
Ian Gillan, voce dei Deep Purple - Credits: EPA/XAVIER BERTRAL
Sei concerti dei Deep Purple in Italia a dicembre. Me ne accorgo scorrendo le pagine del sito
Ticketone. In italia, si sa, la band inglese è di casa. Ma questa volta più che sull’attaccamento al Bel Paese mi soffermo sul dato anagrafico. Ian Gillan, lo storico vocalist della band, ha 64 anni.
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di Chiara Risolo
Diciamolo subito: A Little Bit Longer è la colonna sonora ideale per un party di scatenati ragazzini under 18. A un pubblico adulto, invece, il suo ascolto è concesso solo in occasioni speciali che richiedono stereo a palla e mente leggera, ergo pulizie domestiche della domenica mattina, o aerobica sul terrazzo, al massimo. Non c’è dubbio che eserciti di teenager impazziranno per l’ultima fatica della band dei fratelli Jonas. Il finale è
noto: il disco venderà milioni di copie. Già, il disco… Una manciata di pezzi tirati, e stirati, che talvolta somigliano a tutto e a niente. Sin dall’opening track, BB Good, aleggia su tutto il fantasma ispiratore di Bon Jovi e l’album fila liscio e pulito come le chitarre e i coretti da bravi ragazzi che i tre ci propinano. Troppo liscio forse. Poi, non appena Lovebug sembra suggerire il sentore di una sincopata e anomala acoustic jam, ci pensa un assolo di pura matrice Aerosmith a riportare il tutto nei binari del politically correct. Una sfilza di titoli scarni (Tonight, Video Girl, Sorry) ci porta sparati all’immancabile ballatona, A Little Bit Longer, che sembra rubata di soppiatto dagli spartiti di nonno Bryan Adams.
Russell Brand è stato costretto a chiedere scusa per aver preso in giro i Jonas Brothers durante gli MTV Video Music Awards, sabato notte. A rimproverarlo pubblicamente è stato il cantante Jordin Sparks, che ha ritenuto esagerati i commenti del presentare britannico. Russell, Infatti, ha trascorso metà della serata sfottendo la teen band per il loro voto di verginità suggellato dagli anelli della purezza che i tre fratelli portano al dito. Ad un certo punto, addirittura, il 33enne ha mostrato alle telecamere un anello e ha esclamato di aver rubato la verginità ai ragazzini. È stato allora che Sparks è intervenuto, ammonendo Brand per la condotta sconveniente: “Non è un male decidere di restare immacolati fino al matrimonio e indossare un simbolo che rappresenti quella promessa. Non tutti i ragazzi e le ragazze, per fortuna, vogliono essere degli sporcaccioni”. Qualche minuto dopo ecco arrivare le scuse d’obbligo dell’attore dell’Essex, che ha cercato di rimediare alla gaffe: “Volevo scusarmi per aver detto certe cose sugli anelli della purezza. In effetti per me non sarebbe possibile. Ma non volevo dire di prendere alla leggera il sesso”. Poi, come colto da un improvviso ripensamento ha anche aggiunto: “Mi piacciono i Jonas Brothers e penso che la loro sia un’idea giusta. Non volevo offendere tutti i fan che li ammirano”. Non resistendo, però, ha poi aggiunto: “Comunque, un po’ di sesso occasionale non ha mai fatto del male a nessuno”.
Jonas Brothers - MTV Video Music Awards 2008 (HQ)
“Il primo a intuire che avremmo spaccato è stato nostro padre. Era un pastore protestante, inflessibile e bacchettone. Dopo averci visto sul palco, s’è tolto il colletto bianco, ha rimesso i libri sacri nel cassetto ed è diventato il nostro manager”. La nuova generazione di band a uso e consumo dei teenager ha il volto candido e inespressivo di Joe Jonas, il frontman dei Jonas Brothers, la più formidabile macchina da dollari del pop rock per minorenni made in Usa, che si esibiranno in Italia il 13 giugno nel concerto di Avril Lavigne a Milano.
Archiviati per sopraggiunti limiti d’età i giurassici Backstreet Boys e la psicolabile “Ippo-Britney” (è il soprannome che le hanno affibbiato i top manager della discografia americana), la potente fabbrica delle giovani star di plastica ha visto nei volti di Nick, Joe e Kevin (53 anni in tre) il futuro di un giro d’affari da 800 milioni di dollari l’anno. Micidiale il piano d’azione per facilitare l’accesso dei Jonas Brothers al cuore e al portafoglio degli under 18: un tormentone radiofonico irresistibile, Sos, un patinato libro fotografico da diffondere in milioni di copie in tutti i centri commerciali d’America e uno show per la tv firmato Disney Channel, Camp rock, la cui missione è bissare i trionfi di High school musical.
“Diventeremo superstar da milioni di dollari ma le nostre vite resteranno quelle di tre ragazzi semplici del New Jersey” giura Kevin Jonas. Che, un secondo dopo, in uno slancio di sincerità ammette: “Lo so che non è vero, ma mi hanno detto di dire sempre così”.
Sulla strada del primato nell’universo teen i fratelli Jonas dovranno però vedersela con Bill Kaulitz, androgino e filiforme leader dei Tokyo Hotel. Il dandy tutto piercing e capelli cotonati di Magdeburgo (Germania orientale) ha già infranto i cuori di mezza Europa (in concerto in Italia il 6 luglio a Roma e l’11 a Modena) e adesso punta all’America: “Abbiamo 120 mila clip su Youtube contro gli 80 mila dei Jonas Brothers. E cantiamo anche noi in inglese” sibila con un filo di voce.
I ritmi massacranti della fabbrica di plastica hanno rischiato di bruciargli per sempre le corde vocali e al duecentesimo concerto in un anno Bill ha iniziato a boccheggiare come un pesce d’acquario: “Mi hanno operato all’ultimo minuto disponibile. Ancora un paio di show e sarei rimasto afono per sempre. In ospedale ho ricevuto 10 mila lettere di fan disperate. Mi hanno inondato di peluche e cuoricini luminosi. Le ho viste aspettarmi per ore sotto le finestre dell’ospedale. Altro che band usa e getta, la gente ci ama e ci sostiene anche nei momenti difficili”.
Lo scaltro Kaulitz finge di ignorare che nello stretto spazio della sua convalescenza hanno preso piede i Cinema Bizarre, cinque berlinesi che sembrano usciti da un manga giapponese e che, visti da lontano, assomigliano pericolosamente ai Tokyo Hotel. “Non ci sto a questo gioco al massacro. Noi e i Tokyo siamo band totalmente differenti. I Cinema Bizarre non sono la fotocopia di qualcosa che già esiste” protesta senza troppa convinzione il leader Strify. La strenua difesa dell’unicità e dell’originalità del suo gruppo si scontra però clamorosamente con la prima regola della fabbrica di plastica: se una band funziona, bisogna subito inventare dei cloni.
Non è allora un caso se sempre dalla Germania arrivano i Panik (nati con il nome di Nevada Tan), gruppo a metà strada tra rap e hard rock che, come da copione, rivendica la sua unicità: “Niente confronti con Tokyo Hotel e Cinema Bizarre. Noi siamo un’altra cosa” spiega convinto in ogni intervista il cantante Frank Ziegler.
Tutto preso dall’ansia di non essere accostato ai rivali, il povero Frank si dimentica spesso e volentieri di dire l’unica cosa che davvero lo differenzia dagli altri: lui canta esclusivamente in tedesco.
( poglio at mondadori.it)
Figli di un pastore protestante americano, Nick, 16, Kevin, 19 e Joe, 18, sono diventati davvero famosi dopo una dichiarazione piuttosto singolare: “Tutti e tre portiamo un anello di castità. Dove? State tranquilli: l’anello l’abbiamo al dito della mano destra. La nostra è una promessa solenne: niente sesso prima del matrimonio. Le droghe? Mai fumato nemmeno una sigaretta”. Tutto questo nonostante gli sciami di groupie impazzite che prendono d’assalto i loro camerini. “Siamo Cristiani e la nostra fede è davvero importante per noi. È una presenza in tutto quello che facciamo”, è stato il serio commento della band (da non perdere in concerto a Milano il 13 giugno). I tre Jonas Brothers sanno che il loro momento è arrivato: il 12 agosto uscirà infatti il loro nuovo e attesissimo album, A Little Bit Longer, già candidato a dominare le classifiche di fine 2008. Il primo singolo si chiamerà Burnin’ Up, proprio come il loro prossimo tour americano. In tv, invece, i tre fanciulli saranno i protagonisti della serie tv, Camp Rock: il nuovo High School Musical, prodotto sempre dalla Disney (in onda in Italia su Disney Channel da settembre). I Jonas Brothers saranno i professori di un vero e proprio campo di addestramento per giovani teenager che sognano di diventare rockstar.
Il videoclip dei Jonas Bothers