
Alighiero Boetti - (Ansa)
Se passate da Madrid prima del 5 Febbraio, un consiglio è di segnare sul programma la visita al Museo Reina Sofia, nel quale potrete incontrare la più vasta retrospettiva su Alighiero Boetti.
La mostra, dal titolo Gioco di strategia, è composta da 150 opere del maestro torinese ed è stata resa possibile grazie alla coproduzione della Tate Modern di Londra e del MoMa di New York.
Con questo nome, l’intera esposizione ha deciso di intraprendere un percorso molto caro all’artista: per Boetti infatti, era fondamentale giocare e scommetere col tempo, in una chiave quasi metafisica.
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Halloween, il mondo è pronto a celebrare la festa con zucche e maschere terrificanti (Credits: La Presse)
Dolcetto o scherzetto? La frese celebre di Halloween sarà anche quest’anno pronunciata in tutto il mondo. E le maggiori città europee sono pronte a trascorrere la notte più terrificante tra zucche, ragnatele e scheletri. Da Parigi e Londra, da Roma a Madrid, sono tanti gli appuntamenti per vivere questa festa ormai diventata un must per molti… Continua

Spuntare una lista. Lo fanno in molti, prima di partire per le vacanze. Bagagli: fatti, gas: chiuso, macchina fotografica: presa. La meta non conta. Ma qualche suggerimento potrebbe rivelarsi, a cose fatte, una piacevole sorpresa.
IN CORSO AD AGOSTO (IN ITALIA E ALL’ESTERO)
Due le date particolarmente attese dai vacanzieri italiani nel mese di agosto, la Notte di San Lorenzo (10 agosto) e Ferragosto (lunedì 15). Continua

L'esultanza di Mourinho dopo la partita con il Barcellona (Stefano Raccamari/Lapresse)
La corsa di Mourinho verso lo spicchio di Camp Nou dedicato ai tifosi dell’Inter è stata una vera e propria liberazione.
Uno sfogo per smaltire la tensione accumulata nei lunghi giorni di pre partita nei quali il Barcellona ha tentato ogni tipo di escamotage per innervosire, spaventare e deconcentrare i nerazzurri.
Dichiarazioni intimidatorie, polemiche, fuochi d’artificio nell’albergo e il conto delle tasse per Eto’o: in Spagna l’Inter ne ha viste di tutti i colori per staccare il biglietto con destinazione Madrid.

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Attesa per le Olimpiadi del 2016 (AP Photo/Wong Maye-E)
Copenaghen, 2 ottobre 2009. Quattro metropoli col fiato sospeso per ascoltare le parole del presidente del Cio Jacques Rogge. Una sola sarà la prescelta per ospitare i Giochi Olimpici del 2016. Le candidate arrivate alla votazione finale sono quattro: Rio de Janeiro, Tokyo, Madrid e Chicago. Ognuna ha iniziato da tempo la campagna di autopromozione mediatica e quella dietro le quinte necessaria per ottenere i voti dei delegati del Cio. In ballo non c’è solo un evento planetario ma anche un affare da 3 miliardi di dollari. Si capisce quindi che tutte le città in gioco abbiano schierato i testimonial più influenti dal punto di vista politico e mediatico. Vediamo quali sono quelli che difenderanno le candidature nella capitale danese: -Continua->
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Non guarda l’obiettivo, né si vede il suo volto, chinata su di sé sollevando la veste nera controlla le calze, mentre ai suoi piedi riposa un bicchiere mezzo pieno. E tanto basta perché dallo scatto trapeli tutto il consueto fascino dell’angelo azzurro, di una Marlene Dietrich dietro la macchina fotografica di Milton H. Greene, colui che ha fermato le celebrità degli anni Cinquanta, noto soprattutto per aver più volte immortalato Marilyn Monroe. Da contraltare, un volto che non è da diva ma che con intensità va oltre la pellicola, sta lì come simbolo drammatico della Depressione americana degli anni Trenta, nell’immagine Madre migrante (1936) di Dorothea Lange.
Sono un centinaio le fotografie riunite nella mostra “Donne al plurale - La donna attraverso l’obiettivo dei grandi fotografi del XX secolo” che si apre il 22 ottobre a Madrid, alla Fondazione Canal, per restare aperta fino al 4 gennaio (con ingresso gratuito): un viaggio estetico che illustra la trasformazione delle donne attraverso la storia della fotografia del Novecento. Per rivendicare il progresso del “femminile e del femminismo, la grande rivoluzione vissuta nel XX secolo senza causare una sola morte”, dice la curatrice Lola Garrido.
Raccolte in una stanza, senza un ordine cronologico, ci sono le immagini di 58 autori, 19 dei quali sono donne: da Man Ray a Henri Cartier-Bresson, da Elliott Erwitt a Robert Doisneau, Robert Frank, Madame D’Ora… Ed ecco così Lella in Bretagna (1947), il capolavoro di Edouard Boubat in cui il fotografo francese ritrae la sua musa. O la più recente rappresentazione di Daryl Hannah (1999) di Michel Comte, in cui la dirompente attrice - soprannominata Serpente Montano della California nel film Kill Bill - è distesa sul dorso di un elefante. Ma anche visi sconosciuti, come la protagonista di Ritratto di Signora (Edward Steichen, 1908), una donna con cappello di piume.
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Da anni ormai, scandali e capricci dell’alta moda, combinati al lusso sfrenato di questa realtà, fanno la gioia degli editori e dei loro lettori. Ma c’è un limite a tutto. Almeno questo avrà pensato lo stilista Karl Lagerfeld, noto nell’ambiente non soltanto per le sue prodezze artistiche, ma anche per la sua strenua volontà a voler preservare con ogni mezzo l’immagine di Re Mida infallibile su cui ha costruito la sua carriera.
Prendente Arnaud Maillard, ex braccio destro del direttore creativo di Chanel. Contattato da Panorama.it, Maillard ripercorre le disavventure di una carriera iniziata “da Lagarfeld come stagiaire” e giunta quindici anni più tarda alla guida dello studio della Lagerfeld Gallery. Poi, il fatidico maggio 2005. “Di punto in bianco, sono stato licenziato per motivi cosiddetti economici. In realtà, Lagerfeld era venuto a sapere che volevo lavorare per altre griffe”. Risultato: “oggi vivo a Madrid, da esiliato, dopo che lo stilista ha deciso di imporre un veto sul mio nome nel mondo della moda francese”. Le memorie vengono diligentemente trascritte nell’autobiografia che Maillard ha fatto pubblicare in Francia presso l’editore Calmann-Lévy. In libreria dal 19 settembre scorso, Merci Karl! (Grazie Karl!) è ormai al centro di molte attenzioni. E di molte polemiche. Secondo l’autore, “questo libro è in realtà un omaggio a una delle più grandi figure della moda contemporanea”. Certo, dopo il licenziamento improvviso, Maillard non poteva essere così compiacente. E così, dal testo emerge un uomo dotato di generosità “immensa”, ma anche ultra narcisistica, capace di condizionare il suo intero ambiente. Prova ne è, la cura dimagrante che lo vede snellire di 42 kg in tredici mesi. “Sei settimane, otto kg” esordisce lo stilista entrando nel suo ufficio. “Chi può fare meglio qui?”. Il suo sguardo incrocia quello della sua addetta stampa, Caroline Fragner, che per uno strano gioco di specchi si vede costretta a seguire la stessa cura. “Finirà per dimagrire di una quindicina di chili” ricorda nel suo libro Maillard, “tormentata all’idea di deludere lo stilista”.
Frasi di questo tipo hanno spinto Lagerfeld ad esercitare grandi pressioni sulla stampa francese. A Panorama.it, l’addetta stampa di Calmann-Lévy incaricata di promuovere Merci Karl!, Florence Morin, rivela che “i giornali femminili hanno fatto calare un silenzio totale sul libro”. Peggio, secondo Maillard “l’entourage di Lagerfeld ha chiesto al mio editore di togliere alcune frasi o paragrafi”. Il clima che si è venuto a creare attorno a Merci Karl! (da cui è nato anche un blog) riflette la guerra aperta che oppone Maillard al suo ex mentore. Tra un settimana, entrambi saranno chiamati a comparire presso il Conseil de prud’hommes, istituzione giudiziaria francese dove il giovane autore intende ottenere dal suo ex datore di lavoro la liquidazione che gli spetta. “Nonostante quindici anni di sacrifici, non ho visto nemmeno un euro”. Grazie Karl!
![[b]Ciuco Gutiérrez[/b]<br /> [color=red][b]Ocultos[/b][/color]<br /> [i](Nascosti)[/i]<br /> Madrid, Fundacion Canal<br /> Dal 3 ottobre 2007 al 6 gennaio 2008<br /> [url=http://www.fundacioncanal.com/][b]Il sito ufficiale[/b][/url]](http://gallery.panorama.it/albums/upload/foto-settembre/sedere/normal_sedere01.jpg)
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di Gian Antonio Orighi
Nella sempre più disinibita Madrid cade l’ultimo tabù: il culo. Per la prima volta al mondo la raffinata e pubblica Fundación Canal espone dal 3 ottobre al 6 gennaio prossimi Ocultos (Nascosti), una mostra fotografica dedicata a quella parte del corpo che il grande poeta Pablo Neruda definiva “le due sfacciate metà della mela”. Sono 68 sederi, di tutti i sessi, latitudini ed età, nudi e vestiti, in bianco e nero e a colori, innocenti e voluttuosi, immortalati dai grandi maestri dell’obiettivo, dagli inizi del XX secolo ai nostri giorni.
L’idea dell’esposizione è nata in un ambiente letteralmente underground. “Nel febbraio del 2006 la direttrice della Fundación, Eva Tormo, stava viaggiando nel metrò di Londra e voleva immortalare col cellulare un giapponese stravolto che stava dormendo appoggiato alla spalla di un amico” racconta José María Díaz-Maroto, 50 anni, fotografo e commissario di Ocultos. “Ma mentre scattava sono entrati altri passeggeri e alla fine nelle foto c’erano solo natiche. In quel momento si è proposta di raccogliere immagini di quel particolare anatomico che a volte non si vuole nemmeno nominare”.
La ricerca di immagini è durata un anno. E il risultato è magnifico, perché tutti i tesori fotografici esaltano, sia pure con tecniche e prospettive diverse, la bellezza, la provocazione, l’ironia o l’estetica di quello che nell’ultima edizione di Miss Italia è stato ribattezzato, non senza una certa ipocrisia, il “lato B”. Dal surrealista americano Man Ray all’inventore del reportage bellico, l’ungherese Robert Capa, dal padre del fotoreportage, il francese Henri Cartier-Bresson, al fondatore del realismo magico, il belga René Magritte: la lista degli autori dei capolavori (due gli italiani, Ferdinando Scianna e Giorgia Fiorio) prosegue con Sebastião Salgado, Robert Mapplethorpe, William Klein, Ellen von Unwert. E maestri spagnoli come Joan Colom.
“Di mostre fotografiche magnifiche ce ne sono state tante. L’agenzia Magnum di Parigi, quella fondata da Cartier-Bresson e Capa, ne ha organizzate alcune dedicandole agli occhi, alle mani, ai baci, al nudo, alla pelle” ricorda il commissario. “Ma nessuno finora aveva pensato, escludendo l’erotismo o la pornografia, di presentare un’antologica con il leitmotiv del “trasero”. Eppure, quando fotografiamo qualcuno di spalle, ciò che chiama l’attenzione è il sedere”.
Lo sdoganamento fotografico del fattore C, in un paese dove, secondo stime del governo del premier socialista José Luis Rodríguez Zapatero, ci sono la bellezza di 4 milioni tra gay e lesbiche (quasi il 10 per cento della popolazione), in cui le nozze omosessuali sono legali da due anni e i toreri hanno da sempre esibito il derrière vestendo nell’arena calzemaglie più che aderenti, corona però un irriverente percorso culturale che viene da lontano.
Il primo cantore del fondoschiena è stato nientemeno che Francisco de Quevedo, uno dei grandi scrittori del Siglo de oro, che nel XVII secolo vergava “Gracias y desgracias del ojo del culo”. E l’ultimo Nobel della letteratura, Camilo José Cela, nel suo Diccionario secreto del 1968, dedicava al deretano un famoso capitolo in cui sconsigliava di usare sinonimi al posto del castigliano culo. D’altronde, in questa Spagna sempre più provocante, dove non solo nella peccaminosa Ibiza o nelle libertarie isole Canarie, ma pure in due spiagge pubbliche di Barcellona, Mar Bella e Sant Sebastiá, i naturisti possono abbronzarsi integralmente senza problemi, ha avuto grande successo di critica un delizioso libro del giornalista tv José María Lebrero, Culos appunto. Ben 68 racconti immaginari in cui l’autore trasforma in protagonista il fondoschiena, “ingiustamente emarginato, nascosto, e che io elevo a categoria di icona”.
Ma c’è di più. Eduardo Urculo, compianto pittore e scultore, rivendicava nel 1999 di aver scelto Barcellona “come la prima città occidentale che possiede un monumento al culo”. Nel parco Carlos I del capoluogo catalano, infatti, troneggia un immenso bronzo di 7 metri, il Culis monumentalis, mentre a Oviedo, proprio davanti al teatro Campoamor, dove si consegnano i premi più prestigiosi di Spagna, i Principe de Asturias, ne è stata piazzata una copia nel 2002 (alta 5 metri).
“La Spagna è la nuova Svezia d’Europa. Basta vedere i magazine rosa o il Grande fratello in onda sulle nostre tv, show improponibili in un altro paese del continente” chiosa il giornalista e scrittore Juan Cueto, 65 anni, fondatore della pay-tv Canal Plus ed ex direttore di Tele+, critico televisivo del País. “La nostra permissività è irreversibile e da noi querelle come inquadrare o meno le natiche nel concorso di Miss Italia sono improponibili”.
Non a caso, quando era al potere l’ex premier popolare (centrodestra) José María Aznar, la tv di stato, Tve-1, trasmetteva nel seguitissimo show La fiebre del sabado noche sfilate di modelli, femminili e maschili, che indossavano il tanga.
“La Spagna rimane una società conservatrice. Solo che adesso una minoranza intellettuale e artistica, appoggiata da Zapatero, impone una immagine libertina” ammonisce Amando de Miguel, 70 anni, docente emerito di sociologia presso l’Università Complutense di Madrid e il più importante studioso dei costumi del paese. “Prima ci pennellavano con lo stereotipo della corrida, del flamenco e della paella. Adesso con un nuovo look falso, quello di Almodóvar e delle nozze omosessuali”.
Però, mentre i gay sono così radicati da editare Paginas rosadas, le prime pagine gialle per omosessuali d’Europa, il lato B si prende la sua rivincita persino con i popolari di Madrid: la Fundación Canal, infatti, è il loro fiore all’occhiello culturale.
Certo, il titolo della mostra, Ocultos, è un voluto gioco di parole che cela culo, comunque protagonista indiscutibile del panorama pubblicitario persino con giganteschi cartelloni piazzati davanti alle farmacie mentre proprio il “restyling del trasero” è l’operazione di chirurgia estetica più diffusa tra le spagnole.
“Non credo che la exposición sia audace. Il fatto che le natiche siano motivo di ispirazione fotografica e che vengano elevate a categoria artistica non dovrebbe scandalizzare più nessuno nel XXI secolo” commenta la popolare Tormo, 42 anni, al contempo assessore alla Cultura di Alcobendas, città dormitorio dell’hinterland madrileno. “Il tema del corpo umano è stato ormai digerito”.
La direttrice della Fundación Canal (il cui presidente, Esperanza Aguirre, governa Madrid) rivela anche che fino all’ultimo la mostra poteva essere chiamata Culos e che nessuno, nel suo partito, che pure ha presentato ricorso al tribunale costituzionale contro le nozze gay, ha mai opposto obiezioni a questa carrellata d’autore. “Abbiamo scelto Ocultos per prudenza. Però il culo, questo grande sconosciuto che è anche una ossessione, meritava un trattamento speciale che vogliamo trasmettere ai nostri visitatori”.
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