Conoscere le altre culture a partire da ciò che le montagne di tutto il mondo possono raccontare. E che uno scatto fotografico sa conservare. Nasce così la prima edizione del Mountain Photo Festival di Aosta che dal 22 agosto al 21 settembre apre le porte della città e invita i visitatori a confrontarsi con altre realtà attraverso i racconti fotografici di autori come Chris Steele Perkins, Marc Riboud, John Vink, Prabuddha Das Gupta.
Curato da Alessandro Ottenga, con la direzione artistica di Lorenzo Merlo e in collaborazione con Contrasto (Milano) il festival ha come obbiettivo quello di portare Aosta in una rete internazionale di eventi culturali legati dal filo conduttore della montagna. “Open your mountains” è l’invito rivolto a tutti i visitatori che potranno vedere allestite nei siti archeologici della città le mostre antologiche di nove fotografi internazionali, in un percorso socio-culturale che a partire dalle montagne racconta le sue genti e le sue tradizioni. “L’obiettivo è quello di avviare una riflessione artistica sulle tematiche di attualità che coinvolgono i territori di montagna di tutto il mondo” spiega Alessandro Ottenga.
Non solo fotografie quindi, ma anche contaminazioni teatrali, letterarie, cinematografiche ed enogastronomiche, che saranno protagoniste del Mountain Photo Festival attraverso workshop, incontri, dibattiti e serate a tema.
Il pomeriggio del 13 settembre ad esempio sarà interamente dedicato al Giappone con cinque laboratori su origami, shodo (calligrafia), ikebana, degustazione di tè, dolci giapponesi e sake.
Le sedi espositive che ospiteranno i fotoreportage, offriranno una opportunità per conoscere Aosta e i suoi monumenti. Il percorso parte infatti dall’ex albergo alpino con le fotografie della celebre montagna che si erge sulla riva destra del fiume Yangtse, Huang Shan, immortalata da Marc Riboud, e prosegue verso la Porta Praetoria di Via Sant’Anselmo con la mostra dedicata al monte Fuji dell’inglese Chris Steele Perkins. A ospitare la mostra Ladakh di Prabuddha Das Gupta sarà il Chiostro di Sant’Orso. Mentre all’interno del chiostro della Cattedrale di San Giovanni sarà allestita Afghanistan, il racconto fotografico dell’irlandese Seamus Murphy; nell’area funeraria vicino all’antica Porta Decumana, le immagini di Sandor Dobos in Mountain Tales. E ancora la mostra Kassia di John Vink, Himalaya di Takeshi Mizukoshi e Portrait of Nepal di Kevin Bubriski.
Tra giovedì 28 e domenica 31 agosto, uno speciale workshop fotografico sarà dedicato al tema “Montagna e desertificazione” tenuto da Luca Andreoni, che insegna fotografia all’Università Cattolica di Milano. “Il concetto di desertificazione è solo apparentemente distante dal contesto montano”, spiega Andreoni, “in realtà, c’è desertificazione quando parliamo di spopolamento delle montagne, o quando parliamo di cambiamenti climatici e di modifica del paesaggio, o ancora quando analizziamo i flussi turistici e le conseguenze economiche e sociali che questi comportano per le popolazioni, le tradizioni, la cultura della montagna”.
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- Mercoledì 20 Agosto 2008









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