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Jimmy-Wales

L’enciclopedia Britannica ora parla con l’accento “wiki”

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  • Tags: britannica, Google, Jimmy-Wales, knol, wikia-search, Wikipedia
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Britannica

Alla fine l’Enciclopedia Britannica ha ceduto: si sta aprendo ai contributi degli utenti come Wikipedia. Qualche tempo fa la rivista scientifica Nature aveva stabilito la sostanziale equivalenza tra le due fonti, e il “match” era finito con 162 errori per l’impresa culturale fondata da Jimmy Wales contro i 129 della rivale. Nel frattempo Wikipedia è diventata, ormai, uno dei dieci siti più visitati della rete: nelle ricerche di Google appare spesso tra i primi risultati. Sottraendo pubblico e fama alla concorrente inglese.
Se, da una parte, su internet sembra vincente il “modello wiki” della collaborazione con i lettori, dall’altra invece Britannica prova a migliorarne i punti deboli in una versione, però, separata da quella ufficiale. Esperti e utenti sono stati invitati a partecipare al nuovo progetto, ma ogni loro modifica sarà controllata dai redattori dell’enciclopedia inglese, forte dei suoi 240 anni di tradizione. E, soprattutto, chi aggiunge contenuti (testi, video, fotografie) dovrà “metterci la faccia”, abbandonando l’anonimato tipico di Wikipedia (che, comunqne, imita una tradizione diffusa in ambienti scientifici per il controllo delle ricerche accademiche) Chi vorrà dare contributi per arricchire la Britannica dovrà insomma esporsi con tanto di nome, cognome, foto e l’eventuale titolo che certifichi la competenza in una determinata materia.
Secondo il blog di Britannica, gli studiosi potranno usufruire di un sistema di remunerazione, promuovere il loro profilo, sviluppare una rete globale di esperti e sottoporre i loro lavori “in progress” alle critiche dei lettori. Cambia la musica anche per gli utenti: ora hanno l’opportunità di scrivere tra le pagine dell’enciclopedia più blasonata d’Inghilterra, aggiungendo modifiche, link, materiali originali. E l’attribuzione dei nuovi contributi sarà più visibile. Ma resta comunque a Britannica la parola definitiva sulla pubblicazione online delle proposte di esperti e lettori nella versione “ufficiale”.
Negli ultimi mesi alcune iniziative hanno provato a sfidare Wikipedia, ormai accettata da alcune istituzioni accademiche come strumento didattico e fonte bibliografica. Google ha lanciato Knol, ma è una scommessa che ha bisogno di tempo per crescere (contemporaneamente, Jimmy Wales sfida “big G” con Search Wikia, un motore di ricerca potenziato dalla partecipazione di una comunità di utenti). E la francese Larousse il mese scorso si è affacciata su internet aprendosi ai lettori per contrastare “l’invasione anglofona”.

  • luca.delloiacovo
  • Martedì 10 Giugno 2008

Wikipedia? È un grande bluff. L’accusa in un documentario

OkNotizie

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  • Tags: enciclopedia-universale, Encyclopedia-Britannica, Jimmy-Wales, Larry-Sangers, Wikipedia
  • 2 commenti

Il logo di Wikipedia, l'enciclopedia on line che per molti è

Luogo virtuale della democrazia mondiale o pozzo nero di approssimazioni o incompetenze? Finisce sotto accusa Wikipedia, la megawebenciclopedia in progress, che gli internauti di tutto il mondo, senza necessariamente possedere competenze specifiche o titoli accademici, possono aggiornare in continuazione. E la cui consultazione è gratuita. “The Truth according to Wikipedia”, cioè “La verità secondo Wikipedia”, documentario del filmaker olandese IJsbrand van Veelen (appena presentato alla the Next Web conference e ora visibile nella sua interezza su Youtube) fa a pezzi, intervista dopo intervista, questo globale sforzo virtuale che dal 2001 cerca di costruire conoscenza in più di 200 lingue e con milioni di voci.

Il video, che ha scatenato un vespaio di polemiche prima tra gli addetti ai lavori poi nel popolo della rete, riesce a far parlare uno dei fondatori di Wikipedia Larry Sangers. Il quale racconta senza censure, come è nato il progetto di sapere universale sul web e come per lui sia morto già nel 2002, determinando così la rottura con l’altro fondatore, Jimmy Wales, anche lui intervistato da van Veelen. Il punto di rottura è proprio quello dell’”Expertise”. Il progetto di Wikipedia secondo Sangers sarebbe stato stravolto. Dal mettere insieme le competenze degli esperti di tutto il mondo ha finito con il diventare un’enciclopedia monumentale scritta e cambiata ogni secondo da chiunque in quel momento ne avesse voglia, spesso incapace e con poca preparazione. Come confermano anche gli altri intervistati, tra i quali Bob McHenry dell’ Encyclopedia Britannica e il guru della comunicazione Andrew Keen. Tutti concordi, ed è questa la tesi del film, che la verità sia tutto fuorché democratica. E che richieda studio, professionalità, curriculum.

Guarda il video

  • mariazuppello
  • Sabato 19 Aprile 2008

L’amore al tempo di Wikipedia: lasciarsi e vendicarsi on line

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  • Tags: ebay, Jimmy-Wales, Rachel-Marsden, Wikipedia
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dal sito www.rachelmarsden.com

Era un legame sentimentale nell’era di Internet. Lei, Rachel Marsden, 33 anni, commentatrice di destra canadese, che amava raccontare della sua vita personale sulla Rete; lui, Jimmy Wales, 41 anni, co-fondatore di Wikipedia, l’enciclopedia online dove le voci sono scritte dagli utenti. È stato così che la loro storia è finita, forse prevedibilmente, su Internet: Rachel ha scoperto sabato scorso che Jimmy aveva messo un’avvertenza sul sito di Wikipedia: Non sono più legato a miss Marsden.
La risposta della giornalista è stata in tono con il loro amore online: ha preso la maglietta e il maglione che l’uomo indossava l’unica notte che avevano passato insieme, e li ha messi in vendita su eBay. “Ciao” diceva il messaggio accluso “mi chiamo Rachel, e il mio ex boyfriend, il fondatore di Wikipedia Jimmy Wales, mi ha appena lasciato con un annuncio su Wikipedia”.
Ieri sera, scrive il Times, le offerte per la t-shirt erano arrivate a 150 sterline, e il maglione aveva superato le 200.
Ma Rachel non si è fermata: ha mandato un trascrizione delle loro appassionate conversazioni a un blog californiano specializzato sulle nuove tecnologie, chiedendo se con la rottura su Wikipedia, Wales non avesse violato i principi del suo stesso sito, tra cui quello per il quale il contenuto che viene visto dagli utenti “dev’essere scritto da un punto di vista neutrale” e non può contenere elementi che “costituiscano narrativa romanzata o interpretazione storica”.
Oltretutto, per sua stessa ammissione in quelle conversazioni, Wales, quando iniziò il suo rapporto epistolare con Marsden, modificò la voce di Wikipedia che la riguardava. “Mi contattò due anni fa via email” dice al Times “con delle lamentele sulla sua biografia”. Rachel era già al centro di controversie: aveva accusato un istruttore di nuoto di molestie sessuali, ma questi - che fu licenziato e poi riassunto dall’università - disse che era stata lei a molestarlo. Nel 2004 aveva avuto una condanna con la condizionale per aver molestato un presentatore radiofonico. C’era stato poi il suo legame con un agente antiterrorismo canadese, durato due anni. Lei lo accusò sul suo blog di averle passato documenti segreti. Lui la accusò di molestie. I due si sono conosciuti di persona a febbraio, quindi il breve rapporto, finito dov’era iniziato, sulla Rete.

  • redazione
  • Martedì 4 Marzo 2008

Serve un codice di comportamento per i blog?

OkNotizie

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  • Tags: Blog, codice-di-comportamento, internet, Jimmy-Wales, Tim-OReilly, web 2.0, Wikipedia
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takeshi by Flickr

Un codice di comportamento per chi frequenta i blog. È quello a cui stanno pensando Tim O’Reilly, l’inventore del web 2.0, e Jimmy Wales, il creatore di Wikipedia. Per ora non è un vero regolamento, ma soltanto un’ipotesi, una bozza on line aperta a suggerimenti, integrazioni o stroncature.
Stando a ciò che si legge su blogher.org, radar.oreilly, e blogging wikia, si tratta più di regole di buon senso che non di indicazioni rivoluzionarie. Ecco qualche esempio: no a insulti, ad abusi verbali, a violazioni del copyright e della privacy. Al bando gli attacchi ingiustificati verso altri utenti e niente commenti anonimi o nick cui non corrisponda un vero indirizzo e-mail. Tra le regole, anche l’invito a ignorare sempre le provocazioni sterili. Insomma, una serie di punti che sono un generale invito a non fare sul web ciò che non si farebbe nel proprio salotto di casa, in una conversazione fra amici oppure fra estranei.

Se andasse in porto, l’idea si tradurrebbe, per i blogger, in un vero manifesto da sottoscrivere, con tanto di distintivo da esibire sulla home page. Ogni blogger firmatario dovrebbe poi comportarsi di conseguenza. E cercare di sedare le risse verbali, scrivendo magari privatamente al disturbatore per indurlo a più miti consigli, scongiurando gli editwar e le risse con centinaia di insulti.

La proposta di Tim O’Reilly prevede un distintivo riconoscibile anche per chi decidesse di non adeguarsi al codice. Chi volesse aprire i commenti del proprio blog a qualunque tipo di contributo, senza censura, dovrebbe comunque avvertire i lettori con uno speciale marchio.

Il tema, che occupa anche le pagine del New York Times e del Guardian, raccoglie le più diverse reazioni. Qualcuno è assolutamente d’accordo. E anzi, estenderebbe le regole anche ai forum, dove la bagarre è all’ordine del giorno. Qualcun altro invece comincia a preoccuparsi. E teme che l’anarchica libertà del web possa annacquarsi nel trionfo del politically correct.

Ma oltre ai pareri pro o contro, l’idea di Tim O’Reilly diventa in Rete uno spunto di riflessione anche più generale per migliorare il futuro della comunicazione sui blog e fare nuove proposte.

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  • antonio.carnevale
  • Martedì 10 Aprile 2007
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