
Una scena de "La ragazza che giocava col fuoco", secondo episodio della trilogia "Millenium" di Stieg Larsson
di Antonella Piperno
Qualcuno, colpito da tanta spietatezza, avrà pure chiuso gli occhi. Ma quando Lisbeth Salander in “Uomini che odiano le donne” marchia il suo tutore-aguzzino tatuandogli sulla pancia la scritta «Io sono un porco sadico e uno stupratore», dopo averlo legato, picchiato e anche stuprato con un fallo di gomma, tanti spettatori al cinema si sarebbero esibiti volentieri in una «ola».
E non sono pochi neanche quelli che con calma sono andati pure a rivedersi lo spettacolo, considerando che la scena della vendetta di Lisbeth conta 24 mila visite su Youtube. Stessa entusiastica partecipazione per la ferocia di “Bastardi senza gloria” (in edicola con Panorama la prossima settimana), con il pubblico in estasi davanti alla squadra antinazista che si vendica dei soldati di Adolf Hitler alla maniera dei pellerossa: strappandogli lo scalpo.
- Lunedì 1 Febbraio 2010










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