Di Gianmaria Padovani
“È successo un po’ come in quelle storie d’amore che quando cominciano non ci scommetti granché e poi va a finire che durano tutta la vita”. Nel film di Marco Risi Fortapàsc (nelle sale dal 27 marzo) Libero De Rienzo è l’attore che interpreta Giancarlo Siani, il giovane giornalista (aveva 26 anni) che scriveva per Il Mattino ucciso dalla camorra il 23 settembre 1985. La storia d’amore di cui parla è quella fra se stesso e il personaggio Siani, interpretato con una freschezza che gli è valsa l’apprezzamento del pubblico e della famiglia Siani. “Marco Risi insisteva per darmi la parte, ma io rifiutavo” racconta ora.
“Non mi piace fare l’attore. Poi ho letto la sceneggiatura e mi sono ricreduto”. A quel punto però è Risi a tornare sui propri passi. “Diceva che non ero adatto. Che Siani era aperto, luminoso, mentre io sono uno zingaro anarchico”.
Tira e molla, alla fine la parte è sua. “E a quel punto è successo un miracolo. Mi sono avvicinato a Giancarlo partendo dallo spirito che lo muoveva, evitando di conoscerne i cenni personali, perché c’era il rischio di farlo diventare un santino”. Il miracolo di cui parla De Rienzo, che fisicamente non assomiglia affatto al Siani reale? “Poco prima di girare i capelli hanno cominciato a crescermi più velocemente, la postura mi è cambiata e senza saperlo ho fatto miei alcuni suoi gesti. Paolo Siani, il fratello, si è quasi spaventato”.
La sua trasformazione non è l’unico evento dal sapore soprannaturale di Fortapàsc. Poco prima dell’inizio delle riprese, infatti, è stata ritrovata la Citroën Mehari sul cui sedile di guida Siani fu assassinato con dieci pallottole. L’auto era sparita dal deposito della polizia poco dopo l’omicidio ed è “ricomparsa” in un agriturismo del Messinese a quasi 25 anni di distanza. È la stessa macchina che De Rienzo-Siani ha guidato nel film; un po’ come se in una pellicola sull’omicidio di Aldo Moro venisse usata la Renault 4 in cui fu trovato il cadavere dello statista.
“Non solo è la stessa auto, con tanto di buchi delle pallottole nella carrozzeria” racconta Libero, per gli amici “Picchio”. “Si può dire che è stata l’auto stessa a voler fare il film”. Nonostante la ventennale immobilità e la paglia nel motore, infatti “è bastato cambiare una candela, mettere la benzina, girare la chiave ed è partita, facendosi poi otto settimane da protagonista, inseguimenti compresi”.
Chi rischia di non essere più protagonista è proprio Picchio, che si definisce “artista antagonista” e il mestiere dell’attore cerca di evitarlo (in passato però ha vinto un David di Donatello per Santa Maradona, dopo il quale si è “chiuso in casa per due anni”) preferendo la professione di regista. “In Italia” spiega “se fai l’attore aspetti che squilli il telefono e ti diano una parte. Poi vai sul set, fai le tue 12 espressioni e te ne vai. Un lavoro drammaticamente simile a quello di una prostituta d’alto bordo”.
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In un week-end in cui arrivano nelle sale cinematografiche tanti titoli, di sicuro quello che più merita menzione è Fortapàsc, film di Marco Risi che ricostruisce gli ultimi quattro mesi di vita di Giancarlo Siani, l’unico giornalista ucciso dalla camorra, nel 1985. Con un ottimo Libero De Rienzo nei panni del giovane cronista assassinato a causa del suo lavoro di ricerca e controllo delle fonti, senza eroismi. Dal 27 marzo nelle sale. Insieme con il triangolo amoroso dalle tinte attraenti Two Lovers di James Gray, con Joaquin Phoenix, Gwyneth Paltrow e Vinessa Shaw. Tra la ciurma italiana sbarcano I mostri oggi di Enrico Oldoini, con i tanti volti nostrani da commedia, da Diego Abatantuono a Claudio Bisio, e Il caso dell’infedele Klara di Roberto Faenza, con Claudio Santamaria e Laura Chiatti.
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Non era un eroe né si sentiva tale. Era un ragazzo di ventisei anni che voleva semplicemente fare il suo lavoro, il giornalista. Ma la camorra non gliel’ha permesso. Giancarlo Siani il 23 settembre 1985 è stato ucciso con dieci colpi di pistola, appena giunto sotto casa al Vomero con la sua Citröen Mehari verde: l’unico giornalista ucciso dalla camorra. E agli ultimi suoi quattro mesi di vita Marco Risi ridà voce con il film Fortapàsc, che il 27 marzo esce nelle sale italiane. Fortapàsc è un termine volutamente storpiato in napoletano che evoca il Fort Apache della tradizione western, per indicare lo stato di costante assedio da parte della malavita sotto cui si trovava la realtà campana.Interpretato da un ottimo Libero De Rienzo (lo stesso di Santa Maradona), Siani era giornalista - anzi, “abusivo, precario e a rischio” - al quotidiano Il Mattino, prima alla cronaca di Torre Annunziata, regno del boss Valentino Gionta, quindi a quella di Napoli. Tutto, in quel periodo, ruotava intorno agli interessi per la ricostruzione del dopo terremoto e Giancarlo vedeva, e capiva. Come un giglio nel fango, si muoveva fra camorristi, politicanti corrotti, magistrati pavidi e carabinieri impotenti.
Il regista di Mery per sempre riporta con lucido realismo e senza sensazionalismo la storia e la solitudine che avvolgeva il giovane, la sua umanità e normalità, senza stereotipi. Il cast è equilibrato con i toni del film e accanto a De Rienzo troviamo Valentina Lodovini nei panni di Daniela, la ragazza di Siani, e Michele Riondino in quelli di Rico, un amico e collega.
“Rimasi molto colpito dall’uccisione di Siani, mi chiesi subito cosa avesse fatto questo ragazzo che vedevo nelle immagini ferito a morte, come sorpreso, sembrava appoggiato come qualcuno che non avesse nulla da nascondere né alcun motivo per proteggersi” racconta Risi. “Non era una vittima predestinata, e non si aspettava certo di essere colpito all’improvviso”.
A pochi giorni dal boom di ascolti per la trasmissione di Fabio Fazio con Saviano, la vicenda di Siani è ancora molto attuale. “Sappiamo tutti quanto la Campania sia costantemente sotto osservazione per ciò che vi accade” prosegue il regista. “Ma mentre in Gomorra tutto appare disperato, nel nostro caso e nonostante alla fine è la speranza ad essere uccisa, io mi auguro che lo spettatore possa provare il desiderio di somigliare al nostro protagonista. Fortapàsc è per me un film necessario – soprattutto nella Napoli umiliata e offesa di oggi – perché Giancarlo Siani può diventare un raggio di luce, una nuova speranza”.
Il trailer di Fortapàsc da YouTube: