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Lost

Lost, dal 23 giugno tornano i naufraghi per il gran finale di stagione

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  • Tags: Fox, Lost, serie-tv, sky
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Torna Lost per il gran finale di stagione
Claire e AaronAlcuni ce l’hanno fatta a fuggire dall’isola, ma le cose non sembrano essergli andate poi troppo bene una volta tornati a casa. Lo abbiamo capito dai molti flashforward che hanno caratterizzato la quarta serie di Lost fino ad ora e che continueranno a dare ritmo alla storia nel finale di stagione. Già, perché dopo l’interruzione forzata, dovuta allo sciopero degli sceneggiatori, Lost torna anche in Italia a partire dal 23 giugno su Fox (canale 110 di Sky). E promette scintille soprattutto nella tripla puntatona finale che andrà in onda il 7 luglio alle 21. Finalmente avremo delle risposte ai pressanti interrogativi ancora aperti. Come sono riusciti ad andarsene i “6 dell’Oceanic”? E con quali conseguenze per chi è rimasto? Che ne è dell’isola e dei suoi poteri taumaturgici? Cosa comporterà l’effetto di distorsione spazio-temporale sperimentato da Desmond? Jack, Kate e gli altri torneranno indietro a salvare i compagni?
In molti alla fine delle prime due stagioni pensavano che sarebbe stato difficile mantenere il livello di tensione e suspense creato dagli sceneggiatori della serie. E se in effetti la terza stagione era stata da molti fan giudicata un po’ deludente, la quarta ha rimesso gli spettatori sulla graticola. Non dubitiamo che, insieme a qualche risposta, le prossime puntate apriranno nuove zone d’ombra; in fondo gli sceneggiatori devono mettersi in condizione di produrre materiale sufficiente per il 2009 e il 2010, anno in cui la serie arriverà ufficialmente alla fine. E dovranno anche recuperare il tempo perduto a causa dello sciopero che ha bloccato la lavorazione di questa e di molte altre seguitissime serie (i fan di Grey’s anatomy ne sanno qualcosa). Se Lost 4 si ferma a quota 14 puntate, le prossime stagioni consisteranno di 17 episodi ciascuna invece dei 16 previsti. Quanti altri misteri ci aspettano?

Se vi siete persi qualche puntata… Le prime tre stagioni di Lost in otto minuti


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  • marta.buonadonna
  • Domenica 22 Giugno 2008

Torna Lost: quarta stagione tra passato e futuro

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  • Tags: Fox, Lost, quarta-stagione, serie-tv, sky
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Da lunedì 7 aprile alle 21 su Fox, canale di intrattenimento di Sky.<br /> [i](Credits foto: © American Broadcasting Companies, Inc. All rights reserved)[/i]
Negli Usa ha debuttato su ABC il 31 gennaio totalizzando 16 milioni di spettatori. Se qualcuno credeva che Lost avesse stufato, forse ha fatto male i conti. Così arriva anche da noi, lunedì 7 aprile alle 21 su Fox, canale di intrattenimento di Sky, la quarta stagione della serie che ha sconvolto i canoni classici del telefilm e la cui trama fitta di misteri non promette soluzioni agli enigmi a breve termine.
Dove eravamo rimasti? Chi si fosse perso il gran finale della scorsa stagione, può rimettersi in pari sabato alle 21.50 o domenica alle 23.05, sempre su Fox, che ritrasmette gli ultimi due episodi seguiti dallo speciale Lost: passato, presente e futuro. Già, perché nella serie che ha rinverdito il flash back come forma di narrazione che consente di aumentare la suspense o di fornire prodigiosi colpi di scena, sul finire della terza stagione sono arrivati i flash forward: lampi di quel che accadrà in futuro ad alcuni dei personaggi. Ma non c’è alcun sollievo alla tensione psicologica creata dall’intreccio. Anzi, semmai non fa che aumentare la sensazione di smarrimento e di angoscia per la sorte dei naufraghi. Sono riusciti a chiamare i soccorsi dalla torre radio, ma chi ha ricevuto l’S.O.S. è davvero intenzionato a salvarli? Charlie, che si sacrifica per realizzare la profezia di Desmond e mettere in salvo i suoi compagni, sarà morto inutilmente? E chi o che cos’è Jacob, la misteriosa entità a capo dell’isola che ha chiesto aiuto a Locke?
A giudicare da quello che si legge sui siti dei fan americani (attenzione agli spoiler!), la quarta stagione si preannuncia ricca di azione.

Lunedì sera la prima puntata della nuova serie sarà preceduta dal video inedito del brano dei Subsonica Quattrodieci, girato con ambientazioni in puro stile Lost.

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  • marta.buonadonna
  • Venerdì 4 Aprile 2008

Da Lost a The wire, in arrivo i gran finali

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  • Tags: Lost, serial, Televisione, The-wire, tv
  • 8 commenti

Di Guido Castellano ed Elena Molinari

Più diverse di così è difficile trovarle: una da mass market, l’altra elitaria fino allo snobismo. Eppure, i destini delle serie Lost e The wire si stanno incrociando. Questione di palinsesti e di business: entrambe sono infatti a rischio sparizione. I produttori di The wire hanno già deciso: quella che gli americani stanno vedendo in questi giorni su Hbo sarà l’ultima stagione. I colleghi di Lost, invece, sono afflitti da dubbi: cavalcare ancora il successo fino a esaurimento o chiudere in bellezza? Nell’attesa di decidere mandano in onda su Abc la quarta serie, forse l’ultima. Partenza il 31 gennaio, solo otto puntate, e il numero esiguo è dovuto anche allo sciopero degli sceneggiatori in corso.
Mentre imperversano i camici bianchi di Grey’s anatomy e i poliziotti di Cold case, le vicende di Lost e The wire tengono duro perché continuano a fruttare alle emittenti in termini di audience e di immagine. Lost tiene incollati ai teleschermi oltre 20 milioni di americani ogni puntata (550 mila italiani) e piace perché lo spettatore ha la sensazione di procedere nella storia utilizzando il meccanismo dei videogame che rivela scenari nuovi via via che si risolvono enigmi. The wire ha un pubblico di nicchia, piace all’intellighenzia e alla middle class ed è seguita perché ha la capacità di fotografare la realtà nuda e cruda della vita di strada americana.

Lost, il buio oltre la botola
Nata dal genio creativo di J.J. Abrams (Armageddon, Mission impossible), la serie è un fenomeno globale che lavora sul doppio binario del racconto e delle storie personali. Il gruppo di sopravvissuti a un disastro aereo finito su un’isola misteriosa è infatti vivisezionato psicologicamente con continui flashback. Di loro si sanno minuzie quotidiane come drammi passati, la noce di cocco e lo stupro subito.
Meccanismo che ha creato una febbre da fanclub: ogni puntata viene commentata sui blog con intensità fuori della norma. Non solo, gli spettatori partecipano e indirizzano le scelte degli sceneggiatori.
La prova? Digitare su Google o altro motore di ricerca la parola “Lost” e compariranno centinaia di siti di appassionati con indiscrezioni e suggerimenti per la trama. Lost è uno dei primi esempi (riusciti) di “user generated plot”, ossia di storia sviluppata dalla gente: gli sceneggiatori del serial traggono spunto dal web per far morire protagonisti antipatici.
L’ultimo episodio della terza serie terminava, a sorpresa e in controtendenza, con un “flashforward” ossia con un balzo in avanti nel tempo. I protagonisti sono tornati alla vita normale e Jack, da eroe sull’isola, è diventato un alcolizzato con tendenze suicide; chiama Kate dicendo: “Dobbiamo tornare sull’isola”. Cosa è successo tra l’isola e la loro salvezza nessuno lo sa e sarà la trama della quarta serie. Sul web girano indiscrezioni (riprese dal settimanale Entertainment weekly): il bel dottore potrebbe morire, mentre il capo dei cattivi (The others) forse vivo, potrebbe redimersi.
L’attesa è forte. In America l’operatore di telefonia mobile Verizon sta mandando in onda sui cellulari puntate di 3 minuti girate dallo stesso cast e produzione della serie (d’accordo con la Abc). Titolo: Missing pieces, pezzi mancanti che gli americani possono comprare sul sito della Abc e che gli italiani fanatici di Lost stanno cercando in ogni dove. C’è chi se li fa mandare dagli Stati Uniti, chi li scarica da siti pirata.
Pericolo che corrono anche le puntate della quarta serie, forse l’ultima, tanto che la Abc ha pensato di venderle online a 2 dollari il giorno dopo la messa in onda. Per gli appassionati italiani, una manna: per sapere il destino dei naufraghi non dovranno aspettare primavera, quando Lost andrà in onda su Sky.

The wire: l’america scomoda
Gruppi di ascolto si creano anche per la serie televisiva The wire, che non ha un seguito di massa (1,5 milioni di persone a puntata contro i 20 di Lost) ma un popolo appassionato fino alla mania. È un serial drammatico, socialpoliziesco, con un pubblico diviso in tre categorie sociali.
Da un lato il telefilm firmato da David Simon, ambientato a Baltimora, piace agli abitanti dei ghetti: per lo più neri, a basso reddito e abituati al linguaggio e alla violenza da strada che abbondano in ogni episodio. Dall’altro è seguito da intellettuali che vedono nello show un capolavoro dickensiano d’umanità impareggiabile perché sa guardare alla “decadenza dell’impero americano” (parole di Simon) senza filtri e senza abbellimenti, ma non senza umorismo.
Innamoramento per identificazione o per esaltazione artistica, dunque. Ma anche per idealismo. Che è la motivazione che incolla allo schermo un terzo gruppo di fanatici: gli americani neri che ce l’hanno fatta, sono scappati dal ghetto, hanno preso una laurea e in The wire vedono un’opportunità di parlare al resto del paese di come stanno le cose negli angoli bui delle sue metropoli.
Molti membri della middle class bianca giudicano invece la serie troppo forte. Davvero nelle scuole medie dei quartieri poveri i tredicenni vanno in classe con un rasoio in tasca? La risposta preferita di Simon è che “questa merda non te la puoi inventare”, o, più elegantemente, che il suo lavoro è di “rubare la realtà”.
Poi di solito chiede, polemicamente, se il motivo che ha privato il suo telefilm del successo di Sex and the city non sia il fatto che quando l’americano medio vede troppi neri in tv pensa sia un documentario e cambia canale. Ma The wire, le cui serie precedenti in Italia sono andate in onda sul canale Fox Crime di Sky, è tutto tranne che noioso. I suoi spacciatori, nelle ore passate agli angoli di strada in attesa di clienti, si scambiano opinioni sulle radio di Baltimora, sul migliore pollo fritto della città, su nuove mosse di scacchi. E Tommy Carcetti, l’ambizioso ma idealista consigliere comunale che nella terza stagione (dovrebbe andare in onda in Italia su Sky, la data è ancora da definire) decide di diventare sindaco, sintetizza le sfide della sua candidatura con una battuta memorabile: “Domani mi sveglierò ancora bianco in una città che non lo è”.
Dopo aver messo sotto la lente, criticato e allo stesso tempo umanizzato poliziotti, criminali, insegnanti e politici, nella quinta e ultima stagione The wire si concentra sui giornalisti. È il gruppo sociale con cui Simon, un ex cronista di nera del Baltimore sun, è più a suo agio, ma anche più infuriato. I tagli ai bilanci e al personale, la chiusura degli uffici di corrispondenza, la fine delle inchieste di ampio respiro (come quella che permise a Simon, nel 1988, di passare un anno fra gli spacciatori di Baltimora per scrivere una serie di articoli sulla loro vita) sono il motivo per cui il creatore di The wire ha sbattuto la porta del giornalismo. Ora si prende una piccola rivincita, mettendo in scena la vita di un quotidiano che si chiama proprio Baltimore sun, e dove il motto della direzione è: “Bisogna fare di più con meno”.

  • redazione
  • Domenica 20 Gennaio 2008

Le nuove band in ascesa, da MySpace alle top ten

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  • Tags: Caminada, Finley, Lost, Meldody-Fall, Musica, Myspace, rock, The-New-Story, Vanilla-Sky, web
  • Un commento

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A molti, ma non a tutti, Vanilla Sky, The New Story, Caminada, Finley, Meldody Fall, Lost, posso dire pochissimo. Eppure sono loro la nuova frontiera della musica giovane, anzi giovanissima, italiana. Gruppi che sono passati, quasi in un batter di ciglia, dalle sale prova improvvisate nelle cantine a importanti case discografiche.
Qualcosa si sta muovendo nel sottobosco musicale italiano. E a dimostrarlo c’è la capacità di questi gruppi emergenti di essere attivi su internet. È il caso dei diciottenni torinesi Melody Fall. Da perfetti sconosciuti hanno fatto cifre da circo. Duecentomila i contatti sulla loro pagina di MySpace (quasi impallata), tour e consensi soprattutto in Giappone e Francia e un contratto da firmare per la pubblicazione dei loro lavori negli Stati Uniti. E, come se non bastasse, li vedremo a Sanremo nella sezione giovani. Discorso identico per i laziali Vanilla Sky che dall’autoproduzione del cd-demo (andato esaurito in due mesi) passano, nel 2003, a una tournée che li terrà impegnati ben due anni. A chi suona strano il loro nome, ricordiamo che la cover Umbrella è uno dei brani maggiormente passati dalle radio. Stesso discorso per The New Story (qui il loro spazio su MySpace), il singolo More Than Life, è rimasto nella top 10 dei singoli più venduti su iTunes per più di tre settimane. Fanno lo stesso percorso i lombardi Finley che, scoperti da Claudio Cecchetto, raggiungono la notorietà nel 2006 con l’album Tutto è possibile che entra con prepotenza nella classifica dei dieci album più venduti in Italia (fermandosi, si fa per dire, alla quarta posizione) e la rafforzano con l’ultimo lavoro: Adrenalina. La storia si ripete per i piacenti e alla moda Lost, che passano da band senza contratto a osannanti live. E ancora i giovanissimi Caminada, astro nascente con piglio prettamente rock.
Ma la differenza tra queste band e quelle del passato anche recente è la loro dimensione più internazionale. Gli artisti italiani hanno cominciato a cantare in inglese, anche se in ritardo rispetto ad altre zone dell’Europa (basti pensare alla Scandinavia). I testi non sono impegnatissimi, anzi sono tesi al disimpegno. E c’è poca politica e tanta voglia di divertirsi. Insomma, il successo delle nuove band italiane ha una formula in perfetto stile americano.

LEGGI ANCHE: The New Story: quando il web è un’arma a doppio taglio - I Caminada sul palco dei Deep Purple - LA GALLERY

  • saverio.grimaldi
  • Venerdì 4 Gennaio 2008

“Lost”: segreti dall’isola

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  • Tags: Lost, segreti, Televisione
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Le riprese della quarta serie di Lost sono cominciate il 23 agosto e già su internet sono comparse fughe di notizie dal set. Harold Perrineau, l’attore che interpretava il machiavellico Michael, torna nei nuovi episodi. L’ultima volta che si era visto era alla fine della seconda serie, quando si allontanava dall’isola su una barca a vela dopo aver ucciso due donne (Ana Lucia e Libby) e venduto alcuni suoi compagni agli “altri” cattivissimi abitanti dell’isola per poter salvare la vita del figlio Walt. Oltre ai ritorni il cast si amplia: arriva Ken Leung, già conosciuto per il ruolo avuto nell’ultima stagione dei Sopranos. L’attore interpreterà Russell, un brillante matematico estremamente perspicace. Il tam tam del web fa anche altri due nomi: Lance Reddick (The Wire e Oz) sarà Arthur, personaggio al momento avvolto in un alone di mistero. Si parla anche di Jeremy Davies (Salvate il soldato Ryan) e Rebecca Mader (avvocato nella serie Justice).

(G.C.)

  • redazione
  • Sabato 1 Settembre 2007

Lost si è perso. La crisi di un serial di culto

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  • Tags: J.J.-Abrams, Kate, Lost, Lost-III, Sawyer, Twin-Peaks
  • 2 commenti

Lost for ever. Era forse destino che Lost III, la pluripremiata serie televisiva su un gruppo di sopravvissuti a un disastro aereo, crollasse negli ascolti televisivi americani. Serie considerata geniale al pari di Twin Peaks, tanto da diventare un vero e proprio cult anche in Italia, la terza serie del popolare sequel tv sta perdendo ascolti e consensi in America episodio dopo episodio, passando dagli oltre 20 milioni di spettatori delle prime due stagioni a poco più di 12 dell’attuale. Una crisi annunciata, per altro nel momento in cui l’ideatore, il geniale J.J. Abrams, aveva reso pubblica la sua decisione di abbandonare la serie al termine della seconda stagione.

Partita a ottobre, la terza serie del popolare serial tv (giunta ora in America al 17esimo episodio) è stata interrotta per tredici settimane dopo soli sei episodi, come inizialmente previsto dall’Abc. Una scelta fatale per un appuntamento televisivo di culto che, del mistero e dell’adrenalina, aveva fatto gli ingredienti del suo straordinario successo. “Per una serie come la nostra - spiega Carlton Cuse, produttore esecutivo - far attendere un lungo periodo per sistemare ogni dettaglio era molto peggio che non mandarla in onda in blocchi consecutivi”. Cuse non aveva però previsto il calo di ascolti (meno 6 milioni) e la divisione in due blocchi ha soltanto peggiorato le cose. Ma il vero problema non sono soltanto i periodi di attesa tra una stagione e l’altra, quanto l’aver annoiato i telespettatori creando “troppi misteri, senza poi risolverne abbastanza” - afferma Marc Berman, noto analista della TV americana. L’impressione è che gli autori non sappiano più come proseguire e prontamente su YouTube appare un video parodia (qui sotto) proprio sulle loro difficoltà. E’ già un cult della rete. Forse l’ultimo firmato Lost.

La parodia delle difficoltà degli autori su Youtube

  • francesco.neri
  • Martedì 24 Aprile 2007
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