sbarcano a Verona

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  • Tags: africa, cinema-africano, festival, Indigènes, Ousmane-Sembène, Verona
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Sorpresa, il cinema africano si esporta bene. Almeno in Italia, dove si contano ben due festival cinematografici interamente dedicati alla Settima arte targata made in Africa. La rassegna di Verona, in programma fino al 24 novembre propone per questa sua ventisettesima edizione otto film in concorso (tra cui Afrique Paradis, già vincitore di un premio all’ultimo Fespaco, il più importante festival panafricano del mondo), un omaggio all’immenso Ousmane Sembène, una sezione di cortometraggi, incontri e dibatti con registi, critici ed esperti di una delle cinematografie più affascinanti del panorama internazionale.

“Con questa edizione” sottolinea a Panorama.it Giusy Buemi, la direttrice artistica della manifestazione, “la rassegna veronese si trasforma in un vero e proprio festival con dimensione nazionale”. In realtà, si scopre che un festival panafricano in Italia esiste già, ed è quello di Milano. “Sì” ribattte Buemi, “ma in questi ultimi anni la rassegna milanese ha allargato il suo raggio d’azione promuovendo film asiatici e sudamericani”. In altre parole, “ci è sembrato doveroso tornare a proporre un festival interamente dedicato alle pellicole africane”, spiega Buemi.

Un festival, quello di Verona, che sa riservare non poche sorprese, come il boom di produzioni digitali e video fiction confezionate da Nollywood, la versione africana, anzi nigeriana, della più nota industria cinematografica dell’entertainment nel Sud del mondo, Bollywood. E siccome a Verona si vuole sognare in grande, ad aprire il festival sarà Indigènes, opera premiata a Cannes e candidata all’Oscar 2007 come miglior film straniero che svela un periodo poco noto della Seconda Guerra Mondiale, quella della partecipazione della fanteria nordafricana alla liberazione della Francia e dell’Italia dall’occupazione nazista.

  • joshua.massarenti
  • Venerdì 19 Ottobre 2007

Festival Fringe di Edimburgo: la meta di chi si mette in mostra

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  • Tags: agosto, artisti, Danza, Edimburgo, festival, mondo, Musica, opera, perfomances, strade, teatro
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Edinburgh Festival Fringe Society

Teatro classico e teatro di strada si sfideranno anche quest’anno in una battaglia che farà di Edimburgo la meta prediletta di artisti, produttori, appassionati e curiosi. In agosto prenderanno infatti il via l’Edinburgh Festival Fringe (5 - 27 agosto) e l’Edinburgh International Festival (10 agosto - 2 settembre). E la città cambierà volto. Per il solo Fringe arriveranno oltre 18 mila artisti da tutto il mondo, da Singapore all’Iran, dalla Finlandia all’Argentina, dalla Turchia agli Stati Uniti. I più numerosi saranno ovviamente i britannici, ma non mancheranno gli italiani: 2 mila spettacoli in 250 strade per un totale di 31 mila spettacoli. Edimburgo dà i numeri. Soprattutto con il Fringe, che rappresenta il 75% del mercato dei festival cittadini, fruttando alla città e all’intera Scozia oltre 75 milioni di sterline.

Edinburgh Festival Fringe Society

Lo scorso anno il solo Festival Fringe ha venduto più di un milione e mezzo di biglietti, battendo ogni record di presenze a un festival. Nel 2006 c’erano quasi 17 mila artisti per le strade di Edimburgo, con le loro 1800 perfomances ripetute 28 mila volte. Quest’anno, ai classici Festival di letteratura, cinema, pace e parate militari, si è aggiunto il festival Celtico: Highland 2007, con sport, musica e danza recuperati dal glorioso passato di queste terre alte.

Sulle strade di questa città, sui palchi allestiti per i festival edimburghesi, si sono fatti notare attori come Hugh Grant, Emma Thompson, Jude Law e Rachel Weisz. E la speranza di replicare i loro fortunati esordi attira artisti in erba da ogni città. Chiunque può partecipare: basta iscriversi e trovare una strada, (pagando ovviamente un fisso di iscrizione e poi una quota che varia a seconda della location e del numero di serate che si vogliono prenotare), poi mettersi in contatto con il direttore della strada per inserire il proprio show nel programma e infine trovare una sistemazione. A questo punto non resta che fare marketing di se stessi: il Fringe mette tutti in strada ed è un’ottima occasione per conoscere e farsi conoscere, stringendo rapporti con gente da tutto il mondo.

Lo sanno Giampiero Borgia e Natalia Capra, rispettivamente regista e autore, di Escaping Hamlet, e Gianfranco Nicolini e Nicoletta Leggeri che con il loro GiaNic Group porteranno in scena, anzi in strada, The Fruits of Life, un particolare spettacolo di teatro digitale. Altro italiano a Edimburgo è il regista siciliano Andrea Cusumano che ha diretto Mira Rychlicka, una delle attrici della Classe Morta di Kantor, in A Funeral for Don Quijote, mentre il gruppo Teatro Dei Venti di Modena porterà in Scozia Malaparata.

  • giulia.crepaldi
  • Giovedì 26 Luglio 2007

Al cinema d’estate. Senza pagare un euro

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  • Tags: Alessandro-Blasetti, Castelbellino, Cinema, Empoli, estate, Faenza, festival, film, gratis, Marzamemi, Milano, Montefiascone, rassegna-cinematografica, Roma, Spilamberto, Torino
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[i](Foto da Flickr di [url=http://www.flickr.com/photos/aprillynn77/34666311/]aprillynn77[/url][/i]

Vi siete persi i migliori film della stagione? Rimpiangete di non aver mai visto quel classico del cinema ormai introvabile e desaparecido in tv? Le rassegne cinematografiche estive sembrano fatte apposta per colmare i buchi della propria filmografia ideale. Facendolo, soprattutto, aggratis.

La sconosciuta ha vinto anche il David di Donatello eppure ancora vi è sfuggito? Da prendere al volo, allora, gli sgoccioli di Cinema fuori e cose che capitano, una delle poche rassegne cinematografiche gratuite della ricca Estate romana. Tema: l’immigrazione. Fine: valorizzare le periferie. E sempre a Roma Cinema in famiglia… 2007 offre, a ingresso libero, pochi titoli - più o meno recenti - ma buoni: da Water (in programma il 19 luglio) a Chiedi alla polvere (26/7) a Il diavolo veste Prada (13/9). Da vedere subito anche le ultime proiezioni della rassegna romana Promettimi che non mangerai l’uovo (qui il programma in pdf).

Tanto buon cinema, gratuito, lo si trova soprattutto in provincia. Un’intera settimana di proiezioni a Montefiascone (Vt), con l’Est Film Festival, dal 21 al 27 luglio. Si possono gustare film usciti da poco come Last Minute Marocco (il 21), prodotto da Maria Grazia Cucinotta, Le Ferie di Licu (il 22), Lezioni di volo (il 26) (qui l’intero programma in pdf).

Aria di festival e di proiezioni aperte a tutti anche in Sicilia, a Marzamemi (Sr), che si trasforma in platea all’aperto con il Festival internazionale del Cinema di Frontiera, dal 24 al 29 luglio. Tante pellicole interessanti: In memoria di me (alla presenza del regista Saverio Costanzo), Il matrimonio di Tuya, Io e l’altro, Il destino del nome, Daratt… E un omaggio a Valerio Golino, anche lei presente, con i film che l’hanno vista protagonista, da La guerra di Mario a Respiro e Texas (il programma in pdf).

Per chi si è perso qualche film per strada anche nel 2006, a Empoli con Elsacinema 2007, fino a settembre, un ripasso con i Pirati dei Caraibi 2, Scoop, Giù per il tubo… Cinema sotto le stelle in Emilia a Spilamberto (Mo): Mio fratello è figlio unico (il 23 luglio), Cars - motori ruggenti (26/7), L’arte del sogno (30/7), Water (6/8). Ricchissimo il programma (qui in pdf) di Faenza - Arena Borghesi Estate 2007, da Grindhouse (27/7) a Centochiodi (28/7) a Saturno contro (29/7).

Per chi invece vuole uscire dai soliti circuiti, Milano offre tante proiezioni gratuite fino al 31 agosto, soprattutto per i giovani, alla Fabbrica del Vapore: lungometraggi e corti scoperti nei vari Festival o film mitici nazionali e internazionali.

Amanti dei classici introvabili? Accontentati.
A Torino, all’arena Paolini cinema anni Venti e Trenta, dallo storico Un chien andalou del 1928 (il 25 luglio) a L’atalante di Jean Vigo, 1934 (il 29 agosto).
E nelle Marche, in occasione del ventennale della morte del regista Alessandro Blasetti, Castelbellino (An) lo omaggia con la proiezione gratuita delle sue pellicole: Sole (1929) e Resurrectio (1931) il 24 luglio, Quattro passi tra le nuvole (1942) il 28, Nessuno torna indietro (1944) il 30, Io, io, io… e gli altri (1965) il 31 (per informazioni: 0731.701606).

  • simona.santoni
  • Giovedì 19 Luglio 2007

Palmaria, il Festival Aria invade piazze, cave di marmo e giardini

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  • Tags: Cahin-Caha, Daniel-Gulko, festival, Festival-Aria, Groupe-Zur, Liguria, Palmaria, Porto-Venere, Ramon-Kelvink-jr
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[url=http://www.ariafestival.it/palmpres.php]Festival di spettacolo per luoghi pubblici[/url] a Palmaria dal 12 al 15 luglio 2007

Una cava di marmo, una fortificazione umbertina, macchia mediterranea, spiaggia di sassi… Quali luoghi migliori per spettacoli teatrali, circensi, giocoliera e quant’altro? E sì, perché al primo Festival Aria le rappresentazioni non avvengono su classici palcoscenici, in teatri o sotto tendoni, ma in spazi non convenzionali. Il festival internazionale di spettacolo per luoghi pubblici dal 12 al 15 luglio trasforma la piccola isola di Palmaria, che guarda Porto Venere, in un palco a cielo aperto.

Questa seconda tappa del Festival Aria, che anima la costa ligure di Levante aprendosi a maggio con l’Andersen Festival, a Sestri Levanti, per chiudersi alle Cinque Terre, dal 9 al 12 agosto, presenta tanti e diversi modi di intervento artistico su un luogo pubblico. In un dialogo tra spazio e arte.

Aggirarsi per l’isola di Palmaria, che è raggiungibile grazie a servizi di traghetto appositamente previsti, diventerà una sorta di caccia agli spettacoli integrati con l’ambiente. Alla Piana del Terrizzo (detta “campo base”), per tutte le quattro sere dalle 19 a notte fonda, performance, narrazioni, spettacoli e musica: dalle gag del clown inglese Chris Lynam alle acrobazie dei kenioti Afro Jungle Jeegs, alla logica inconfutabile del buffone-filosofo Leo Bassi.

Del tutto unica, creata apposta e direttamente sulla Cava del Pozzale, una cava di marmo dismessa e normalmente non agibile, è la rappresentazione En-chantillon de Palmaria del Groupe Zur, compagnia francese storica del teatro “site specific“, che prepara gli spettacoli con due settimane di residenza nei luoghi di esecuzione, inventando in gruppo.

Alla Fortezza del mare, ex batteria di Umberto I, sotto la direzione di Daniel Gulko, la compagnia di circo-teatro Cahin-Caha presenta Contrabbando, performance di teatro fisico, acrobatico, danza e musica che si sviluppa all’interno e all’esterno degli spazi del forte.

A testa in su il 14 luglio per la “passeggiata” su un filo sospeso a trenta metri da terra, dal campanile di San Pietro a Portovenere (visibile anche dalla Palmaria), del funambolo francese Ramon Kelvink jr.

Qui il programma completo di PalmAria Festival.

  • simona.santoni
  • Giovedì 12 Luglio 2007

Al Festival di Cannes il documentario è très chic

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  • Tags: Andrey-Paunov, Barbet-Schroeder, Cannes, Carmen-Castillo, Cinema, Croisette, documentari, festival, Jacques-Vergès, Leonardo DiCaprio, Michael-Moore, nicolas-philibert, u2
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Guarda la GALLERY di Cannes

Nascono ancor prima del cinema, con la fotografia. E per molti i filmati dei fratelli Lumière L’uscita dalle officine Lumière (1895) e L’arrivo di un treno alla stazione di La Ciotat ne fanno già parte. Li si considera produzioni realistiche e piuttosto impegnate, magari talvolta anche noiose, e in Italia sono stati identificati per anni con Piero Angela. Anche se oggi fanno veramente chic. E Cannes lo dimostra. I documentari riempiono infatti la 60esima edizione du Festival. Nessuno dei tanti docu presenti è in concorso, ma si ricordi che Fahrenheit 9/11 di Michael Moore, a metà tra film e documentario, vinse la Palma d’Oro nel 2004. Ai francesi piace sentirsi impegnati. E alle star hollywoodiane ancor di più. Ed ecco, infatti, che Leonardo DiCaprio, lo stesso di Titanic, ha portato alla Croisette The 11th Hour, di cui è creatore, produttore, scrittore e voce narrante: una denuncia ambientalista, realizzata insieme alle registe Leila Conners Petersen e Nadia Conners. Il trio ha intervistato più di cinquanta tra scienziati, filosofi e leader, interrogandoli sullo stato dell’ambiente e dell’umanità.
E anche Moore è tornato, fuori concorso, con Sicko, questa volta a battagliare contro il sistema sanitario e l’industria farmaceutica a stelle e strisce. Al vetriolo, come al solito, tanto che il regista è già sotto inchiesta per il suo viaggio a Cuba - infrangendo l’embargo - per far curare gratuitamente un gruppo di soccorritori dell’11 settembre, rimasti intossicati dalle esalazioni nocive e ora affetti da patologie respiratorie.

He Fengming, invece, è un documentario di oltre tre ore di Wang Bing: il racconto dell’odissea di un’anziana cinese attraverso la Cina comunista del dopoguerra. E tra i fuori concorso anche Young Yakuza di Jean-Pierre Limosin, la storia delle gang giapponesi al di là dei consueti stereotipi, e Retour en Normandie del documentarista francese Nicolas Philibert, il curioso ritornare sui passi, rintracciando le comparse, di Moi, Pierre Rivière di René Allio, film su un giovane che nel 1835 uccise la famiglia, in Normandia, alla cui realizzazione partecipò anche Philibert.
Di tutt’altra pasta, invece, è U2 3D di Catherine Owens e Mark Pellington, 55 minuti in cui Bono e la sua band sono riprodotti in un 3D impressionante, in una raccolta selezionata di immagini dal Vertigo Tour, effettuato nel 2006 in America Latina.
Gli U2 alla serata di gala per la presentazione del loro film [i]U2 3D[/i]. Fortemente voluto dal gruppo irlandese e realizzato da due autori che da tempo lavorano con loro, è un'esperienza unica sul piano visivo e sonoro. Al seguito del tour sudamericano che la band fece nello scorso inverno, i due registi hanno potuto usare una tecnologia rivoluzionaria con due cineprese digitali accoppiate, che consente di vedere le immagini in forma tridimensionale, piombando lo spettatore letteralmente in mezzo al concerto.<br /> [i](Credits: Ansa)[/i]

Sotto la categoria Un Certain Regard sono due i documentari in concorso. L’avocat de la Terreur (L’avvocato del terrore) di Barbet Schroeder, su Jacques Vergès, personalità controversa, sostenitore della causa dell’anticolonialismo, sposato a una delle pasionarie della rivoluzione algerina, Djamila Bouhired, sparito dalle scene per otto anni per ricomparire come avvocato difensore di terroristi d’ogni bandiera, da Magdalena Kopp al Comandante Carlos, fino al collaborazionista con il nazismo Barbie, sconvolgendo la Francia. E Calle Santa Fe della cilena Carmen Castillo: il ritorno a casa della regista, spinta dalla malattia del padre, in un Cile in cui ritrova i luoghi sua militanza e i ricordi di battaglie, sconfitte e morti. Calle Santa Fe è il nome della via in cui venne ucciso nel 1974 il suo compagno.

Nella sezione Cannes Classics quattro documentari a ricordare altrettanti personaggi, soprattutto françaises. Maurice Pialat, l’amour existe è un omaggio di Anne-Marie Faux e Jeanne-Pierre Devillers al grande maestro; Man of Cinema: Pierre Rissient è di Todd McCarthy, sul produttore e talent scout francese; Brando, il racconto di Mimi Freedman e Leslie Greif, attraverso i ricordi di amici come Johnny Depp e Al Pacino, del grande Marlon; il regista Lindsay Anderson, invece, rivive in Never Apologize di Mike Kaplan.
E nella Semaine de la critique, The Mosquito Problem and Other Stories di Andrey Paunov, le tristi vicendi degli abitanti di un villaggio del Danubio, uniti negli anni e nella storia dalle zanzare che sopravvivono a ogni mutamento.

Guarda la GALLERY di Cannes

  • simona.santoni
  • Giovedì 24 Maggio 2007

Cannes, le festival est arrivé! E compie 60 anni

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  • Tags: Asia-Argento, Cannes, Cinema, Croisette, Daniele-Lucchetti, Dario-Argento, festival, film, Jude Law, Nanni-Moretti, Natalie-Portman, Norah-Jones, Rachel-Weisz
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A Cannes nel 2006, al Palais de Festival per la presentazione di [i]Last Days[/i] di Gus van Sant<br> [i]Foto Ansa[/i]
Un, deux, trois, Cannes!
Dal 16 al 27 maggio il cinema parla francese. Côte d’Azur, Croisette e Montée de Marche. E soprattutto film (ops, termine inglese).
Il festival internazionale del cinema è pronto a regalare dodici giorni di proiezioni e lustrini, tra prime assolute e star, feste, eccessi. Al porto hanno già fatto attracco circa 150 yacht di lusso. 15 mila bottiglie di champagne saranno stappate al prestigioso hotel Carlton. Per non parlare delle tonnellate di astici, aragoste, caviale e foie gras.
Cannes compie 60 anni, e lo fa con stile. Come ha sempre fatto dal 1946.

Potete rivivere i suoi decenni di cinema (e non solo) in questo filmato.


Sono tante le star hollywoodiane attese quest’anno, basti pensare al quartetto Clooney-Pitt-Damon-Garcia tutti dal film Ocean’s 13 di Steven Soderbergh. Ma anche grandi nomi made in Europe e giovani talenti.

Per autocelebrarsi Cannes ha anche commissionato a 35 registi, da Ken Loach (il vincitore del 2006 con Il vento che accarezza l’erba) a Kitano (l’unico italiano è Nanni Moretti, l’unica donna è Jane Campion, due ex Palme d’oro), piccoli film di tre minuti sul tema della sala cinematografica, ovvero Chacun son cinéma.

Di Italia non ce n’è molta, ma quella che c’è è osannata. Prima fra tutti Asia Argento. Adorata. È presente con ben tre film, uno in concorso (Une veille maitresse di Catherine Breillat), uno nella sezione Mezzanotte (Boarding Gate di Olivier Assayas) e uno fuori concorso (Go Go Tales di Abel Ferrara). Ma anche papà Argento piace, e sarà alla Croisette per rivedere con il pubblico uno dei suoi capolavori, Suspiria, riportato agli splendori delle origini (proiezione nella Sala Bunuel il 18, alle 22).
Di film italiani nessuno in concorso, solo Mio fratello è figlio unico di Daniele Lucchetti nella sezione Un Certain Regard. Tra i fuori concorso, Cento chiodi di Ermanno Olmi.
L’apertura, anzi, l’ouverture, è affidata al film My Blueberry Nights di Wong Kar-wai (Hong Kong), dal cast alquanto eccentrico: la cantante Norah Jones, alla sua prima come attrice, Jude Law, Natalie Portman, Rachel Weisz.

Qui tutto il programma delle proiezioni (in pdf).

Tanti i blogger che promettono di seguire il festival in diretta, con puntuali aggiornamenti: reportfromcannes, myfilmsblog, cannes.

Giornale di bordo: Cannes-fest.com. Memorie audiovisive di Cannes: Ina-festivaldecannes.

Ecco una breve guida al Festival:
- Come arrivare
- Pianta del festival (in pdf)
- Le sale delle proiezioni
- Dove soggiornare

Guardate l’arrivo di Maria Callas alla Croisette nel 1960:

  • simona.santoni
  • Martedì 15 Maggio 2007

Io e i piedi. Tarantino parla, prima di Cannes

OkNotizie

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  • Tags: B-movie, Benicio-Del-Toro, Cannes, Cinema, Death-proof, festival, film, GrindhousePlanet-terror, horror, Kill-Bill, Le-iene, Palma-dOro, pellicola, pulp, Quentin-Tarantino, Rodriguez, sangue, splatter, Uma Thurman, violenza
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Quentin Tarantino (Knoxville, Tennessee, 27 marzo 1963)
di Marco Giovannini

“Prostitute col cercapersone sempre acceso per rispondere a chiamate di pronto intervento, borseggiatori, pregiudicati, maniaci sessuali col giornale aperto sul grembo”: questi erano i coloriti compagni di avventura del giovane Tarantino il sabato sera, nei cinemini definiti “Grindhouse”. Posti in cui il dollaro sembrava valere di più: i film erano sempre due, se non tre. B-movie pieni di sesso e violenza, o per dirla con una parola sola, che Quentin Tarantino (qui la biografia di Wikipedia; qui il sito; qui i fan) ha cercato di rivalutare fin da quando 15 anni fa ha cominciato la sua straordinaria carriera di regista con Le iene, “exploitation”. Il suo ultimo film si intitolava proprio Grindhouse (qui i trailers), e col fido complice Robert Rodriguez aveva ricostruito il fascino del doppio spettacolo. Ma in Europa i film usciranno separati: al festival di Cannes ci sarà solo Death proof di Tarantino, mentre Planet terror di Rodriguez potrebbe andare a Venezia.
Il protagonista del film è il perverso Stuntman Mike (Kurt Russell) con la sua macchina assassina. Ma c’è anche un harem di otto donne, qualcuna è l’inevitabile “vittima”, qualche altra è la “manesca vendicatrice”.
Per buona parte di “Death proof” lei inquadra i piedi di Jungle Julia (Sydney Tamilia Poitier) da ogni angolazione. Sono belli come quelli di Uma Thurman?
Beh, sono belli, grandi, affusolati. Ma piano con i paragoni, i piedi non sono interscambiabili.
Ma lei l’ha scelta per quelli?
No, era tutto il pacchetto che mi interessava, anche gambe che non finivano mai. Nella richiesta di casting avevo chiesto “spirito d’amazzone”.
A proposito di casting: è vero che ha chiesto alle aspiranti di presentarsi al provino con gli shorts e le infradito?
Certo, sono un gentiluomo, non avrei mai potuto chiedere di venire nude.
È questo il “metodo di recitazione Tarantino”?
No è il metodo di recitazione Grindhouse. In quei cinemini, se non facevi vedere un po’ di carne, rischiavi di dover affrontare la rivolta degli spettatori e, nel peggiore dei casi, restituire i soldi del biglietto. La trovata degli shorts e delle infradito mi ha permesso di valutare il senso dell’umorismo dell’attrice: una qualità basilare per lavorare con me.
Sono già passati quattro anni da “Kill Bill”. E “Death proof” è il suo quinto film in 15 anni. Pochini.
L’unico periodo che mi sono preso di vacanza è stato dopo Jackie Brown. Kill Bill è stato l’equivalente di due film. E l’anno dopo ho girato un episodio di due ore del serial tv Csi.
Quindi non si riposa mai?
Il mio riposo è quello del guerriero: scrivere, vedere, studiare, annusare, ingoiare film. Mi considero uno studente a tempo pieno, sto preparando la mia tesi. Il giorno della mia morte sarà quello della laurea.
I film sono meglio delle ragazze?
Oddio, che domanda. Nei giorni piovosi forse sì, ma resta una bella lotta. Posso non scegliere?
Critica generalizzata: Tarantino non vuole crescere. Ha vinto l’Oscar con “Pulp fiction” 13 anni fa ma dopo ha continuato a “giocare”. Si difenda.
Io mi sento un regista di genere e sono fiero di esserlo. Ma sono un regista di genere sui generis. Nel senso che sono un esploratore, un archeologo, un restauratore, un massificatore. Quelli colti mi definiscono postmoderno. In fondo tutti i registi sono di genere, anche i geni come John Cassavetes o Federico Fellini. Hanno inventato un genere, il loro.
Torniamo alle sue adorate amazzoni. Le sarebbe piaciuto essere lei al posto di Stuntman Mike?
Quando viene pestato? No, grazie, sarò anche feticista, ma non masochista. Ai cazzotti preferisco i bacetti. L’ultima volta che ho rivisto quella scena mi sono reso conto che due delle tre ragazze indossano guanti, non c’è neanche un primo piano delle mani nude contro la pelle. Devo ricordarmelo la prossima volta, quella scena poteva essere molto più sexy.
Perché nei B-movie ci sono così tante donne toste e nel cinema di serie A latitano?
Non è vero, singole scene si trovano dappertutto: in Una cascata di diamanti, Bambi e Thumper si cucinano James Bond a mani nude. È come per i piedi, sono in buona compagnia: Alfred Hitchcock, Luis Buñuel, Samuel Fuller, tutti grandi registi, maestri di inquadratura. Sono sicuro che l’attenzione ai piedi li abbia aiutati a piazzare la macchina da presa.
Che cosa le piace degli “exploitation all’italiana”?
Erano film originali, d’autore. Avete rivitalizzato interi generi, come spaghetti western, gialli, cannibali, erotico soft. Per me il piu bravo è Ferdinando Di Leo, il re dei film criminali, gangster e mafia. Mi piacerebbe, prima o poi, girarne uno. In Death proof per la corsa in macchina ho usato la colonna sonora di Roma a mano armata di Umberto Lenzi.
È vero che voleva Sylvester Stallone come protagonista?
Non era disponibile. Ho pensato anche a Mickey Rourke, ma scrivendo mi sono reso conto che non era del tutto adatto. Alla fine vedendo Planet terror di Rodriguez ho pensato che sembrava il film di zombie che John Carpenter non aveva mai girato, fra 1997 fuga da New York e La cosa. Mi sono detto: e se recuperassi il suo attore-feticcio, Kurt Russell?
Le piacerebbe lavorare con Sophia Loren?
Caspita, certo che mi piacerebbe. Ma temo che ne sarei intimidito. Conosco meglio Barbara Bouchet o Rosalba Neri. Oppure Edwige Fenech, che mi ha appena scatenato una crisi di gelosia. Il mio amico Eli Roth l’ha convinta a uscire dal ritiro e ritornare sul set per Hostel 2. E vicino le ha messo anche Luc Merenda! Avrei voluto farlo io.
A proposito di “Hostel”, fa parte del nuovo filone definito “gorno” (da gore più porno) oppure “torture chic”. Definizioni che la fanno arrabbiare?
E perché? Sono carine, accurate.
Quindi non è un genere pericoloso?
L’horror, più è duro meglio è. Sono i giapponesi a rivitalizzare il sottofilone da macellaio aguzzino, noi americani tentiamo di tenere il passo.
Ha qualche rimpianto?
Penso di essere sottovalutato come attore. In Planet terror, nel ruolo del Violentatore numero 1, mi sembro proprio bravo.
Se dovesse fare un film su di lei, a chi darebbe la sua parte?
A Benicio Del Toro.

  • redazione
  • Venerdì 27 Aprile 2007
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