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Festa Gdf, Monti fischiato a Bergamo Video Maroni: è un Dracula che uccide la Padania - Le parole dell'ex ministro poche ore dopo le contestazioni al premier - A Bergamo per il giuramento dei cadetti delle Fiamme Gialle, Monti è stato contestato prima e durante il suo intervento, con tanto di piper in volo sulla città con la scritta "Basta Monti, basta tasse-Lega Nord". Dal palco il premier ha attaccato il Carroccio e ha affermato che le imprese del Nord sono penalizzate dall'evasione dilagante in tutto il Paese. Grillo, dal suo blog, dice che il cambiamento non si può arrestare e parla di "ottime probabilità del ritorno di una stagione stragista".

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Giovanna Mezzogiorno

La prima linea: l’incubo del grande sogno, al cinema

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  • Tags: Cinema, Giovanna Mezzogiorno, La prima linea, Panorama in edicola, Renato De Maria, Riccardo-Scamarcio
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Una scena del film "La prima linea"

Di Piera Detassis
“Avremmo dovuto credere alla forza della ragione, invece scegliemmo la ragione della forza”. Con queste parole Riccardo Scamarcio, nei panni del terrorista Sergio Segio, racconta la propria verità dal carcere torinese dove è rinchiuso. Continua

  • redazione
  • Venerdì 20 Novembre 2009

Cannes, standing ovation del pubblico per Vincere di Bellocchio

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  • Tags: fascismo, Filippo-Timi, Giovanna Mezzogiorno, Marco-Bellocchio, Vincere
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Filippo Timi, Giovanna Mezzogiorno e Marco Bellocchio

Standing ovation per Vincere di Marco Bellocchio, unico film italiano in concorso in questa sessantaduesima edizione del Festival di Cannes e che ha avuto ieri sera la proiezione ufficiale con in sala il cast al completo.
Oltre dieci minuti di applausi hanno accompagnato al Grand Theatre Lumiere la fine visione del lungometraggio che vede Giovanna Mezzogiorno nei panni di Ida Dalser, l’amante segreta del Duce, e Filippo Timi in quelli impegnativi di Benito Mussolini e di suo figlio.
Accolto tiepidamente dai giornalisti alla Croisette il giorno prima, Vincere ora sta raccogliendo consensi, anche quelli di certa stampa internazionale. Variety lo definisce “un’opera entusiasmante, una brillante messa in scena. Raramente le immagini [...] di repertorio sono state usate in modo così superbo e profondamente integrate con il racconto. La storia è affascinante, ma è lo stile del film che toglie il respiro”. Sulla stessa linea anche lo Screen International: “Fuochi d’artificio d’autore. [...] La Mezzogiorno dà un’interpretazione incontenibile ed emozionante”.
Bellocchio parla del suo lavoro come di “un melodramma futurista”: ”Credo che le radici del melodramma siano state trascurate, ma di questo genere c’è qualcosa che mi riguarda personalmente. Questo film, Vincere, lo vedo così, come un melodramma futurista”. E ancora: “Il futurismo ha avuto però la sfortuna di essere legato al fascismo e recuperato ingiustamente solo da poco tempo”. Il regista ha rivendicato poi con forza la scelta della storia poco conosciuta di Ida Dalser. ”Si è sempre parlato tanto di eroi antifascisti come Gobetti, Amendola, Gramsci e poco di questa donna che era a tutti gli effetti un’eroina tragica”.

Un’eroina che tutti volevano far passare per folle. E Giovanna Mezzogiorno racconta così la difficoltà di interpretare questo personaggio: “Il problema per me era quello di non renderla pazza. È una donna forte con un chiaro scopo, ma non è una calcolatrice, c’è in lei ingenuità e cecità”.
Oggi, 20 maggio, Vincere arriva nelle sale italiane e, come ha detto Bellocchio, “sarà il pubblico, indipendentemente dai premi e dai festival, a decretare il successo del film”.

LEGGI ANCHE: Vincere, il tiepido esordio di Bellocchio a Cannes

  • simona.santoni
  • Mercoledì 20 Maggio 2009

Vincere, il tiepido esordio di Bellocchio a Cannes

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  • Tags: Benito-Albino-Mussolini, Benito-Mussolini, Cannes, Filippo-Timi, Giovanna Mezzogiorno, Ida-Dalser, Marco-Bellocchio
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“Audacia audacia audacia”. “Guerra sola igiene del mondo”. Tra slogan fascisti scritti coi caratteri tipici del Futurismo a intersecare le scene girate, insieme a musiche inneggianti ai muscoli mostrati e filmati d’archivio presi in prestito dalla Storia, Marco Bellocchio con Vincere fa emergere la storia (con una “s” minuscola quasi cancellata) di Ida Dalser e di suo figlio Benito Albino, figlio segreto di Mussolini.
Unico film italiano in concorso a Cannes, in attesa della proiezione di oggi in sala Grande e quindi del debutto ufficiale, ieri sera la sua visione riservata alla stampa è stata accolta da tiepidi applausi di cortesia. O di meditabondo frastornamento. Sì, perché la pellicola del maestro italiano, della durata di 128 minuti, richiede una lenta digestione. Nella commistione di privato e pubblico di un grande uomo “nero” del recente passato, la vicenda raccontata da Bellocchio non arriva diretta allo spettatore e richiede una certa rielaborazione.
Vincere muove i primi girati su un giovane Benito Mussolini idealista e fervente, anticlericale e pacifista, interpretato con piglio duro da Filippo Timi, su cui getta subito lo sguardo, bella ed emancipata, Ida Dalser, una Giovanna Mezzogiorno che riesce a dare forza e dignità al suo personaggio e concede spesso le sue nudità alla cinepresa.
Tra i due, in una Milano scossa da fermenti socialisti di cui Mussolini è il primo agitatore, alla guida dell’Avanti!, nasce una intensa passione. Ida ama Benito in maniera assoluta, quando ancora nessuno lo amava, condivide i suoi ideali, lo spalleggia, tanto da vendere l’appartamento, il salone di bellezza, mobilio e gioielli per finanziare la fondazione del Popolo d’Italia, il giornale che diventerà il nucleo del futuro Partito Fascista. E l’11 novembre 1915 da lui ha Benito Albino, il  primogenito riconosciuto da Mussolini, che però intanto aveva una relazione con Rachele Guidi ed era già padre di Edda, nata nel 1910. Con la sua dirompente ascesa, il Duce si distacca sempre più dalla Dalser, rinnegando il matrimonio prima (voci insistenti ma non documentate dicono che i due si sarebbero uniti in matrimonio religioso nel settembre 1914) e il riconoscimento del figlio poi, facendo falsificare dati di nascita e dati anagrafici.
La reazione della Dalser al progressivo allontanamento di Mussolini fu feroce e orgogliosa. Avrebbe potuto rimanere nell’ombra, accettando di essere una delle tanti amanti segrete e mantenute del Duce, ma lei invece gridò a tutti il suo legame di moglie e pretese i diritti del figlio, tanto che Mussolini la isolò facendola passare per pazza. Dal 1926 venne rinchiusa nel manicomio di Pergine prima e in quello di San Clemente poi, subendo le peggiori torture, dove morì nel 1937 per emorragia cerebrale, senza aver mai più rivisto suo figlio. A questi capitò la stessa sorte, internato nell’ospedale psichiatrico di Milano, dove morì nel 1942.

A Bellocchio va di certo il merito di aver dato nuova luce a questa vicenda a forza oscurata, già riportata fuori dall’oblio dai libri La moglie di Mussolini di Marco Zeni e Il figlio segreto del duce di Alfredo Pieroni. Il regista emiliano, dall’ascesa di Mussolini in poi lascia il resoconto della sua carriera politica ai cinegiornali, mentre Timi ritorna sul finale come interprete del figlio di Mussolini ventenne, lasciando un po’ basiti.

Intanto buone notizie per Vincere: un bookamaker inglesi lo dà per favorito a Cannes. Ma anche Von Trier, ieri fischiato irriducibilmente, inizialmente era dato per vincente da un allibratore svedese…

Qui il programma di tutte le proiezioni del Festival in pdf
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Ida Dalser con suo figlio Benito Albino

  • simona.santoni
  • Martedì 19 Maggio 2009

Cannes al via con un cartoon, aspettando Penélope Cruz e Giovanna Mezzogiorno

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  • Tags: Cannes, Giovanna Mezzogiorno, Marco-Bellocchio
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Scena del film d’animazione Up

Un settantottenne che per una vita ha venduto palloncini sognando viaggi mai realizzati e un boyscout di nove anni sovrappeso e ipercontento sono la coppia strana e romantica che il 13 maggio apre il Festival di Cannes. Per la prima volta è un film d’animazione, Up di Pete Docter, a dare il via. In una sessantaduesima edizione che invece avrà nello strascico del suo sontuoso vestito, a chiusura, la pellicola che gioca in casa Coco Chanel & Igor Stravinsky di Jan Kounen.
E in mezzo dodici giorni di proiezioni, interviste, red carpet e feste, che quest’anno risentiranno comunque della crisi economica. Ma il direttore artistico Thierry Fremaux ha scelto il modo migliore per aggirarla: puntare sui grandi autori più che su luci e starlette. Ecco così che basta citare alcuni dei nomi in concorso per essere presi dalla febbre dell’attesa: Lars Von Trier con Antichrist, Michael Haneke con White Bottom, Ken Loach con Looking for Eric, Ang Lee con Taking Woodstock, Pedro Almodóvar con Los Abrazos Rotos e Jane Campion con Bright Star. Risentendo ancora dei passati scioperi degli sceneggiatori, gli studios americani non hanno una grande armata e in competizione contano la sola presenza - pur se di peso - di Quentin Tarantino con Ingliorious Basterds, con Brad Pitt.
Tra tutti questi maestri c’è il nostro Marco Bellocchio, unico rappresentante italiano nella “official selection” con Vincere, la storia di Ida Dalser, la donna segreta di Benito Mussolini, interpretata da Giovanna Mezzogiorno. Per gli amanti delle scene bollenti si preannuncia una battaglia di sensualità proprio tra l’attrice romana e la diva di Almodóvar, Penélope Cruz, che nella pellicola del suo mentore (che l’ha voluta già in Tutto su mia madre e Volver) è chiamata a mostrarsi per quindici secondi senza veli.
Promette scandalo e rumore anche Von Trier, portando sul grande schermo atmosfere cupe del nord Europa e  tanto sesso, senso di colpa, immaginario religioso. Il suo Antichrist è preannunciato da un inizio shock, con sei minuti di sesso esplicito tra Charlotte Gainsbourg e Willem Dafoe (uno psichiatra), consumato su una quercia mentre il loro figlioletto muore cadendo da una finestra di casa.
Il coreano Park Chan-Wook con Thirst porterà in scena il racconto di un sacerdote diviso tra Dio e la sua natura da vampiro assettato di sangue, mentre il cinese Lou Ye con Spring Fever ha letteralmente sfidato il divieto di fare film per cinque anni impostogli dalla Cina per la sua precedente pellicola, Summer Palace, presentata sempre a Cannes.
Il festival promette anche di essere una nuova e definitiva celebrazione di Heath Ledger: fuori concorso sarà presentata la pellicola di Terry Gilliam The Imaginarium of Doctor Parnassus, ultima interpretazione del giovane attore australiano morto per overdose di farmaci prima di finire le riprese e sostituito da Johnny Depp.

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Penélope Cruz in Los Abrazos Rotos

  • simona.santoni
  • Mercoledì 13 Maggio 2009

Cannes, Bellocchio l’unico italiano con la Mezzogiorno amante del Duce

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  • Tags: Cannes, Cinema, festival, Giovanna Mezzogiorno, Marco-Bellocchio, Vincere
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Giovanna Mezzogiorno

Vincere di Marco Bellocchio è l’unico film italiano in concorso quest’anno al Festival di Cannes. La lista delle venti pellicole che dal 13 al 24 maggio si contenderanno la Palma d’Oro 2009 è stata annunciata a Parigi ed è dominata dai grandi cineasti europei ed asiatici, da Ken Loach a Pedro Almodovar, da Alain Resnais ad Ang Lee. Hollywood è rappresentata solo dall’habituè Quentin Tarantino con Inglorious bastards, film sulla Seconda guerra mondiale con Brad Pitt e Diane Kruger.
Vincere racconta la storia del figlio illegittimo che Benito Mussolini ebbe dall’estetista Ida Dalser e che fu internato a Milano, dove morì nel 1942. Protagonista, nei panni della Dalser, Giovanna Mezzogiorno. Tra le altre pellicole Looking for Eric di Loach che ha per protagonista l’ex calciatore Eric Cantona, L’Anticristo del danese Lars von Trier, Bright Star della neozelandese Jane Campion e Los abrazos rotos di Almodovar.
Ma c’è un po’ d’Italia anche nella giuria del Festival, presieduta da Iabelle Huppert, premiata due volte come migliore attrice a Cannes. Tra i giurati infatti c’è Asia Argento. Accanto a lei il regista e sceneggiatore turco Nuri Bilge Ceylan, il regista coreano Lee Chang-Dong, lo statunitense James Gray, il romanziere e sceneggiatore britannico Hanif Kureishi, l’attrice taiwanese Shi Qi e la statunitense Robin Wright Penn.
E, ciliegina sulla torta, Monica Vitti è la testimonial del Festival: per il manifesto e le cartelle stampa di questa 62/a edizione, la direzione artistica ha scelto un’immagine tratta dal film L’Avventura di Michelangelo Antonioni (1960) in cui Monica-Claudia, di spalle, è davanti alla finestra spalancata sul mare di Lipari dove si sta costruendo il suo futuro d’amore con Sandro (Gabriele Ferzetti).
Una scelta che ben esprime gli interrogativi sul cinema di domani, sul futuro del cinema d’autore indipendente, come ha detto in conferenza stampa Gilles Jacob, presidente du Festival.

poster_cannes2009
Il poster del Festival di Cannes 2009

  • redazione
  • Giovedì 23 Aprile 2009

Al cinema con Giovanna Mezzogiorno e Luca Argentero

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  • Tags: Giovanna Mezzogiorno, luca-argentero, Palermo-Shooting, Solo-un-padre
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Palermo Shooting
Palermo Shooting

LA GALLERY DEI FILM DEL WEEK END

Figlia d’arte l’una, elegante ed eterea, quasi esclusivamente vocata al cinema, con rare apparizioni in teatro e tv. Venuto dal nulla l’altro, è diventato famoso come partecipante del “Grande Fratello”, riuscendo a usare quel trampolino poco d’essai come passaggio per diventare attore, permettendosi addirittura di scegliere pellicole d’autore (tra cui Ozpetek). Giovanna Mezzogiorno la prima, Luca Argentero il secondo, ovvero due volti belli e puliti del nostro panorama cinematografico, sono entrambi protagonisti di due pellicole del week-end.
La romana già Coppa Volpi con La bestia nel cuore è alla regia di Wim Wenders in Palermo Shooting, mentre il piemontese da reality è diretto da Luca Licini in Solo un padre. Dal 28 novembre nelle sale italiane. Insieme alla prima prova di regia di Pino Insegno con Ti Stramo - Ho voglia di un’ultima notte da manuale prima di tre baci sopra il cielo, evidente parodia di tante recenti pellicole sentimentali-adolescenziali.

LEGGI GLI ARTICOLI:
Palermo Shooting, l’ultimo lavoro - rivisto - di Wim Wenders
Solo un padre, Luca Argentero diventa papà

LEGGI ANCHE: Gli sguardi del cinema italiano sui diritti umani

  • simona.santoni
  • Venerdì 28 Novembre 2008

Palermo Shooting, l’ultimo lavoro (rivisto) di Wim Wenders

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  • Tags: Campino, Giovanna Mezzogiorno, Palermo-Shooting, Wim-Wenders
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Palermo Shooting

LA GALLERY DEI FILM DEL WEEK END

A Cannes il suo ultimo lavoro non è piaciuto e addirittura è stato fischiato. Ma capita a tutti di sbagliare, anche ai maestri, anche se si chiamano Wim Wenders. E lui, come capita solo ai grandi, ha ammesso i suoi errori ed è rientrato in sala di montaggio, per uscirne con un film ridotto di circa venti minuti. Ed arriva così in una nuova versione, il 28 novembre nelle sale italiane, Palermo Shooting, pellicola dal sapore italiano che, oltre ad avere come set il capoluogo siciliano, ha anche il bellissimo volto di Giovanna Mezzogiorno come protagonista femminile. Quello maschile è invece del cantante Andreas Frege, meglio noto come Campino. Questi è Finn, fotografo alla moda di Dusseldorf, ormai isolato in un delirio acustico - con l’ipod sempre nelle orecchie - e visivo, alla continua ricerca dell’immagine perfetta, che scopre la sua vita vuota di senso. Un incidente quasi mortale gli restituisce la capacità di guardare. Un segno, un’intuizione, passa in quella notte come una possibilità di redenzione, e il segno indica Palermo. Qui il calore mediterraneo e la passione di Flavia, la Mezzogiorno, fanno il miracolo di restituirgli voglia di vivere.
Nel colorito cast di questa storia d’amore con musiche firmate dal regista tedesco ci sono, tra gli altri, Dennis Hopper, Patty Smith e Lou Reed.
“Quello che mi affascina di più di Palermo è il misterioso legame tra la vita e la morte e il modo in cui i palermitani vivono intensamente questo rapporto: assolutamente affascinante la forza delle tradizioni e del culto popolare” ha detto Wenders, nel presentare la pellicola in terra sicula. “Non conosco nessuna altra città dove il senso della morte non è triste e oscuro ma anzi ti dà la consapevolezza di come bisogna vivere”.
Il trailer da YouTube:

  • simona.santoni
  • Venerdì 28 Novembre 2008

Giovanna Mezzogiorno, da trentenne irrisolta ad amante del Duce

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  • Tags: Alessandro-Tiberi, Giovanna Mezzogiorno, lamore-non-basta, Marco-Bellocchio, MIFF, rocco-papaleo, Stefano-Chiantini
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Giovanna Mezzogiorno, protagonista del film di Stefano Chiantini, in uscita il 18 aprile, distribuito da Mediafilm
L’amore non basta

Trafelata e confusa tra mille cose, l’università, il violino, il lavoro. Una trentenne irrisolta, che non ha pace in sé e che, pur amando, ha perso per strada, senza un perché, quel qualcosa senza nome che permette a una coppia di incontrarsi e stare insieme. Appare così la nuova Giovanna Mezzogiorno, abbandonati i panni colombiani di fine Ottocento di Fermina Ariza de L’amore ai tempi del colera. Ora è tornata in Italia ed è Martina, nel film di Stefano Chiantini L’amore non basta, che arriverà nelle sale il 18 aprile, dopo un’anteprima il 13 aprile come film di chiusura del MIFF di Milano.
Pellicola di una grazia particolare, è nata in maniera insolita, prodotta interamente da capitali privati di persone al primo incontro con il cinema o sostenitori della crescita artistica di Chiantini. Racconta la storia d’amore tra Martina, assistente di volo (per sua fortuna per Air One, e non per Alitalia), e Angelo, aspirante scrittore dolce e collerico, visionario e maniacale, interpretato da un poderoso Alessandro Tiberi. Relazione in crisi. Irreparabilmente? Il rapporto si trascina dolorosamente tra avvicinamenti e fughe, senza un reale motivo. Tra slanci profondi e altrettanta profonda incomunicabilità. Irresistibile la performance di Rocco Papaleo, nei panni di una presenza strana e divertente, in giacca e cravatta, che di tanto in tanto compare accanto ad Angelo. Quel dettaglio indispensabile che completa un abito.
Il trailer da Youtube:

Giovanna Mezzogiorno, “attractive and sultry” (bella e torrida), come l’ha definita il New York Times, anche in questo film dà il cuore. Ed è entusiasta del risultato finale.

Giovanna, cosa ti ha spinto ad accettare il ruolo di Martina, con un regista giovane, anche cinematograficamente parlando, come Chiantini, e in una produzione un po’ particolare?
Un po’ particolare? Possiamo dirlo forte! Non recitavo da tanto. Dopo L’amore ai tempi del colera non ho lavorato per otto mesi perché ero distrutta. De L’amore non basta mi ha incuriosito che a farmi da tramite è stato Rocco Papaleo, vecchio e caro amico dai tempi di Del perduto amore. Ho grossa stima delle sue scelte: il fatto che lui mi introducesse a questo regista mi ha dato il la. Poi ho letto la sceneggiatura che mi è sembrata quanto meno originale, ha una visione non “ruffiana” dei rapporti. È un film che mi ha fatto anche ridere.
Com’è stato l’incontro con Chiantini?
Chiantini non avrebbe mai “osato” cercare attori affermati e contattarmi. È stato Rocco a far da tramite, quindi l’ho chiamato ed è venuto a casa mia. Lui era davvero contento. Il colpo di fulmine che c’è stato, prima, per la sceneggiatura, poi c’è stato per Stefano, che amo spudoratamente - sorride la Mezzogiorno -. È un regista con cui si è creato un ottimo legame, di intesa e collaborazione. Ho partecipato con entusiasmo. Il film è anticonvenzionale, molto autoriale. Chissà come andrà in sala.. Io ne sono molto felice e sono ottimista. È stato un lavoro veloce, girato in cinque settimane perché non c’era una lira.
La mamma infelice di Martina le dice “Sapersi accontentare è importante” e lei risponde “Ma forse lo è per te”. Anche Giovanna avrebbe risposto così?
Sicuramente, accontentarsi è una cosa che non bisogna fare. Detto questo, però, per costruire una relazione è chiaro che si deve scendere a compromessi, cosa che è segno di forza e non corrisponde a rassegnazione. Però Martina e Angelo non hanno il problema di doversi accontentare, a volte è per motivi inspiegabili che ci si allontana. Impercettibili. Fino ad arrivare, talvolta, a non conoscersi quasi più.
Veniamo al futuro. A breve uscirà The Palermo Shooting di Wim Wenders, e a maggio iniziano le riprese di Vincere di Marco Bellocchio, in cui interpreti Ida Dalser, l’amante segreta di Mussolini, a cui dà il volto Filippo Timi. Ti entusiasma l’idea di lavorare, per la prima volta, con Bellocchio? Ed è anche la prima collaborazione con Timi?
Lavorare con Bellocchio mi onora. E che mi abbia scelto, con provino regolare, mi riempie d’orgoglio. Sono contenta anche di trovarmi con Timi, che non conosco personalmente ma che stimo molto.
Hai già qualche anticipazione da darci su Vincere?
Finora ho letto solo la sceneggiatura e non so nient’altro del film. Ma ovviamente mi fido molto di Bellocchio e non ho particolari paure su come sarà il lavoro. Semmai ho paura di come lavorerò io.
Ma dopo Hollywood e le tante pellicole inanellate hai ancora paura?
Ho sempre paura. Sono molto ansiosa.
Progetti futuri? C’è ancora Hollywood o produzioni internazionali nei tuoi piani?
Per fortuna dall’America arrivano proposte. Alcune le ho rifiutate, altre sono da valutare, sopra la scrivania. Ancora niente di deciso.
Potessi scegliere, con chi vorresti lavorare?
Non ho preferenze, né mi piace esternarne. Certo è che mi piacerebbe lavorare ancora con Chiantini.
Cinema italiano: difficile trovare ruoli e produzioni interessanti? Tra l’altro nella lettera dei CentoAutori rivolta a deputati e senatori del prossimo governo, affinché non sepolgano la parola “cultura”, c’è la tua firma.
Sì, è una cosa che approvo e sottoscrivo. Non so quanto questa lettera sia utile, però mi piace pensare che almeno ci siamo battuti. Mi pare che l’aspetto culturale sia il meno valutato dai politici. Io in Italia lavoro bene, ma vedo che è molto difficile fare film, girarli, montarli, distribuirli. Girano pochi soldi. Il cinema italiano incassa poco, per colpa del pubblico. C’è mancanza di voglia di uscire per vedere un film, si pensa che tanto tra un anno sarà su Sky o in dvd. E qui non c’entra niente la politica, né la distribuzione.
Tu vai al cinema?
Sì, ma meno di quanto vorrei. Cerco di dare la precedenza ai film italiani, anche perché sono più da prendere al volo e restano fuori meno giorni rispetto agli americani.
Cosa pensi della nuova generazione di attori, Germano in primis?
Elio Germano è eccezionale, si sa, ormai non ha certo bisogno del mio consenso. E trovo che anche Alessandro Tiberi, non perché ha lavorato con me, sia un attore enorme. E ha una fotogenia bellissima, con varietà di espressione. Nell’ultimo film di Virzì mi è piaciuta molto anche Isabella Aragonese.

Alessandro Tiberi e Rocco Papaleo, tra i protagonisti del film di Stefano Chiantini, in uscita il 18 aprile, distribuito da Mediafilm
L’amore non basta

  • simona.santoni
  • Sabato 12 Aprile 2008
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