[/i]</p> <p>[color=red][b]Controversie - Una storia giuridica ed etica della fotografia[/b][/color]<br /> Losanna, Musée de l'Elysée<br /> Dal 5 aprile all'1 giugno 2008<br /> [url=http://www.elysee.ch]www.elysee.ch[/url]](http://gallery.panorama.it/albums/upload/aprile08/controversie/normal_02-fournier.jpg)
Omayra Sanchez, Armero, Colombia, 1985. Di Frank Fournier
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Le torture sui prigionieri iracheni di Abu Ghraib hanno fatto inorridire il mondo. Ma avremmo creduto a tanta assurdità e si sarebbe levato lo stesso sdegno se non ci fossero giunte le foto realizzate dai soldati americani torturatori? Soltanto dal momento in cui quegli scatti si sono aggiunti al fascicolo sul carcere iracheno, il caso è stato preso sul serio.
Immagini forti ed eloquenti come tutte quelle selezionate nella mostra Controversie. Una storia giuridica ed etica della fotografia, al Musée de l’Elysée di Losanna, dal 5 aprile all’1 giugno 2008.
Simbolo di libertà di espressione, ma anche strumento di potere e mezzo per arricchirsi, dalla sua invenzione nel 1839 la fotografia è stata al centro di numerose controversie, etiche e legali. Si è dovuta confrontare con la legge, la censura, la manipolazione. E l’esposizione svizzera (realizzata da Daniel Girardin, curatore del museo, e Christian Pirker, avvocato di Ginevra) presenta le immagini che più di altre sono state cuore di questo dibattito. Scattate da fotografi noti e meno noti, che hanno cavalcato il processo grazie al quale la fotografia è diventata una forma d’arte. Come Napoléon Sarony, che è stato tra i primi a cogliere la grossa opportunità economica data dall’immortolare personaggi famosi, e che per poter rivendicare diritti esclusivi su una fotografia di Oscar Wilde ha dovuto dimostrare in tribunale lo status di opera d’arte dell’immagine, non più semplice procedimento chimico e meccanico.

Kissing-nun, 1992. Di Oliviero Toscani
Di Garry Gross è la fotografia che ritrae Brooke Shields a dieci anni, nuda, in posa per una pubblicazione autorizzata dalla madre, per cui l’attrice americana ha intentato una lunga causa al fotografo, perdendola. Di Frank Fournier, invece, è l’immagine che immortala le ultime ore di vita di Omayra Sanchez, giovane colombiana travolta dalla colata di fango che nel 1985 sconvolse Armero. La foto vinse il World Press Photo Premier Award nel 1986. E c’è anche il nostro Oliviero Toscani, con il celebre bacio tra una suora e un prete, la cui diffusione venne proibita in Italia e Francia. Lo scatto invece è stato premiato in Inghilterra con l’Eurobest Award. Al contrario e per assurdo, la fotografia del neonato ancora insanguinato e con il cordone ombelicale attaccato, sempre firmata Toscani, è stata accettata in Francia e Italia, ma censurata in Inghilterra.

Untitled, 1975. Di Garry Gross
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Hai un apparecchio digitale o un cellulare dotato di fotocamera? Allora anche tu puoi essere uno degli artisti le cui foto vengono esposte al Musée de l’Elysée di Losanna. Sì, perché oggi tutti possono essere fotografi (o quanto meno provarci) e la mostra “Tous photographes!” (guarda la gallery) è lì a dimostrarlo.
Con l’avvento della fotografia digitale sono sempre meno le barriere tecniche tra professionista e amatore. Basta una buona (e non buonissima) conoscenza dei mezzi informatici e un po’ di fantasia (e di capacità) e si può giocare di ritocco, fotomontaggio, sovrapposizione o ricampionatura di immagini. Uno sbizzarrirsi di pixel in libertà. Per sentirsi tutti un po’ fotografi, scegliendo magari di condividere la passione per lo scatto in siti come Flickr, o ricavandone anche un business con agenzie fotografiche amatoriali come Scoopt. La creatività è quanto di più democratico ci sia. Così il direttore del museo svizzero, William Ewing, ha deciso di consacrare a questo fenomeno un’esposizione, interattiva e in progress. Dall’8 febbraio sono esposte immagini inviate, tramite un apposito form presente sul sito del museo, da fotoamatori di tutto il mondo. Ogni settimana avviene la selezione casuale di un centinaio di nuove foto, che vanno a sostituire le precedenti e a comporre il patchwork di immagini in continuo mutamento sui muri della galleria. Il fotografo selezionato riceve indietro una foto di come appare la sua opera in mostra. E questo fino al 20 maggio (c’è invece tempo fino al 5 giugno 2007 per partecipare alla rassegna-concorso Videominuto organizzata dal Museo Pecci di Prato: leggi l’articolo).
![Le sale dell'esposizione al [url=http://www.elysee.ch/]Musée de l'Elysée[/url] di Losanna © Yves André](http://gallery.panorama.it/albums/userpics/10054/normal_13_yvesandre2007.jpg)
Tra i fotoamatori selezionati, Noah Kalina, ventiseienne di Williamsburg (Brooklyn) è l’emblema della new generation digitale. Il suo lavoro è un video composto da 2.356 autoritratti scattati quotidianamente dall’11 gennaio del 2000 al 31 luglio del 2006. Messi in fila tramite un software per la fotografia digitale, uno dietro l’altro, con un intervallo di sei immagini al secondo, Noah ha ottenuto “everyday“, un filmato tanto facile da realizzare quanto geniale e sorprendente. Il suo volto in progressivo mutamento: stesso sguardo, fisso e quasi ipnotico, ma i lineamenti in lenta evoluzione e i capelli che cambiano taglio. Il filmato, caricato il 27 agosto scorso su YouTube, il sito di condivisione di video, è stato visto finora quasi 6 milioni di volte e ha raccolto oltre 24 mila commenti. Un vero boom.
Noah si è ispirato per il suo lavoro al video “me” di Ahree Lee, che con la stessa tecnica ha ritratto se stessa per tre anni, postando poi il relativo video su AtomFilms e su YouTube. Su questa scia sono nati tanti video simili, un fenomeno di cui si è occupato anche il New York Times, come quello di Jonathan Keller, che espone il progetto nel suo sito.”È una rivoluzione o solo un’evoluzione?”: è questa la domanda che vuole porre William Ewing attraverso la mostra Tous photographes!. Ewing, che è anche curatore della rassegna in corso al Forma di Milano “Faccia a Faccia. Il nuovo ritratto fotografico” (leggi la recensione) dedicata all’evoluzione del ritratto alla luce dell’era digitale, si dà anche una risposta. “È una rivoluzione”.
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![La foto di copertina è di Michael Najjar</p> <p>Al [url=http://www.formafoto.it/_com/asp/list.asp?g=m&s=c&l=ita]Forma[/url]di Milano[br]<br /> [i]fino al 17 giugno[/i]](http://gallery.panorama.it/albums/userpics/10054/normal_facciaafaccia_libro.jpg)
La chiarezza è sostituita con l’ambiguità, il realismo con l’iperrealismo. In altre parole: il ritratto fotografico convenzionale è morto. Lo dicono William A. Ewing e Nathalie Herschdorfer, rispettivamente direttore e curatrice associata del Musée de l’Elysée di Losanna, in Svizzera. E lo annunciano con la mostra Faccia a Faccia. Il nuovo ritratto fotografico, di cui sono curatori, in corso fino al 17 giugno al Forma, Centro Internazionale di Fotografia di Milano.
Oltre cento immagini (eccone alcune) in cui la nuova generazione di fotografi riflette luci e ombre dell’epoca attuale, fatta di bisturi, creme e martellante voglia di protagonismo. Visi patinati, ritocatti, rielaborati. Denudati, sovrapposti, esasperati. Sulle pareti del Forma si susseguono ritratti che sono anche il frutto di elaborazioni digitali, fotoritocchi, fotomontaggi o ricampionature delle immagini. E anche video, come quello di Noah Kalina, composto da 2.356 autoritratti scattati quotidianamente, per sei anni, e messi in fila in un filmato sorprendente. Sono disarmanti, invece, i volti dei soldati americani immortalati da Suzanne Opton. I soggetti non indossano le loro divise, sono distesi in terra e, così raffigurati, mostrano tutta la vulnerabilità che normali pose avrebbero mascherato.
L’immagine composita di Chris Dorley-Brown, “volto del 2000″, è formata invece da 2000 scatti di visi, tutti di abitanti del villaggio inglese di Haverhill. L’insieme di volti, da quello del bambino di due anni a quello dell’anziano di 70, compongono un viso unico, dolce, che per l’autore raffigura la bellezza.
Strategie di rappresentazione innovative, a volte toccanti, altre raccapriccianti, ma sempre e comunque d’impatto. Per una ritrattistica inedita che fa vacillare l’idea di “volto inteso come specchio dell’anima” e che, secondo Ewing (curatore anche della mostra Tous photographes!: leggi l’articolo), è curiosamente più vicina alla ritrattistica del XIX secolo che non a quella del XX.
Alcune immagini della mostra Faccia a Faccia. Il nuovo ritratto fotografico