
L’attrice versa lacrime per il regista iraniano Jafar Panahi
Le strade della città francese sono invase da enormi cartelloni pubblicitari del Festival. Su di essi una affascinante Juliette Binoche, scalza e di nero vestita, che dipinge la scritta ‘Cannes’.
Questa è la prima immagine che si ha dell’attrice relativamente al Festival. I red carpet in cui incede elegante sono venuti dopo. Forse però l’immagine che resterà nel cuore di tutti della madrina del Festival è quella delle sue lacrime.
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Cédric Klapisch, il regista de L’appartamento spagnolo, ritorna con una commedia agrodolce, e molto francese: Parigi, dal 26 settembre nelle sale italiane.
“Ultimamente ho fatto parecchio cinema all’estero – a Londra, a San Pietroburgo e a Barcellona, tra l’altro – e avevo voglia di tornare a casa, nella mia città” dice. “Inoltre, c’è sempre stata molta Parigi in tutti i miei film, come Riens du tout, Ognuno cerca il suo gatto e Peut-être, ma non in modo così esplicito. Avevo l’impressione di averci girato intorno per troppo tempo, e mi sembrava il momento giusto per approfondire il tema”.
La pellicola è la storia di un parigino che si ammala e non sa se dovrà morire. Questa condizione lo porta a guardare le persone che incontra con occhi completamente diversi. Immaginare la propria morte, all’improvviso dà un nuovo significato alla sua vita, alla vita degli altri, e alla vita dell’intera città. Venditori di frutta e verdura, la titolare di un forno, un’assistente sociale, un ballerino, un architetto, un senza tetto, un professore universitario, una modella, un immigrato clandestino del Camerun… Tutte queste persone così diverse si incontrano in questa città, e in questo film. E tutte sembrano interessanti.
Nel cast Juliette Binoche, Romain Duris e Fabrice Luchini.
Uno spezzone del film, in esclusiva per Panorama.it:
“È vero che Parigi e i parigini hanno una cattiva reputazione. Sono considerati snob, presuntuosi, formali e antipatici, oltre che scorbutici. E non è un0opinione del tutto campata per aria” osserva Klapisch. “I parigini hanno un lato malinconico, di perenni insoddisfatti, che è anche un tratto tipicamente francese - basti pensare ai divi francesi alla Gabin o alla Delon, o ai personaggi creati da Céline, Léot Malet e Tardi: i loro parigini sono tristi e tormentati, burberi e altezzosi. Ma c’è anche qualcosa di bello e di sano, in questo atteggiamento. Parigi è una città malinconica”.