
di Raffaele Panizza
A parte un quadretto kitsch con un pene un po’ raggrinzito e visibilmente spompato, con tanto di scritta «Finalmente andrò in pensione», nessuno direbbe che in questa stanza al piano terra di una bella villa alla periferia di Budapest il re del porno Rocco Siffredi concepisca e pianifichi tutte le sue mitologiche battute di caccia. Niente trofei, o foto di donnine nude. Né mutandine appese al muro, raccolte di dvd o autoritratti con la sua potenza a favore di obiettivo. Nulla. Sugli scaffali, soltanto gadget di film horror e locandine a tema, decine di modellini d’elicottero, foto di famiglia con la moglie Rosa e i figli Lorenzo e Leonardo, e pass d’ingresso per gare di superbike. Se un giorno Rocco entrasse in politica, potrebbe tranquillamente utilizzare questo sfondo da uomo di famiglia per registrare un appello a reti unificate rivolto alla nazione, tanto è rassicurante l’iconografia generale. Continua

«Finalmente un po’ di pietas, una vendetta non consumata. Sean Penn-Cheyenne che decide di non finire l’aguzzino nazista del padre è ossigeno in questi tempi bui di linciaggi ed esecuzioni sommarie. Le immagini di Muammar Gheddafi trucidato sono una vergogna, la negazione dell’umanità, il manifesto di un’era dove l’uomo si sostituisce a Dio». Parte dalla fine, Morgan: This must be the place, il road movie campione d’incassi di Paolo Sorrentino, lo ha folgorato. «Questo film fotografa lo stato di grazia del regista, è pieno di poesia, di delicatezza, e si pone sul lato opposto di un linguaggio cinematografico troppo spesso violento e sanguinario. Di italiano questa pellicola non ha la prospettiva, ma l’estetica, la cura dei dettagli, gli interni, il design». Continua

Il cuore grande delle ragazze
Dopo una pre-apertura affidata a Penélope Cruz e Sergio Castellitto che incontrano il pubblico per parlare della loro nuova collaborazione, la sesta edizione del Festival del film di Roma il 27 ottobre prende ufficialmente il via, per accendere la Capitale fino al 4 novembre.
L’apertura spetta a The Lady, la pellicola sulla vita dell’attivista birmana premio Nobel per la Pace Aung San Suu Kyi, diretta da Luc Besson. Per una rassegna contraddistinta dal lieto leit motif femminile. Continua

di Raffaele Panizza
Al Bar Sport di piazzale Istria a Milano (nome vero: Bar Vega), il meccanico con la tuta gialloblù ha appena finto di raschiare 18 «gratta e vinci» da 20 euro ciascuno. I nomi sono promettenti: Megamiliardario, Vinci alla grande, Una barca di soldi, Il tesoro del faraone. «Evvai, che culo, ho vinto 300 euro!» esulta, come se non ne avesse spesi 360 solo per comprare i coupon. «Che ci vuoi fare, il periodo del gioco ce l’ho avuto pure io» dice Teo Teocoli, che tutti i santi giorni parte dalla sua casa nel centro di Milano per venire fin qui in periferia, nel suo bar in zona Niguarda, a fare due chiacchiere coi clienti e poi chiudersi in raccoglimento in un piccolo loft a pochi passi dalla vetrina. Continua

Il villaggio di cartone, 01 Distribution
Ermanno Olmi, che alla bellezza di ottant’anni, dopo aver annunciato il ritiro dalle scene, firma invece (e “per via di una disgrazia vostra”, scherza lui) un film poetico e denso di simboli su temi delicati quali l’immigrazione e la religione. Il titolo è Il villaggio di cartone, dal 7 ottobre in 80 sale: “Tutti avvertiamo di essere alla vigilia di un grande cambiamento: siamo arrivati in ritardo all’appuntamento con la storia, ci siamo distratti, spesso con la preoccupazione di diventare più ricchi. Se non cambiamo noi, sarà la storia a cambiarci”. Continua


di Antonella Piperno
Il giochino sarà stabilire se nei panni di un politico meridionale soggiogato dalla moglie rapace, che lo spinge ad approfittare del suo ruolo al Parlamento europeo («Devi arraffare, pigliare, rubare…»), Vincenzo Salemme ricordi più un esponente di destra o di sinistra delle cronache degli ultimi tempi. Il film corale (Ex: amici come prima, commedia diretta da Carlo Vanzina sullo sfascio sentimentale di una serie di coppie, sugli schermi dal 7 ottobre) sfuma sulla politica e la butta sul ridere. E sfuma con un sorriso lo stesso Salemme, 54 anni, regista e attore di teatro e tv, da Bacoli, provincia napoletana, mentre risponde alle domande seduto nel suo ufficio romano del quartiere Prati, dove accoglie Panorama in pantaloni rossi e sandali. Continua
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Jodie Foster (credits: Ufficio Stampa The Beaver)
“Attrice e regista? Una pessima idea: non fatelo, fidatevi”. Non devono averlo sentito in molte, il premuroso e ironico consiglio di
Jodie Foster: tra le sue colleghe, oltreoceano ma anche italiane, pare ormai scoppiata la moda del salto di qualità dietro la macchina da presa.
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Astrid Meloni interpreta Simonetta Cesaroni (Ansa/Cristina di Paolo Antonio)
Il pomeriggio del 7 agosto 1990 Simonetta Cesaroni moriva nelle stanze deserte di un ufficio del borghese quartiere romano di Prati, in via Poma, straziata da 29 coltellate.
Da allora si sono succedute indagini e piste sbagliate, accuse e archiviazioni, fino al gennaio scorso e alla condanna in primo grado a 24 anni di carcere per il suo ex fidanzato Raniero Busco.
E ora, il 7 agosto 2011, a 21 anni da quell’efferato omicidio senza grandi certezze e con tante lacune nella ricostruzione, il tristemente noto delitto di via Poma diventa film per la tv, destinato alla prima serata di Canale 5. Proprio ieri sono iniziate le riprese. Ma non mancano le polemiche.
Dietro la macchina da presa, a sorpresa, troviamo Roberto Faenza, regista di lungometraggi per il cinema pregnanti come Jona che visse nella balena o Prendimi l’anima, spesso ispirati a fatti realmente accaduti o storici come I Vicerè. FOTO