
Niccolò Fabi - Credits: La Presse
Il Salone Del Libro 2011 di Torino ha chiuso i battenti il 16 maggio con un incontro a metà tra la grande musica e l’editoria.
L’occasione è l’uscita del libro fotografico “30.08.2010, Immagini e Parole di Lulù“, realizzato dalla compagna di Niccolò Fabi, Shirin Amini, sotto l’editore Kowalski.
Una raccolta ragionata e cronologica di scatti che raccontano il concerto di solidarietà dello scorso fine agosto per la costruzione di una scuola in Angola, a due mesi dalla scomparsa di Lulù, figlia della coppia scomparsa per una meningite fulminante a soli due anni.
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di Costanza Rizzacasa
C’è un po’ d’Italia anche in La versione di Barney, l’attesissimo film con Paul Giamatti e Dustin Hoffman arrivato nelle sale dal 14 gennaio.
Italia che risponde al nome, non proprio notissimo, di Thomas Trabacchi: milanese, 44 anni, già nel cast di importanti fiction tv come Rino Gaetano e Quo vadis, baby?, e presto al cinema anche in Quando la notte di Cristina Comencini e Boris dalla sitcom in onda su Fox.
Trabacchi interpreta il pittore Leo Fasoli, l’amico (italiano nella trasposizione cinematografica del best-seller di Mordecai Richler) del corrosivo produttore ebreo canadese Barney Panofsky.
Pubblicato in Italia dalla Adelphi nel 2000, il libro è diventato uno dei casi letterari del decennio, con 350 mila copie vendute per 30 edizioni. Il film, Leoncino d’oro al Festival di Venezia, ha avuto il plauso della critica. Continua
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(Credits: Massimo Sestini)
di Fiammetta Fadda e Terry Marocco
Ai francesi piacciono più i nostri formaggi dei loro. Intendiamoci, i nostri cugini d’Oltralpe non lo ammetteranno mai, però i numeri parlano chiaro: gorgonzola batte camembert, parlando per categorie. Un dato simbolo di un sorpasso dell’intera cucina italiana, che nel mondo ne fa di cotte e di crude. «Siamo una superpotenza del cibo» declama Stefano Bonilli, fondatore del Gambero rosso e cofondatore di Slow food, «abbiamo centinaia di prodotti di qualità, una fortissima identità. È una follia italiana non metterla a frutto economicamente». Continua


di Pietrangelo Buttafuoco
Ma che filmone, Rula Jebreal, che bella storia «Miral». Che morale, però: col pretesto di una storia da romanzo, lei sta raccontando la tragedia della Palestina, la sua Palestina.
Certo, nel film, che è tratto dal mio libro “La strada dei fiori di Miral”, c’è quello che una ragazza palestinese vede dalla sua finestra. Si obietterà che è il suo punto di vista, ma è l’unico punto di vista che non è mai stato raccontato.
L’attaccheranno, Rula, è già pronta? Tanti giornali per i quali il palestinese è solo un terrorista non gliela perdoneranno.
Ben venga il dibattito, ben venga la discussione.
Non si tratta di dissertazioni. Le riserveranno il trattamento Mel Gibson, con «The Passion», solo anatemi. Oltretutto, come quello, anche il suo film porta la firma di un produttore non allineato come Tarak Ben Ammar.
Milioni di persone, però, hanno visto il film di Gibson. Pochi hanno obbedito ai giornali.
Eppure l’opinione pubblica occidentale è, a maggioranza, rabbiosamente antipalestinese. Lo vedo male il dibattito…
Suvvia, non esistono solo i pregiudizi, ci sono anche gli uomini liberi. Quando Michele Santoro mostra ad Annozero i filmati su Gaza e sull’operazione Piombo fuso…
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La copertina del libro Just Kids di Patti Smith
Due ventenni squattrinati arrivano a New York alla fine degli anni Sessanta. Si incontrano per caso, si amano, si lasciano quando lui scopre di essere gay, ma restano amici e si aiutano per tutta la vita. Anche quando diventano artisti famosi, anche quando lui muore e lei continua a scrivergli lettere e a conservarne la memoria.
Non è la trama di un film, ma la storia dell’amicizia tra Patti Smith e Robert Mapplethorpe che lei racconta in un libro da poco pubblicato da HarperCollins, “Just Kids“. Un ritratto inedito e struggente del grande fotografo, un inno alla creatività per sempre giovane e insieme un documento della New York vitale e creativa di quegli anni, dove i due frequentano gente come William Burroughs, Allen Ginsberg, Jimi Hendrix, Janis Joplin, Johnny Winter.
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La band irlandese U2
Le parole di
Red Light nacquero ad Amsterdam.
Era l’ottobre del 1981 e gli U2 si erano appena concessi una lunga camminata tra le strade del Red light district, il quartiere dove le ragazze si vendono in vetrina.
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Dal libro Tourbook - Fabrizio De André 1975/98
Piuttosto che esibirsi, lamentava un principio di afonia, oppure lancinanti mal di gola, faceva chiamare tre medici diversi per essere visitato, richiedeva un laringoiatra specializzato. Poi magari non era vero. La gola non gli faceva poi così male. Anzi, non gli doleva affatto. Ma il pensiero di dover cantare in pubblico lo paralizzava letteralmente, fino a fargli accampare ardite scuse pur di non comparire sul palco.
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