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Il suo libro ha scalato le classifiche in Francia e, recensito dal New York Times e dalla stampa di mezzo mondo, è stato tradotto in diversi Paesi. Lui si chiama Pierre Bayard, ha 52 anni e di mestiere fa il professore alla Sorbona. Il suo libro, che tanto ha fatto discutere, è Come parlare di un libro senza averlo mai letto (edito da Excelsior1881). La tesi provocatoria del saggio di Bayard è più o meno questa: chiunque non riesca a finire di leggere un libro non deve per questo sentirsi colpevole. Anzi, si può parlarne anche senza averlo mai letto. Panorama.it lo ha intervistato alla Fiera del Libro di Torino.
Professore, la tesi del suo libro vuole essere solo un paradosso oppure è una critica all’obbligo sociale alla lettura?
Tutti i miei libri hanno sempre una parte umoristica e una seria, ma non sono mai soltanto una cosa o l’altra. C’è una parte saggistica, che non è da prendere alla lettera, in cui io metto in luce come effettivamente ci sia un tabù culturale che impedisce di dire tra intellettuali, giornalisti e librai che non si è letto un libro.
Questo significa sostenere che in fondo siamo tutti non lettori, se non altro perché non potremmo mai leggere tutti i libri che vengono pubblicati?
Sì, siamo tutti in qualche modo lettori di libri non letti perché non possiamo leggerli tutti e perché parliamo spesso di cose che non abbiamo letto. Tanto più quelli che abbiamo letto li dimentichiamo molto di frequente.
Nel suo libro lei fa una lista di libri iniziati e mai finiti, mai letti oppure semplicemente dimenticati. Tra questi ultimi cita L’interpretazione dei sogni di Sigmund Freud. Lei però è anche psicanalista…
Come diceva Montaigne: “Si dimenticano tutti i libri, anche quelli che abbiamo scritto noi stessi”. Ci sono vari modi di leggere, non tutti necessariamente approfonditi e comunque il senso generale del libro vuole essere quello di non far sentire in colpa chi non legge. Il mio saggio non è polemico ma io so che ci sono molti intellettuali che convivono con i libri come se questi fossero essere viventi. Però non li frequentano e non li conoscono.
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- Tags: antonio-scurati, best-seller, Claudio-Magris, Dacia-Maraini, Fiera-del-Libro, leggere, libri, Lingotto, Luciana-Littizzetto, Niccolò-Ammaniti, Simone-Cristicchi, Torino, Wilbur-Smith
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51 mila metri quadrati di convegni, presentazioni, dibattiti, spettacoli… Di libri. Seimila in più rispetto allo scorso anno, per 1.414 espositori. È il biglietto da visita della Fiera del Libro di Torino, che dal 10 al 14 maggio torna al Lingotto promettendo anche quest’anno cifre da invasione: sono stati 300mila i visitatori accorsi nel 2006 affollando tutto quello che poteva essere affollato. Alla faccia di un’Italia che non legge e di un’era digitale che fa tremare la carta. E alla faccia della poesia dell’incontro, a tu per tu, con pagine da scoprire e sfogliare lentamente. Con questa edizione, la Fiera festeggia 20 anni. E lo fa superando i suoi confini: come sanno fare i libri, che mettono in contatto culture diverse e spingono allo scambio. Sono proprio i confini, intesi come ciò che separa e insieme unisce, il tema conduttore del salone declinato in diversi filoni. A rappresentarne l’aspetto storico, politico e sociale due centri di frontiera: Trieste e Istanbul. La prima, crocevia di popoli, è la città di Svevo, Saba, Joyce, Magris, e culla della psicoanalisi italiana: ne parleranno Susanna Tamaro con Pino Roveredo, e Giorgio Pressburger con Mauro Covacich, ma anche gli scrittori sloveni Miroslav Kosuta e Boris A. Novak, con Tatjana Rojc. E proprio da Trieste arriverà Riccardo Illy, autore del fortunato volume La rana cinese. La seconda, la città turca, ponte tra Occidente e Oriente, è la patria di Nazim Hikmet e di Orhan Pamuk: a discuterne con Silvia Ronchey, storica di Costantinopoli, gli scrittori Moris Farhi e Feridun Zaimoglu.

Il Paese ospite d’onore è la Lituania, nuovo confine dell’Europa a 25, che porta a Torino una cultura sofisticata e in dialogo con le principali correnti del continente. Tantissimi gli scrittori da tutto il mondo: il re dei best-seller, il sudafricano Wilbur Smith; dalla Cina Mo Yan; dalla Svezia, Per Olov Enquist; dall’Olanda, Arnon Grunberg; dalla Spagna Alicia Gimenez Bartlett; dalla Francia Tahar Ben Jelloun, Laurent Gaudé, Eric-Emanuel Schmitt; dal Brasile Martha Medeiros con il suo successo Il lettino; dal Libano Alexadre Najjar.
Tra gli italiani Milena Agus, Niccolò Ammaniti, Corrado Augias, Simone Cristicchi, Giuseppe Culicchia, Massimo Gramellini, Silvana La Spina, Luciana Littizzetto, Claudio Magris, Dacia Maraini, Antonio Scurati.Spazio poi anche alla piccola editoria con l’Incubatore, l’area riservata ai giovanissimi editori sorti negli ultimi 24 mesi. C’è anche la novità di un’area tutta dedicata ai ragazzi e molto, molto altro. Da annotarsi l’inaugurazione: il 9 maggio alle 18, nel padiglione 5, una notte bianca che si ispira al Bookstock, con cui nel 2006 si aprì l’anno di Torino Capitale Mondiale del Libro. Letture emozionanti e musica, da ouverture.
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Ti hanno regalato l’ennesima copia del tuo libro preferito? O un saggio sulla superstizione nel Medioevo e tu odi i saggi e speravi nell’ultimo romanzo di Wilbur Smith? Nessun problema, con Bookmooch puoi liberarti dei libri non graditi o già letti cedendoli a chi invece li vorrebbe leggere, e ricevendo quelli che vorresti. Bookmooch, infatti, è una comunità virtuale sorta da poco per lo scambio gratuito di libri usati. L’unico costo sono le spese di spedizione, a carico del mittente. Per iniziare basta registrarsi e inserire 10 libri di cui disfarsi, indicando invece la propria “Lista dei desideri”, cioè i libri che si vorrebbe avere (che si possono ricevere solo se in catalogo e una volta raggiunti i punti necessari). Si guadagna un decimo di punto a libro inserito e un punto a libro spedito. Per chi ha difficoltà a separarsi per sempre dai propri volumi, forse è meglio affidarsi a Babelteka, il sito per il prestito di libri (e anche video e musica). Dopo aver aderito al progetto comunitario di libero uso delle opere di ingegno, nella biblioteca virtuale si può cercare il titolo desiderato. Trovatolo, con un click lo si richiede al proprietario concordandone il prestito. A libro restituito il proprietario compila una recensione sul richiedente, così da avere dei parametri indicativi sull’affidabilità degli utenti. Funziona in modo simile anche LoScaffale: basta riporre i testi (universitari, scolastici o di narrativa) sulle sue mensole virtuali e prelevare quelli che si sta cercando. Il sito mette in facile contatto possessore e richiedente.
Per sapere, invece, in quale biblioteca - reale - trovare il testo bramato, basta fare un salto su Sbn, il sito del Servizio Bibliotecario Nazionale. E per chi non ha bisogno di avere la carta tra le mani, si possono leggere romanzi direttamente on line su LiberLiber. Il sito della Fiera del Libro di Torino offre infine un buon elenco di portali e motori di ricerca per trovare e consultare libri via Internet.

Un libro, un fiore. In Catalogna è tradizione regalare una rosa a ogni volume venduto nel giorno di San Giorgio, patrono della regione, il 23 aprile. Da questa consuetudine è nata la Giornata Mondiale del Libro e del Diritto d’Autore, quest’anno alla dodicesima edizione. Si celebra sempre il 23 aprile, omaggiando così anche tre grandi scrittori morti in quella data, nel 1616: William Shakespeare, Miguel de Cervantes Saavedra e “El Inca” Garcilaso de la Vega. Un’occasione per festeggiare i compagni di notti insonni, di piacevoli pomeriggi o di viaggi su snervanti Intercity o in metro. Ma anche per riflettere sulla funzione della lettura e dell’editoria. E, soprattutto, sul ruolo del libro oggi e sul suo essere e restare vettore di ogni espressione culturale. “Il libro è indubbiamente un oggetto diverso rispetto a dieci anni fa” dice Carlo Federici, professore di Teoria e tecniche della Conservazione del materiale archivistico e librario alla Ca’ Foscari di Venezia ed ex direttore dell’Istituto Centrale per la Patologia del Libro, specializzato nel restauro dei materiali librari. “Prima era luogo di cultura e ricerca, ora la ricerca si è spostata su internet. Ciò non vuol dire che non saranno più stampati libri: resteranno il luogo del piacere, della poesia, dell’arte. Sarà come con le anfore: nonostante non servano più per portare vino o acqua, si continua a costruirle e venderle come oggetto artistico”. Ed è indicativo che proprio oggi, fino a domenica, su Second Life, mondo virtuale parallelo, si tenga la prima fiera del libro, a cui parteciperà, tra gli editori, l’italiano Castelvecchi. Il professor Federici lunedì sarà tra i relatori della tavola rotonda, in programma alle 16 alla Biblioteca Nazionale di Roma, Celsius 232°, parafrasi del celebre Fahreneit 451 di Ray Bradbury, romanzo ambientato in un ipotetico futuro dove i libri sono bruciati perché leggerli è reato. Metafora di molte distruzioni di patrimoni librari, dalle origini della “civiltà” a oggi, tra millenni di guerre e disastri naturali. Sono tante le manifestazioni in corso o prossime in Italia e nel mondo per far festa con un libro. Il tutto alla vigilia della Fiera del Libro per Ragazzi, che si tiene a Bologna dal 24 al 27 aprile.

L’intervista audio di Neri Marcorè
I libri non letti
I classici da leggere
Invito alla lettura.
Il primo diritto del lettore, ha scritto Daniel Pennac, è quello di non leggere.
Sante parole. Qualcuno però deve averlo preso troppo alla lettera e, come diceva Totò, “ognuno ha la faccia che ha ma qualche volta si esagera”. La faccia in questione è quella del simpatico e furbo Pierre Bayard, 52 anni, professore di letteratura all’Università di Parigi e “specializzato nel collegamento tra letteratura e psicanalisi” (parole del Times). Bayard è l’autore di Come parlare dei libri che non abbiamo letto (Comment parler des livres que l’on n’a pas lus?), un testo che in Francia sta facendo furore e che, da quando è stato recensito dalla stampa statunitense e britannica, è diventato fenomeno planetario, oggetto di apprezzamenti o ironie sui giornali e in rete.
La tesi del libro di Bayard, ricavabile con rapide ricerche su Internet perchè, ça va sans dire, qui nessuno lo ha letto, è questa: chiunque non riesca a finire un libro non deve per questo sentirsi colpevole. “Sono sorpreso, non immaginavo tanto senso di colpa in chi non legge”, ha spiegato Bayard al New York Times: “Con questo libro possono liberarsene senza andare dallo psicanalista, ed è già un bel risparmio”. Bayard, che compila una sua personale classifica di libri mai letti o mollati dopo poche pagine, si spinge però oltre e suggerisce come parlarne comunque. Una capacità che a quanto pare gli deriva dalla sua esperienza di insegnante: gli studenti sembra infatti siano abili a parlare di libri mai letti (un talento per la verità diffusissimo anche tra gli adulti più colti. In Inghilterra i libri pare si comprino per fare bella figura).
Non avete letto L’uomo senza qualità di Musil? Vi siete fermati a pagina 10 delle Eneide di Virgilio? Non c’è problema, spiega Bayard, “basta evitare di entrare nei dettagli” quando ne discutete con gli altri. Bisogna “mettere da parte il pensiero razionale, lasciare che sia il subconscio a esprimere la relazione privata tra noi e l’opera in esame”. Bayard prende insomma per i fondelli l’obbligo sociale della lettura o almeno così sembra: il dover leggere contrapposto al piacere della lettura, il sapere di non sapere contrapposto alla presunzione dettata dai costumi sociali.
Condivisibile. Il decimo diritto del lettore è però quello di tacere: basterebbe applicarlo anche in società, e continuare a leggere.
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Neri Marcorè
Per un pugno di libri
Leggere, un’avventura del pensiero: lo spot di pubblicità progresso
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