
Studio Pretzel

Nel vasto mondo della moda, si legge sempre più spesso il termine “Capsule Collection“. Un’idea dalla definizione semplice: un valore attribuito alle collezioni a tiratura limitata o, se preferite, Limited edition.
Una delle ultime in ordine cronologico, presentata all’ultima edizione di Pitti, reca il marchio Studiopretzel.
Collettivo creativo nato in campo fotografico e video, quest’anno diventa brand da indossare: 5 modelli di camicia realizzati in mussola bianca e beije dai tagli semplici e comodi con bottoni bombati, fasciati da pregiati cotoni stampati giapponesi e 2 t-shirt basiche marchiate con il logo del brand.
La loro filosofia è riassunta nella descrizione del marchio:
Studiopretzel è un abbraccio, è il cool jazz di Chet Baker, un gol di tacco, un calice di eccellente vino rosso, una camicia di morbido cotone, un tramonto in barca a vela.
Studiopretzel non è un’agenzia, è un modo di vivere che mette davanti a tutto il resto la qualità e il valore estetico di ogni oggetto, azione, persona.
Perché The better you look, the more you see.
Li abbiamo incontrati e scambiato quattro chiacchiere. Ecco cosa ne è uscito…
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Leggi l’intervista

Nathan Clark - (credits:The Telegraph)
Addio all’inventore di un mito: Nathan Clark, erede dei fondatori dell’azienda di calzature Clarks ma soprattutto l’ideatore della scarpa del deserto, scomparso all’età di 94 anni.
Quando presentò il Desert Boot al mondo nel 1949, Clark non stava cercando di creare una leggenda o di iniziare una rivoluzione: aveva semplicemente progettato un comodo stivaletto basato su quelli che i suoi colleghi nell’ Esercito indossavano in Birmania.
Una calzatura in camoscio molto comoda con la suola di gomma fabbricata per i militari dell’Ottava Armata nei bazar della vecchia Cairo.
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Gregory Peck
Il binomio che lega la moda al cinema è sempre molto forte.
Accessori, capi d’abbigliamento, occhiali, fragranze che ricordano i “grandi miti” sono un punto fermo per le griffe mondiali.
Qualche mese fa Persol rilanciò sul mercato il celebre modello PO 714: era il 1968 quando un già noto e affascinante Steve McQueen comparve indossando per la prima volta su un set cinematografico questo modello. Il film era “L’affare Thomas Crown” e decretò la consacrazione,di McQueen, antieroe per vocazione e dei suoi occhiali da sole, compagni inseparabili di avventure sia sul set, sia nella vita privata.
Il brand Oliver Peoples - dal suo canto - non ha voluto essere da meno. E ha presentato da poco un suo modello d’occhiali: Gregory Peck.
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La custodia di Gucci per iPad
È diventato un vero e proprio oggetto di culto, come l’iPhone prima di sé, e l’iPod ancor prima. L’iPad, vero oggetto di tendenza e nuova magia della Apple, è diventato, nuovamente, fenomeno di costume.
Ma ha portato con sé un problema: con le sue misure “anomale”, nuove, come trasportarlo? Più grande, decisamente più grande di un telefonino (anche dello stesso iPhone) non può più esser portato in tasca.
E allora ecco spuntare le soluzioni più disparate: dalle linee di vestiti “porta iPad”, alle custodie di lusso griffate Gucci e Louis Vuitton. All’insegna dell’esibizionismo?
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La custodia di Apple per iPad
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La custodia di Louis Vuitton per iPad
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Le custodie di Gucci per iPad
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La custodia di Gucci per iPad
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L’avevamo già visto, ai tempi del Salone del Mobile di Milano di quest’anno.
Il fashion, lo stile e l’arte si stanno sempre più interessando all’ecosostenibilità, alla ricerca di un nuovo modo di raccontarsi e stupire che sia sempre più dalla parte dell’ambiente.
Ci prova ora anche AliveShoes, un progetto “tutto italiano” intenzionato a unire il rispetto per la natura con il fashion, trasformando la scarpa in “pezzo d’arte” da indossare…
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Vienetta Chair del giovane designer olandese Floris Wubben
Al Salone del Mobile di Milano, anche quest’anno il tema dell’ecosostenibilità, dell’utilizzo di materiali di riciclo e di una progettazione consapevole e rispettosa dell’ambiente, torna a gran voce.
Complementi d’arredo, oggetti per la casa ma anche architetture urbane vengono così ripensati con una nuova e più forte attenzione all’ambiente, sia per i materiali utilizzati che per i cicli produttivi.
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La collezione Nike True Colors per il Brasile, realizzata dallo street artist Nunca
“Penso che una città grigia sia opprimente. Semplicemente, non è un buon posto in cui vivere. Penso che Milano sia un po’ così. A San Paolo si vedono più colori”
Nunca - street artist brasiliano “invitato” a Milano da Nike per promuovere la sua nuova linea di sportswear “True Colors” - non segue i dettami del politically correct per descrivere il capoluogo meneghino.
Sarà per quell’attitudine tipica degli street artist di vedere il grigiume delle metropoli. Sarà per l’abitudine al giallo e verde di San Paolo, nelle cui strade “vedi molti più colori”.
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