
Di Cecilia Pierami
Niente scarpe hi-tech. Niente energy drink. La sfida è quella di secoli fa e si ripete uguale a sé stessa: mani nude e forza ancestrale per coronare il leone delle Mongolia.
Altopiani sconfinati, occhi a mandorla e storia millenaria sono gli ingredienti di questo popolo, che a meno di un mese dall’inizio delle Olimpiadi di Pechino, si appresta a dare il via ai propri personalissimi giochi, che si svolgono ogni anno dall’11 al 13 luglio a Ulan Bator, capitale del paese. È infatti durante la festa nazionale in cui si ricorda l’indipendenza mongola targata 1921, che uomini e donne si affrontano per la loro personalissima medaglia “olimpica” nei così detti Nadaam, in mongolo “Giochi”.
Se la libertà per questa popolazione dell’Asia arriva meno di un secolo fa, si deve andare molto più a ritroso nel tempo per ricercare le radici delle “olimpiadi mongole”, quando simbolo di queste steppe era il condottiero Gengis Khan: è proprio inspirandosi all’educazione dei suoi uomini che nascone le tre discipline che vedono gli atleti gareggiare. Lotta, tiro con l’arco e corsa con i cavalli ricordano le gesta dei guerrieri che fecero tremare le steppe dell’Asia.
Nei tre giorni di festa, ma due effettivi di gare, si dorme nella tipica tenda mongola (il gher), si mangia montone o capra e si cerca di combattere le insidie della natura (la temperatura tra estate e inverno oscilla fra i più e i meno 30 gradi).
Migliaia di persone ogni anno assistono a questo evento, fatto di tradizione e sport, con un occhio al passato e uno al futuro: i Nadaam 2008 vedranno per esempio l’applicazione di un nuovo regolamento, che prevede che cavalli arabi e mongoli gareggino separatamente, dato le differenze fisiche che comporterebbero enormi vantaggi per i primi. Nessuna distinzione invece fra atleti: le gare sono aperte a tutti, uomini, donne e bambini, tranne che per la lotta, dove il sesso debole non è ammesso. Per gli uomini invece è un fatto d’onore partecipare almeno una volta nella vita al torneo e dimostrare il proprio valore.


Aspiranti rockstar di tutto il mondo, prendere una videocamera e filmatevi mentre date il meglio di voi suonando come una vera leggenda del rock con qualunque cosa vi capiti a tiro, dalla racchetta da tennis al manico di scopa, fino alla finta chitarra che sostituisce il joystick nel popolarissimo Guitar Hero. Il gioco, il cui terzo capitolo, The legends of rock, è uscito da pochi mesi, permette a chiunque sia dotato di una PS2, ma anche 2, di una Nintendo Wii, dell’Xbox 360 o di un semplice Pc, di fare il verso ai propri idoli.
Premendo nella giusta sequenza i 5 tasti che si trovano sulla chitarra al posto delle corde, si suona il brano desiderato. E in questa ultima versione di brani ce ne sono molti, tra cui tantissimi classici come Paint it black, dei Rolling Stones e Anarchy in the UK dei Sex Pistols. Per i veri appassionati è in vendita perfino la colonna sonora. Alcuni pezzi sono suonati nei demo da chitarristi famosi, primo tra tutti Slash, ex chitarrista dei Guns’n Roses, che può essere emozionante emulare. Ma la modalità multiplayer, aggiunta a questa ultima edizione, dà anche la possibilità di sfidare online altri aspiranti chitarristi.

Ora però si può fare un passo ulteriore: filmando la propria performance e inviando il video al sito Release Your Rockstar (libera la tua rockstar) si partecipa a un concorso che vede in giuria Lemmy Kilmister, frontman dei Motorhead. Si può vincere la possibilità di diventare un personaggio del gioco e addirittura di suonare su vero palco.
Alcune delle performance che partecipano al concorso
L’Air guitar, ovvero l’arte di far finta di suonare la chitarra, non è mai stata così di moda, la tecnologia ha solo reso più realistica la sensazione di suonare e più agevole la possibilità di creare delle community di appassionati. Di sicuro tutta la serie di Guitar Hero, e in particolare questa terza puntata, ha avuto il merito di creare dei personaggi, che si sono fatti un seguito online.
Come il 33enne canadese Justin, autoproclamatosi il migliore del mondo nella ostica disciplina di pigiare dei tasti per imitare il suono di una chitarra. La persona che posterà il maggior numero di commenti al suo ultimo video, nel quale lancia il guanto di sfida (ma in realtà l’unica cosa che sventola davanti alla webcam è una lattina di Budwiser), avrà l’onore di confrontarsi con il maestro in persona, online, venerdì 4 aprile alle 3 e 33 del pomeriggio (ma non siamo sicuri di quale fuso orario). Al suo canale su YouTube, dove ha postato la bellezza di 57 video delle sue prodezze, sono iscritti quasi 10.000 fan. Verrà arruolato ad honorem nella competizione ufficiale?
Justin lancia la sfida per il titolo mondiale

Lo chiamano calcio balilla, biliardino, calcino, calcetto, è diffuso in tutto il mondo e sopravvive nell’era dei video games. Il popolare gioco (alzi la mano chi non ha provato almeno una volta) compie 70 anni proprio negli stessi mesi della morte del suo inventore. Alejandro Finisterre infatti è scomparso a Zamora, in Spagna, lo scorso febbraio.
In suo onore si svolgerà la prima edizione del Memorial Finisterre, un maxi-torneo che vedrà sfidarsi 1.024 coppie di giocatori anche miste. Gli oltre 500 tavoli della storica ditta Sardi di Alessandria saranno allestiti in un capannone di 3 mila metri quadrati. L’appuntamento è durante l’annuale Festa della Banca di credito cooperativo (Bcc) di Busto Garolfo e Buguggiate che si svolgerà domenica 20 maggio a partire dalle 11 nel polo di Malpensa Fiere. Il torneo è amatoriale e aperto a tutti, anche se la competizione, a eliminazione diretta, seguirà le regole della Federazione italiana calcio balilla. La coppia vincitrice si aggiudicherà l’oggetto più ambito dai veri appassionati: un calcetto da collezione.
Nel 1937, all’età di 15 anni, Finisterre venne ferito durante la guerra civile spagnola. Mentre era in ospedale pensò a un gioco che permettesse di giocare a calcio ai bambini mutilati dalle bombe. Così nacque il futbolìn. Forse l’inventore non immaginava che la sua idea sarebbe piaciuta tanto anche a tutti gli altri.