
Di Pietrangelo Buttafuoco
Lei è Beatrice Borromeo. Ed è “un filino progressista”: parola di nonna Marta. Fu così che la contessa Marzotto, divina e spiritosa, ebbe a definire la nipote già star di Annozero davanti a un malmostoso Silvio Berlusconi. Discendente di antica schiatta, Beatrice, 22 anni, è sorella di Lavinia e dunque cognata di Jaki Elkann. Oggi è un campione della scuderia di Michele Santoro, oltretutto. Un asso del giornalismo d’inchiesta lei. La sua giusta cornice è il salottino della libreria Arion, una stanza foderata di codici, testi giuridici e commentari della Lex dura lex, dove Panorama la incontra.
Come si sente, lei giornalista impegnata e brava, a fare un’intervista con Panorama, inevitabilmente frou frou?
Ma io non sono giornalista.
Come non è giornalista? Giusto lei, osannata dalla sinistra legalitaria e integerrima…
Questa è proprio bella, la prima volta che lo sento dire: musa dei legalitari?
Insomma, lei fa arrabbiare Clemente Mastella, scrive su Micromega, è molto amata dai giusti. Ed è la giornalista più…
Non sono giornalista. Ad Annozero ho un contratto a tempo determinato come conduttrice.
Incredibile.
Sa, è la Rai questa: La vita in diretta è una testata giornalistica, Annozero invece no.
Santoro è un grande dell’informazione, Michele Cucuzza è un superbo cronista, come anche Giovanni Minoli, che giornalista non è. Prima o poi dovremmo smetterla con la nostra miserabile casta…
Allude ai professionisti della disinformazione?
Ogni volta che una “conduttrice”, diciamo così, sconfina nel campo dell’informazione subito scatta la censura dei sindacati, dei cdr, dell’Ordine, tipo: Mara Venier non può intervistare i politici…
Sa, è la Rai questa. Evidentemente si ritiene che Annozero, la più importante trasmissione d’approfondimento, possa essere sacrificata buttandole addosso in controprogrammazione il Benigni o il Celentano di turno. E senza aggravio di pubblicità per loro, naturalmente. A ogni modo nessun sindacato mi ha contestato il ruolo, piuttosto Mastella, Giuliano Ferrara e Francesco Cossiga. Anche se poi mi manda elenchi di libri da leggere e lunghe lettere.
Non è giornalista, ma di sinistra lei lo è.
Non sono sostenitrice di questo governo. Ho ideali che sono utopie. Vorrei il buonsenso, questa stagione è meno dolorosa di quella precedente. Chiaro: Berlusconi rappresenta il male, anzi la malagestione. Il governo precedente a questo è quello di Umberto Bossi che vi arriva quando un minuto prima aveva dato del mafioso e del trafficante a Berlusconi. È stato anche il governo di Gianfranco Fini…
E che avrà mai fatto, povero Fini?
Rappresenta il fascismo. Sarà anche cambiato, ma quello è il suo marchio.
Se è solo questo il problema, mi creda: non è fascista.
Una certa mentalità di destra asseconda l’arroganza e l’ignoranza…
Piove sul bagnato.
I leghisti non sono mica scemi ma, come si dice?, fanno demagogia di bassa lega. Sa come li definisco? Un passo indietro rispetto all’evoluzione umana.
Non stiamo esagerando, Borromeo? Forse è razzista e adesso mi fa una tirata contro gli italiani alle vongole, quelli brutti, sporchi, cattivi e di destra?
Andare a spasso con il maiale sul terreno delle moschee che cos’è, un atto di supremo stile? È indispensabile il controllo sul potere. Il conflitto d’interessi, il malaffare, e la vicenda De Magistris, poi trasferito da quello stesso ministro su cui il magistrato stava indagando. Ma qui non c’entra certo la Lega, la storia di Luigi De Magistris non c’entra con la destra, anzi.
Il popolo, diocenescampi, è di gran lunga peggiore dei politici su cui pretende di dettare morale.
Ma i politici vengono eletti, non scelti a caso. Dovrebbero rappresentare l’élite, il buon esempio… Noi siamo calpesti e derisi, perché non siam popolo, perché siam divisi.
Fratelli d’Italia, l’inno di Goffredo Mameli.
Malgrado tutto, la nostra vera ragione sociale: l’indipendenza. Io ammiro gli uomini indipendenti.
Come Santoro.
Certo, e come lui Oliviero Beha, Peter Gomez, Gian Antonio Stella, Lirio Abate, Marco Travaglio, Massimo Fini, Sabina Guzzanti, Giovanni Sartori.
Non le viene mai il sospetto che qualcuno possa scadere nella caricatura?
Io conosco Sabina Guzzanti e l’ammiro molto. E nessuna delle persone citate, che sono oneste e intelligenti, rischia di scadere nella caricatura. Per la mia logica non è proprio possibile.
Tutto questo stare dalla parte dei giusti non pregiudica la possibilità di sporcarsi con il resto del mondo?
Stare dalla parte dei giusti non è un atteggiamento, è una cosa naturale. Non pregiudica nulla. Il fatto di essere giornalisti è un privilegio. Il fatto di essere veramente indipendenti è un doppio privilegio. Nessun quotidiano è veramente indipendente. Per quattro settimane di fila il Corriere della sera ha pubblicato la foto di Clementina Forleo colta durante la seduta al trucco prima di una messa in onda. Non è un uso tendenzioso questo? Pubblicassero la foto di Cesare Geronzi dal barbiere, piuttosto. Tutti i giornali sono proni al potere, solo alcuni giornalisti lo sono.
Neppure La Repubblica?
L’incredibile cambiamento di Giuseppe D’Avanzo nel giudicare la vicenda Forleo-De Magistris è avvenuto proprio dopo un sondaggio della Repubblica, con il 90 per cento degli intervistati dalla parte di Santoro e dei magistrati. All’inizio ha parlato di noi evocando la «barbarie», poi ci ha dato ragione, ovviamente senza scusarsi per gli insulti. Ma le pressioni al di fuori del bene e del male ci sono per tutti. Ci sono i buoni, ci sono i cattivi e c’è la cattiveria subdola.
E che sarà mai?
La logica della disinformazione. Parliamo sempre di Cogne per non parlare mai della politica, delle intercettazioni, dello scandalo di una casta che sfugge al controllo della libera informazione.
A dire la verità, Cogne vale tanto quando i preti pedofili. Ma non le piacerebbe venire nel mondo di qua, dove ci sono i cattivi, Borromeo?
Cogne vale tanto quanto i preti pedofili? Scherziamo? Una faccenda trita e ritrita come Cogne, ormai pura fiction, la vogliamo paragonare a reati gravissimi come gli stupri perpetrati dai preti?
Dicevamo del mondo di qua, tra i “cattivi”.
Le assicuro che per me i cattivi non stanno a destra, anzi. Giorgia Meloni, il vicepresidente della Camera, è una delle poche persone in politica che considero perbene.
Lo sa che si muove senza auto blu di servizio?
Ecco, appunto. E poi, certo, con Berlusconi ci andrei volentieri a cena.
Non lo dica per carità perché poi quello la invita a cena davvero.
Con la guardia del corpo presente.
Lui abbonda di bodyguard, non è un problema.
No, una guardia del corpo per me. E la cena non sarebbe certo a lume di candela, gli rivolgerei tutta una sfilza di domande cui lui è sempre sfuggito.
Una cena con la lampada da commissariato sbattuta in faccia, dunque, un bel passo avanti rispetto alle celebri interviste al citofono dell’archeologia santoriana. Lei, Borromeo, è una vera rivoluzione rispetto al santorismo declinato al femminile.
Che vuol dire?
Allora: due sono i grandi protagonisti del giornalismo militante meridionale, Santoro e Annunziata… Perché questa smorfia, cos’ha Lucia?
Non mi piace nessuno di quella stagione della dirigenza Rai, sono quelli dell’editto bulgaro… Non mi convince Lucia.
Lex dura Lex.

Mercoledì 10 ottobre si apre a Stresa la V edizione del Grinzane Cinema, una dei numerosi eventi Grinzane Cavour per avvicinare i giovani alla letteratura e al cinema. Quest’anno oltre alle classiche tematiche affrontate attraverso film e laboratori, si parlerà di letteratura, cinema, informazione. Un tema sempre caldo, soprattutto dopo gli ultimi eventi in Birmania, dove i fotoreporter sono stati fra le prime vittime della repressione. Al Grinzane non vengono presentati film nuovi, ma grandi classici di ieri e di oggi sul tema, come Quarto potere, Prima pagina, Ilaria Alpi e Platoon. Ospite di uno dei tanti incontri sarà Giuliana Sgrena, la giornalista de Il Manifesto che nel 2005 è stata rapita in Iraq mentre faceva il suo lavoro di reporter; Panorama.it l’ha intervistata.
“Il cinema” racconta la giornalista “rappresenta un mezzo di comunicazione diverso da altri perché ha la possibilità di approfondire fatti e personaggi, senza l’obbligo di attenersi strettamente agli eventi, come è invece è necessario per chi fa informazione. Inoltre” continua la giornalista “il cinema può alimentare suggestioni e persino suggerire soluzioni, ma non può sostituirsi ai mezzi di informazione che in tempo reale raccontano i fatti”. Insomma il rapporto è stretto e può essere proficuo se viene rispettato il ruolo diverso di ciascun mezzo. Perchè raccontare è un dovere di chi fa informazione, e un diritto per chi ne usufruisce, lettore o ascoltatore che sia. Ma dopo Cogne e Garlasco, esiste una moda nei temi trattati dai media? “Non so se si possa chiamare moda” dice Giuliana Sgrena “penso piuttosto che l’informazione risponda a interessi politici ed economici degli editori e dei gruppi ai quali sono legati. Per quanto riguarda l’Italia, inoltre, c’è una omologazione tra i vari mezzi di informazione e questo riduce sempre più la ricchezza dei temi trattati e il loro approfondimento”. C’è una notevole differenza sul modo di fare informazione fra l’Italia e l’estero. “Non solo sugli argomenti trattati” spiega la reporter “i mezzi di informazione italiani sono molto provinciali, privilegiano la cronaca, spesso con una incomprensibile morbosità, che si accanisce sulle vittime. La politica è trattata dando per scontato il fatto su cui si riportano commenti o polemiche. Quindi per capire un articolo occorre conoscere i precedenti, altrimenti non è comprensibile. Un altra differenza sta nel linguaggio” continua “in Italia si scrive in politichese mentre i giornali stranieri, soprattutto quelli anglosassoni, hanno uno stile molto più secco, privilegiando i fatti e le fonti. Da noi poi la politica estera viene spesso trattata in funzione della politica italiana: si privilegiano i paesi dove vi è un intervento italiano, sia esso militare o economico”.
Un’occasione per parlare di cinema e informazione sarà anche Offline:Baghdad: un simposio in cui verrà dato spazio a filmakers e giornalisti iracheni, che rischiano la loro vita ogni giorno per raccontare una verità scomoda a molti. “Qualsiasi informazione arrivi da fonti irachene conosciute e accreditate è estremamente importante visto che per un giornalista è impossibile recarsi in quel paese per raccogliere direttamente le notizie” commenta la giornalista “La situazione mediorientale, come tutta la politica estera, continua ad essere trattata con estrema superficialità e schematizzazione, soprattutto ignorando la situazione della popolazione civile. L’Iraq, poi, è assolutamente ignorato. La difficoltà è dovuta al fatto che non si può andare in quel paese per fare una informazione indipendente, quindi spesso ci si accontenta dei comunicati delle forze occupanti. L’impossibilità di andare in Iraq è determinata però non solo dagli occupanti che hanno istituzionalizzato i giornalisti embedded ma anche da chi dice di combattere l’occupazione, ma non vuole testimoni”.
Giuliana Sgrena ha una grande esperienza come corrispondente da zone di guerra, di che cosa ha più paura quando si trova in luoghi e situazioni così pericolose? “Il pericolo maggiore è la scarsa conoscenza del terreno su cui ci si trova a lavorare, la mancanza di rapporti con interlocutori locali, che devono però essere scelti con molta accuratezza. In alcune situazioni non ci si può fidare di nessuno e quelle sono le situazioni più pericolose”. Da dove viene il coraggio di fotografi e reporter per partire in tempo di guerra per paesi come l’Afghanistan, l’Iraq o il Nepal? “Possono esserci motivazioni diverse per recarsi in una zona in conflitto” spiega “C’è chi ci va anche se ha paura e chi invece ama sfidare il pericolo. Chi parte per fare i soldi e chi per adrenalina. Chi lo fa per acquisire meriti e chi semplicemente per fare il proprio mestiere. Che è sempre più pericoloso”.
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