
Chi sale chi scende

Nel panorama cinematografico o televisivo internazionale, ecco chi si distingue per una indimenticabile recitazione, chi per una parte ottenuta o, per nostra fortuna, rifiutata. Chi ritorna finalmente al cinema, chi poteva anche mancare. Chi sale e chi scende, ogni settimana. Continua

Sergio Castellitto, protagonista della pellicola
Questa sera andrà in onda il film in cui, dopo “I Pugni in Tasca”, Marco Bellocchio ribadisce la ribellione come punto di partenza per cambiare lo stato delle cose:“L’Ora di religione” , interpretato da Sergio Castellitto, in onda alle 21:10 su RaiMovie.
Vincitore di quattro Nastri d’Argento, ha ricevuto una menzione speciale della giuria ecumenica al Festival di Cannes. Continua

Sorelle Mai (Teodora Film)

Film strano e prezioso, consigliato a chi ama conoscere anche la fase “in cantiere” del cinema, Sorelle Mai è l’ultimo lavoro di Marco Bellocchio, presentato Fuori concorso alla Mostra di Venezia e dal 16 marzo in sala. Chi vi si avvicina non si aspetti però di trovarsi di fronte a una storia compiuta e chiusa a cerchio su sé. Continua

Una scena dalla pellicola Vincere, con Filippo Timi e Giovanna Mezzogiorno
Per un attimo, ci avevamo sperato. “Vincere”, opera di Marco Bellocchio che aveva stregato il pubblico del Festival di Cannes 2009, candidato agli Oscar 2011. E forse vincitore (come benaugurato dal titolo della pellicola).
Dopotutto aveva un endorsement di peso, quello del New York Times (e della National Society of Film Critics).
E invece nulla da fare: la pellicola di Bellocchio non potrà essere candidata, nonostante sia arrivata nei cinema americani proprio nel 2010, per via del regolamento degli Academy Awards (che esclude i film usciti in contemporanea nelle sale e nel circuito VOD, Video On Demand). Occasione persa.
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Valentina Bardi al photocall di Sorelle mai
Basta leggere il cast per capire che questo non è un film banale, ma qualcosa di speciale. Il regista Marco Bellocchio porta fuori concorso alla Mostra internazionale del cinema di Venezia quello che lui stesso definisce ‘il mio film per caso’.
La pellicola è composta di sei episodi girati tra il 1999 e il 2008 a Bobbio (PC), luogo incantato dove ogni anno si tengono corsi estivi di cinema. La protagonista è una famiglia, quella del regista, composta dalla figlia Elena, dal figlio Giorgio (Pier Giorgio Bellocchio) e dalle due zie, Letizia e Maria Luisa Bellocchio.
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Filippo Timi, Giovanna Mezzogiorno e Marco Bellocchio
Standing ovation per Vincere di Marco Bellocchio, unico film italiano in concorso in questa sessantaduesima edizione del Festival di Cannes e che ha avuto ieri sera la proiezione ufficiale con in sala il cast al completo.
Oltre dieci minuti di applausi hanno accompagnato al Grand Theatre Lumiere la fine visione del lungometraggio che vede Giovanna Mezzogiorno nei panni di Ida Dalser, l’amante segreta del Duce, e Filippo Timi in quelli impegnativi di Benito Mussolini e di suo figlio.
Accolto tiepidamente dai giornalisti alla Croisette il giorno prima, Vincere ora sta raccogliendo consensi, anche quelli di certa stampa internazionale. Variety lo definisce “un’opera entusiasmante, una brillante messa in scena. Raramente le immagini [...] di repertorio sono state usate in modo così superbo e profondamente integrate con il racconto. La storia è affascinante, ma è lo stile del film che toglie il respiro”. Sulla stessa linea anche lo Screen International: “Fuochi d’artificio d’autore. [...] La Mezzogiorno dà un’interpretazione incontenibile ed emozionante”.
Bellocchio parla del suo lavoro come di “un melodramma futurista”: ”Credo che le radici del melodramma siano state trascurate, ma di questo genere c’è qualcosa che mi riguarda personalmente. Questo film, Vincere, lo vedo così, come un melodramma futurista”. E ancora: “Il futurismo ha avuto però la sfortuna di essere legato al fascismo e recuperato ingiustamente solo da poco tempo”. Il regista ha rivendicato poi con forza la scelta della storia poco conosciuta di Ida Dalser. ”Si è sempre parlato tanto di eroi antifascisti come Gobetti, Amendola, Gramsci e poco di questa donna che era a tutti gli effetti un’eroina tragica”.
Un’eroina che tutti volevano far passare per folle. E Giovanna Mezzogiorno racconta così la difficoltà di interpretare questo personaggio: “Il problema per me era quello di non renderla pazza. È una donna forte con un chiaro scopo, ma non è una calcolatrice, c’è in lei ingenuità e cecità”.
Oggi, 20 maggio, Vincere arriva nelle sale italiane e, come ha detto Bellocchio, “sarà il pubblico, indipendentemente dai premi e dai festival, a decretare il successo del film”.
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“Audacia audacia audacia”. “Guerra sola igiene del mondo”. Tra slogan fascisti scritti coi caratteri tipici del Futurismo a intersecare le scene girate, insieme a musiche inneggianti ai muscoli mostrati e filmati d’archivio presi in prestito dalla Storia, Marco Bellocchio con Vincere fa emergere la storia (con una “s” minuscola quasi cancellata) di Ida Dalser e di suo figlio Benito Albino, figlio segreto di Mussolini.
Unico film italiano in concorso a Cannes, in attesa della proiezione di oggi in sala Grande e quindi del debutto ufficiale, ieri sera la sua visione riservata alla stampa è stata accolta da tiepidi applausi di cortesia. O di meditabondo frastornamento. Sì, perché la pellicola del maestro italiano, della durata di 128 minuti, richiede una lenta digestione. Nella commistione di privato e pubblico di un grande uomo “nero” del recente passato, la vicenda raccontata da Bellocchio non arriva diretta allo spettatore e richiede una certa rielaborazione.
Vincere muove i primi girati su un giovane Benito Mussolini idealista e fervente, anticlericale e pacifista, interpretato con piglio duro da Filippo Timi, su cui getta subito lo sguardo, bella ed emancipata, Ida Dalser, una Giovanna Mezzogiorno che riesce a dare forza e dignità al suo personaggio e concede spesso le sue nudità alla cinepresa.
Tra i due, in una Milano scossa da fermenti socialisti di cui Mussolini è il primo agitatore, alla guida dell’Avanti!, nasce una intensa passione. Ida ama Benito in maniera assoluta, quando ancora nessuno lo amava, condivide i suoi ideali, lo spalleggia, tanto da vendere l’appartamento, il salone di bellezza, mobilio e gioielli per finanziare la fondazione del Popolo d’Italia, il giornale che diventerà il nucleo del futuro Partito Fascista. E l’11 novembre 1915 da lui ha Benito Albino, il primogenito riconosciuto da Mussolini, che però intanto aveva una relazione con Rachele Guidi ed era già padre di Edda, nata nel 1910. Con la sua dirompente ascesa, il Duce si distacca sempre più dalla Dalser, rinnegando il matrimonio prima (voci insistenti ma non documentate dicono che i due si sarebbero uniti in matrimonio religioso nel settembre 1914) e il riconoscimento del figlio poi, facendo falsificare dati di nascita e dati anagrafici.
La reazione della Dalser al progressivo allontanamento di Mussolini fu feroce e orgogliosa. Avrebbe potuto rimanere nell’ombra, accettando di essere una delle tanti amanti segrete e mantenute del Duce, ma lei invece gridò a tutti il suo legame di moglie e pretese i diritti del figlio, tanto che Mussolini la isolò facendola passare per pazza. Dal 1926 venne rinchiusa nel manicomio di Pergine prima e in quello di San Clemente poi, subendo le peggiori torture, dove morì nel 1937 per emorragia cerebrale, senza aver mai più rivisto suo figlio. A questi capitò la stessa sorte, internato nell’ospedale psichiatrico di Milano, dove morì nel 1942.
A Bellocchio va di certo il merito di aver dato nuova luce a questa vicenda a forza oscurata, già riportata fuori dall’oblio dai libri La moglie di Mussolini di Marco Zeni e Il figlio segreto del duce di Alfredo Pieroni. Il regista emiliano, dall’ascesa di Mussolini in poi lascia il resoconto della sua carriera politica ai cinegiornali, mentre Timi ritorna sul finale come interprete del figlio di Mussolini ventenne, lasciando un po’ basiti.
Intanto buone notizie per Vincere: un bookamaker inglesi lo dà per favorito a Cannes. Ma anche Von Trier, ieri fischiato irriducibilmente, inizialmente era dato per vincente da un allibratore svedese…
Qui il programma di tutte le proiezioni del Festival in pdf

Ida Dalser con suo figlio Benito Albino

Scena del film d’animazione Up
Un settantottenne che per una vita ha venduto palloncini sognando viaggi mai realizzati e un boyscout di nove anni sovrappeso e ipercontento sono la coppia strana e romantica che il 13 maggio apre il Festival di Cannes. Per la prima volta è un film d’animazione, Up di Pete Docter, a dare il via. In una sessantaduesima edizione che invece avrà nello strascico del suo sontuoso vestito, a chiusura, la pellicola che gioca in casa Coco Chanel & Igor Stravinsky di Jan Kounen.
E in mezzo dodici giorni di proiezioni, interviste, red carpet e feste, che quest’anno risentiranno comunque della crisi economica. Ma il direttore artistico Thierry Fremaux ha scelto il modo migliore per aggirarla: puntare sui grandi autori più che su luci e starlette. Ecco così che basta citare alcuni dei nomi in concorso per essere presi dalla febbre dell’attesa: Lars Von Trier con Antichrist, Michael Haneke con White Bottom, Ken Loach con Looking for Eric, Ang Lee con Taking Woodstock, Pedro Almodóvar con Los Abrazos Rotos e Jane Campion con Bright Star. Risentendo ancora dei passati scioperi degli sceneggiatori, gli studios americani non hanno una grande armata e in competizione contano la sola presenza - pur se di peso - di Quentin Tarantino con Ingliorious Basterds, con Brad Pitt.
Tra tutti questi maestri c’è il nostro Marco Bellocchio, unico rappresentante italiano nella “official selection” con Vincere, la storia di Ida Dalser, la donna segreta di Benito Mussolini, interpretata da Giovanna Mezzogiorno. Per gli amanti delle scene bollenti si preannuncia una battaglia di sensualità proprio tra l’attrice romana e la diva di Almodóvar, Penélope Cruz, che nella pellicola del suo mentore (che l’ha voluta già in Tutto su mia madre e Volver) è chiamata a mostrarsi per quindici secondi senza veli.
Promette scandalo e rumore anche Von Trier, portando sul grande schermo atmosfere cupe del nord Europa e tanto sesso, senso di colpa, immaginario religioso. Il suo Antichrist è preannunciato da un inizio shock, con sei minuti di sesso esplicito tra Charlotte Gainsbourg e Willem Dafoe (uno psichiatra), consumato su una quercia mentre il loro figlioletto muore cadendo da una finestra di casa.
Il coreano Park Chan-Wook con Thirst porterà in scena il racconto di un sacerdote diviso tra Dio e la sua natura da vampiro assettato di sangue, mentre il cinese Lou Ye con Spring Fever ha letteralmente sfidato il divieto di fare film per cinque anni impostogli dalla Cina per la sua precedente pellicola, Summer Palace, presentata sempre a Cannes.
Il festival promette anche di essere una nuova e definitiva celebrazione di Heath Ledger: fuori concorso sarà presentata la pellicola di Terry Gilliam The Imaginarium of Doctor Parnassus, ultima interpretazione del giovane attore australiano morto per overdose di farmaci prima di finire le riprese e sostituito da Johnny Depp.

Penélope Cruz in Los Abrazos Rotos