
Giovanna Mezzogiorno
Vincere di Marco Bellocchio è l’unico film italiano in concorso quest’anno al Festival di Cannes. La lista delle venti pellicole che dal 13 al 24 maggio si contenderanno la Palma d’Oro 2009 è stata annunciata a Parigi ed è dominata dai grandi cineasti europei ed asiatici, da Ken Loach a Pedro Almodovar, da Alain Resnais ad Ang Lee. Hollywood è rappresentata solo dall’habituè Quentin Tarantino con Inglorious bastards, film sulla Seconda guerra mondiale con Brad Pitt e Diane Kruger.
Vincere racconta la storia del figlio illegittimo che Benito Mussolini ebbe dall’estetista Ida Dalser e che fu internato a Milano, dove morì nel 1942. Protagonista, nei panni della Dalser, Giovanna Mezzogiorno. Tra le altre pellicole Looking for Eric di Loach che ha per protagonista l’ex calciatore Eric Cantona, L’Anticristo del danese Lars von Trier, Bright Star della neozelandese Jane Campion e Los abrazos rotos di Almodovar.
Ma c’è un po’ d’Italia anche nella giuria del Festival, presieduta da Iabelle Huppert, premiata due volte come migliore attrice a Cannes. Tra i giurati infatti c’è Asia Argento. Accanto a lei il regista e sceneggiatore turco Nuri Bilge Ceylan, il regista coreano Lee Chang-Dong, lo statunitense James Gray, il romanziere e sceneggiatore britannico Hanif Kureishi, l’attrice taiwanese Shi Qi e la statunitense Robin Wright Penn.
E, ciliegina sulla torta, Monica Vitti è la testimonial del Festival: per il manifesto e le cartelle stampa di questa 62/a edizione, la direzione artistica ha scelto un’immagine tratta dal film L’Avventura di Michelangelo Antonioni (1960) in cui Monica-Claudia, di spalle, è davanti alla finestra spalancata sul mare di Lipari dove si sta costruendo il suo futuro d’amore con Sandro (Gabriele Ferzetti).
Una scelta che ben esprime gli interrogativi sul cinema di domani, sul futuro del cinema d’autore indipendente, come ha detto in conferenza stampa Gilles Jacob, presidente du Festival.

Il poster del Festival di Cannes 2009

L’amore non basta
Trafelata e confusa tra mille cose, l’università, il violino, il lavoro. Una trentenne irrisolta, che non ha pace in sé e che, pur amando, ha perso per strada, senza un perché, quel qualcosa senza nome che permette a una coppia di incontrarsi e stare insieme. Appare così la nuova Giovanna Mezzogiorno, abbandonati i panni colombiani di fine Ottocento di Fermina Ariza de L’amore ai tempi del colera. Ora è tornata in Italia ed è Martina, nel film di Stefano Chiantini L’amore non basta, che arriverà nelle sale il 18 aprile, dopo un’anteprima il 13 aprile come film di chiusura del MIFF di Milano.
Pellicola di una grazia particolare, è nata in maniera insolita, prodotta interamente da capitali privati di persone al primo incontro con il cinema o sostenitori della crescita artistica di Chiantini. Racconta la storia d’amore tra Martina, assistente di volo (per sua fortuna per Air One, e non per Alitalia), e Angelo, aspirante scrittore dolce e collerico, visionario e maniacale, interpretato da un poderoso Alessandro Tiberi. Relazione in crisi. Irreparabilmente? Il rapporto si trascina dolorosamente tra avvicinamenti e fughe, senza un reale motivo. Tra slanci profondi e altrettanta profonda incomunicabilità. Irresistibile la performance di Rocco Papaleo, nei panni di una presenza strana e divertente, in giacca e cravatta, che di tanto in tanto compare accanto ad Angelo. Quel dettaglio indispensabile che completa un abito.
Il trailer da Youtube:
Giovanna Mezzogiorno, “attractive and sultry” (bella e torrida), come l’ha definita il New York Times, anche in questo film dà il cuore. Ed è entusiasta del risultato finale.
Giovanna, cosa ti ha spinto ad accettare il ruolo di Martina, con un regista giovane, anche cinematograficamente parlando, come Chiantini, e in una produzione un po’ particolare?
Un po’ particolare? Possiamo dirlo forte! Non recitavo da tanto. Dopo L’amore ai tempi del colera non ho lavorato per otto mesi perché ero distrutta. De L’amore non basta mi ha incuriosito che a farmi da tramite è stato Rocco Papaleo, vecchio e caro amico dai tempi di Del perduto amore. Ho grossa stima delle sue scelte: il fatto che lui mi introducesse a questo regista mi ha dato il la. Poi ho letto la sceneggiatura che mi è sembrata quanto meno originale, ha una visione non “ruffiana” dei rapporti. È un film che mi ha fatto anche ridere.
Com’è stato l’incontro con Chiantini?
Chiantini non avrebbe mai “osato” cercare attori affermati e contattarmi. È stato Rocco a far da tramite, quindi l’ho chiamato ed è venuto a casa mia. Lui era davvero contento. Il colpo di fulmine che c’è stato, prima, per la sceneggiatura, poi c’è stato per Stefano, che amo spudoratamente - sorride la Mezzogiorno -. È un regista con cui si è creato un ottimo legame, di intesa e collaborazione. Ho partecipato con entusiasmo. Il film è anticonvenzionale, molto autoriale. Chissà come andrà in sala.. Io ne sono molto felice e sono ottimista. È stato un lavoro veloce, girato in cinque settimane perché non c’era una lira.
La mamma infelice di Martina le dice “Sapersi accontentare è importante” e lei risponde “Ma forse lo è per te”. Anche Giovanna avrebbe risposto così?
Sicuramente, accontentarsi è una cosa che non bisogna fare. Detto questo, però, per costruire una relazione è chiaro che si deve scendere a compromessi, cosa che è segno di forza e non corrisponde a rassegnazione. Però Martina e Angelo non hanno il problema di doversi accontentare, a volte è per motivi inspiegabili che ci si allontana. Impercettibili. Fino ad arrivare, talvolta, a non conoscersi quasi più.
Veniamo al futuro. A breve uscirà The Palermo Shooting di Wim Wenders, e a maggio iniziano le riprese di Vincere di Marco Bellocchio, in cui interpreti Ida Dalser, l’amante segreta di Mussolini, a cui dà il volto Filippo Timi. Ti entusiasma l’idea di lavorare, per la prima volta, con Bellocchio? Ed è anche la prima collaborazione con Timi?
Lavorare con Bellocchio mi onora. E che mi abbia scelto, con provino regolare, mi riempie d’orgoglio. Sono contenta anche di trovarmi con Timi, che non conosco personalmente ma che stimo molto.
Hai già qualche anticipazione da darci su Vincere?
Finora ho letto solo la sceneggiatura e non so nient’altro del film. Ma ovviamente mi fido molto di Bellocchio e non ho particolari paure su come sarà il lavoro. Semmai ho paura di come lavorerò io.
Ma dopo Hollywood e le tante pellicole inanellate hai ancora paura?
Ho sempre paura. Sono molto ansiosa.
Progetti futuri? C’è ancora Hollywood o produzioni internazionali nei tuoi piani?
Per fortuna dall’America arrivano proposte. Alcune le ho rifiutate, altre sono da valutare, sopra la scrivania. Ancora niente di deciso.
Potessi scegliere, con chi vorresti lavorare?
Non ho preferenze, né mi piace esternarne. Certo è che mi piacerebbe lavorare ancora con Chiantini.
Cinema italiano: difficile trovare ruoli e produzioni interessanti? Tra l’altro nella lettera dei CentoAutori rivolta a deputati e senatori del prossimo governo, affinché non sepolgano la parola “cultura”, c’è la tua firma.
Sì, è una cosa che approvo e sottoscrivo. Non so quanto questa lettera sia utile, però mi piace pensare che almeno ci siamo battuti. Mi pare che l’aspetto culturale sia il meno valutato dai politici. Io in Italia lavoro bene, ma vedo che è molto difficile fare film, girarli, montarli, distribuirli. Girano pochi soldi. Il cinema italiano incassa poco, per colpa del pubblico. C’è mancanza di voglia di uscire per vedere un film, si pensa che tanto tra un anno sarà su Sky o in dvd. E qui non c’entra niente la politica, né la distribuzione.
Tu vai al cinema?
Sì, ma meno di quanto vorrei. Cerco di dare la precedenza ai film italiani, anche perché sono più da prendere al volo e restano fuori meno giorni rispetto agli americani.
Cosa pensi della nuova generazione di attori, Germano in primis?
Elio Germano è eccezionale, si sa, ormai non ha certo bisogno del mio consenso. E trovo che anche Alessandro Tiberi, non perché ha lavorato con me, sia un attore enorme. E ha una fotogenia bellissima, con varietà di espressione. Nell’ultimo film di Virzì mi è piaciuta molto anche Isabella Aragonese.

L’amore non basta