- Tags: Amici, arisa, cet, fimi, Giusy Ferreri, Marco-Carta, Maria-de-Filippi, Mogol, X-Factor
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Trecento milioni di euro in un anno: è questo il danno causato dai 6 milioni di italiani che scaricano, secondo stime, musica da internet illegalmente. Cifra astronomica, che sta cambiando per sempre il volto del mercato musicale. “Siamo al centro di una rivoluzione che stravolge il rapporto del pubblico con le canzoni” avverte Gianmarco Mazzi, direttore artistico del Festival di Sanremo 2009, con alle spalle una lunga esperienza di management. “Grazie alla rete, circola molta più musica adesso che in qualsiasi altro periodo storico, ma questo dato non coincide con un aumento dei guadagni, anzi. Milioni di brani gratuiti a disposizione hanno cambiato il gusto e le abitudini dei consumatori. Fatta qualche eccezione per i grandi nomi, tipo U2, Vasco Rossi o Depeche Mode, che hanno un’audience fidelizzata, il tempo degli album interi è finito” prosegue Mazzi. “La generazione iPod è attratta dalla singola canzone, indipendentemente dall’interprete o dal genere musicale. Più che dischi evento ci sono personaggi evento che con la loro personalità trainano i cd che ancora funzionano. Molti artisti ci provano con un paio di album e poi tornano a fare un altro mestiere”. Qualcuno si salverà? “Di sicuro Amy Winehouse e, per l’Italia, Malika Ayane, un vero talento. Queste due ragazze hanno davanti a loro una grande carriera”.
Scuole professionali e talent show. Eccezioni, appunto. In Italia, nel 2008, le vendite dei cd sono crollate di un ulteriore 20 per cento. Inutile piangersi addosso, secondo Mazzi bisogna affrontare l’emergenza con strumenti innovativi. I negozi di dischi sono vuoti o chiudono per sempre come il Virgin Megastore di Times square a New York, ma i concerti vanno benissimo in quanto eventi unici e irripetibili. “E allora perché non investire sugli ‘instant cd’, ovvero le registrazioni degli spettacoli messe in vendita pochi minuti dopo la fine dello show? Andrebbero a ruba perché l’acquisto d’impulso sull’onda di un’emozione funziona sempre. Lo hanno capito per primi quelli che vendono le magliette fuori dai concerti”.
“Non ha senso nascondersi dietro le canzoni rubate da internet” dichiara deciso Mogol, l’uomo che sta dietro le parole delle più belle canzoni di Lucio Battisti. “La musica va male perché, quando non ha fascino, è rumore. E il rumore non piace. I talent show come Amici o X Factor sono carini, ma i brani di qualità sono un’altra cosa. Per quelli ci vogliono i professionisti. È questa la ragione per cui nel 1992 ho fondato il Cet, una scuola per musicisti, autori e cantanti. Siamo a 1.700 diplomi. Arisa viene da lì, ha ricevuto una preparazione rigorosa e i risultati stanno arrivando. Quando trova spazio, la qualità vince. Spero che questo principio valga per il mio album, MogolAudio2 in uscita a maggio. Ne sono molto orgoglioso”.
Impossibile congedarsi senza chiedere a Mogol se oggi uno come Battisti riuscirebbe a farsi largo in un contesto musicale così frammentato e senza direzione. “Ecco la domanda tragica… Canzoni come I giardini di marzo, Pensieri e parole, Il mio canto libero non passerebbero nemmeno in radio, si direbbe che non hanno il ritmo radiofonico giusto. C’è bisogno di aggiungere altro?”.
Opposto l’approccio di Rudy Zerbi, presidente della Sony Italia, ospite di Maria De Filippi in Amici e convinto sostenitore della musica che nasce in tv: “Immaginare che i ragazzi ascoltino le canzoni soltanto attraverso il cd è antistorico. Amici e X Factor, da cui vengono Marco Carta e Giusy Ferreri, appagano l’orecchio ma anche l’esigenza delle nuove generazioni di vedere il proprio idolo mentre mangia, alle prove, mentre discute delle sue scelte artistiche”. Fuochi di paglia? “Non credo. Maria De Filippi ha un fiuto pazzesco e penso che questi ragazzi avranno una lunga carriera. E poi, talent show italiani a parte, non si possono ignorare format tv mondiali e di successo come High school musical, Camp Rock con i Jonas Brothers e Hannah Montana. L’immagine romantica del ragazzo che arriva in casa discografica con i genitori e la chitarra in mano per far sentire le sue canzoni appartiene al passato. Molto più semplice e immediato farsi notare in un talent show che poi, se tutto va bene, permette anche di vendere qualche cd”.
Aumenta l’ascolto, ma non i ricavi. Per capire meglio dove andrà la musica bisogna anche ricostruire come si sono modificate le fonti d’accesso. “Fino a qualche anno fa erano quattro: l’acquisto del cd, la radio, la tv intesa come Mtv e i concerti” ricorda Enzo Mazza, presidente della Federazione industria musicale italiana. “Oggi ci sono le radio via internet e soprattutto Youtube. In ogni istante della giornata almeno 66 milioni di persone nel mondo sono collegate a Youtube e la stragrande maggioranza guarda video musicali. Ecco perché il consumo di musica negli ultimi anni è aumentato a dismisura. Un incremento straordinario che però non corrisponde all’aumento di ricavi”.
Ovvio, quindi, che le case discografiche cerchino strade alternative per promuovere gli artisti. Certo è che le vendita dei cd, fatta eccezione per una manciata di nomi consolidati, non genera guadagni sufficienti a mantenere in piedi le spese di produzione e di promozione. Il che potrebbe voler dire rinunciare a mettere sotto contratto artisti giovani con un grande potenziale, ma dalla fama ancora acerba.
Una possibile via d’uscita sta cercandola il colosso americano Live Nation, nato con un progetto rivoluzionario: stringere accordi di ferro con gli artisti sia per quanto riguarda la commercializzazione dei dischi sia per quanto riguarda i concerti. Il primo a giocarsi questa opportunità è il re dell’hip hop americano, e marito di Beyoncé, Jay-Z. “L’idea dei contratti a 360 gradi potrebbe aprire qualche via d’uscita, ma il problema è che siamo nell’era dell’usa e getta, della “musica da tappezzeria” come diceva John Lennon” spiega Marco Alboni, presidente di Emi Italia. “Troppa musica gratis ha fatto perdere valore ai brani. Se una canzone non ti piace, prendi il file e lo butti nel cestino del computer. Ma qualcuno può ancora farcela: io punto sull’americana Katy Perry e sulla nostra Malika”.
- Domenica 5 Aprile 2009











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